martedì 29 dicembre 2009

CINQUE DOMANDE A: ALESSANDRO GIROLA


Dopo aver recensito positivamente il suo bel racconto "Antiqua Gens"( che ricordiamo è in formato ebook gratuito) ho spedito un po' di domande ad Alex Girola, il quale me le ha subito rispedite con una velocità pari solo alla sua ispirazione.
Ringrazio di cuore l'autore per la sua gentilissima disponibilità.

Com'è nata l'idea per il racconto "Antiqua Gens"? Quali sono stati i tuoi punti di riferimento nella costruzione della storia?

L'idea per Antiqua Gens è nata dopo aver letto "La Grande Guerra" di Mario Isnenghi, un saggio molto interessante che consiglio a tutti. Lo spunto di mischiare un racconto bellico con il folklore della Val Raccolana l'ho invece preso direttamente dai miei studi sui luoghi misteriosi di tutta Italia (passione che a quanto pare io e te condividiamo!).

Considero il tuo racconto come una "sovrastoria"( definizione tutta mia). Sei partito da una base storica ben precisa per poi costruirci sopra un episodio dai toni epici e sovrannaturali. Sei d'accordo?

Certo, sono d'accordo con la tua definizione. Da sempre cerco di lavorare su "ibridazioni" di genere. Trovo questi incroci narrativi interessantissimi e in grado di raggiungere lettori con gusti diversi. Non sono mai stato un purista, e in questo modo ho anche l'occasione di appassionarmi a una gran varietà di argomenti.

Hai pubblicato "Antiqua Gnes" in formato ebook gratuito. E' questa la vera alternativa ai canali editoriali "classici" oppure si tratta di una scelta tutta personale?

In questo caso era una scelta quasi obbligata. In Italia il racconto non ha propriamente una sua dignità editoriale. Vengono pubblicate quasi sempre antologie piuttosto scialbe e che seguono i trend di mercato. E quindi ecco proliferare raccolte sui vampiri, sul fantasy di bassa qualità, sul genere noir e via dicendo. Non c'è la volontà di proporre/valutare tematiche diverse. In questo senso l'autoproduzione e gli ebook sono soluzioni molto valide.

I riferimenti cinematografici sembrano essere una componente essenziale dei tuoi racconti. Ne ho riscontrato la presenza anche in altri tuoi romanzi come "Uomini e Lupi" ( sempre in formato ebook gratuito).Altre tue influenze e o ispirazioni non dichiarate?

Preferisco essere molto onesto coi miei lettori. E' inutile fingere chissà quale originalità, visto che è sempre più difficile inventarsi qualcosa di nuovo. Semmai è lecito e produttivo proporre varianti su tematiche oramai eviscerate in mille modi, da romanzi e film. E poi amo omaggiare quelle pietre miliari che costituiscono il mio background essenziale. Riguardo ad altre ispirazioni non dichiarate, devo necessariamente citare la mia lunga carriera da roleplayer, e anche l'amore per la Storia, vero e proprio serbatoio di idee, suggestioni e spunti.


Domanda classica: i tuoi progetti editoriali futuri? "Antiqua Gens" avrà un seguito?

Al momento sto lavorando su più fronti diversi. Il progetto più complesso riguarda il seguito di "Uomini e Lupi", ma va un po' a rilento. "Antiqua gens" mi ha invece spinto a lavorare a un trittico fantabellico. Sto già scrivendo al secondo racconto, che conto di proporre a breve. Non cercherò nulla di originale o innovativo, bensì solo storie solide, divertenti e dedicate ai miei lettori più "pulp".

SCARICA GRATUITAMENTE “Antiqua Gens” a questo link:
http://www.lulu.com/content/e-book/antiqua-gens/8134790

SCARICA GRATUITAMENTE "Uomini e lupi" a questo link:
http://www.lulu.com/content/e-book/uomini-e-lupi/7378952

lunedì 28 dicembre 2009

ANTIQUA GENS - ALESSANDRO GIROLA ( EBOOK - 2009)

Sinossi:
Ottobre 1917,Fronte Giulio-Carnico.Un plotone di alpini del Regio Esercito viene inviato dall'Alto Comando a controllare le cause dell'interruzione della teleferica di rifornimento.Senza la possibilità di approvvigionare l'artiglieria in alta quota, gli austriaci rischiano di dilagare oltre le linee italiane.Ben presto gli uomini del plotone si accorgeranno che le truppe asburgiche non rappresentano l'unica minaccia per la loro missione.Qualcosa di più antico e inspiegabile è emerso dalle grotte della Val Raccolana. E non ha intenzioni pacifiche.

Considerazioni:
Era da molto, molto tempo che desideravo leggere qualcosa del prolifico autore milanese Alessandro Girola.
L’occasione finalmente è arrivata con questo “Antica Gens” racconto in formato ebook (scaricabile gratuitamente) e ambientato durante il Primo Conflitto Mondiale.
Devo ammetterlo, l’ambientazione mi stuzzicava già prima della lettura.
Considero quel periodo storico una vera fucina di storie al limite della sopravvivenza umana e oltre.
Girola è stato bravo a delineare sin dalle prima battute il clima infernale e cupo che si poteva respirare nelle trincee italiane e l’attesa spasmodica che il conflitto si potesse risolvere al più presto.
Una speranza che anima ( e ha animato) ogni singolo soldato che abbia combattuto una misera guerra ( giusta o sbagliata) nella sua vita.
E la Prima Guerra Mondiale è stata una tra le più rovinose in termini di vittime e feriti.
Ma bando a digressioni storico/moralistiche e parliamo del racconto.
Diretto, duro, adrenalinico, si presenta come un crossover di generi tra i più disparati.
Un misto di suggestioni “Howardiane” ( l’ “Antica Gens” di Girola mi ha ricordato non poco la fiera brutalità dei Pitti, ovviamente in salsa horror, quindi ridotti a dei mostri/orchi/guerrieri che abitano le profondità dei monti e delle valli del Friuli) e di continui riferimenti e rimandi al Cinema di guerra, di azione o ancora propriamente orrorifico ( Predator, Il Seme della follia, Dog Soldiers).
Sugli scudi la parte del racconto dedicata al recupero del Maresciallo Salemi, oramai ferito ed agonizzante in mezzo alla selva, ad opera della velocissimo esploratore Chiusano.
Per drammaticità e tensione uno degli highlights del racconto e che ha non pochi punti in comune con una delle scene più memorabili del film “La Sottile Linea Rossa” , per il sottoscritto, capolavoro assoluto del cinema di guerra.
Bravissimo Alex ad aver sfruttato l’emotività di quella scena interpretata in maniera eccellente dall’ attore americano Sean Penn.
Insomma “Antiqua Gens” non deluderà assolutamente chi è in cerca di una storia dal ritmo sostenuto e dai personaggi ben marcati.
E le continue citazioni, tra letteratura e cinema, stuzzicheranno non poco il lettore sufficientemente smaliziato o preparato.
Siamo a Natale e Girola non poteva farci regalo migliore.
Intrattenimento allo stato puro senza pensieri o strane divagazioni.
Solo fantasia al servizio del lettore.
Per il sottoscritto un grande pregio.

SCARICA GARTUITAMENTE “Antiqua Gens” a questo link:
http://www.lulu.com/content/e-book/antiqua-gens/8134790
Il sito ufficiale di Alex Girola:
http://www.alessandrogirola.com/
Il suo seguitissimo blog tematico:
http://mcnab75.livejournal.com/257916.html

mercoledì 23 dicembre 2009

DANILO ARONA & MELISSA SULLA COLLANA EPIX A FEBBRAIO 2010!!!

I lunghi tentacoli di Edu si avvinghiano attorno alle gambe dello scrittore dell'incubo per antonomasia, Danilo Arona, costringendolo a darci un piccolo scoop pre-natalizio:
l'autore di Bassavilla ritornerà e breve con il suo personaggio più amato ( e controverso), il fantasma della strada, MELISSA, sulla collana EPIX MONDADORI.
Il mese di uscita è Febbrario 2010.
Il volume s'intitolerà "BAD VISIONS" e comprenderà due romanzi brevi:
Il primo è "LA STAZIONE DEL DIO SUONO" che già uscì per Larcher Edizioni nel 2004

SINOSSI
Esistono luoghi sulla Terra carichi di potere malefico nati dall'intersezione delle linee di energia che percorrono il pianeta. Uno di questi è Piano Orizzontale, paese situato sull'Appennino Ligure nei pressi del Passo dei Giovi. Qui, all'interno di una casa costruita davanti alla vecchia stazione ferroviaria, un gruppo di infernali vecchietti viene a celebrare la “Veglia”: per tutta la notte essi improvviseranno una narrazione, a turno, ricamando storie del terrore. E la realtà immaginata, grazie all'Oscura Energia, diventa realtà vera. L'infernale e mostruoso dee-jay MixMaster Soul celebra un rave immondo e mortale; un misterioso treno fantasma transita su un invisibile binario che collega l'Italia a Ibiza; il maligno serial killer Dragan Tomor, detto “Tulpa”, colleziona farfalle umane; un sinistro spaventapasseri prende vita. Realtà e incubo si confondono....

L'altro romanzo si intitolerà "BLUE SIREN", che è il sequel naturale di "MELISSA PARKER E L'INCENDIO PERFETTO", già recensito ( entusiasticamente) dal sottoscritto a questo link:
http://ilmondodiedu.blogspot.com/2008/07/un-libro-che-non-fa-dormire-la-notte.html

Per i più curiosi ecco la SINOSSI in ANTEPRIMA ASSOLUTA del libro:
Quale pazzesco legame intercorre fra il racconto “Giro di vite” dello scrittore inglese Henry James e una droga chiamata Blue Siren, spacciata nottetempo nelle discoteche italiane? Qual è l'orrenda visione che percepiscono gli sfortunati nightclubber prima di schiantarsi alla terribile “curva della Sirena”? Quale terribile segreto tentavano di scoprire i due antropologi italiani scomparsi nella foresta amazzonica nel settembre del 2006? Chi sventra donne incinte a Bassavilla per sottrarre loro i feti? Una coppia di investigatori dell'occulto sulle tracce della più inquietante catena di morte mai ordita dalle tenebre...

Ecco una breve dichirazione di Arona sul libro:

"Il legame tra i due romanzi è “la morte del sabato sera”, quella dei ragazzi lanciati ai 300 all'ora e oltre che si uccidono tra lamiere contorte e quella dei raver che si frullano il cervello tra droghe e decibel. "

Il 2010 non è ancora iniziato ma già si prospetta come un anno ricco di uscite imperdibili.
E nei lunghi corridoi bui, di una casa solitaria nella nebbiosa Bassavilla, già si parla di un sequel di questo libro che dovrebbe avere un altro "BAD" ( dopo Bad Prisma e Bad Visions) nel titolo....
Staremo a vedere...

GLI HORROR PREFERITI DI KERRY KING (SLAYER)

Sul sito di Metalitalia mi sono imbattuto in una notizia molto"singolare".

Il chitarrista degli SLAYER, Kerry King, ha di recente stilato per il sito Bloody-Disgusting.com una lista dei suoi film horror preferiti:

01. Nightmare on Elm Street

02. Thirteen Ghosts

03. House on Haunted Hill (1999)

04. Sev7n

05. Drag Me to Hell

06. The Grudge

07. The Ring

Il mio commento si riassume in questa immagine:

martedì 22 dicembre 2009

BUFFALO 66 ( VINCENT GALLO - 1998)


Regia: Vincent Gallo.
Attori: Ben Gazzara, Christina Ricci, Vincent Gallo, Anjelica Huston, Rosanna Arquette
Genere: Drammatico
Anno: 1998. – USA

Sinossi:
A Buffalo (New York), sede della squadra di football più sbeffeggiata degli Stati Uniti, il nevrotico Billy Brown ( Vincent Gallo) esce di carcere – dopo cinque anni per un reato che non ha commesso – con un'idea fissa: vendicarsi di un giocatore dei Buffalo Bills, indiretto responsabile delle sue disgrazie. Vuole ucciderlo e poi uccidersi. Appena fuori nella ricerca di un bagno finisce in un bowling e sequestra una ragazza (Christina Ricci) per prenderle la macchina.

Considerazioni:
Vincent Vito jr Gallo (Buffalo, 11 aprile 1961) attore e regista statunitense, oltre che pittore, musicista e modello di origine italoamericana, poteva diventare un stella fulgidissima nel grigio emisfero hollywoodiano.
Con la sua faccia spigolosa e le dichiarazioni al fulmicotone su colleghi e registi poteva diventare un’icona Hard Rock anni 80.
Ma Buffalo 66 è uscito solo nel 1998.
Vincent Gallo, barba incolta, capelli lunghi alla Manson e un’immensa passione per il lato alternativo del Rock ( ha suonato la chitarra in diversi progetti) poteva diventare il messia grunge del cinema indipendente.
Ma Kurt Cobian si è sparato in faccia nel 1994.
I Soundgarden hanno pubblicato il loro album ( moscio) d’addio nel 1997
Layne Stanley si è ormai chiuso in casa con la sua amata sposa ( l’eroina) dopo aver cantato in precario equilibrio psicofisico il suo ultimo concerto con gli Alice in Chains (l’ Unplugged del 1996).
E Buffalo 66 è uscito solo nel 1998.
Fuori tempo massimo.

Insomma parliamo di un film uscito nel bel mezzo del nulla.
Non c’è una corrente culturale a cui aggrapparsi.
Non c’è una moda del momento su cui ti puoi adagiare e guadagnare qualche dollaro in più.
Vincent Gallo ha solo la sua vita e una passione smodata per l’arte in ogni sua forma.
E sceglie il cinema per parlare di sé e del suo amore tradito per i genitori.
Perché se vogliamo trovare immediatamente il tema portante di questo film allora dobbiamo partire dal rapporto sofferto genitori/figli.
Billy Brown ( alter ego di Vincent) nasconde la detenzione in carcere ai suoi genitori e convince un amico a spedire delle lettere scritte di suo pugno durante le feste fingendo di avere un lavoro presso il governo.
Uscito da galera oltre a cercare la vendetta sequestra una povera ragazzetta ingenua ( una grassa, impacciata e irriconoscibile Chistina Ricci) per prenderle la macchina.
Fin qui tutto chiaro.
La rabbia dell’emarginato, del disilluso, del tradito.
E Gallo ha tutte le carte in regola per interpretarlo con lucida follia.
Questo fin quando non subentra il senso di colpa verso i genitori.
Il cordone ombelicale immerso nel cianuro
Un sentimento che lo sconvolge e lo porta a simulare, a fingere, a recitare.
Un film nel film.
Billy porta la povera ragazza a casa dei suoi genitori e le chiede di fingere di chiamarsi Wendy Balsam e di essere sua moglie.
Lei accetta e Billy riesce a convincere i suoi che è ricco e felicemente sposato.
Tutta la scena trabocca ironia e come tale è la parte più amara e surreale della pellicola.
Ma la visone di Gallo non è solo frustante finzione al servizio di sentimenti atavici di abbandono e amore non corrisposto.
Non è solo questo.
C’è anche dolcezza e un romanticismo da fiaba attorniato dal grigiore dei personaggi creati dall’autore italoamericano.
Dopo l’incontro traumatizzante con i genitori, Brown porta la ragazza in albergo.
Lei ci sta.
Nel suo ingenuo candore lo idealizza come una sorta di angelo caduto.
Non avverrà nulla.
Brown bisognoso di affetto ( mai ricevuto) le poggia la testa sul grembo e insieme riposano.
Quando lei si addormenta , Brown/Gallo esce dalla stanza per regolare i conti.
Mi fermo qui per non rovinare il finale ai lettori.
Ho ancora ricordi vividi del periodo in cui riuscii finalmente a beccare questo film (indipendente).
La nottata davanti alla televisione ( sintonizzata su Rai Tre) attendendo di registrarlo su una Vhs.
La visione della sera dopo ( una serata primaverile dolcissima) e una passeggiata notturna in solitaria tra le strade deserte del mio paese ragionando sul film.
“Buffalo 66” è di una potenza emotiva quasi imbarazzante.
E anche se Vincent Gallo non diventerà mai un grande cineasta o un attore amato dalla massa, la potenza espressiva delle sue idee è un testamento accettabile da poter lasciare ai posteri.
E col tempo brillerà di luce propria.
Ne sono sicuro.
Intervista a Vincent Gallo su Buffalo 66:
http://www.revisioncinema.com/ci_bu66.htm
Sito personale:
http://www.vincentgallo.com/

lunedì 21 dicembre 2009

LOTHLORIEN: OLTRE LA TERRA DI MEZZO E NELL'ANIMA DEL ROCK

All’uscita dell’Ep “Come le foglie” abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Lucio Auciello, ormai unico timoniere del progetto musicale denominato Lothlórien:

Com’è nato questo mini album intitolato “Come le foglie”? Che gestazione ha avuto? Che cos ha in più rispetto al suo diretto predecessore(il demo “Lothlorien” del 2006)?

Il progetto iniziale era quello di realizzare un singolo ("Come le foglie"), con due b-sides. Durante il lavoro di preparazione però abbiamo deciso di comune accordo di terminare la collaborazione musicale tra i membri del gruppo, e quando ho deciso di portare avanti il progetto - che io stesso avevo fondato e portato avanti anni fa - ho preferito scegliere alcuni bravi che mi sembravano particolarmente rappresentativi del nostro lavoro artistico, e così ho messo insieme questo EP contenente sei brani. E' un passo fondamentale in avanti per il progetto, rispetto alla demo del 2006 c'è stato un lavoro di preparazione, di prove, di composizione e di ispirazione di gran lunga superiore.

Sin dalle prima battute questo cd sembra notevolmente influenzato in egual misura dal Rock, dal Prog Italiano fino a anche da certo cantautorato. Potresti indicarmi quali sono stati i tuoi punti di riferimento nella creazione dell’album?

Ci sono tante influenze nella mia musica, sicuramente le più forti sono quelle del grande rock degli anni '70 (Led Zeppelin, Pink Floyd, Deep Purple, Black Sabbath, Beatles, ecc.), e del grunge di Seattle degli anni '90 (Nirvana, Soundgarden, Alice in Chains, Pearl Jam, Screaming Trees, ecc.), e a questi si aggiungono i grandi gruppi progressive inglesi e italiani (Yes, King Crimson, Genesis, PFM, Banco del Mutuo Soccorso, Le Orme, Balletto di Bronzo, ecc.), così come i gruppi rock italiani (Litfiba, Marlene Kuntz, Afterhours, Karma), e anche i cantautori (primo fra tutti, e tra i primi veri rocker italiani, Eugenio Finardi, ma anche Fabrizio de André ecc.).
Ma c'è anche il jazz-rock della Mahavishnu Orchestra di John McLaughlin, o la psichedelia americana degli anni '60 (Jefferson Airplane, Grateful Dead, Doors), o il rock'n'roll selvaggio degli Stooges e degli MC5.
Detto così l'elenco è enorme e potrebbe continuare, sono un grande appassionato di musica, ma non è per sfoggio di conoscenza che ho voluto indicare tutti questi artisti e gruppi, ma solo per dire che la musica del progetto Lothlórien ha radici molteplici e profonde.
Rispetto alle prime composizioni sicuramente si avverte una vena sperimentale maggiore, ispirata all'approccio curioso-creativo dei gruppi progressive, ma non mi è mai interessato suonare progressive in senso stretto.
Lothlórien è nato e si sviluppa come un progetto rock, anche se con molto curiosità e molto impegno compositivo.

Il monicker Lothlórien fa riferimento allo scrittore Tolkien e al suo capolavoro ”Il Signore degli Anelli”. Visto che siete una band fortemente influenzata dalla musica degli anni 70 vi sentite, in qualche modo, dei prosecutori di quel connubio rock/ letteratura che era presente, con successo, nelle grandi band dei 60/70’ oppure si tratta di una causalità?

I riferimenti alla scrittura (bellissima) di Tolkien, romanzi e saggi, per ora si esauriscono tutti nel nome del progetto, e un po' nell'immagine di copertina di questo EP. Sono assenti riferimenti espliciti alle sue opere, il nome lo proposi al gruppo all'inizio, per via della grande carica evocativa che vi trovavo (e vi trovo tutt'ora).
Il rapporto con la letteratura (e non solo) è molto stretto, leggere un libro è una esperienza così antica eppure insostituibile, persino nel nostro mondo così frenetico (non rapido) e tecnologico. Il titolo del quarto brano dell'EP, "Sul dorso della tigre", è una metafora di un saggio giovanile di Nietzsche, solo per fare un esempio diretto.
Ho notato nel pezzo “Sul dorso della tigre” delle inedite influenze Maideniane ( Periodo primi anni 80). Sei d’accordo? E’ questo la futura direzione della band?
Lupus in fabula! I primi Iron Maiden mi piacciono molto, avevano una grinta notevole, sia quelli di Di'Anno che di Dickinson, e può essere che i loro intrecci chitarristici mi abbiano ispirato in quei riff. Anche se ti confesso che il riferimento più diretto per le chitarre di quel brano è nel disco "Louder Than Love" dei Soundgarden, un disco stupendo, in perfetto equilibrio tra il noise-hard-rock molto istintivo delle origini e le grandi composizioni dei dischi degli anni '90.

Una domanda che faccio a tutti gli artisti del salernitano. Com’è fare musica a Salerno di questi tempi? La scena è viva o ci sono i soliti problemi?

La scenda è viva... non so se ci sia una scena musicale vera e propria. I gruppi ci sono, le idee pure, mancano le strutture, è questo è un problema grave che da sempre riguarda l'Italia e in particolare il Sud. Bisogna avere pazienza e determinazione, essere ancora più forti per affrontare tutto questo e concentrarsi sul proprio lavoro. Sono convinto che la qualità alla fine ripaghi sempre, o quasi.

La formazione dei Lothlorien è stata totalmente rivoluzionata. Da quartetto iniziale sei rimasto solo tu a portare avanti il progetto. Di questi tempi sembra molto dura portare avanti un discorso artistico. Troppe aspettative o semplicemente i soliti problemi di convivenza?

Nell'uno né l'altro caso riguardo ai Lothlórien. Semplicemente c'è stata la presa di coscienza che non riuscivamo a portare avanti come avremmo voluto questo progetto, e come un progetto del genere richiederebbe, per problemi puramente pratici, quali lavoro, tempo, impegno ecc.

“Come le foglie” è un album autoprodotto. Che cosa deve dovrebbe fare un progetto come il tuo ( oltre a produrre buona musica che già c’è..) per ottenere un buon contratto discografico?

Insistere sempre comunque con il lavoro, puntando a dare il massimo in termini di qualità compositiva, farlo in maniera sincera e appassionata, con tanto sudore. Studiare e migliorare in base alle proprie inclinazioni e gusti la propria formazione di musicista, e provare il più possibile come gruppo. Se c'è questo, tutto il resto diventa una questione puramente pratica. Importante, certo, ma alla fine ciò che ti muove è sempre e solo la musica.

Un libro e un disco che recentemente ti hanno colpito?

"Lord Jim" di Joseph Conrad. Come dischi non saprei, da tempo non compro un disco recente, di gruppi o artisti recenti. Posso aggiungere dei concerti? In settimana ho visto i Guernica, gruppo rock di Avellino, davvero straordinari, per qualità compositiva, artistica ed esecutiva, e Moltheni, che a quanto pare purtroppo sta per abbandonare la carriera musicale, un gran peccato per un artista davvero in gamba.

Il momento migliore e quello peggiore nella storia dei Lothlorien?

Il momento migliore accade ogni volta che mi sento pieno di euforia per una idea che dalla testa mi passa alle corde o alle parole, e allora è difficile staccarmi dalla chitarra, o quando sono su un palco a cantare la mia musica. Di momenti "peggiori" ce ne sono stati tanti, come quando qualcuno è uscito dal gruppo, capita per i motivi più disparati. E' dura, ma bisogna avere forza anche quando ti sembra che non sia più nulla da fare.

Progetti futuri per la band? Le vostre prossime date live?

Diffondere l'EP, avere recensioni e interviste (come queste belle domande), suonare, suonare, suonare. Dal vivo a breve potrete sentire i brani Lothlórien, mi sono appena iscritto a Rock Targato Italia, e forse ci saranno delle belle sorprese. Consultate il sito ufficiale www.lothlorien.it per tutte le informazioni sui concerti e l'attività musicale del progetto.

Grazie mille per la tua gentile disponibilità. A te le ultime battute…

Grazie a te per tutto il lavoro che dedichi alla musica e ai gruppi delle nostre terre, ti siamo debitori.E un saluto a chi legge, sostenete la musica di qualità, ogni tanto spegnete la televisione o il computer e mettete su un bel

sabato 19 dicembre 2009

JACK KETCHUM - LA RAGAZZA DELLA PORTA ACCANTO ( GARGOYLE BOOKS - 2009)

Jack Ketchum (pseudonimo dello scrittore americano Dallas Mayr) delinea con questo romanzo intitolato “La ragazza della porta accanto” ( titolo a tratti bucolico ma che nasconde inquietudini profonde. Ci arriveremo…) un modo di evocare l’orrore, la repulsione, l’angoscia, il raccapriccio con ( e permettetemi l’ironia della locuzione) armi molto affilate.
Perché se di genere “Horror” dobbiamo parlare ( e la Gargoyle è sinonimo di pubblicazioni di tal rango) uno solo è il termine da aggiungere per ottenere un quadro chiaro del libro:
Horror “probabile”.
Non ci sono forme ectoplasmiche ad infestare le coscienze di Ruth e della sua deviata famiglia.
Non ci sono esperienze al di là dell’umana comprensione che rendono la realtà oscura e incomprensibile agli occhi dell’ ”innocente”( anche qui ci arriveremo) protagonista del romanzo.
L'elemento perturbante si colloca all'interno di una codificazione convenzionale dell'immaginario dei protagonisti
Se si tratta di orrori terreni allora sono quelli del nostro vicino di casa che stermina senza motivo la sua famiglia, o quel cugino così gentile e perbene che tiene segregata in cantina la sorella da quando era piccola.
La probabilità nasce dal fatto che ci troviamo dalle parti dell'essere umano tangibile, in carne ed ossa, la cui follia non nasce dal delirio grottesco o dallo spiritualismo satanico.
Ma nasce dall’isolamento e dall’ossessione.
Insomma non parliamo della dolce e premurosa Annie Wilkes ( Misery, e non a caso King ha scritto di suo pugno una nota alla fine del libro) che nel suo delirio psicotico imprigiona lo scrittore del cuore come una bella farfalla in una teca ( ovviamente mozzandole le ali) per tenerlo tutto per se.
Non è il possesso ( e il potere che ne deriva camuffato da un sentimento distorto di amore) che permea le azioni di Ruth e dei suoi figli nell’intrappolare e seviziare le odiate e orfane cugine.
E’ la punizione che muove i loro passi.
Punire gli altri per il nostro dolore.
Punire gli altri per le nostre colpe.
Il tipico deliro da Serial Killer.
E ritornando per un attimo alla “probabilità” della narrazione Ketchum prende spunto da un fatto realmente accaduto, il ritrovamento del cadavere, orridamente martoriato, della sedicenne Sylvia Marie Likens, dopo una telefonata anonima
Dopo alcune indagini verrà incolpata la zia adottiva ( madre di quattro figli, abbandonata dal marito).
Sul Blog di Elvezio Sciallis troverete tutti i dettagli del caso:
http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2009/11/la-ragazza-della-porta-accanto-di-jack.html
Una realtà di violenza fisica e psicologica che abbevera la componente fiction del romanzo.
Quest’ultima trova il suo perno centrale nella vita tranquilla ( il bucolico citato in precedenza) del dodicenne David nell’ America rurale degli anni 50
Attraverso i suoi occhi di adolescente cogliamo i suoi primi innamoramenti, i giochi e le complicità infantili con gli altri suoi simili e il desiderio di scoprire un mondo che pian paino gli si sta mostrando.
Questo fino all’incontro con Ruth: prima madre fin troppo permissiva e compiacente, poi mostro mitologico accecato da una furia selvaggia e perversa ( anche in questo caso ho trovato grosse affinità con Norman, il poliziotto sadico di Rose Madder, altro romanzo “probabile” di King).
E un branco di marmocchi dalla sessualità appena dischiusa non potranno non apprezzare ( con la subdola scusante di un gioco che gioco non è) le sevizie psicologiche e poi fisiche del mostro.
Meg, la ragazza bellissima della porta accanto che diventa pupazzo di sollazzi grotteschi e crudeli.
David l’innocente ragazzino che prima la ama poi la odia e infine la compatisce ( ma solo dopo che il corpo di Meg non sarà più qualcosa di gioiosamente “proibito” ma un ricettacolo di dolore e sadismo).
“La Ragazza della porta accanto” non è un libro per tutti.
Non potrebbe mai esserlo.
E in questo slogan è racchiuso il fascino di un romanzo scomodo e controverso che lascerà segni profondi nella coscienza del lettore.
In tal caso possiamo affermare, senza remore, che la penna di Ketchum è davvero affilata come un rasoio.

venerdì 18 dicembre 2009

BRUNO BRINDISI, DAVIDE OCCHICONE - LEZIONI DI FUMETTO ( CONIGLIO EDITORE - 2009)

Nella mia personale classifica dei libri che hanno caratterizzato il mio 2009 ho inserito anche questo “Lezioni di fumetto”.
Non fatevi trarre in inganno dal titolo.
Qui di lezioni “tecniche” per diventare un bravo fumettista ce ne sono davvero poche ( diciamo il giusto).
Quello che traspare maggiormente dalla pagine del libro ( arricchite anche da tavole inedite) è il vissuto di un giovane disegnatore che partendo praticamente da zero e senza alcuna preparazione professionale è diventato UNO DEI FUMETTISTI DI PUNTA della BONELLI EDITORE.
Ovviamente parliamo di Bruno Brindisi.
“Lezioni di fumetto” è una lunga e avvincente cavalcata nel mondo dei ricordi dell’artista salernitano che come già avevo notato dal vivo durante un’intervista al Fumettour 2009, non è mai avaro di particolari e aneddoti stuzzicanti.
http://ilmondodiedu.blogspot.com/2009/10/disegnare-significa-creare-universi.html

( Nella foto: Bruno Brindisi & Edu)
Davide Occhicone ( al suo esordio come autore) è bravo nel presentare il libro come una sorta di “intervista lunga” ( e non come un saggio fine a se stesso) dove raccoglie tutte le curiosità, i dubbi e le aspirazioni dell’appassionato di fumetti, incanalandole in una “conversazione scritta” che si legge bene e tutta di un fiato.
Sugli scudi il rapporto lavorativo ( ma anche umano) tra Brindisi e l’ideatore del personaggio più importante del fumetto italiano.
Per chi non fosse vissuto sulla luna negli ultimi venti anni, stiamo parlando di Tiziano Sclavi & Dylan Dog.
Gli amanti dell’ Indagatore dell’incubo non potranno che godere ( fisicamente) nell’ apprendere alcuni retroscena sulla creazione del personaggio, sulle ispirazioni e i riferimenti culturali e tecnici sia del lavoro di Sclavi che di quello di Brindisi.
E di sicuro ne rimarranno estasiati.
Non solo.
“Lezioni di fumetti” è anche un vero e proprio monito di Bruno Brindisi verso il mondo del fumetto italiano.
I tempi sono cambiati, la tecnologia permette ormai un lavoro diverso rispetto ai primi anni 90, non solo in termini di creazione ma anche di pubblicazione.
Di riflesso anche il lavoro di Disegnatore professionista è mutato.
Brindisi, con grande umiltà e passione, racconta questo passaggio non lesinando anche una certa malinconia verso un periodo di grande fervore artistico ( La Scuola Salernitana), che difficilmente si ripeterà nel tempo.
Insomma se proprio si tratta di “Lezioni di Fumetto”, allora io aggiungo che sono anche “Lezioni di Vita vissuta”.
E chi come il sottoscritto non dormiva la notte in attesa di un nuovo albo di Dylan Dog, sa di cosa parlo.
(Nella foto: Davide Occhicone & Bruno Brindisi al Fumettour 2009)
BRUNO BRINDISI
(Salerno, 1964), autodidatta, pubblica i suoi primi lavori sulla rivista “Trumoon” nel 1983. Dopo aver definito il proprio stile con storie erotiche e horror per Ediperiodici, Blue Press e le Edizioni ACME, nel 1990 approda alla serie regolare di “Dylan Dog”, sul numero 51 con la storia Il male.Per l’Indagatore dell’Incubo realizza più di 30 storie e diventa uno degli autori più amati dal pubblico. Contemporaneamente realizza alcune storie per “Nick Raider”, l’albo di esordio di Brad Barron, alcune storie per il mercato francese e lo “Speciale Tex” del 200, I predatori del deserto, escursione nel western che ne sottolinea l’enorme versatilità.

DAVIDE OCCHICONE
(Napoli, 1973) negli anni Novanta partecipa alla realizzazione di varie riviste e monografie edite dalla Tornado Press. Dal 2003 realizza interviste e articoli per Lospaziobianco.it, il più seguito sito di critica del fumetto. Dedica tutto il suo tempo libero al fumetto, nonostante il lavoro a la famiglia ne reclamino la presenza.
In appendice alla recensione il mio articolo/ Post su Tiziano Sclavi & Dylan Dog:

giovedì 17 dicembre 2009

PUBBLICAZIONE TIPICAMENTE NATALIZIA ( E QUINDI GOTICA) PER LA GARGOYLE BOOKS

Gargoyle presenta:
L'ospite maligno / La stanza al Dragon Volant
di Joseph Sheridan Le Fanu
Traduzione e introduzione di Sandro Melani
Dal 17 dicembre 2009 in libreria

Tracce
L'ospite maligno: alla fine Settecento, il nobile Richard Marston, dopo aver sperperato gran parte del suo patrimonio per estinguere i debiti di gioco, ormai decaduto, si ritira a vivere, con la moglie e i due figli, nel Cheshire, presso la tenuta di Gray Forest, un'imponente magione di campagna circondata da un bosco vasto e selvaggio. Divenuto cupo e diffidente a causa del suo declassamento, l'uomo sembra trovare sollievo unicamente nell'isolamento: evita i signorotti del luogo ben più fortunati di lui ed è estremamente parco di affetto anche verso i familiari. Tollera a malapena la presenza estranea di Eugénie de Barras, l'ambigua istitutrice francese di sua figlia, mostrandosi refrattario a qualunque novità. È dunque con enorme contrarietà che Marston accoglie la notizia dell'arrivo di Sir Wynston Berkley, suo lontano e odioso parente. Una visita che si annuncia carica di cattivi presagi.
La stanza al Dragon Volant: 1815, poco dopo la disfatta di Napoleone a Waterloo, in piena restaurazione della monarchia borbonica, giunge a Parigi il giovane e facoltoso Richard Beckett, persuaso che la capitale francese possa portargli fortuna sia ai tavoli da gioco che in amore. In una sosta del viaggio, il gentiluomo inglese s'imbatte nei conti di St. Alyre, restando fulminato dalla bellezza della contessa. Determinato a rivedere la donna, Richard si affida al marchese d'Harmonville, ben inserito nella mondanità parigina, che gli consiglia di alloggiare a Versailles nella locanda del "Dragone volante", confinante proprio con la residenza dei conti. L'unica stanza dell'albergo rimasta, però, è rinomata per essere stata sfondo delle inquietanti sparizioni di chiunque vi abbia soggiornato. Il giovane sembra infischiarsene, ma sarà costretto a ricredersi, quando capirà di essere la vittima designata di un'ingegnosa quanto diabolica macchinazione.

Il libro
Rielaborazione di "Some Account of the Latter Days of the Hon. Richard Marston of Dunoran", storia d'ambientazione irlandese pubblicata a puntate sulla «Dublin University Magazine», tra l'aprile e il giugno del 1848, L'ospite maligno (The Evil Guest) uscì nel 1851 nella raccolta Ghost Stories and Tales of Mystery. Gargoyle lo propone per la prima volta ai lettori italiani nella traduzione di Sandro Melani, poiché il racconto è rimasto finora inspiegabilmente inedito in Italia.
La stanza al Dragon Volant (The Room in the Dragon Volant) fu pubblicato nel 1872, dapprima a puntate sulla rivista «London Society» e poi all'interno di quella che è probabilmente la più importante antologia di Le Fanu, ossia In a Glass Darkly, che comprende anche i racconti Green Tea, The Familiar, Mr Justice Harbottle e il celebre Carmilla.
Se ne L'ospite maligno il terrifico si fonde al mystery, conferendo alla narrazione le tonalità fosche della ghost story e richiamando tutti gli elementi del gotico dell'epoca, La stanza al Dragon Volant può leggersi anche come un breviario di "ars furfantesca" all'insegna di un esilarante humor nero, dove al giovane protagonista rubano la scena navigati professionisti del camuffamento e della doppiezza, che hanno fatto dell'impostura la propria raison d'être. In questo secondo racconto sono addirittura riscontrabili echi del teatro elisabettiano, rendendo possibile un accostamento con il Volpone di Ben Johnson
Sia ne L'ospite maligno che ne La stanza al Dragon Volant, continue sono le allusioni al soprannaturale, sebbene in essi non ci sia nulla di veramente tale e gli intrecci che legano i vari personaggi affondino, anzi, nella più bieca terrenità. Risiedono proprio in questa raffinata distonia tra cifra stilistica e contenuto il tratto distintivo di Le Fanu e la sua grandezza. La cornice gotica viene, dunque, aggiornata a favore di un dinamico rimescolio delle carte in tavola, dai risvolti imprevedibili: se non mancano sovvertimenti della realtà, torture psicologiche, misteri da svelare, famiglie di antica discendenza in balìa del disfacimento, manieri in rovina pieni di antri segreti, tutto però viene mosso da avidità, lotta per il denaro, arrivismo sociale e subdoli raggiri a scopo di lucro. Le Fanu risente a pieno, dunque, dello spirito del tempo, rivelando una poetica di profonda modernità. Esponente di quell'alta borghesia delle professioni, dell'economia e dell'amministrazione, in un contesto di rigida stratificazione sociale non priva di slanci paternalistici verso i ceti meno abbienti, Le Fanu è autore fortemente ancorato agli imperativi della sua epoca - grande dirittura morale, spirito di rinuncia e autocontrollo, esaltazione del lavoro e del sacrificio, stigmatizzazione del fallimento economico -, che diventano un corpus valoriale rintracciabile in filigrana in molte delle sue opere.

L'autore
Giornalista e scrittore irlandese, Joseph Sheridan Le Fanu è unanimemente riconosciuto tra i maestri della letteratura gotica. Snobbato dalla critica in vita, è stato riscoperto, agli inizi del Novecento, grazie soprattutto al lavoro critico di Montague-Rhodes James.
Nato a Dublino nel 1814, Le Fanu trascorre l'infanzia tra i villaggi di Chapelizod e Abington, nella contea di Limerick. Qui, vive a stretto contatto con una società rurale orgogliosa e imbevuta di superstizioni. La componente favolistica e fantastica, propria della cultura contadina irlandese, l'interesse per la demonologia e l'occultismo, nonché la fascinazione per l'opera del filosofo e mistico Emmanuel Swedenborg influenzeranno profondamente la sua poetica.
Nel 1832, Le Fanu intraprende gli studi in Legge presso il Trinity College di Dublino; tra il 1835 e il 1839, vengono pubblicati alcuni suoi racconti (The Ghost and the Bone-setter, The Furtunes of Sir Robert Ardagh e Schalken the Painter) sulla rivista «Dublin University Magazine», con cui Le Fanu continuerà a collaborare per tutta la vita, diventandone anche editore e proprietario. Dopo una breve esperienza nell'avvocatura e un matrimonio che lo lascia inconsolabile vedovo, nel 1858, Le Fanu si allontana dalla vita sociale per dedicarsi esclusivamente alla scrittura fino al 1873, anno della sua morte.
È autore di diverse antologie di racconti e di alcuni romanzi, tra cui i più importanti sono Lo zio Silas (1864, pubblicato per la prima volta in Italia da Gargoyle nel 2008) e Carmilla (1872), che narra di una vampira sensuale e affascinante, in odore di lesbismo, da cui sembra che lo stesso Stoker abbia tratto ispirazione per il suo Dracula.

Dall'introduzione:
Quello del sensation novel è un mondo che ha ormai perso ogni innocenza e cristallinità, un mondo costellato adesso di matrimoni infelici, spesso frutto di tiranniche imposizioni, relazioni adulterine, convivenze more uxorio che confinano con la bigamia, figli e parenti segreti, divorzi, vizi innominabili, instabilità psichiche che affondano le radici nel lontano passato familiare, disastri e rovesci economici, frodi e ricatti, manipolazioni testamentarie, cruenti omicidi e, a sovrastare tutto questo torbido magma, schiaccianti sensi di colpa che il più delle volte si cerca invano di tacitare con una tracotante e spavalda crudeltà.

mercoledì 16 dicembre 2009

"IL ROCK DELLE TAMMORRE ALL'OMBRA DEL VESUVIO": INTERVISTA A JOE PETROSINO

Joe Petrosino sembra un personaggio di "altri tempi".
Suona la chitarra traendo ispirazione dalla forza espressiva e "terrena" di un vulcano spento (apparentemente).
Cita nei testi Toro Seduto, la natura incontaminata, il destino di due orfani, le danze popolari e tutte quelle tradizioni e quei ricordi ormai persi nell'oblio del tempo oppure buttati via dalle nuove generazioni tecnologiche.
Insomma un' artista con il cuore e la mente nel passato.
“Rockammorra” è l' album di debutto per questo singolare e originale musicista dell’Agro Nocerino Sarnese.
Ne abbiamo parlato con Luca Petrosino, nome d’arte Joe Petrosino:
Salve Joe. Iniziamo a delineare la storia del tuo omonimo progetto musicale fino ad arrivare al tuo debutto con “Rockammorra”?
In realtà tutto è iniziato grazie alla passione di mia madre per la musica popolare e per il recupero delle tradizioni popolari. Accompagnandola così, a varie feste ho riscoperto un nuovo suono antico. Tornato a casa, ho registrato una tammorra su un riff di chitarra elettrica e poi ho continuato perchè mi piaceva: “ROCK-TAMMORRA!” ( il rock delle tammorre, mandolini, putipù e “scetavajasse” ).

Continuando a parlare dell’album, questo si caratterizza per una grande varietà musicale e di ispirazioni? Da quale esperienza o riflessione personale nasce?
Il filo conduttore musicale e personale del disco è la festa popolare, il suono, l'atmosfera, l'odore; è la voglia di riscoprirsi, con orgoglio e follia, "gente del Sud"; è la voglia di crescere continuando a fare onore a queste antiche tradizioni alle quali siamo profondamente legati, senza mai dimenticare che ci appartengono.

A mio avviso “Rockammorra” può essere considerato come un ponte musicale tra la vecchia tradizione musicale popolare partenopea e le moderne rappresentazioni del genere Rock ( in senso ampio). Sei d’accordo? Considerando che era proprio questo l'obiettivo del mio progetto, le tue parole non possono altro che lusingarmi e rendermi felice. La musica napoletana è conosciuta in tutto il mondo, ed io ho fatto e farò quello che mi sento di fare conservando come sempre, un grande rispetto per una delle tradizioni musicali più conosciute ed ammirate a livello internazionale, ovvero quella partenopea. Sono stato aiutato anche da altri artisti, miei amici, tre su tutti: Peppe Del Sorbo, Tonino Borzelli, Tony D'Alessio e naturalmente Nando Citarella.

Mi ha molto colpito il brano “Vesuvius” dal grande pathos emozionale e dal testo molto particolare. Ce ne puoi parlare?
Il brano “Vesuvius”, mi è esploso fuori proprio come un vulcano, mentre mi scoprivo intento ad osservarlo in tutta la sua ingombrante imponenza che mi riempiva gli occhi, la testa e l’anima con il suo potente ardere che solo a guardarlo mi entrava dentro. Inoltre è un brano a cui sono molto legato per molti motivi; ho cominciato a scrivere il disco a partire da quel riff di chitarra e da quel giro di tammorra, impreziosito dalla grande voce dello scomparso Francesco Tiano. Il videoclip che è nato da quella collaborazione non è stato altro che un'anteprima e un trampolino di lancio per il disco. Un saluto a Francesco che mi segue da lì su.

Il brano di apertura “Emergenza SOS” contiene la famosa frase di Toro Seduto, ” Quando avranno inquinato l'ultimo fiume, abbattuto l'ultimo albero, preso l'ultimo bisonte, pescato l'ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.” Una citazione ancora molto attuale nel contesto del tuo testo. Mi sbaglio?
Esatto. Quella frase la lessi nel momento in cui finii di leggere Gomorra: a mio parere un libro di denuncia del sistema economico internazionale, prendendo spunto dalla situazione campana. Questa canzone è dedicata a Roberto Saviano, che ci siano sempre persone come lui.
Quali sono le influenze ( sia musicali che letterarie) di Joe Petrosino?
Popolari, naturalmente! Le influenze di questo disco, partono dal rock anni ’70 e vanno dritti verso i suoni tradizionali, con uno stile di scrittura molto vicino al genere dei cantautori italiani. Per quanto riguarda il mio gusto personale è molto ampio, infatti ascolto e leggo un po' di tutto. Per i testi invece, sono stato molto influenzato da Ferdinando Russo e Salvatore Di Giacomo.

Domanda d’obbligo: in tempi di forte crisi per le vendite dei cd e per il download selvaggio cosa deve fare un’artista per sopravvivere?
Adattarsi alle situazioni, e girare per il mondo.

Discorso concerti. Il circuito provinciale salernitano permette ad una musicista come te di suonare in locali idonei? Ormai la dimensione live sembra essere diventata il modo migliore per promuovere la propria musica. Che ne pensi?
Infatti, è impensabile che un progetto si conosca solo su disco, bisogna fare tanti concerti ed uscire dal circuito locale. Portare il proprio messaggio alle persone è sempre stata l'unica strada da battere.

Il momento migliore e quello peggiore nella storia ( seppur breve) di Joe Petrosino?
Sicuramente il momento migliore del mio percorso è stata la partecipazione al “Premio de Andrè” nel 2008, con il brano gente strana, e il primo premio al “Concorso Nazionale di musica d’Autore-botteghe d’Autore” sempre nel 2008, con il brano “Ciro e Giuvann”. Ancora poi, la partecipazione al “Ritmo Festival” nel 2009 in occasione della “Festa della Madonna delle galline” ( Pagani ). Quindi, tutti momenti di grande soddisfazione.
Non vedo cose negative nel mio percorso, naturalmente la scomparsa del mio amico Francesco Tiano, grande artista, è stata per me motivo di grande tristezza.

Per finire domanda classica. Progetti futuri e appuntamenti imminenti per la tua band?
Sto organizzando un inverno fitto di impegni...speramm 'a Maronna! Il 27 dicembre siamo al "Pub Il Moro", Cava de' Tirreni e il 22 gennaio alla "Cantina de' Romantici", Salerno. Lo space è sempre aggiornato: www.myspace.com/lucapetrosino Grazie mille per la tua gentile disponibilità. A te le ultime battute…

Mi permetto di sfruttare queste battute che mi vengono offerte per farmi un po’ di pubblicità, che non fa mai male! Intanto spero di incuriosire altre persone, cosi come ho incuriosito voi. Buona musica a tutti. Il disco di Joe Petrosino – “Rockammorra” è anche su iTunes, Amazon, Spotify et alii.



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http://disfunzionisonore.blogspot.com/

martedì 15 dicembre 2009

GIOVEDI' 17 DICEMBRE, ULTIMA PUNTATA DEL 2009 CON OSPITI STAMINA E CONTEST CD CON BEN 4 COPIE IN OMAGGIO

Giovedì 17 Dicembre ultima puntata di Moshpit del 2009.
Ovviamente Doctor Jankyll e Mister Eddie torneranno il 7 Gennaio 2010 più forti che mai con nuovi ospiti, nuove rubriche e nuovi contest cd in omaggio.
Avremo come Ospiti gli STAMINA, Prog/Hard Rock Band from Salerno
http://www.myspace.com/staminaband
che si preparano a breve ad uscire con un nuovo attesissimo album.
Inoltre continua alla grande il contest cd/ I MAKE RECORDS, con ben 4 copie dei debut cd dei VERME-ROBOTS ( Alternative/Grunge/Prog/Rock band sempre da Salerno) in omaggio per gli ascoltatori di Moshpit.
http://www.myspace.com/vermerobots
INVIATE UNA MAIL CON SEMPLICEMENTE IL VOSTRO NOME E COGNOME A: moshpit.rock@gmail.com
GIOVEDI' SERA SORTEGGEREMO IN DIRETTA I 4 FORTUNATI VINCITORI CHE SI VEDRANNO RECAPITATO A CASA IL DEBUT CD DEI VERME-ROBOTS "CROWLING IN THE RUSH HOUR".
Come tutti i Giovedì vi aspettiamo alle 21 su Radio Base:
http://www.radiobase.fm/
STAY ROCK WITH MOSHPIT!!!

mercoledì 9 dicembre 2009

-2 LIVELLO DEL TERRORE ( FRANCK KHALFOUN - 2005)

Titolo originale: P2
Regia di Franck Khalfoun, con Wes Bentley, Rachel Nichols, Grace Lynn Kung, Paul Sun-Hyung Lee, Simon Reynolds
Genere: Horror/Thriller
Anno: 2005 - USA

Sinossi:
Angela Bridges è una giovane donna in carriera. Ambiziosa e diligente, è l'ultima a lasciare l'ufficio anche la sera della vigilia di Natale. Raggiunto il parcheggio sotterraneo dell'azienda e accortasi dell'auto in avaria, chiede inutilmente aiuto a un addetto alla sicurezza: la macchina non parte. Rifiutando l'invito del ragazzo a partecipare alla sua modesta cena natalizia, Angela si congeda e chiama un taxi. Accortasi molto presto di non poter uscire dall'edificio, cerca invano e disperatamente aiuto. Sarà l'inizio di una lunga vigilia di paura.

Considerazioni:
Non mi attendevo proprio niente da questa pellicola.
Stravaccato sul divano con la mia bella avevo voglia solo di divagarmi con un filmettino Horror all’acqua di rose.
Mai scelta fu più sbagliata…
“2 Livello di Terrore” è un viaggio infernale nella follia dettata dall’isolamento e soprattutto un’ esperienza da incubo nei meandri di un claustrofobico garage sotterraneo.
Chi soffre nei luoghi chiusi e bui NON DOVREBBE VEDERE QUESTO FILM.
Chi ha terrore di persone instabili e violente ( come il sottoscritto ne ha) NON DOVREBBE VEDERE QUESTO FILM.
Perché in questa pellicola Franck Khalfoun ( già autore del grezzo “Alta Tensione” e del convincente Remake “Le Colline hanno gli occhi) infonde ogni paura ancestrale l’uomo comune abbia dovuto affrontare dall’alba dei tempi:
l’oscurità
la violenza del cacciatore
la prostrazione e l’angoscia della cattura e della prigionia.
Non mancano delle pecche in ambito di sceneggiatura.
Il personaggio dell’ossessiva guardia di sicurezza manca di spessore psicologico.
E più di una volta lo spettatore ignaro si chiede la causa di alcune sue strampalate azioni ( il balletto/imitazione di Elvis durante la fuga della sua “amata” preda) oppure il significato di alcune oscure dichiarazioni (“ tutti vogliono che io resti qui sotto…” urla il pazzo in una della scene di maggiore suspense).
Per il resto un visione che scorre liscia come l’olio disturbando e angosciando non poco lo spettatore sulle sorti della bella protagonista.
Perché signori miei qua parliamo di Horror “probabile”.
Parliamo di scene che potrebbero ( o lo sono già) essere prese dalla realtà più cinica e perversa.
Un guardiano di un parcheggio sotterraneo che “nell’ora più buia della notte” decide di segregarvi nel suo regno isolato e farvi ciò che vuole.
Io ci penserei bene quando una sera di queste vi ritroverete a riprendere l’auto sotto quel palazzo solitario e buio...

martedì 8 dicembre 2009

RICERCATI UFFICIALMENTE MORTI ( WALTER HILL - 1987)

Titolo originale: Extreme Prejudice
Regia di Walter Hill, con Nick Nolte, Powers Boothe, Michael Ironside, Maria Conchita Alonso
Genere: Azione
Anno: 1987- USA

Sinossi:
Jack Benteen (Nick Nolte), un massiccio Ranger texano, è deciso a far sparire dal paese in cui lavora, non lontano dalla frontiera messicana, tutta la droga insanguina le sue strade. Il maggiore trafficante è un certo Cash Bailey, la cui ex amante Sarita Cisneros convive ora con Jack, un tempo suo amico d'infanzia. Nel frattempo arriva sul posto un commando di sei duri, ex-soldati che risultano ufficialmente morti in Vietnam, a Beirut e nel Laos, ma invece ben vivi e guidati dal violento Maggiore Paul Hackett…

Considerazioni:
Per moltissimo tempo (praticamente durante tutta la mia adolescenza e anche dopo...) è stato il mio film preferito. Ogni volta che lo rivedevo in tv, non prendevo sonno dall’eccitazione.
Il soggetto della storia mi faceva impazzire: un manipolo di militari ( che risultano morti durante diverse missioni in giro per il mondo) che vengono assoldati (o meglio ancora richiamati dalla loro non-vita) per eliminare un Boss messicano della droga.
Da un soggetto di John Milius ( produttore anche di “Fratelli nella notte” recensito sempre nel blog) e Red Dexter e con la Regia di un ispiratissimo Walter Hill ( tante le pellicole memorabili che ha girato) un film d’azione avvincente, trasmutato in un Western moderno e durissimo.
La sceneggiatura di Milius è un vero e proprio tributo all’Action più pura.
Manca ogni caratterizzazione psicologica dei personaggi.
Un fattore negativo? Assolutamente no.
I ricercati ufficialmente morti sono dei veri e propri automi il cui unico compito è scovare e uccidere il nemico. Praticamente dei Punitori ( quello di Garth Ennis) ante litteram.
Non c’è spazio per dialoghi inutili oppure scene riempitivo. Qui tutto funziona attraverso l’equazione (fredda ma efficace) movimento/scontro/morte.
Spendiamo un po’ di parole per l’attore Michael Ironside ( il controverso Maggiore Paul Hackett). La prima volta che mi imbattei in questo grandissimo caratterista “negativo” è stato con il serial Tv "Visitors" ( recentemente riproposto). Già allora mi aveva convinto per le sue grandi doti interpretative. Poi una sequenza di film ( per il sottoscritto) da capogiro:

Top Gun
Scanners
Sotto massima sicurezza
Atto di Forza
Alterazione Genetica
Highlander II


Attualmente è uno dei miei “Cattivi” preferiti in assoluto.
E credetemi, Ironside il "personaggio malvagio" lo interpreta sul serio. Come dimenticare l’urlo frustrato e profondo in “Atto di Forza” ( con Arnold Schwarzenegger)?
Infine menzione d’onore anche per Nick Nolte.
Ingessato dalla sceneggiatura di Milius e coperto da un cappellaccio da Cowboy solitario e roccioso riesce comunque ad interpretare egregiamente il Ranger Benteen attirandosi anche il rispetto (e quindi l’aiuto) del manipolo “ maledetto”.
Finale incandescente e sparatorie a go go per uno dei film che più di tutti ha lasciato un segno nell’immaginario dell’Action Movie targato anni '80.
E tanti autori negli anni immediatamente successivi ne hanno ripreso tematiche ed ispirazioni per attualizzarlo e reinterpretarlo con il gusto del nuovo millennio.
Visione straconsigliata!!!

lunedì 7 dicembre 2009

FRATELLI NELLA NOTTE (TED KOTCHEFF- 1983)

Titolo originale: Uncommon Valor.
Regia di Ted Kotcheff, con Patrick Swayze, Gene Hackman, Fred Ward, Reb Brown
Genere: Guerra/Avventura.
Anno: 1983 - USA

Sinossi:
Frank, figlio del colonnello Rhodes, non è tornato dal Vietnam; come tanti suoi commilitoni è rimasto prigioniero dei vietcong, e a dieci anni dalla fine della guerra ancora non è stato restituito. Stanco di aspettare le promesse dei politici, Rhodes, che ha scoperto l'esistenza di un campo di prigionia con detenuti americani nel Laos, organizza una spedizione di commandos per andare a liberarlo, finanziato da un miliardario il cui figlio ha subito la stessa sorte di Frank…

Considerazioni:
Approfittando di un paio di orette libere ho pescato questo piccolo cult su un canale della Rai.
Credo di averlo visto la bellezza di almeno venti anni fa.
Mi ha emozionato come la prima volta.
“Uncommon valor” è un film del regista Ted Kotcheff che aveva già diretto la prima ( e fortunata) trasposizione di Rambo.
Kotcheff abbandona però le atmosfere angoscianti e da cardiopalma del suo capolavoro ( ricordate John Rambo braccato nel buio della foresta o intrappolato in una miniera infestata dai topi?) per abbracciare tematiche anche più frivole ma sempre dal forte impatto emozionale.
Prima di tutto i personaggi ( reduci del Vietnam come lo stesso Rambo) sono caratterizzati da una maggiore ironia.
Ma non manca la figura del Colonnello/padre/saggio/ guida, Rhodes, (personaggio assimilabile al noto Colonnello Trautman) interpretato da un ottimo Gene Hackman.
Grandissima emozione rivedere anche un giovanissimo e impacciato Patrick Swayze nei panni di una recluta alla sua prima missione di guerra.
Il tema del Vietnam e dei suoi strascichi personali/sociali/politici è ancora delineato dal regista con il suo carico di inquietudini e dubbi ( e credo che il popolo americano in futuro farà fatica a somatizzare le colpe di “altre guerre”).
Ma stavolta il baricentro si sposta nel cuore dell’Asia ( il Laos) dove la gioventù americana mandata al macello vive ancora l’incubo della prigionia.
Inutile dire che la missione avrà un esito insperato ( vista anche la stanchezza/grossolanità dei reduci assoldati da Rhodes) ma anche amaro.
E alla fine del film, che di sicuro commuove per la sua grande drammaticità, un interrogativo fa battere a mille il cuore dello spettatore:
nell’inferno paludoso del Vietnam ci sono ancora soldati imprigionati?
Una domanda che mi ha incupito non poco…

sabato 5 dicembre 2009

MEMORIE DAL MONDO DI TIZIANO SCLAVI

Nell’Aprile del 1988 avevo quasi 14 anni.
Da pochi mesi avevo scoperto il mio piccolo/grande segreto letterario: Dylan Dog.
Segreto, perché mia madre ( seppur avida lettrice di Romanzi Gialli) non voleva che leggessi il fumetto di Sclavi.
Lo reputava violento e troppo “disturbante” per un ragazzino che aveva iniziato da poco il Liceo.
E allora lo compravo di nascosto e lo divoravo di notte ascoltando i dischi ( anch’essi poco amati dai miei) dei Metallica, dei Testament, degli Iron Maiden.
E’ stato un periodo duro, difficile, pieno di incomprensioni e contrasti ( del resto ero un adolescente complicato e anticonformista nella grigia e “morigerata” provincia salernitana) ma anche ricco di grandi scoperte che hanno cambiato notevolmente la mia percezione delle cose, delle persone, del mondo(angusto) che mi circondava.
Di questo posso solo ringraziare Tiziano Sclavi.
Senza le sue storie non sarei l’uomo che sono adesso.
Senza i suoi albi non avrei mai avuto la consapevolezza del travagliato e infelice vivere umano che i nostri simili spacciano per tutto rose e fiori. E non ne avrei tratto la forza necessaria per andare avanti.
Tiziano Sclavi era diverso.
Raccontava personaggi autentici con sentimenti reali.
Raccontava la solitudine , la rabbia, il disprezzo, l’incomunicabilità che erano propri della mia età.
Ed erano più vividi e lampanti di qualsiasi sentimento positivo potessi allora riscontrare nell’ipocrita società moderna.
“Memorie dell’Invisibile” è l’esempio supremo di quanto detto sopra, ed è ( forse) l’apice dell’ispirazione di Sclavi come autore di fumetti ( presumo ci sia tanto della sua vita in questo albo).

Ecco alcun passi:

Sono sempre stato una nullità. Da bambino, mia madre mi scambiava per mio fratello, anche se ero figlio unico. Quindi non ero neanche unico. D’altronde mia madre crede ancora oggi che sia mio fratello, il figlio unico.
A scuola, la maestra mi segnava sempre assente, anche quando ero presente. Nei giorni in cui ero davvero assente non se ne accorgeva e mi segnava assente lo stesso. Tutti gli altri ragazzi avevano degli hobby. Il mio hobby è sempre stato respirare. Quando mi guardavo allo specchio, neanch’io mi riconoscevo, e se parlavo tra me e me, mi davo del voi.
Appena potei, me ne andai da casa e venni a vivere a Londra, da solo. Anzi, meno che solo. Comunque, se non altro, come nullità non mi fu difficile trovare un lavoro all’ufficio del catasto.

Pensate alla solitudine di un ragazzo comune negli anni sgargianti e decadenti di fine anni 80 ( sarcasticamente narrati da Ellis nel suo “American Psycho” altro riferimento non evidente di questo discorso. Non lo scambiate solo per un romanzo su un “Serial Killer”. Sareste riduttvi…). Ponetelo di fronte alle tavole dal sapore autunnale ( pioggia, ancora pioggia, sempre pioggia) disegnate da Casertano.
Le parole di Sclavi saranno la sua poesia mai recitata, l’arte che respira la vita che esala la morte..
Una miscela illuminante e illuminata.
Un mondo aperto verso la comprensione del lato oscuro dell’esistenza.

"Mi alzai solo all’alba, e mi volsi intorno quasi incredulo, come se quella stanza neanche esistesse, come se il mondo fosse scomparso. Poi il mio sguardo incontrò lo specchio e vidi riflesso il corpo di Aileen. Solo che c’ero anch’io lì accanto a lei! Mi avvicinai allo specchio: niente, non rimandava la mia immagine (che comunque non avrei riconosciuto). Ci alitai sopra: lo specchio si appannò, ma della mia faccia neanche l’ombra. E allora capii che era vero: viviamo solo se qualcun altro crede in noi. Con la morte di Aileen non era scomparso il mondo, ero scomparso io. E non mi sembrò neanche tanto strano: “Signora maestra” – pensai – “mi segni assente!”.
Verso sera arrivò un’amica di Aileen e vide il cadavere. Io ero ancora lì. Poi venne la polizia. Io ero ancora lì. Mi alzai solo quando vidi che la stavano portando via. Tornai su, nella mia stanza. Beh, sono contento che non mi possiate vedere, perché piangevo. E bevevo. Più bevevo e più piangevo, e viceversa. E fumavo. Se mi avesse visto mia madre, a bere e fumare… Bah, probabilmente avrebbe rimproverato mio fratello.
Dunque, ero passato dalla nullità, al nulla. Come vedete, non servono formule nè vernici prodigiose, basta molto meno, o forse molto di più. Basta che se ne vada l’unica persona che ti abbia mai sorriso. Comunque, fatto il gran salto, non ci si sente male. Tra l’altro, non ti devi preoccupare se hai una macchia sul vestito e puoi fare pipì dove ti pare. Le foto per i documenti non vengono molto bene, ma tanto i documenti non ti servono più. Proprio: alla fine della bottiglia ero quasi allegro. E poi, pensavo, così mi sarà più facile trovarti… Assassino."

Assassino.
Parlavamo di morte.
Eccolo, l’uomo nero.
L’ombra che si mescola alle tenebre dispensando condanne o benedizioni ( perché molti personaggi di Sclavi anelano alla morte più di quanto possa fare un Poeta Sepolcrale Inglese dell’800).
Il Serial Killer.
Archetipo non ancora abusato e per il sottoscritto (allora) tematica ancora vergine ( Rai due farà uno speciale in prima serata sul Mostro di Milwaukee un paio di anni dopo mentre “Il Silenzio degli innocenti” uscirà nelle sale nel 1991).
La notte diventa luogo di perdizione e di terrore.
Giardinetti che di giorno sono un paradiso di bambini e sollazzi nelle finzione di Sclavi diventano il regno dell’innominabile.
Palazzoni decrepiti e solitari sono la case infestate del Gotico Moderno.
Ma dentro non si aggirano anime disincarnate.
Bensì anime che della carne fanno la loro dannazione.
Sangue e violenza, frustrazione e riscatto, colpa e redenzione.
Redenzione.
Per Sclavi l’assassino non è un sociopatico ( termine freddo e tecnico per catalogare quello che non è più un uomo).
L’assassino è la summa di una serie di sentimenti profondamente umani che sconfinano ( a volte per colpe altrui, a volte per sadica estrinsecazione di un potere soggettivo) nella violenza ( grossolana e paralizzante) e nell’annientamento dell’altro.
Perché specchio delle proprie sofferenze.
Perché nell’omicidio vittima e carnefice condividono un segreto:
la fine di tutto e il desiderio che essa non sia tale..

Non so se Miles Gibson abbia mai letto Sclavi.
Ne dubito.
Eppure nel suo Romanzo “L’uomo della Sabbia” ( Meridino Zero 2000) fa sue le ispirazioni e le tematiche dell’autore nostrano.
Guardate la copertina del libro e quella dell’albo di Dylan Dog.
Cosa notate?
Ragionate sul titolo: Sandman – Uomo della sabbia.
A che cosa rimanda?
Una nota canzone dei Metallica dice:
"Say your prayers, little one / Don’t forget, my son / To include everyone /Tuck you in, warm within / Keep you free from sin / Till the sandman he comes / Sleep with one eye open / Gripping your pillow tight / Exit light / Enter night / Take my hand / Off to never never land"
Di nuovo Metal e Letteratura ( anche se diversamente dall’autore italiano Gibson non gioca a carte scoperte)
Il Sandman di Gibson è “l’uomo invisibile” di Scalvi.
Una forma telepatica che si abbevera alla stessa fronte.
Trasparenza che genere rabbia.
Solitudine che genera violenza.
Incomunicabilità che nutre la repressione dell’io e infine lo annienta nell’omicidio
Sempre raccontata inesorabilmente e terribilmente in prima persona.
Una confessione di morte recitata col sorriso sulle labbra.
Questo era Sclavi negli anni 80.
Questo è Gibson nel nuovo millennio.
La narrativa dell’autore inglese è figlia ( ignara o meno) del mondo di Tiziano Sclavi.
E di quel mondo faccio parte, da tempo, anch’io.

Altri Links:
Intervista al noto disegnatore di Dylan Dog, Bruno Brindisi:
http://ilmondodiedu.blogspot.com/2009/10/disegnare-significa-creare-universi.html

Il Blog personale di Luigi Siniscalchi, altro storico disegnatore di Dylan Dog:
http://luigisinis.blogspot.com/2009_09_01_archive.html

Classifica personale dei libri che hanno caratterizzato il mio 2009:
http://ilmondodiedu.blogspot.com/2009/11/classifica-provvisoria-2009.html

mercoledì 2 dicembre 2009

MOSHPIT METTE IN PALIO 5 CD GRATUITI DEI VERME-ROBOTS

Da Giovedì 3 Dicembre e per ben tre puntate, Moshpit con la gentile concessione della I Make Records
http://www.imakerecords.it/online/index.php
mette in palio ben 5 Cd del Debuto album dei Verme-Robots "Crawling in the rush hour" ( Alternative/Grunge/ post Rock da Salerno).
Seguite la diretta di domani sera dalle 21 per saperne di più.
Doctor Jankyll e Mister Eddie come al solito parleranno di buona musica spaziando dall'Hard Rock, al Punk, dal Nu Metal al Dark.
Come al solito puntata da non perdere per gli amanti del VERO ROCK.Sempre su RADIO BASE:
http://www.radiobase.fm/

martedì 1 dicembre 2009

UN MONASTERO INFESTATO ( CHE "FORSE" ESISTE SUL SERIO)

Come i lettori del Blog ben sanno, saltuariamente mi occupo di alcuni misteri della mia regione la Campania, facendo ricerche e pubblicando qualche interessante resoconto.
Ultimamente mi sono imbattuto in un sito, Nero Gotico, che elencava in maniera precisa una serie di luoghi infestati della Provincia di Salerno.
Verificando uno titolo che mi aveva particolarmente colpito, Villa Lamas, non ne trovai alcuna traccia sul web, nemmeno come semplice immobile o come indirizzo.
Ecco il resoconto di quella ricerca:
http://ilmondodiedu.blogspot.com/2009/11/il-mistero-della-villa-infestata-che.html

Rileggendo quella fantomatica ( e inventata?) lista mi ha incuriosito un altro luogo dal titolo quantomeno inquietante: “IL MONASTERO MALEDETTO E IL SUO SINISTRO
INQUILINO - Sicignano degli Alburni (SA)”.

Ho fatto delle ricerche in internet e sembra che il monastero esista sul serio e che abbia una storia molto nera alle spalle.
Ecco il resoconto che ho trovato a firma Irene Achille su Papobawa.it (Portale del Mistero):

Sicignano degli Alburni è un paese agricolo in provincia di Salerno, divenuto famoso per un Monastero benedettino - ormai completamente abbandonato- risalente alla fine del 1600.
Per gli orrori che vennero compiuti all'interno di questo Monastero è stato soprannominato " il Monastero dei monaci del diavolo"!La storia che si racconta parla di un uomo molto povero, che riuscì a farsi accogliere dai monaci dell'epoca come " uomo tutto fare" avendo in cambio vitto ed alloggio.
Con il passare del tempo, prese i voti e divenne a tutti gli effetti un monaco di questo Monastero. Tutto sembrava svolgersi nel migliore dei modi fino a quando il monaco si innamorò di una giovane contadina del posto, iniziando, così, una storia tormentata e nascosta agli occhi di tutti. Con il passare del tempo, i due amanti furono scoperti dagli altri monaci, che imprigionarono il loro fratello peccatore mentre sottoposero a gravi torture la giovane donna al fine di farle confessare la colpa.
Torture che portarono alla morte la sventurata giovane!
Con il passare degli anni, il monaco dimostrò di essersi pentito delle proprie colpe e fu liberato dai suoi fratelli, convinti che il male che lo aveva contagiato era stato allontanato da lui. Libero dalle catene e dalla prigionia, il monaco iniziò a vendicarsi di coloro che avevano ucciso la sua amante; ben presto molti benedettini furono ritrovati uccisi e coloro che avevano avuto salva la vita dovettero sottostare a quanto imponeva il monaco maledetto. Il male cominciò ad impossessarsi sia del Monastero come dei luoghi circostanti al punto tale che nessuno volle più avvicinarsi a queste mura.
Le notizie cominciarono a diffondersi ed il re decise di intervenire facendo impiccare il monaco ad una quercia, che ancora oggi si trova davanti al Monastero in rovina.
Malgrado questo, c'è chi giura che il monaco maledetto continua a risiedere nella sua dimora e c'è chi afferma di vedere il suo spettro che gira nelle campagne durante le notti più buie.
Naturalmente, fra gli abitanti della zona serpeggia uno scetticismo misto a timore e per tale motivo tutti preferiscono tenersi lontani da quei luoghi maledetti.
Bisogna, tuttavia, riconoscere che, malgrado lo stato di rovina in cui si trova, il Monastero incombe in modo minaccioso quasi a monito per tutti coloro che vorrebbero avvicinarsi e sfatare tale leggenda!

Ovviamente non poteva mancare un resoconto da film Horror del sito di Nero Gotico che come ci ha ben abituato, manca di ogni riferimento a cose o persone che possa far pensare ad un fatto accaduto realmente:
Lo riporto testualmente:

La storia più recente, risale al 1989.
Tre ragazzi si erano avventurati nei campi di Sicignano. Si stava facendo tardi, così per abbreviare e raggiungere prima la strada, decisero di tagliare per i boschi. Ben presto si trovarono dinanzi alle imponenti mura del monastero, e fu proprio qui che notarono una figura descritta come un sacerdote, che camminava vicino alle mura. Spaventati, pensando che si trattasse di qualche fanatico, scapparono via di corsa. Uno di loro nel correre giù dalla collina inciampò e cadde. Quando provò a rialzarsi vide lo strano incappucciato dinanzi a lui,che lo fissava a braccia incrociate. Il giovane rimase impietrito di fronte quella figura, che ad un tratto disse una frase che lui non comprese, dopodiché s’incamminò verso il monastero. Il ragazzo restò fermo a terra sino all’arrivo dei suoi due amici, che erano tornati a cercarlo.

Ci sono anche delle foto di “presunti” fantasmi che potete vedere ( e valutare) a questo link:
http://digilander.libero.it/agostinolisanti/monastero.html

Ritornando a cose più concrete, ho fatto delle ricerche sul web per trovare dei riscontri storici sull’esistenza del Monastero Benedettino.
Inutile dire che non sono riuscito a trovare neanche il nome del posto incriminato.
Però, scavando, scavando una piccola traccia è venuta fuori.
Secondo un documento inedito di fine 800 il Conte di Sicignano, di nome Aschitino, accordò ai Frati Benedettini di Cava dei Tirreni (Sa) una serie di chiese e monasteri in tutta la Lucania.
Tra questi dovrebbe esserci anche il Monastero di Sicignano degli Alburni.
Un fatto storico certo che comunque non getta ancora piena luce sulla misteriosa storia del Monastero del Monaco del Diavolo.

N.b L'unica foto che ho trovato è presa dal sito di Nero Gotico.