sabato 28 novembre 2009

STEPHEN KING PREPARA IL SEQUEL DI SHINING!


Fonte: Comingsoon.it

In una conferenza stampa a Toronto per la promozione del suo ultimo libro "The Dome", Stephen King ha rivelato che è al lavoro sul sequel di Shining.
Il romanzo si porrà l'obiettivo di raccontare cos'è successo al piccolo Danny della storia, adesso un quarantenne impegnato ad aiutare il trapasso dei malati terminali con i suoi poteri psichici.
Sarà riuscito Danny a lasciarsi alle spalle i drammi dell'Overlook Hotel?
Lo scopriremo molto presto.

Considerazioni

Lo ammetto.
La notizia mi ha turbato non poco.
Mi ha lasciato attonito e di cattivo umore.
"CAZZO!" ho esclamato mentre leggevo le poche righe del sito riportato sopra.
Sentivo un groppo in gola e un'amarezza fuori luogo.
Poi ci ho rimuginato parecchio prima di scrivere queste considerazioni.
Di prima acchito avrei scritto che King ha perso la bussola, che vuole rovinare un mito e destinarlo allo sfacelo, che ha manie di grandezza subdole e autolesioniste e via così...
Infine mi sono posto una serie di domande che rivolgo anche ai lettori del blog, magari ricevendo in cambio qualche risposta sensata ( io, per ora, non ne ho...):
Shining, forse il miglior romanzo del Re, aveva bisogno di un sequel?
Il King attuale ( oramai dedito a romanzi d'introspezione o a Thriller di matrice apocalittica)
saprà scrivere un romanzo Horror/sovrannaturale senza cadere nel ridicolo o nel pacchiano?
Come sarà il personaggio di Danny "adulto" e " medium", come potrà competere con il fascino oscuro e ambiguo che irradiava il Danny "ragazzino" e "sensitivo confuso"?
L'Overlook Hotel, all'epoca ( parliamo degli 70), simbolo di una modernizzazione radicale del genere Gotico, che ruolo avrà in questa nuova trama?
Qual'è il VERO motivo che ha spinto l'autore a tornare sul suo più grande successo editoriale e cinematografico?
Soldi?
Voglia di tornare all'Horror in grande stile?
Ritagliarsi un'esposizione mediatica che un po' aveva perso negli anni ( a discapito di autori come la Mayer con con la quale aveva un conto aperto...):
Posso solo dire che, da lettore e fan accanito del grande scrittore americano, mi sento come il Jack Torrance di Kubrick:

venerdì 27 novembre 2009

"NON SONO ANCORA USCITO DA QUESTA BASE": DIARIO DALL'AFGHANISTAN (PT2)

Seconda puntata del "Diario dall'Afghanistan" del mio amico "Antonio".
La prima punta a questo link:

Linea del fronte 33 00 N, 65 00 E, prima missione fuori dalla Patria.
Non sono ancora uscito da questa base.
Per il momento può uscire solo il personale...diciamo...di fanteria specializzata.
E' passata un'altra settimana...non me ne sono accorto.
Il tempo vola anche senza uscire da queste mura, avendo comunque dei movimenti limitati.
La base è grande, ma alla fine i luoghi dove andare sono più o meno sempre gli stessi: il posto di lavoro, la mensa, la lavanderia, il piazzale bandiera, ecc.
Per la prima volta da quando sono arrivato ha anche piovuto.
Mentre prima c'era polvere ovunque, il fango ne ha preso il posto e te lo porti dappertutto. l
La pioggia ha portato finalmente via un po' di foschia e riesco a vedere la montagne intorno.
Solo questo per ora.
Non ho ancora avuto contatti con la gente del posto.
Li vedo soltanto quando vengono a lavorare dentro la base.
Spesso vado a correre e alle 17, quando queste persone finiscono di lavorare, prima di lasciare la base, li vedo inginocchiati lungo la strada a pregare verso la mecca.
Gli abiti, sono tipici del posti.
Quasi nessuno indossa indumenti occidentali, fatta eccezione, per le scarpe.
C'è chi usa scarpe da ginnastica, chi vecchi mocassini.
Una buona notizia.
La neve è arrivata sulle alture qui intorno, ma stranamente la temperatura a valle è più mite.
La differenza rispetto al giorno del mio arrivo è molto sensibile.
Diciamo che se la temperatura rimanesse così, si starebbbe bene.
Con questo improvviso tepore però sono aumentate anche le mosche.
Le trovi dappertutto, in ogni posto.
Ho visto anche qualche zanzara, ma in camera non ne è entrata nemmeno una per ora.
Meno male
Passa il tempo e molte faccie iniziano a essere familiari, soprattutto quelle del personale non italiano.
Ho incontrato molti amici, tutti compagni di qualche corso fatto in Italia.
Alcuni erano anni che non li vedevo.
Questa missione è una buona occasione per vedersi una sera e fare 4 chiacchere.
L'altro ieri è caduto in Italia, a Pisa, un nostro aereo, un C-130.
La notizia è arrivata subito qui.
Tra molti di noi c'è stato un gran fermento per sapere chi fossero le vittime.
Molti qui hanno degli amici alla 46 brigata aerea di Pisa.
Alcuni colleghi alla notizia dei nomi dei caduti, avevano già le lacrime agli occhi.
Uno dei colleghi con cui lavoro ha perso 2 amici.
Erano due piloti del corso aquila.
Non conosco nessuno delle 5 vittime e ancora non si conoscono le dinamiche dell'incidente ma mi stupisce il fatto che un bestione ultra collaudato e sicuro come il C-130 sia caduto.
Questo aereo da trasporto è formidabile...eccezionale!
Questo mi insegna che quando qualcosa volta, non c'è niente di sicuro al 100% anche se l'aereo è in ottime condizioni e i piloti sono esperti come in questo caso.
Ho già letto su alcuni articoli di giornali differenti ipotesi.
Le fatalità possono essere molteplici.
Soltanto dalle scatole nere si saprà cosa è successo veramente.
Questa tragedia comunque non mi scoraggia.
Non possiamo dimenticare i nostri compagni caduti dentro e fuori i confini dell'Italia ma
dobbiamo andare avanti.
A Presto.

giovedì 26 novembre 2009

CLASSIFICA ( PROVVISORIA) 2009

Manca poco più di un mese alla fine di questo “famigerato” 2009.
Visto che adoro fare le classifiche mi sbilancio già da ora e propongo i 10 libri e i dieci album che più di tutti ( per il sottoscritto ovviamente…) hanno caratterizzato questo anno che inevitabilmente finisce ( e meno male!!!):

Libri:

L'uomo della sabbia - Miles Gibson
Il 18° Vampiro - Claudio Vergnani
L'estate di Montebuio - Danilo Arona
Passioni, intrighi, atrocità degli Imperatori Romani - Furio Sampoli
Urania presenta: J. G. Ballard (1981) – Vento dal nulla – Deserto D’Acqua – Condominium.
Bad Prisma – Epix Mondadori, Autori Vari
Le Cronache di Saint-Germain - C. Q. Yarbro
Lezioni di Fumetto – Occhicone/Brindisi
Una Giornata nell’Antica Roma – Alberto Angela
Armageddon - Alan D. Altieri

( Possibili entrate dell’ultimo minuto: “La Ragazza della porta accanto” – Jack Ketchum, “Sessanta Racconti” – Dino Buzzati, “Under the Dome” – Stephen King, “Io sono Dio” – Giorgio Faletti, “La finestra rotta” – Jeffery Deaver).

Album:

Infini – Voivod
Wax – Defect Designer
Ten – Pearl Jam ( Riedizione 2009)
A sangue freddo – Teatro degli orrori
VI - Klagopsalmer – Shining
Crawling in the rush hour – Verme-Robots
Terrenica – Rossometile
Black gives to the blue – Alice in chains
The Devil you know – Heaven & hell

( Possibili entrate dell’ultimo minuto: “Shrinebuilder” – Shrinebuilder, “Come le foglie” – Lothlorien, “Engraved Flesh” – Symbolyc, “Darkest day” – Obituary, “World painted blood” – Slayer, “Rockammorra” – Joe Petrosino, “Crooked Timber” – Therapy.

mercoledì 25 novembre 2009

GIOVEDI' 26 NOVEMBRE, LOTHLORIEN A MOSHPIT

Giovedì 26 Novembre, alle 21 torna MOSHPIT con una nuova puntata tematica incentrata sul Rock in tutte le sue forme ( Classic, Grunge, Alternative, Prog etc.).
Inoltre una succosa anticipazione.
I Lothlorien, gloriosa band 70' RocK inspired, di Salerno, nella persona del mastermind ( e principale compositore) LUCIO AUCIELLO, presenteranno in anteprima il nuovissimo album:" COME LE FOGLIE".
Links:
http://www.lohtlorien.it/
www.myspace.com/lothlorien2007
Puntata, quindi, da non perdere per gli amanti del vero rock e della scena indie salernitana.
Come sempre Doctor Jankyll e Mister Eddie vi aspettano alle 21 su RADIO BASE , in streaming sul sito:
http://www.radiobase.fm/

lunedì 23 novembre 2009

FURIO SAMPOLI - PASSIONI, INTRIGHI, ATROCITA' DEGLI IMPERATORI ROMANI ( NEWTON COMPTON - 2007)

Per il sottoscritto e’ uno dei libri/rivelazione di questo 2009 ( anche se è stato pubblicato nel 2007).
Un saggio che non è un saggio.
Un libro di storia che ha il respiro (audace e violento) del grande romanzo storico.
Non è possibile?
Bando subito agli equivoci:
“Passioni, intrighi atrocità degli Imperatori Romani”, è un resoconto, mai avido di particolari, di uno dei periodi più fulgidi della storia dell’uomo: l’Impero Romano.
Furio Sampoli ( scrittore e biografo di Roma Antica) lo fa in modo totalmente controcorrente e originale, imbandendo una sorta di palcoscenico storico sulle cui assi i più grandi reggenti di Roma Antica ( da Augusto fino a Costantino) mostrano le loro più meschine e turpi azioni: tradimenti, assassini, vendette, conquiste, peccati, gelosie e decadenze.
Pagine vivide e dal pathos emozionale così intenso che dopo aver letto l’ultimo capitolo ho sentito il bisogno ( atavico) di visitare nuovamente le rovine del Colosseo a Roma e di Pompei.
Non basta.
I fatti, quelli raccontati dall’Autore, sono dei veri e propri affreschi della vita romana durante l’impero.
E anche se (in parte) romanzati hanno una forza prorompente come solo i migliori racconti possono avere.
Parlavamo di fatti: qui troverete eventi che nessun libro scolastico potrà mai rivelarvi.
Faccio dei piccoli esempi per rendervi chiaro l’excursus meta-storico di Sampoli:
Lo sapevate che Eliogabalo è stato l’imperatore più volgare e vizioso di Roma?
Fece costruire dei bagni pubblici nel palazzo imperiale allo scopo di conoscere ( e avvicinare) i cittadini più “virili e dotati”.
Ricordate Commodo, l’imperatore debole e viscido del film "Il Gladiatore" di Ridley Scott?
Fu chiamato dal popolo l’Imperatore/gladiatore perché amava esibirsi ( sul serio!) nel Colosseo e si faceva chiamare Ercole ( visto che era alto e muscoloso come l’eroe mitico). Fu vincitore in oltre 600 spettacoli uccidendo uomini e bestie feroci. Peccato che spesso facesse “truccare” col piombo le armi dei suoi avversari.
E ancora: una delle frasi più celebri di Caligola ( divenuto pazzo a seguito di una malattia nervosa o paranoica), durante una gara nel Circo Massimo, poiché la folla applaudiva gli avversari dei suoi beniamini, fu: “Magari il popolo avesse una sola testa per tagliargliela in un colpo solo”. E tanti durante il suo impero morirono solo per suo dispetto o molto spesso per alcuna ragione logica che non fosse la follia dell’imperatore.
Su Nerone troverete tanti fatti già conosciuti ma anche stranezze “inedite”. Come quella di far uccidere gli spettatori che si distraevano in teatro mentre suonava la Cetra o quello di aver sposato in segreto un’amante omosessuale facendolo travestire da donna.
Insomma una galleria di efferatezze, capricci, debolezze, perversioni e crudeltà che renderanno le vostre notti insonni, chiedendovi nel dormiveglia:”Possibile che l’Impero Romanzo sia stato costellato da tanta scelleratezza e volubilità?”
La risposta di Sampoli è chiara:
“L’Impero Romano era come una proprietà privata che i vari Imperatori si passavano di man mano tiranneggiando il popolo e uccidendo senza pietà gli oppositori.”
Il prezzo del libro è abbordabilissimo: solo 5, 90 Euro.
La casa editrice è la Newton Compton.
Credetemi ne vale la pena.

CURZIO MALTESE: PRESENTAZIONE ALLA LIBRERIA RINASCITA DI ROMA


RICEVO E PUBBLICO:

Presentazione del libro:

“La bolla.
La pericolosa fine del sogno berlusconiano”
(Feltrinelli)

con l’autore Curzio Maltese, giornalista

Ci stanno rubando il futuro! hanno gridato nelle piazze di tutta Italia gli studenti del movimento dell'Onda.
Ma lo stesso grido potrebbe accomunare in realtà l'intero paese.
Perché l’Italia si è fermata e ha perso la capacità di progettare il futuro?

Il collasso è la radiografia impietosa ma reale di un paese che non sa più proiettarsi in avanti.
Che spreca le sue migliori risorse intellettuali non riconoscendo loro alcun merito e costringendole a emigrare.
Che non ha il coraggio di investire sull’innovazione e la tecnologia.
Che sta perdendo la sfida della competizione internazionale.
E che continua a devastare il suo territorio senza preoccuparsi di cosa troveranno le prossime generazioni.

L’autore ne discuterà con il giornalista Alessandro Ferrucci

MERCOLEDI’ 25 NOVEMBRE ORE 18,30
Libreria Rinascita
Viale Agosta, 36
Roma

http://www.rinascitaonline.it/

sabato 21 novembre 2009

DIARIO DALL'AFGHANISTAN

Antonio ( nome ovviamente di fantasia) è un ragazzo italiano che sta svolgendo una missione militare di sei mesi in Afghanistan.
Visto che l’argomento mi interessava parecchio gli ho chiesto di scrivere un diario della sua vita al fronte asiatico.
Ha accettato di buon grado.
Quindi eccomi qui a presentarvi una nuova rubrica che spero accompagnerà per diverso tempo i miei lettori in un viaggio lontano, ai confini di un mondo che ai più è totalmente sconosciuto.
Titolo: DIARIO DALL’AFGHANISTAN.
Ringrazio Antonio per aver condiviso con il pubblico le sue impressioni e la sua avventura e gli auguro col cuore di ritornare sano e salvo a casa, dai suoi cari:

Linea del fronte 33 00 N, 65 00 E.
Prima missione fuori dalla Patria.
Sono qui da più di una settimana ma già dal primo giorno mi sono abituato alla differenza di fuso orario.
Qui siamo 3 ore e mezza in avanti rispetto all'Italia.
Non ci sono grossi problemi logistici e di equipaggiamento perché qui non manca quasi nulla.Quello che manca naturalmente è l'affetto della ragazza, i genitori e gli amici.
Immaginate di trovarvi in poche ore lontani da casa a 4000 km di distanza. Non è facile, soprattutto se il posto è un paese chiamato Afghanistan! Un altro mondo.C'è molta polvere qui.
La mattina mi sveglio con la gola secchissima e arrossata.
Ho avuto leggeri dolori ai reni e all'intestino ma ora sto bene. Dicono che sia normale e che ci vogliono dalle 2 alle 3 settimane per ambientarsi completamente.
Il miglior modo per stare bene è bere molto Acqua, che non manca mai.Sono partito nella speranza di non aver dimenticato nulla, ma anche se avessi dimenticato qualcosa, come lamette, schiuma da barba, etc, non avrei problemi.
Ho scoperto che ci sono dei negozi all'interno della base che vendono quasi tutto, dall'abbigliamento militare, ai saponi.L’
Afghanistan è un posto strano ma non è ostile.Almeno per il momento si vive e si lavora senza problemi, ma c'è una strana calma, forse troppo apparente.
Per fortuna la guardia è sempre alta sia dentro che fuori le mura in cui viviamo e lavoriamo.Sento che sto vivendo una bella esperienza, avevo proprio bisogno di dare una scossa alla mia vita militare che in Patria, non per colpa mia, stava diventando un po' piatta. Siamo in molti e di diverse nazionalità, ma la convivenza sembra perfetta.Non ci sentiamo rivali gli uni con gli altri, siamo nella stessa barca e siamo venuti qui senza tirarci indietro.
A chi ci chiama mercenari, posso assicurare che si lavora ogni giorno, operativi 24 ore su 24.
Certo ci si riposa, ma quando vado a letto penso a quello che ho fatto e a quello che dovrò fare l’indomani.Non riesco a fare progetti per il mio rientro in Italia, la testa è presa da tante situazioni del lavoro. Riesco a staccare la spina quando telefono alla mia ragazza e parliamo del nostro futuro, dopo averla prima tranquillizzata che qui è tutto a posto.
Anche i miei li sento spesso...quasi una volta al giorno.
Abbiamo i telefoni con cui usare le schede internazionali e internet, anche se è molto lento, ma non ci possiamo lamentare.Nel tempo libero sto andando a correre, però si respira molta polvere, davvero tanta.
Oggi sono andato in palestra. 2 ore di pausa, per poi ricominciare.
Sinceramente al lavoro vado anche più del necessario. Mi piace quello che faccio.Non conto i giorni che passano, anche perché non so ancora quanti ne mancheranno davvero
Di solito sono 2-3 settimane di più della programmazione di fine missione.Ma non riesco a pensare ad altro se non a quello che devo fare ogni giorno.L'inverno si avvicina e ieri sera eravamo già a -5 sotto zero!La gente del posto è incredibile, davvero allenata e abituata a queste temperature, ma di questo parlerò la prossima volta.Tra poco ritorno al lavoro.
A Presto.

N.B. Le foto sono prese dal web e non ritraggono il protagonista del Diario.

mercoledì 18 novembre 2009

JACK KETCHUM: ROMANZO IN USCITA PER GARGOYLE E PRESENTAZIONE AD AVELLINO

La notizia è di quelle succose:


Jack Ketchum ( uno dei migliori autori Horror in assoluto) sarà in Italia per presentare ben due suoi romanzi, "La ragazza della porta accanto", (edizioni Gargoyle Books) e "Red" ( Mondolibri), in due date distribuite al Centro/Sud Italia.


Ecco il programma:

22 novembre 2009 domenica
- ore 11,00 - Jack Ketchum autografa le copie dei suoi libri "Red", edizioni Mondolibri, e "La ragazza della porta accanto", edizioni Gargoyle Books, alla LIBRERIA PETROZZIELLO - CORSO VITTORIO EMANUELE 214 - AVELLINO - tel. 0825.36027.


23 novembre 2009 lunedì
- ore 18,30 - Jack Ketchum presenta il libro Red, pubblicato da Mondolibri alla LIBRERIA MONDOLIBRI-MONDADORI - VIALE MARCONI 70 - interno Galleria Marconi - ROMA. Modera l’incontro lo scrittore Giulio Leoni.


-La ragazza della porta accanto -
di Jack Ketchum
Traduzione di Linda De Luca
Con una Nota Finale di
Stephen King
Dal 26 novembre 2009 in libreria

La trama.
1958, David Moran, 12 anni, vive in una cittadina rurale dello Stato del New Jersey. Il suo mondo ruota attorno a Laurel Avenue, strada senza uscita fittamente alberata, popolata di villette a schiera dove tutti si conoscono. I suoi migliori amici sono i fratelli Chandler che abitano nella casa accanto. Quando Meg e Susan Loughlin si trasferiscono a vivere dai suoi vicini, David è contento e incuriosito dell’opportunità di allargare le sue conoscenze femminili, sebbene Meg sia maggiore di lui di due anni. Le sorelle Loughlin hanno appena perso i genitori in un incidente d’auto, e sono state affidate a Ruth Chandler, loro lontana parente nonché madre di Donny, Willie e Woofer.
Ma Ruth nasconde un’insospettabile vena di sadismo e alienazione, che sfoga dapprima sottoponendo le ragazze a percosse sempre più violente, e poi dando vita a una serie di torture fisiche e psicologiche a cui anche i suoi figli prendono parte attiva. Sia David sia gli altri amichetti del vicinato divengono testimoni e, in qualche modo, complici delle terribili sevizie. La polizia accoglie con leggerezza le denunce di Meg: l’unica speranza per lei e la sorella è l’aiuto di David, che deve scegliere tra l’affetto per Meg e l’ossequio verso Ruth.
Il libro. A vent’anni dalla sua prima pubblicazione, il capolavoro di Jack Ketchum, The girl next door, fonte di grande scalpore per gli argomenti trattati, viene finalmente proposto anche al pubblico italiano, dopo essere stato tradotto in greco, giapponese, tedesco, francese e ungherese. Il bestseller si ispira a una delle pagine più atroci della cronaca criminale americana: l’assassinio della sedicenne Sylvia Likens per mano di sua zia, Gertude Baniszewski (che l’aveva in affido assieme alla sorella minore) e dei suoi giovani cugini. Un fatto terribile, avvenuto nel 1965, che scosse gli Stati Uniti, e di cui non si è mai smesso di parlare, in quanto primo di una lunga e inquietante sequela di casi di segregazione violenta ai danni di minori. Ketchum si prende qualche licenza, spostando la storia dall’Indiana al New Jersey (dove è nato e cresciuto) e ambientandola nel 1958. Alla narrazione meglio si prestano, infatti, le tinte fosche del decennio maccartista quando la propensione della provincia americana a rinchiudersi insanamente in se stessa raggiunse il suo culmine, e quando – per usare le parole dello stesso Ketchum – “si era molto più isolati e soli di adesso”.

L’orrore, in Ketchum, non ha alcuna origine sovrannaturale, risiede unicamente in quei comportamenti umani improntati al disconoscimento dei propri simili, nei processi dell’inconscio e della malattia mentale; celato soltanto dalla normale routine quotidiana, si svela progressivamente fino ad assorbire tutto ciò che è ad esso vicino, catapultando il lettore in un’atmosfera claustrofobia ed esasperata, dove mancano del tutto i limiti morali.
Attraverso uno stile che è un incisivo mix di asciuttezza e lirismo, Ketchum parla del passaggio dall’infanzia all’adolescenza, del disagio e dello smarrimento conseguenti, e dunque della necessità di una sorveglianza adulta discreta e autorevole nel contempo.
Nella breve vita violata di Meg Loughlin, la persona designata a tale sorveglianza è Ruth Chandler, ma Ruth agisce esattamente all’opposto di come una guida dovrebbe fare. Apparentemente apatica e incolore, la donna nasconde una personalità diabolicamente manipolatoria: mente, omette, intimidisce, incita alla perdizione, all’abuso di alcol, a un’iniziazione sessuale distorta. Nessuno contrasta la bruttura di tali azioni, che lei ordina di commettere e commette a sua volta: dall’altra parte ci sono solo ragazzini, alcuni dei quali sono suoi figli. La comparsa di Meg, giovanissima, bella, vitale e con un intero futuro davanti, ha su Ruth l’effetto di un detonatore di pulsioni distruttive: emerge tutto ciò che già c’era ma non si vedeva, una follia cattiva dovuta a un acido rancore e a una devastante misoginia.
Ricercata è l’angolazione adottata dall’autore per eludere l’efferatezza in eccesso propria della storia: David – l’io narrante – assiste alle torture descrivendole al lettore, in tal modo Ketchum descrive anche il coinvolgimento emotivo del ragazzino. Tuttavia quando David si costringe a non frequentare la casa dei Chandler per sottrarsi all’orrore che lì si consuma, il lettore viene preservato assieme a lui.
I meccanismi dell’assoggettamento, la complicità al male dovuta alla fascinazione del proibito, la deresponsabilizzazione verso il crimine per via del consenso adulto, la devianza dalla funzione genitoriale, dalla spensieratezza adolescenziale, dai ruoli sociali sono solo alcuni dei grandi temi che rendono La ragazza della porta accanto un romanzo difficile da dimenticare.

L’autore: Jack Ketchum (New Jersey, 1946) è lo pseudonimo di Dallas Mayr. Ex figlio dei fiori, già attore, cantante, insegnante, agente letterario, venditore di legname e barista, è sulla scena della narrativa horror statunitense da quasi trent’anni.
Autore prediletto di Stephen King, è stato più volte vincitore del “Bram Stoker Award” – massimo riconoscimento per la letteratura horror, conferito annualmente dalla Horror Writers Association, ha scritto numerosi racconti (le antologie Peaceable kingdom, 2002, e Closing time, 2007, hanno vinto il “Bram Stoker Award”) e undici romanzi – tra cui Off spring (1980), The girl next door (1989), She walks (1989), Red (1995, Mondolibri 2009), Ladies’s night (1997) e The lost (2001). Da Off spring , The girl next door, Red e The Lost sono stati tratti i film omonimi. Il romanzo The girl next door è stato portato sullo schermo nel 2007 dal regista Gregory Wilson, su sceneggiatura di Daniel Farrands e Philip Nutman; Red, diretto dal norvegese Trygve Allister Diesen e dal californiano Lucky McKee, è stato presentato nella selezione ufficiale del Sundance Film Festival 2008.
www.jackketchum.net

Da La ragazza della porta accanto:

[…] i nostri sentimenti verso Meg pian piano cambiarono. Dall’ammirazione per l’audacia e il sangue freddo dell’azione e per aver sfidato ufficialmente l’autorità di Ruth, passammo a un certo disprezzo. Come aveva potuto essere così sciocca da pensare che la polizia si sarebbe schierata contro un adulto, dalla parte di una ragazzina? Come aveva potuto non capire che avrebbe soltanto peggiorato la situazione? Come poteva essere così ingenua, così fiduciosa e così stupidamente credulona? […] Era come se […] Meg ci avesse sbattuto in faccia il fatto che in quanto ragazzini non avevamo il benché minimo potere. Essere “solo dei ragazzini” assunse un significato del tutto diverso, come un’inquietante minaccia di cui eravamo già consapevoli, ma su cui non avevamo mai dovuto riflettere davvero.


Ketchum su La ragazza della porta accanto:

Anche se le azioni dei personaggi sono malvage o immorali, resta sempre la possibilità di cambiare vita. È quello che succede a David, protagonista e voce narrante. Da parte mia, ho voluto indagare sia la luce che l’oscurità dell’uomo, così da vederle entrambe e poter fare scelte più consapevoli.

Dalla Nota Finale di Stephen King:

...non esiste scrittore che, dopo aver letto Ketchum, possa evitare di restarne influenzato, così come non c'è lettore, anche non necessariamente appassionato di genere, che dopo essersi imbattuto in un suo lavoro possa facilmente dimenticarsene. Ketchum è diventato un archetipo. Lo è diventato sin dal suo primo romanzo, Fuori stagione... e si è confermato tale fino a La ragazza della porta accanto, che ne ha segnato la consacrazione.

lunedì 16 novembre 2009

SIMON RAVEN - IL MORSO SUL COLLO ( GARGOYLE BOOKS - 2009)

Nel 1819 lo scrittore inglese John William Polidori, pubblicava sulla rivista New Monthly Magazine, “The Vampire”, il primo racconto della letteratura moderna su questa creatura leggendaria e oscura.
Simon Raven , più di un secolo dopo, ( nel 1960) riprendeva alcuni elementi (fin troppo abbozzati e astratti) del racconto di Polidori creando una stesura definitiva del mito e del viaggio come ( estrema) ricerca di esso.
Una sorta di “Classicismo Vampirico” che affonda le sue radici nella storia, nell’arte e nel folklore.
I punti in comune sono tanti a partire dalla trama:
ne “Il Vampiro”, i protagonisti, il giovane Aubrey ( ingenuo e caratterialmente debole) e il “luciferino “ Lord Ruthven ( invero il prototipo delle fissazioni “byroniane” di Polidori) partono insieme per un viaggio in Grecia.
Entrambi scopriranno la loro natura nascosta ( sia essa vampirica o solo puerilmente umana) a spese della vita e dell’amore di una giovane donna.
Ne “Il Morso sul collo” di Raven, Richard Fountain, dopo un’esistenza votata al dovere, allo studio e all’ubbidienza, decide di travolgere ogni vincolo che lo riguarda e approdare sulle meravigliose isole greche in modo da poter conoscere e approfondire i vecchi dei e loro storia ma soprattutto per trovare la libertà perduta.
Quindi in entrambi i racconti abbiamo il viaggio come ricerca della propria affermazione.
Solo che in ogni romanzo moderno che si rispetti,( e qui torniamo all’humus del discorso) il movimento dei protagonisti porterà non solo al loro cambiamento emotivo/filosofico ma anche e inevitabilmente alla comprensione di un male antico e profondo.
Nel racconto di Polidori si tramuterà nella presa di coscienza dello stesso Aubrey ( alter ego dell’autore fin troppo cieco e passivo) di fronte al mostruoso e al grottesco.
Nel romanzo di Raven sarà metafora di libertà acquisita attraverso un amore “diverso” e come tale imparentato inequivocabilmente con la morte: l’accoppiamento con il Vampiro/Femmina.
La differenza in tal caso è evidente:
Lord Ruthven è solo un’idea di grandezza e pressapochismo che come tale si nutre solo delle sventure di chi gli sta vicino ( Aubrey, la sorella etc.).
Non c’è dinamismo psicologico nei personaggi di Polidori.
Solo causa ed effetto.
La donna che si”ciba” dell’amore e del sangue di Richard è invece un ‘essere controverso e prismatico.
Vive in un mondo di luce ( Creta, Corinto e in genere in posti dove il sole è elemento cardine del paesaggio), ma i suoi desideri sono quelli di una qualsiasi non-morta rintanata in un castello dei Carpazi.
Sangue, potere e morte.
Tre elementi che saranno inequivocabilmente e “modernamente” spiegati dal personaggio del Prof. del Britsh Museum in una delle pagine più intense, ma scritte in un romanzo mainstream sui vampiri.
Quindi modernizzazione del Vampiro.
Anni luce prima del romantico decoro di Anne Rice.
O del post-modernismo annacquato della Mayer.
Raven prende un substrato di miti,letture e aspirazioni personali e li fonde in una letteratura “adulta” e come tale votata alla metafora più pura.
Certo è stato uno scrittore controverso dalla vita difficile e spesso rivolta all’autodistruzione.
E convenzioni e regole non dovevano far parte del suo personale modus vivendi.
Già solo questo basterebbe per spiegare la genesi letteraria de “Il Morso sul collo”.
Una denuncia contro ogni vampirismo sociale e borghese.
Richard Fountain ( inevitabilmente alter ego “onirico” dell’autore) ingabbiato in una serie di vincoli materiali e spirituali è il vero Romantico Moderno.
Un ‘evoluzione illuminata del Byronismo fine a stesso di Polidori.
Un uomo in lotta con i suoi desideri più nascosti che trova nello studio e nel movimento verso una terra promessa ( seppur letta solo in un libro accademico) la chiave della sua “nuova dannazione”.
Ripeto, anni prima del Vampiro Post- Moderno che ritroviamo con frequenza nelle nostre librerie.
Per quanto riguarda lo stile del romanzo Raven doveva avere in mente due schemi narrativi ben precisi mentre procedeva alla stesura de “Il Morso sul collo”.
Di sicuro quello del Giallo tradizionale.
Non a caso nella prima parte del romanzo si procede a tentoni tra teorie e indagini per scoprire i motivi che hanno portato alla scomparsa di Richard.
La seconda parte è la migliore e porta il Gotico in una nuova fase di ispirazioni e descrizioni. L’incontro notturno degli amici di Richard ( accorsi a Creta per aiutarlo) con il mito del Vampiro Balcanico è di una vividezza accecante.
Pagine di assoluto valore.
Inevitabilmente l’ultima parte chiuderà il cerchio e la lascio volentieri alla curiosità del lettore.
La Gargoyle ha pubblicato uno dei suoi romanzi meno imparentati con il mainstream vampirico attuale e più adulti, sia come simbologie che come meccanismi narrativi.
Un libro di qualità che come tale cerca un lettore di qualità ed è a questi ultimi che mi rivolgo per un’attenta lettura e decodificazione delle pagine di Raven.
Ne resterete “sedotti”.
Garantito.

mercoledì 11 novembre 2009

IL "METAL INTELLIGENTE" DEI VERME - ROBOTS

Intervista alla nuova “sensation” del sottobosco rock salernitano.

Nella recensione allegata a questa intervista,
ho messo in risalto il connubio ( quantomeno prolifico) di due diverse personalità: quella di Antonio Senesi ( ribattezzato come Verme) e quella di Francesco Tedesco (Robots). Sembra che la band abbia preso di buon grado questa mia “visione”, immedesimandosi totalmente negli stessi personaggi da me delineati.
Ne è venuto fuori qualcosa di molto interessante:

Ho immaginato il concept dietro al vostro nome (Verme – Robots) come un incontro/scontro tra due diverse personalità e percezioni musicali. La tua e quella di Antonio Senesi. Sei d’accordo? Oppure c’è un significato ulteriore?

R: [robots] Se la metti così mi piace molto…E’ stato un piacevole “scontro” l’incontro che ci ha portato a lavorare insieme ad un progetto comune. Musicalmente ci conosciamo da molti anni e i nostri progetti precedenti hanno condiviso molte cose oltre alla stima e all’amicizia. Sono davvero felice dell’incidente.


I Verme- Robots nascono dalle ceneri dei Crawler. Come si è evoluto il progetto e cosa ha in più rispetto al precedente?

R: [verme] In realtà il processo evolutivo si è svolto in circa 10 anni di attività, sicuramente i punti più importanti si possono riassumere in due momenti: l’ingresso nella band di Francesco, il quale ha dato una ventata di freschezza ritmica e mi ha permesso di esprimere meglio la musica che avevo in mente… (è difficile trovare musicisti che abbiamo una “buona testa” ). L’altro punto importante è l’ingresso di Pasquale al basso che ha rimesso in moto la macchina Verme Robots dopo un periodo non facile a causa dell’improvvisa dipartita del vecchio bassista.


Che cosa vi aspettate da questa uscita? Come convinceresti un fruitore di musica abituale a scegliere il vostro cd?
R: [verme] Ma… non so! Sicuramente che arrivi alle persone, che la gente si accorga che ci sono ancora band che fanno musica fregandosene delle mode, delle regole del mercato, musica sincera fatta con quello che ti passa per la testa. Convincerei le persone a comprare il disco dicendo loro “fanculo questo è un disco vero ! Compratelo e non rompete i coglioni!


Nella nostra intervista radiofonica a Moshpit, su Radio Base, hai definito “Crawling in the rush hour” come “Metal intelligente”. Vorrei che mi spiegassi questa definizione…

R: [robots] Mi piace questa definizione anche se credo di non saperla spiegare bene. Assoluta libertà nella composizione e noncuranza rispetto alle armature dei generi musicali. “Intelligente” è un modo simpatico per definire il nostro modo di comporre, se siamo “cattivi”, talvolta, non ci crediamo neanche noi. E’ un modo per stemperare la pesantezza del concetto di appartenenza. Sei rock, sei metal, noi siamo un po’ stronzi.. e tu? Tutto questo per dire che i VERME ROBOTS sono quello che senti, la costruzione sta solo negli arrangiamenti, l’intelligenza sta nell’essere liberi.

Leggendo i testi e guardando le immagini nel booklet ho avuto una sensazione di disagio e di forte incomunicabilità. Senza contare il fatto che le vocals di Antonio in alcune parti assomigliano quasi ad un doloroso lamento. Da dove nascono questi stati d’animo?

R: [verme] Sono un contenitore di stati emozionali che lottano di continuo fra loro, metto solo su carta quello che rispecchia la società ed il mondo in cui viviamo o gli effetti psicologici che esso produce. Non mi prefiggo un argomento in particolare, lascio solo che le parole si mettano al servizio delle mie emozioni.


Quali sono le influenze (sia musicali che letterarie) dei Verme-Robots?

R: [verme] Ascolto un pò tutta la musica che mi comunica qualcosa, vado a sensazione. Non c’è un genere che prediligo, ascolto jazz, pop, metal, rock, prog, insomma di tutto. Mi lascio ispirare sicuramente anche dal cinema e ultimamente anche dal teatro.


Francesco, oltre che batterista della band hai inaugurato anche una nuova label indipendente, la I Make Records. Come ci si trova in questo doppio ruolo? Che cosa ti ha spinto a questa iniziativa?

R: [robots] sono due percorsi paralleli e nati per ragioni diverse, non collegate direttamente ecco.
Quando abbiamo registrato l’album non sapevo a cosa sarei andato incontro, I make records non esisteva neanche nei miei pensieri. La label è nata da un’occasione, ho avuto la possibilità di farlo e mi sono buttato, forte del fatto che lavorando già come produttore in studio, mi capitava sempre più spesso di fare direzione artistica e da lì il passo è stato breve. L’album dei Verme era già pronto e iniziare quest’avventura con un progetto in cui credevo molto soprattutto come musicista mi è sembrato doveroso. Sono molto contento della mia scelta e la cosa sta diventando sempre più seria. Certo è che la mia posizione all’interno della band è un tantino delicata…le responsabilità sono raddoppiate e mi becco gli sfottò degli altri due. Quanto a cosa mi abbia spinto a farlo, beh, credo di essere un incosciente.
Domanda d’obbligo: in tempi di forte crisi per le vendite dei cd e per il download selvaggio cosa deve fare un’etichetta piccola come la tua per sopravvivere?

R: [robots] Deve fare altro.

Potresti anticipare i futuri progetti della tua label?

R: [robots] Dunque le cose imminenti saranno Il Vortice, band partenopea non nuova nel panorama musicale italiano, che ci ha affidato il suo secondo album ufficiale, prodotto da me ad IMRecording, in uscita all’inizio del 2010 e un altro interessante progetto napoletano di cui ancora non svelo il nome e che ha già fatto parlare molto bene di sé. Sono certo che chi segue e ama la musica indipendente accoglierà molto bene queste uscite.

Discorso concerti. Il circuito provinciale permetterà ad una band “laterale” come la vostra di suonare in locali idonei? Oppure vi dedicherete ad un vero e proprio tour nazionale? Ormai la dimensione live sembra essere diventata il modo migliore per promuovere la propria musica. Sei d’accordo? R: [verme-robots] Con questo disco abbiamo lavorato sodo sotto molti aspetti e possiamo contare su una squadra che lavora per ottenere risultati comuni. E’ partito, con la data di presentazione, il tour che porterà in giro quest’album e dalla Campania si estenderà al resto dello stivale. Non è una passeggiata, ma ci sono tutti i presupposti per fare un grande anno di live concert in questo paese del cazzo!

Il momento migliore e quello peggiore nella storia ( seppur breve) dei Verme - Robots?

R: [verme] Il momento migliore è sicuramente quello relativo all’uscita del disco che sembrava tardare irrimediabilmente, quello peggiore quando nel bel mezzo delle registrazioni il basso ci ha lasciato a piedi!

Per finire domanda classica. Progetti futuri e appuntamenti imminenti per la band?
R:[verme] Stiamo lavorando al video, che uscirà probabilmente a gennaio, e scrivendo nuovi brani che faranno parte del prossimo disco e dei prossimi live. Seguiranno diversi appuntamenti dedicati alla promozione dell’album e concerti un po’ ovunque. Con l’anno nuovo faremo dei live in versione acustica nei club che “faticano” a fare baccano. Tutte le news saranno a disposizione nel web sui profili della band e della label.

Grazie mille per la gentile disponibilità . A voi la conclusione…
R: [verme-robots] Beh, ringraziamo te per l’opportunità e l’interesse mostrato per il progetto Verme Robots, tutti i lettori per aver letto questa intervista e tutti coloro che compreranno il disco…perché vale sempre la pena comprarne di dischi. A meno che non siano veramente brutti.

domenica 8 novembre 2009

"LA MUSICA E' L'AMBIENTE PSICOTROPICO DOVE SI ANNIDANO LE MIE STORIE": INTERVISTA A PAOLO DI ORAZIO

Come già accennato nella recensione allegata, Paolo Di Orazio ( Autore romano di 43 anni con un curriculum editoriale di tutto rispetto), con il racconto “Il Prossimo” si è assicurato una meritata e luccicante visibilità sull’ Antologia vampirica “ La Sete – 15 Vampiri Italiani”.
Visto che qui al “Mondo di Edu”, ci piacciono molto i racconti Horror dalla selvaggia ispirazione musicale, come quello di Paolo, ho pensato bene di inviargli un po’ di domande.
In appendice troverete anche le news sul suo nuovissimo libro di racconti ( a quanto pare sempre controversi e "scomodi") intitolato “Che hanno da strillare i maiali?”
Per ulteriori info:
http://www.myspace.com/paolodiorazio
Buona lettura!

Ho immaginato il suo racconto come la forma/immagine di un fanatico del Death Metal che dopo aver visto per la centesima volta l’Esorcista e La Profezia decide di scrivere un racconto nella sua notte più buia e solitaria. Ci si ritrova in questa descrizione?

Moltissimo. La musica è l'ambiente psicotropo che incarna il covo dove si annidano le mie storie in forma larvale. E molti dei miei racconti bevono le luci della notte quando li scrivo. Più che il Death, di cui ancora non ho aggiornato i miei scaffali di Cd, propendo per il rock dalle tonalità abissali e decadenti. Sono un ragazzino degli anni 70, e i miei gusti musicali hanno abbracciato i Van Der Graaf Generator, i Dead Can Dance, i Depeche Mode; più tardi, l'Heavy Metal di Iron Maiden, Metallica, Megadeth, portandomi oggi ad apprezzare band come Type 0 Negative, gli Earth di Seattle, i Tomahawk e altrove nel rock con Alice In Chains, Soundgarden. Band differentissime tra loro ma che hanno scritto canzoni dai colori profondi, schiaccianti, fatali che riescono a far risuonare sensazioni ancestrali dentro di me, da anni. Tutta questa musica, seppur differente per generi e songwriting, possiede un comune denominatore utile al mio discorso generale attorno all'horror. In fondo, i miei racconti si sviluppano grazie a personaggi melanconici, illuminati da una luce di speranza, un nesso divino cui tendere o rinunciare. Un po' come, appunto, il padre Karras de L'Esorcista, uno tra i miei cult di sempre. Naturalmente anche il cinema è tra le mie principali fonti nutritive. E ancora dai 70 e 80 provengono le pellicole che maggiormente hanno influenzato e lo fanno tuttora il mio attuale percorso. La Cosa di John Carpenter, Alien, Rosemary's Baby, L'inquilino del terzo piano, Il giorno degli zombi, Profondo rosso. Naturalmente amo Tarantino. Altri grandi firme: Lars Von Trier, Aleandro Gonzalez Inarritu, Hitchcoch e Woody Allen.


Il suo archetipo/Vampiro mi ha molto colpito. Da dove è nata l’ispirazione per un personaggio così provocatorio e in un certo senso “scomodo”?

Quando mi è stato proposto di partecipare a La Sete, ho avuto forse la prima occasione di confrontarmi con un mito dell'horror. Non ho mai subito il fascino dell'idea classica di vampiro. Dracula e Nosferatu sono icone intoccabili e perfette, ma non immaginavo di offrire al mio protagonista i denti aguzzi. Volevo qualcosa di spirituale e profondamente contraddittorio. E proprio un personaggio simile a padre Karras poteva sostenere tale ruolo. Rovistando nella mente queste peculiarità psicologiche sul mio vampiro, ha preso forma una figura di martire più che di mostro infallibile. La parola “martire” mi conduceva all'associazione diretta con San Sebastiano, le cui raffigurazioni pittoriche mi avevano trafitto il cuore nella remota infanzia. Niente sangue da bere, per il mio padre Sebastiano, ma direttamente l'anima, pagando una sofferenza sconfinata. La luce lo ferisce, ma perché è malato di porfiria e fotofobia. E' un uomo, veste un ruolo ufficiale religioso, ma vive dentro di lui una dannazione dalle origini sulfuree e ignote persino a lui stesso. Il contrasto teologia e sovrannaturale è un cliché dai facili costumi, tuttavia è anche un territorio letterario che affascina costantemente non solo me. E' forse il massimo conflitto umano immaginabile.

A bocce ferme cosa ne pensa dell’antologia LA SETE e di alcune polemiche che l’hanno investita?

Ho seguito distrattamente le polemiche su La Sete. Nel senso che non mi faccio coinvolgere, non mi interessa spiegare i perché e i percome di alcunché, non reagisco offendendomi per pareri contrastanti. Un libro è un libro, può piacere o no, nulla è imposto, il lettore è libero di acquistare o scegliere altro. Naturalmente, essendo un'antologia di autori vari, è chiaro sin dalla copertina che la lettura non offrirà un registro stilistico omogeneo per tutti i racconti. Quindici autori sono tanti e ognuno di noi intende e scrive horror a modo suo. Da lettore, anche io posso apprezzare in maniera differente un racconto anziché l'altro. L'horror è come una spugna, ce lo hanno insegnato grandi autori come Stephen King e Clive Barker, che dell'horror hanno fatto la loro fortuna, quindi deve essere aperto a contaminazioni di largo, larghissimo raggio. Le polemiche, poi, non fanno affatto male. Regalano pubblicità involontaria e sono comunque uno stimolo per mettersi in discussione e sviluppare riflessioni utili per le prove successive. Una delle critiche riguardava la presenza ne La Sete di un autore di fumetti come Claudo Calìa che non è solitamente dedito al racconto horror. Io rispondo ai detrattori maleducatamente con una domanda: «E perché non dovrebbe esserci?». Di fondamentalismi ne abbiamo a sufficienza. Io sono per la libertà di scrittura. L'horror non può essere un ghetto. E se un autore proveniente da altre esperienze porta il suo punto vista, ben venga; magari proprio lui consegnerà l'intuizione di una nuova via di sviluppo. Alcuni dei più grandi registi mondiali hanno fatto un solo film horror nella loro carriera. Non a caso, cito obbligatoriamente ancora L'Esorcista di William Friedkin, ma ricorderei anche Brian De Palma (Carrie), Stanley Kubrik (The Shining). Tornando alla musica, anche Federico Zampaglione ha firmato il suo film horror (Shadow). Tornando al cinema ancora, persino Totò. No comment.


Lei è stato redattore di riviste come “Splatter” e “Mostri”. Ricordo che erano fumetti molto forti soprattutto per quanto riguarda le tavole. Se uscissero nel nuovo millennio susciterebbero ancora lo stesso sconcerto di un tempo?

Grossa scommessa. E' un progetto di cui sto spingendo la rinascita da qualche anno. I lettori di allora sono cresciuti. In parallelo, bisognerebbe offrire storie di accresciuto spessore contenutistico e visivo. Sono trascorsi venti anni e l'offerta non dovrebbe essere la stessa affrontata come ce la ricordiamo. I lettori neofiti delle generazioni più giovani vogliono oggi un fumetto al passo coi tempi, ovvio. Per riproporre Splatter, partirei dalla percezione odierna delle emozioni ancestrali, sposandola a qualche ingrediente caro all'horror di 40 anni fa traslato nella narrazione “ampia” e in un certo senso “soap” della graphic novel moderna. Non è un caso che, oggi, il trend planetario veda in Twilight l'espressione ufficiale dell'Horror. Naturalmente, io ho i miei canoni. Punterei alla forza delle idee e soprattutto alla ricerca di stili e commistioni. Naturalmente, a monte, stabilirei un registro marcato di scrittura che non lasci il campo a debolezze. Le idee e gli autori ci sono, come pure i numerosi amici lettori che mi hanno raggiunto su Facebook e Myspace dagli anni di Splatter. Manca l'editore.


Dopo La Sete quali sono i suoi progetti futuri? E’ in arrivo un romanzo Horror a suo nome “nella stessa vena” de “ Il prossimo”?

Assolutamente sì. I miei progetti futuri sono già in opera. Per la casa editrice romana DEd'A ho sfornato una raccolta di racconti, CHE HANNO DA STRILLARE I MAIALI? libro di 260 pagine con mie illustrazioni in bianco e nero, ordinabile online presso deltamediaartigrafiche.com/deda. E' un e-book, print on demand, e allo stesso tempo una prova d'orchestra. Il libro contiene nove racconti ispirati alle gesta di alcuni assassini pedofili della cronaca nera italiana. Il libro nasce per la mia personale necessità di denuncia e per coronare i miei 20 anni di esistenza editoriale. L'idea vampirica de Il Prossimo varcherà la soglia in romanzo proprio grazie all'apprezzamento e la forza riscontrati sul mio personaggio contenuto ne La Sete e nei racconti di Che Hanno Da Strillare I Maiali?; i quali mi hanno confermato che la metropoli vera, quella che io conosco a fondo, è il teatro giusto dove muovere il “dragon” del mio romanzo horror vampirico che verrà.
Per una volta, mi getto nella mischia trendy e baserò tutto sul realismo, quindi, sfruttando lo scenario (in)naturale di Roma. Pochi ingredienti: sangue, dolore, oscurità e orrore sovrannaturale. Vampiri: a modo mio, ovvio.

Paolo Di Orazio
"CHE HANNO DA STRILLARE I MAIALI?"

Racconti di mattanza psicofisica ispirati alla cronaca nera italiana

260 pagine,
illustrazioni in bianco e nero
12 euro, print on demand su
delteamediaartigrafiche.com/deda

Paolo Di Orazio torna con una serie di racconti ispirati ai fatti più sconcertanti della storia criminale d'Italia. Che hanno da strillare i maiali? porta in modo crudo (e allo stesso tempo elegiaco) la realtà nell'intelaiatura noir di racconti docu-fiction, dove il mostro e la vittima vivono il loro tragico confronto con noi stessi. Nove racconti dove si nascondono il mostro di Foligno, il mostro di Firenze, medici, uomini di Chiesa, uomini qualunque che tengono sveglio il mito dell’Orco, confondendo nella maggior parte dei casi le loro tracce tra il qualunquismo e il perenne dibattito tra la sociopatìa e la capacità di intendere e volere.
Arricchiscono il volume una serie di illustrazioni firmate PDO.
Il libro celebra 20 anni di carriera dell’autore, tra noir e horror.

Una donna conosce in chat un chirurgo estetico che opera senza bisturi.
Un uomo al di sotto di ogni sospetto trama una ragnatela di abusi.
Giustizia divina per un prete esorcista e i ragazzi indemoniati di Comacchio.
Uno zelante carabiniere ripercorre la cattura di un uccisore di bambini.
Una fanciulla afflitta da una malattia rara fugge da una clinica dimenticata.
Il folle Dottor Gechi esegue il lavaggio del sangue su di un noto personaggio dello spettacolo.
La fiaba dell'orco è servita a cena per un rispettabile avvocato.
Un esploratore del sesso estremo compie la prova suprema.
Grazie all’indulto del governo Prodi, un pericoloso assassino seriale torna in libertà con uno sconto della pena.

Con riferimenti impliciti alla cronaca nera italiana, dieci racconti immersi in un rituale chirurgico ci trascinano senza filtri tra le profonde bassezze del più moderno degrado so­cio-an­tropologico.
Un orgia di follia, violenza e morte.

venerdì 6 novembre 2009

LA SETE – 15 VAMPIRI ITALIANI (CONIGLIO EDITORE - 2009)

Mentre leggevo questi 15 racconti di autori noti e meno noti del foltissimo panorama letterario di genere ( inteso sia come narrativa che come fumetto) avevo in testa un tipo di musica particolare che sembrava calarsi a pennello nel contesto generale: quella dei CRAMPS.
Il Rockabilly passato al tritacarne della Dark Wave così come recita una famosa definizione del sito Onda Rock.
Nel caso di La Sete, parliamo di un’ironia post-moderna ( che molto spesso sfocia nel nichilismo esistenziale e nel sesso come valvola di sfogo che poi è solo violenza in “altre forme”) affogata nell’immaginario Dark Wave del Vampiro di nero vestito e inesorabilemente dannato, anche se con qualche variazione (orrorifica) sul tema.
E’ il caso dei racconti, “Tu mi fai sangue” di Cristiana Astori, “La passione del sangue” di Claudio Cala, “Cuoio” di Alberto Corradi, “Fiocco Rosso” di Davide Garbero, “Zep”di Stefano Massaron, “Rossa Apocalisse” di Liri Trevisanello.
Siamo lontani anni luce dalla “classicità” ( romantica ma immobile) di certe antologie targate Newton & Compton.
Cambia il contesto, cambia la forma ( non del vampiro come archetipo) e anche gli sfondi esistenziali.
Molto viene attinto dall’immaginario del fumetto ( Astori, Corradi, Garbero) e ovviamente dal cinema ( Massaron, Trevisanello, Calia).
Ognuno con la propria visione più o meno innovativa, più o meno nichilista della dannazione del vampirismo.
Ed essendo tutti autori che vivono nel nuovo millennio, il secolo dell’ironia che si mescola con l’orrido ( basta accendere la tv e vedere Studio Aperto) se ne fanno fieri sostenitori modernizzando il mito con la percezione del loro vissuto.
Con Andrea C. Cappi e Massimo Perissinotto il Noir si tinge di sangue.
Ma non quello delle vittime o meglio non solo.
Prendi un non morto e sbattilo nella degradata e vuota provincia italiana.
Che cosa ne viene fuori?
Il crossover Horror/Thriller sembra quindi un buon punto di partenza per l’innovazione del polveroso e a tratti insipido (Mayer) figuro efebico/mostro.
Solo che nel primo diventa quasi Dogma e si sa questo è sinonimo di immobilismo.
Nel secondo, invece, si apre a sprazzi di selvaggia ispirazione anche se ho l’impressione che il plot sia maggiormente appropriato allo sviluppo di un romanzo e non di un racconto di poche pagine.
Questi i due tronconi tematici post-moderni.
Poi vi sono i casi a se stante.
“Il Prossimo” di Paolo d’Orazio è l’assoluto capolavoro del libro.
La forma/immagine è quella di un fanatico del Death Metal ( Morbid Angel in primis) che dopo aver visto per la centesima volta l’Esorcista e La Profezia decide di scrivere un racconto nella sua notte più buia e solitaria.
Qui tutto è visione nel senso di infestazione ma anche di ricordo.
Sembra quasi che l’autore invece di parlare di un essere di altri mondi abbia parlato del “suo” mondo.
Un microcosmo di religiosità distorta, malattia, solitudine ( ancora) e trascendenza ( verso il basso non verso l’empireo).
E allora il Vampiro per D’Orazio è metafora di dolore e di conforto nel male perché riconoscibile e quindi di sublime materialità.
“Bevi, Fratello mio” di Nicola Lombardi è la mitologia sacra del vampirismo. E’ la bibbia di ogni male futuro. E come tale se dobbiamo guardare al principio Caino e Abele sono i primi colpevoli e come tali i primi mostri.
Dulcis in fundo”Uno strappo fino a casa” di Dario Tonani.
Parlavamo di nichilismo all’inizio di questa recensione.
Qui si va ben oltre…
Dopo l’annientamento di ogni sentimento c’è una sola cosa che rimane:
la patologia.
E Tonani c’è ne da una descrizione vivida seppur attorniata dalle ombre della notte in quello che potrebbe essere l’ennesimo tragico sabato sera italiano.
Vampirismo come accettazione, seppur con un disagio che è ancora inevitabilmente umano.
“La Sete” è tutto questo e come tale va lasciato al libero arbitrio del lettore il quale saprà decidere ( secondo il proprio gusto estetico e interpretativo) cosa prendere e cosa lasciare di questi 15 Vampiri Italiani.

giovedì 5 novembre 2009

"IL MIO VIZIO E' UNA STANZA CHIUSA"

E’ in arrivo in tutte le edicole italiane (proprio in questi primi giorni di novembre) l’antologia del Supergiallo Mondadori “Il mio vizio è una stanza chiusa“.
Il libro è stato curato dallo scrittore Stefano di Marino ( IL PROFESSIONISTA) che al sito Horror.it ha dichiarato:
"Da molti anni mi sono convinto che la nuova e più aggressiva squadra dei narratori di thriller italiano abbia un legame serratissimo con il cinema italiano degli anni ’60-70-80’. Una corrente iniziata dai primi film di Mario bava, proseguita con Lenzi, Martino, Fulci , Argento e molti altri. Quel ‘thrilling’ che ha saputo mescolare il giallo classico con atmosfere nostrane, suggestioni a volte al limite del paranormale, un certo grado di exploitation e crudeltà. Tutti elementi forse presenti singolarmente in varie cinematografie ma sviluppate si solo nel nostro Pese sino a creare quello che nel mondo è noto come l’ Italian Giallo...
Ed è questo fil rouge - letteralmente- che mi ha spinto a selezionare i colleghi che si sono cimentati con storie loro, storie nuove ma ispirate a un cinema che ci ha fatto sognare tutti."
Ecco la sinossi:
Il vizio di spiare la crudeltà e la morte. Un vizio a cui nessuno sfugge. Misteri, ombre, sussurri. L’Italiaha un cuore oscuro, fatto di pulsioni malsane, rancori inconfessabili, erotismo perverso. Nelle città, nella provincia, si annidano segreti che è molto meglio non svelare. Ma alla cautela, i protagonisti di quest’antologia preferiscono il brivido. Nella grande tradizione del thrilling, il filone cinematografico che ha fatto epoca, nove autori tra i migliori talenti italiani del genere ricreano sulla pagina tutta la magia e la suspense nel segno della fredda lama del terrore. Qualcosa respira nelle tenebre in questi racconti lunghi di follia e di malvagità, avvincenti come film. Nove storie senza respiro, nove storie per non dormire.
Autori:
Danilo Arona
Barbara Baraldi
Daniela Basilico
Andrea C. Cappi
Andrea G. Colombo
Patrick Fogli
Claudia Salvatori
Alda Teodorani

"ALTAI", IL NUOVO ROMANZO DI WU MING IN USCITA A NOVEMBRE

Dal sito di Wu Ming:
"Il nostro nuovo romanzo si intitola "ALTAI" e arriverà in libreria il 16 novembre 2009.
Altai è un ritorno al mondo di Q, il nostro libro d'esordio.
Si svolge quindici anni dopo l'epilogo di quell'opera e ritroviamo personaggi lasciati in quelle pagine, ma lo scenario è cambiato: dall'Europa centrale al Mediterraneo.
Abbiamo ripreso quei fili di narrazione perché era tempo, perché era giusto, perché ne abbiamo sentito il bisogno, dopo vicissitudini che hanno coinvolto duramente il collettivo, facendolo infine rinascere con nuove energie. "
Il libro sarà pubblicato, come per gli altri romanzi, da EINAUDI EDITORE.
A questo link:
http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/calendario.html
Troverete un fittissimo calendario di presentazioni che toccherà varie città italiane fino a spingersi oltreoceano per diverse date, precisamente a New York.

mercoledì 4 novembre 2009

IL MISTERO DELLA VILLA INFESTATA CHE NON ESISTE

Girovagando come al solito per il web mi sono imbattuto, per caso, in un sito interessantissimo e controverso allo stesso tempo: NERO GOTICO.
Si tratta di un portale dedicato all’investigazione e alla catalogazione di alcuni luoghi infestati sia della Campania che della Basilicata.
Visto che nel mio piccolo sto cercando di catalogare (nel Blog) alcuni misteri irrisolti o poco conosciuti della mia regione, mi fiondo nella lettura con grandi aspettative.
Clicco e rimango estasiato:
c’è una bella lista di posti infestati e misteriosi.
Ecco alcuni titoli:
Casina Reale-Fossa dei sepenti (Provincia di Sa.)
Villa Santoro ( Selva Nera provincia di Sa)
Ottimo.
Apro il primo link e mi ritrovo davanti agli occhi un nome quantomeno suggestivo e spettrale: VILLA LAMAS, (Provincia di Salerno).
“Mizzica!” Esclamo.
C’è una casa infestata dalle mie parti e non ne so nulla.
Mi ci fiondo con l’acquolina alla bocca.
Ci sono alcune foto e una sommaria descrizione:
"In piena campagna, in un luogo alquanto impervio e dove il sole ben poco appare, quasi del tutto immersa tra cespugli e rovi si trova questa antica villa. Circa una ventina di anni fà vi abitava solitaria una ricca signora. Dopo la sua morte la casa rimase del tutto abbandonata, tuttavia alcune persone che abitavano nelle vicinanze più volte vedevano una luce molto tetra provenire da una piccola finestra con grate, al pian terreno all'interno di questa angusta stanzetta abbandonata da tempo immemore, non vi è assolutamente nessuna lampada e la corrente è stata staccata ormai da anni, ciò che più colpisce sono alcuni strani disegni realizzati vicino al muro."
Rimango stranito.
Non c’è indicato nessun paese, né un indirizzo o comunque un’indicazione che riveli la posizione della fantomatica Villa.
Non mi arrendo.
Inserisco Villa Lamas nel motore di ricerca di Google.
Prima delusione:
tranne l’indirizzo di Nero Gotico non c’è traccia di nessuna villa antica con quel nome.
Faccio altri tentativi ma non ottengo nulla.
Villa Lamas non esiste sul web.
Eppure sul sito di Nero Gotico ci sono foto e testimonianze molto precise.
Eccone alcune:
"Antiche dicerie popolari parlano di un figlionato con orribili malformazioni e che questa donna decise di tener segretamente nascosto proprio in questa stanzetta, per paura del disonore che ne fosse derivato quando la cosa sarebbe diventata di dominio pubblico. Alcune persone anziane che ricordano ancora i tempi in cui quella casa era abitata dalla donna, ci hanno parlato di urla disumane che provenivano dal pian terreno...urla che ancor oggi riaffiorano in alcune fredde notti!"
Per carità.
Bellissime descrizioni, degne di una Ghost Novel ottocentesca, ma come già in precedenza non ci sono nomi, e le testimonianze vengono riportate senza citare alcuna fonte.
Poi sempre sul sito, due precisazioni che alla fine non so come interpretare:
"Attendibilità storica:
si tratta di una casa che era abitata da una donna strana e misteriosa e dalla sua morte è stata totalmente abbandonata.
Visitabilità:
si tratta di una proprietà privata, gli eredi parlano mal volentieri della loro parente e sono del tutto contrari a visite di curiosi attratti da questa oscura leggenda!"
Ok, bene.
I proprietari non vogliono essere disturbati.
Siamo d’accordo.
Ma dove si trova?
Possibile che una proprietà privata così antica e con una storia così tragica e ( a quanto ho capito) popolare non abbia nessun riferimento preciso in internet nemmeno su Google Map?
Nessun giornale che ne parli nella cronaca locale?
Nessun sito che ne racconti la storia?
Sbuffo tutta la mia frustrazione.
Non basta.
Ciliegina sulla torta, la testimonianza (degna di un film horror) di un fantomatico Giuseppe, collaboratore di Nero Gotico, che potete leggere da soli a questo link:
http://digilander.libero.it/agostinolisanti/lamas.html
Faccio un appello:
Cari amici di Nero Gotico.
Qui al MONDO DI EDU, sia io che i miei lettori siamo grandi amanti delle storie” vere” di fantasmi e infestazioni.
Ma noi amiamo i particolari attendibili e le fonti.
Qualora ve la sentiate fateci avere maggiori dettagli su questa VILLA LAMAS.
Lo spazio di questo blog sarà tutto per voi.
Promesso.
Non ci contiamo
Fatevi sentire…

N.B. Le foto allegate al post sono state prese dal sito di NERO GOTICO.

martedì 3 novembre 2009

IRON BOOKS: OVVERO QUANDO ROCK & LETTERATURA VANNO A BRACCETTO

Ieri sera rovistando in uno scatolone di vecchie riviste musicali mi sono imbattuto in uno speciale di Metal Hammer ( quello tradotto in maniera orrenda dalla versione inglese nel 1992) sugli “Eroi del Metal”, Iron Maiden.
Sfogliano la polverosa rivista, mi è caduto in mezzo ai piedi un foglietto, dove spiccava la mia terribile calligrafia.
“La solita lista dei dischi che dovevo comprare”, ho pensato, con fare distratto e alquanto ilare.
Del resto io sono un patito di liste.
Sono il mio pane quotidiano.
Ne faccio per ogni cosa e per qualsiasi motivo anche il più stupido.
Ma guardando meglio, mi sono accorto che il titolo di quella "fantomatica lista" era molto più interessante di quanto pensassi: IRON BOOKS.
Praticamente una serie di romanzi e libri citati nei titoli o nei testi dagli Iron Maiden.
Da qui l’idea di farne un post.
Ovviamente i titoli elencati sono quelli che sono riuscito a trovare con le mie sole forze.
Inoltre ho aggiunto anche alcuni nomi di film sempre citati dagli Irons.
In appendice una ricerca fatta in internet sul binomio Rock & Letteratura.
Buon divertimento!!!

- Iron Books

The Heart of Darkness – Joseph Conrad
The coy his mistress – Poema
L’abitante del lago – R. Campbell
Murders in the Rue Morgue – E. A Poe
Il Libro dei 5 Anelli – Miyamoto Musashi
The Rime of the Ancient Mariner – Coleridge ( In foto)
Dune – F. Herbert
Charge of the life brigate – Lord A. Tennyson
The Loneliness of the long distance runner – R. Heilein
Moonchild – Aleister Crowley
The Duel – Joseph Conrad
Il Nome della Rosa – Umberto Eco
Lord of the Flies – W. Golding
Brave New World - Aldous Huxley
Phantom of the Opera - Delocroix

- Iron Films
Apocalypse Now
The Omen I
The Omen II
Children of the damned
Quest for fire
Dune
The Duellists
Il Nome della Rosa

- Altri esempi nel Rock/Metal:

- Domine, gruppo power/epic metal fiorentino, hanno scritto moltissime canzoni basandosi sull'Elric di Melniboné e su Conan il Barbaro.
- Gergovia dei Doomsword è dedicata alla battaglia di Gergovia raccontata da Cesare nel De Bello Gallico.
- I Grave Digger hanno fatto un concept album sul Ciclo di Avalon (Excalibur) e uno sull'ultima cena di Gesù (The Last Supper).
- Gli Hawkwind hanno fatto un album (The Chronicles Of Black Sword) dedicato all' Elric di Melniboné.
- Gli Iced Earth nel loro album Horror Show hanno messo molte canzoni con ispirazioni letterarie (Lo strano caso del Dt. Jekyll e di Miset Hyde e Dracula).
- L'album Dance Of Death sempre degli Iron Maiden è basato sul folklore e leggende britanniche.
- Blind Guardian - Lord of the Rings (c'è bisogno di spiegare?)
- Blind Guardian - Nightfall in Middle-Earth (album ispirato dal Silmarillion di JRR Tolkien)
- Sepultura - Dante XXI (album)(ispirato alla Divina Commedia)
- Iced Earth - Dante's Inferno )(ispirato alla Divina Commedia)
- Bruce Dickinson - The Chemical Wedding (prende spunto perbuona parte dalle opere di William Blake, sopratutto dai libri di Urizen)
- C'è una canzone strumentale dei Metallica che si intitola "The Call of Ktulu". Si tratta di uno dei racconti sul Necronomicon di Lovecraft. Allo stesso modo "For Whom the Bell Tolls" sempre dei Metallica ha lo stesso titolo di un libro di Ernest Hemingway, dal quale il gruppo ha preso spunto.

Altri collegamenti Musica & Letteratura:

- Don Chisciotte e Guccini
- Gulliver e Branduardi
- Il Fantasma dell'Opera e i Nightwish
- Dire Straits e Romeo e Giulietta - Cime Tempestose e Kate Bush
- George Orwell La Fattoria degli Animali- Animals( album) dei Pink Floyd
- Cesare Pavese-Libera Fame Affluente
- Robert Frost-Unknown Road (canzone) dei Pennywise (Punk rock band Americana)
- James Hutton-No Control(canzone) dei Bad Religion ( Storica Punk Rock Band Americana)
- Nietzsche, "Così parlò Zarathustra"-Zarathustra (album) dei Museo Rosenbach
- Charles Darwin, “L'Origine della Specie”- Darwin(album) dei Banco del Mutuo Soccorso
- Molti pezzi dei Modena City Ramblers si ispirano a “Cent'anni di solitudine” di Gabriel García Márquez.
- All Along The Watchtower, di Hendrix (Frankestein di Mary Shelley)
- Akltro album sempre ispirato a Orwell è Eurythmics "1984" (For The Love Of Big Brother)"
- The Battle Of Evermore e Moby Dick dei Led Zeppelin (rispettivamente ispirati a Tolkien e Melville)
- Sympathy For The Devil dei Rolling Stones ("il Maestro e Margherita".)
- “We are the dead” di Bowie, sempre ispirata da Orwell.

domenica 1 novembre 2009

LA COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

Il 2 Novembre, tradizionalemente definito, dalle mia parti, come "O' iuorne re muorti" ( Il Giorno dei Morti) è una ricorrenza densa di significati religiosi, che si fondono con antichi riti e credenze popolari.
Prima di tutto è la festività che la Chiesa cattolica dedica alla "Commemorazione dei defunti".
Ma la festa ha origini antiche, che uniscono paesi lontani ed epoche diverse. La nascita di questa ricorrenza e, soprattutto, la data del festeggiamento, il 2 novembre, non sono casuali.
Questa data sembra riferirsi al periodo del grande Diluvio di cui parla la Genesi. Il Diluvio per cui Noè costruì l’arca che, secondo il racconto di Mosè, cadde nel “diciassettesimo giorno del secondo mese”, che corrisponderebbe al nostro novembre.
La Festa dei Morti nacque dunque in “onore” di persone che Dio aveva distrutto, per esorcizzare la paura di nuovi eventi simili. Da qui in poi la storia, che è ovviamente sospesa tra religione e leggenda, diventa più chiara.
Il rito della commemorazione dei defunti sopravvive alle epoche successive soprattutto nell’antica Roma: il tempo dedicato al ricordo ed alla commemorazione dei morti non era, come oggi, il primo giorno di novembre ma durava un'intera settimana nel mese di febbraio, che era l'ultimo mese del calendario romano ed era il mese della purificazione. Una delle convinzioni tradizionali era che le fave nere contenessero le lacrime dei trapassati ed erano quindi l'alimento più emblematico di questa tradizione. Secondo Pitagora le fave nere celavano al loro interno le anime dei defunti, dobbiamo quindi interpretare il cibarsi di fave come un'ingestione dello spirito dei cari estinti. Le fave nere erano anche utilizzate per diversi rituali: per implorare la pace ai defunti consisteva nello spargere questi legumi sulle tombe; erano anche considerate "scaramantiche" si usava gettarsele alle spalle pronunciando le seguenti parole: "con queste fave, redimo me stesso ed i miei cari".
Durante il periodo dedicato ai defunti si organizzavano veri e propri banchetti che comprendevano le fave nere, esse venivano anche date ai poveri, che le consumavano crude, mentre i nobili le cuocevano con diverse e trazionali ricette con salumi e formaggi
Inoltre svolgevano delle processioni indossando della maschere di cera raffiguranti le fattezze degli antenati defunti.
Un rito che voleva significare la compenetrazione totale tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
Non c'era l'uno senza l'altro.
Tutt'ora un motivo ricorrente, nelle tradizioni popolari della festa dei morti, è la credenza che in questo giorno i cari scomparsi tornino a farci visita sulla terra. Per questa ragione, i riti di commemorazione hanno assunto in tutta Italia significati e finalità simili: accogliere, confortare, placare le anime degli avi defunti.

Mia nonna ( originaria della Costiera Amalfintana) era solita, nella notte tra il primo e il 2 Novembre, lasciare una brocca d'acqua fuori la finestra o un balcone, in modo che le anime del purgatorio potessero soddisfare la loro sete, almeno per una volta.
Inutile dire che la cosa mi affascinava e spaventava allo stesso tempo.
Nascosto sotto le coperte immaginavo un fantasma vestito di bianco e dai capelli corvini sostare fuori dalla mia finestra mentre portava alla bocca la fantomatica brocca.
Figura mirabile e terribile allo stesso tempo.
In Trentino le campane suonano per molte ore a chiamare le anime che si dice si radunino intorno alle case a spiare alle finestre. Per questo, anche qui, la tavola si lascia apparecchiata e il focolare resta acceso durante la notte.
In Piemonte e in Val D’Aosta le famiglie lasciano la tavola imbandita e si recano a far visita al cimitero. I valdostani credono che dimenticare questa abitudine significhi provocare tra le anime un fragoroso tzarivàri (baccano).
Nelle campagne cremonesi ci si alza presto la mattina e si rassettano subito i letti affinché le anime dei cari possano trovarvi riposo. Si va poi per le case a raccogliere pane e farina con cui si confezionano i tipici dolci detti “ossa dei morti”.
In Liguria la tradizione vuole che il giorno dei morti si preparino i “bacilli” (fave secche) e i “balletti” (castagne bollite). Tanti anni fa, alla vigilia del giorno dedicato ai morti i bambini si recavano di casa in casa per ricevere il “ben dei morti” (fave, castagne e fichi secchi), poi dicevano le preghiere e i nonni raccontavano storie e leggende paurose.
In Abruzzo, oltre all’usanza di lasciare il tavolo da pranzo apparecchiato, si lasciano dei lumini accesi alla finestra, tanti quante sono le anime care, e i bimbi si mandano a dormire con un cartoccio di fave dolci e confetti come simbolo di legame tra le generazioni passate e quelle presenti.