mercoledì 31 ottobre 2012

HAPPY HORROR ROCK HALLOWEEN!


CREPE NELLA REALTA': IL NUOVO EBOOK DI MARIO GAZZOLA

L’ebook, in italiano e in inglese, raccoglie tre racconti inediti dell’autore di ‘Rave di Morte’, uniti dal gusto per il surreale e la satira di una società drogata di mass media, in cui la realtà sfuma nell’incubo. 

30 ottobre 2012 – Alea, giovane editrice digitale finora dedita alla saggistica musicale, debutta nella narrativacon CREPE NELLA REALTÀ, antologia di tre racconti inediti di Mario Gazzola, già autore del romanzo Rave di Morte
I racconti, indipendenti per trama e personaggi, sono ambientati in luoghi e tempi indefiniti e uniti dal fil rouge di un’atmosfera surreale e apocalittica: i protagonisti di ciascuna storia si trovano in qualche modo prigionieri di una situazione in cui la realtà si manifesta ben diversa da quella che siamo soliti ritenere “normale”, e che si confonde con il loro peggior incubo. Le tre trame in breve: 
Situation Tragedy  un anziano anchor man della passata tv generalista è intrappolato in un reality show condominiale, in cui ogni famiglia compete con le altre per l’audience, rischiando la perdita della casa in caso di calo di share; un reality senza via d’uscita, che sembra aver cancellato la stessa realtà esterna al complesso residenziale in cui si svolge. 
Voto Segreto  una donna vota alle elezioni la candidata che ritiene darà vita ad una società in cui tutti possano “realizzarsi”, solo per trovarsi precipitata – appena fuori dalla cabina elettorale – in un mondo da incubo in cui si sono realmente realizzati i desideri più mostruosi di chi le sta intorno. 
E anche i suoi. G 25  la protagonista – dipendente di un’agenzia di comunicazione per lavoro e film maker per passione – siede in un cinema in cui non parte mai il film che era andata a vedere (e quale poi?), ma piuttosto un delirio di visioni del subconscio, in cui l’angoscia per un mondo del lavoro disumanizzato si mescola al senso di colpa per aver non aver difeso una collega d’ufficio, con la quale aveva avuto un breve flirt saffico. 
“Come in una scultura di Pomodoro, la superficie liscia del quotidiano si squarcia per lasciarci intravedere la trama del sottostante inferno… o della realtà ‘vera’?”, è l’immagine con cui Mario Gazzola riassume il senso dei tre racconti. Nei quali ricorrono sempre i temi del predominio dei mass media nella società e della confusione fra informazione, spettacolo (trash) e pubblicità, della fine della politica, della frammentazione e dell’incertezza sulla stessa identità individuale, della realtà intera come “gioco di ruolo” o appunto grande reality show. Un mondo impazzito figlio delle visioni di Franz Kafka, Philip K. Dick e James G. Ballard, in cui l’autore si spinge in arditezze narrative (il racconto intervallato da spot pubblicitari inventati come un programma tv) o sperimentalismi linguistici vicini ai deliri di William S. Burroughs o di José Saramago. Anche lo stile di Gazzola infatti diventa più sperimentale da un racconto all’altro, assorbendo e parodiando modi e linguaggio della tv e della pubblicità (che l’autore ben conosce, lavorando nel campo delle PR), annullando i nessi logici e la narrazione lineare. 
Disponibile sia in italiano che in inglese (nella traduzione di Carlo Santulli), CREPE NELLA REALTÀ è disponibile su Amazon ed Apple Store.     

L’autore – Mario Gazzola è nato nel 1964, vive a Milano. Ha scritto di musica su diverse testate, tra cui «Musica!» de la Repubblica, Italia Oggi, l'Espresso online, Panorama, Rockerilla, Rockstar, Musica & Dischi, JAM. Ha collaborato con Radio Lodi, Radio Popolare, CiaoRadio e Radio Base. Ha pubblicato racconti su Robot, NeXT, Carmilla online e Posthuman, sito di cui è cofondatore e content director. È presente nelle antologie «Frammenti Di Una Rosa Quantica» (Kipple, 2008) e «365 Racconti Horror per un Anno» (Delos, 2011). Ha debuttato nel romanzo con il thriller cyberpunk «Rave di Morte» (Mursia, 2009).

L’editore – Alea è un progetto di editoria digitale di Ernesto Assante e Aldo Lastella, con la collaborazione di Gianni Mascolo e Gabriele Niola.

Ecco un estratto dal primo racconto "Situation Tragedy" nella doppia versione italiano/inglese e in anteprima solo per i lettori de IL MONDO DI EDU.
Buona lettura.

Le pareti sono strette, Walter si sente soffocare. La pesante tappezzeria di velluto rosso damascato lo prende alla gola impedendogli di respirare. Gli arabeschi si attorcigliano su di lui, sembrano il disegno delle rovine fumanti che era diventata la città con la guerra. Come fa a vedere il colore se è tutto buio? Lo percepisce, lo sente addosso, il rosso del tessuto morbido e tiepido. Si spinge più dentro quella vulva vellutata e inizia a cadere. Cade cieco senza appigli e senza accelerazione, come solo nei sogni si cade. Il midollo spinale si aggriccia, dall’ano alla nuca, come quando cadi davvero. E atterra. Alla fine luce. Fiochi lumini cimiteriali rossastri nel foyer di un vecchio teatrino polveroso, preso in prestito da un antico film in bianco e nero. Walter nota per un attimo una figura magrissima, dalla pelle di un colore… che sparisce dietro i pesanti tendaggi. Non umana. Piccolo palco illuminato da faretti incassati nel boccascena puntati verso l’alto. È il teatrino in cui si girava il suo primo show televisivo. Chiuso alle spalle da pesanti tendaggi rosso scuro drappeggiati. No, è lo strip bar dov’è andato una sera. In segreto, senza Angela. La donna sul palco è minuta, una bambina dal volto invecchiato. Il luogo è tutti i teatrini della sua vita insieme. La cantante veste un abitino sbarluccicante da due soldi con una gonna a balze che la fa sembrare ancor più piccola. Canta una vecchissima canzone rock in arrangiamento orchestrale melenso: “The band in heaven plays my favorite song / They play it once again, they play it all night long”. La cantante ruota su se stessa come un grosso carillon. Ritornello: “Heaven, heaven is a place / A place where nothing… (eco nothin’-nothin’…)Nothing ever happens”. Walter si rivolge al pubblico alle sue spalle. Sta quasi per dire “Buonasserasignoriesignore”… Su ogni poltroncina siede uno spettatore con la testa affondata in un tubo catodico. Ogni tubo catodico si innesta nella poltroncina della fila antistante. La prima fila è occupata da una fila di vecchi televisori che rimandano l’immagine della piccola cantante che ruota lentamente su se stessa. Ritornello. Walter torna a guardare sul palco. L’adolescente partorito dalla donna sul letto nero è avvinghiato da dietro al corpo della piccola cantante. È mutato ancora: ora ha preso la forma di un osceno incrocio fra una jena senza pelo e un rettile. Un chupacabra. Pelle lucida e rossastra, come scuoiata da poco. Le sue lunghe dita uncinate affondano nei grossi seni della cantante mentre lui le morde il collo. Le mani di lei tengono sollevata la gonna mostrando la vulva depilata. Il giovane chupacabra ha anche piedi uncinati, conficcati sui fianchi di lei ai lati dell’inguine. “It’s hard to immagine that nothing at all / Could be so exciting, could be this much fun”…



































ENGLISH VERSION

The walls are narrow, Walter feels like he was choking. The heavy wallpaper of red damask cloth velvet takes him to his throat like impeding his breath. The arabesques wind over on him, they look like the representation of the smoking ruins that the city had become after the war. How can one see the colour if everything is dark? He perceives it, he feels it on his body, the red of soft and thawed fabric. He is pushed increasingly down that velvet vulva and starts falling. He falls, blind with no hold and not even acceleration, such as only in dreams you can fall. His spinal cord curls down to zero, from his anus to his nape, like when you really fall down. Then he lands. There's light in the end. Feeble reddish grave-lights in the foyer of an old dusty theatre, borrowed from an old black and white film. Walter notices for a moment a very slim silhouette, with skin of a vague colour… who disappears behind the heavy curtains. Not human. A small stage lighted by spotlights recessed in the proscenium and looking upwards. It is the theatre where his first TV show was made. Closed at its back by heavy dark red draped curtains. No, this is the strip bar where he went one night. Secretly, without Angela. The lady on the stage is thin, she’s a young girl with an aged face. This place encompasses all the small theatres of his life. All together. The singer wears a glittering cheap dress with a skirt with ruffle flounce which makes her even shorter. She is singing a very old rock tune in mellow orchestra arrangement: “The band in heaven plays my favourite song / They play it once again, they play it all night long”. The singer rotates on herself like a big carillon. Refrain: “Heaven, heaven is a place / A place where nothing… (echo nothin’-nothin’…) Nothing ever happens”. Walter turns to the audience which is behind him. He is almost ready to say “Goodeveningladiesandgentlemen”… All seats are taken, every spectator's head is plunged in a cathodic tube, which is fitted in turn in the following row’s seat. The first row is all formed by old TV sets, projecting the image of the short singer rotating slowly on herself. Refrain. Walter looks once again to the stage. The adolescent that woman delivered on the black bed is clinging from behind the short singer’s body. It changed again: now took the shape of an obscene hybrid between a hyena without fur and a reptile. A chupacabra. Glossy and reddish skin, like it had just been flayed. Its long clawed fingers dig in the singer’s big breast while it bites her neck. Her hands are lifting her skirt showing the fully shaved vulva. The young chupacabra has also clawed feet, plunged on her hips from both sides. “It’s hard to imagine that nothing at all / Could be so exciting, could be this much fun”… 

SONG: “Heaven” by the Talking Heads (from “Fear of Music”, © 1979 Sire/Warner)

lunedì 29 ottobre 2012

HORROR ROCK SU CLASSIX METAL DI OTTOBRE






















Una segnalazione lampo!
Come avevo già evidenziato in altri post recenti rimango ancora sorpreso e contento di leggere recensioni e segnalazioni di Horror Rock, la musica delle tenebre a due anni (e più...) dalla sua pubblicazione da parte di Arcana Edizioni.
Questa volta ad occuparsene è addirittura una rivista musicala nell'ambito di un più ampio speciale sull' Horror Metal: parliamo del mensile CLASSIX METAL.
Potete leggere il tutto qui sotto.

domenica 28 ottobre 2012

BLACK SABBATH: INTERVISTA ON AIR SU ROCK CITY NIGHTS


































Lunedì 29 ottobre torna on air il radio show di Donato Zoppo: Dola J. Chaplin, Belfast e Eduardo Vitolo gli ospiti della prima puntata! 
Sesta edizione di RCN, come sempre sulle frequenze di Radio Città BN 
Rock City Nights n. 1 presenta: MONDAY ROCK!
Lunedì 29 ottobre 2012 alle ore 21.30 (con replica martedì 30 alle 20.00) torna in onda ROCK CITY NIGHTS, il rock radio-show condotto da Donato Zoppo sulle frequenze di Radio Città BN – 95.800 Mhz in RDS Stereo.
E’ la prima puntata della sesta stagione di RCN, come sempre in onda lunedì, mercoledì e venerdì sera ma con alcune novità.
La nuova rubrica del lunedì si chiama Monday Rock e ospita due nomi del rock italiano e uno scrittore: per l’occasione ai microfoni di RCN ci saranno Dola J. Chaplin e i Belfast, inoltre lo scrittore Eduardo Vitolo presenterà Black Sabbath Neon Knights. Testi commentati (Arcana).
Appuntamento on air alle 21.30, in FM, audio e video streaming.
Radio Città Benevento: link on air

venerdì 26 ottobre 2012

LA PIEMONTESITA' E' SPLENDIDA E TREMENDA AL PARI DI QUALSIASI ALTRA IDENTITA': INTERVISTA A FABRIZIO BORGIO



































Dopo aver recensito più che positivamente il suo secondo romanzo "La Morte Mormora" ho inviato alcune domande a Fabrizio Borgio per approfondire alcuni aspetti che riguardano il libro e non solo. Questo è il risultato della nostra conversazione virtuale.
Buona lettura

Prima di parlare nel tuo romanzo vorrei partire da Fabrizio Borgio/Autore anche per dare qualche altra significativa coordinata al lettore. Mi piacerebbe delineare la tua carriera finora, evidenziando soprattutto le tue influenze,i tuoi obiettivi, le tue aspirazioni personali...
Ho iniziato a scrivere i primi racconti all'alba dell'adolescenza, verso gli undici,dodici anni. Ero un ragazzino molto chiuso e taciturno, senza amici, senza particolari coinvolgimenti verso il mondo esterno. Figlio unico, genitori assenti per lavoro le mie compagnie erano inevitabilmente la televisione, la musica, libri e fumetti. Fortunatamente, la lettura ebbe man mano un particolare sopravvento sulla mia fantasia e sul mio immaginario. Proseguendo negli studi ,la passione per la lettura si era man mano intensificata e in parallelo anche la voglia di scrivere e raccontare. La passione per la scrittura è quindi nata per spirito di emulazione. La prima grande fologorazione l'ho avuta per la fantascienza. Divoravo romanzi di fantascienza con un'avidità portata dalla fame di evasione che è tipica dell'adolescenza: Urania e poi le bellissime collane della Cosmo. Con le superiori feci un salto. Leggere solo ed esclusivamente narrativa legata a un solo genere è limitante e sbagliato. La prima fase era stata mediata dalla scuola, scoprendo Joyce, poi Tolstoj, Bulgakov e ancora Calvino, Gadda, Melville... un'eterogenea frequentazione della grande letteratura che ritengo imprescindibile per la cultura di chiunque. Tramite Lovecraft, un apparentamento all'horror che da divertita passione cinematografica passa alla parola e quindi King, Barker, Lansdale, Bloch, Skipp & Spector, S.P. Somtow...Arona, Astori, Colombo, Vergnani e Manfredi tra gli italiani. Poi non posso dimenticare i romanzi di David Grosman, che hanno pesantemente influenzato il mio modo di scrivere e Pavese e Fenoglio, che mi hanno riavvicinato in maniera alta alle mie radici. Verso i venticinque anni continuavo a scrivere con rafforzato amore. Mi sembrava che più leggevo più volevo scrivere. Lo scrivere non era più un semplice espediente per risolvere la mia adolescenza. Più o meno in quel periodo, tra una riaccesa passione per il cinema, l'amicizia e la collaborazione col regista astigiano Giuseppe Varlotta e alcuni stages di sceneggiatura, tenuti tra l'altro da Mario Monicelli, Suso Cecchi d'Amico e Giorgio Arlorio, avevo tra le mani l'embrione di MASCHE, una storia originariamente piuttosto diversa dove i luoghi erano meno caratterizzati, i protagonisti erano altri e anche la vicenda divergeva dalla stesura finale in maniera sensibile. Un paio di concorsi andati a buon fine avevano incoraggiato la mia attività e qualche anno dopo invio Arcane le Colline, un romanzetto dal quale s'originerà MASCHE a un concorso letterario indetto da LA STAMPA di Torino. Non vinco ma il romanzo è segnalato dalla giuria e vinco la pubblicazione con la Firenze Libri, una piccola editrice toscana che tende a pubblicare a pagamento. La distribuzione è risibile ma un minimo di conoscenza, Arcane le colline me la porta. Intanto scrivo un secondo romanzo, s'intitola La voce di Pietra e subisce un destino analogo ad Arcane le colline: concorso, segnalazione, pubblicazione con piccolissima editrice, stavolta la SBC di Ravenna. Ne La voce di pietra abbiamo di nuovo il Piemonte magico e misterioso, menhir, energie geomagnetiche, paganesimo, crisi adolescenziali e una comparsata di Stefano Drago. Il salto di qualità avviene nel 2011 quando grazie all'interessamento di un signore chiamato Riccardo Sedini, dell'associazione Giallomania, Arcane le colline arriva alla Fratelli Frilli editori. Il romanzo piace, discuto tutta una serie di modifiche con l'editore al punto che si decide di cambiarne il titolo perchè ormai cosa "altra" e infine esce col titolo di MASCHE. La morte mormora è la seconda pubblicazione. Inutile sottolineare di come con questa seconda uscita, mi sono idealmente "alzato l'asticella", è un romanzo nel quale ho speso molte energie e riposte molte ambizioni. Si sa che chi scrive è fondamentalmente pervaso da una spiccata presunzione, difetto dal quale non mi esimo di certo. Il mio tentativo è quello di sdoganare un certo genere e cercare di donargli una capacità di veicolare idee e messaggi che vadano anche oltre il provocare paura e suggestione, anche perchè, per quanto utopico, il mio sogno rimane sempre quello di fare lo Scrittore, da grande.

Ho avuto modo di leggere anche il tuo precedente romanzo "Masche" che vede sempre come protagonista Stefano Drago e le sue indagini sul paranormale. Possiamo considerare l'indagatore come un personaggio seriale alla Conan Doyle? Ci saranno altre storie e nuovi particolari su questo interessante personaggio?
Inevitabilmente sì. Sono molto affezionato a Stefano Drago, un personaggio che è nato costruendolo su alcuni miei aspetti caratteriali ma che fortunatamente, col tempo sta assumendo man mano sempre più autonomia dal suo creatore. C'è chi l'ha paragonato a Moulder di X-files, chi, più attento e citazionista a Carnacki... Rientra senz'altro nel novero e non dimentichiamo Jules de Grandin, Hesselius, Auguste Dupin, un po' Harry Dickson, sicuramente l'agente Cooper di Twin Peaks... Ci saranno assolutamente altre storie con lui come protagonista anche se non ho intenzione di scrivere solo storie di Stefano Drago. Il prossimo romanzo, comunque lo vedrà di nuovo protagonista. Il personaggio e il suo mondo sono in evoluzione ed ho ancora molto da dire a riguardo.

Nel tuo nuovo romanzo "La Morte Mormora" ci sono aspetti quantomeno inediti nel tuo stile narrativo: una maggiore cura per i personaggi, una certosina rappresentazione delle terre dove vivi, e una non velata critica a certo provincialismo nostrano. Vorrei che mi spiegassi queste scelte?
Come anticipato, La morte mormora è nato come romanzo ambizioso. Più di MASCHE. Il primo era quasi un gioco, un divertimento, il tipo di romanzo che avrei voluto leggere e non avevo ancora trovato. Il secondo è nato emotivamente sull'onda di un'esperienza personale diretta, avendo partecipato, nel 2009 alla campagna elettorale per le elezioni amministrative del mio paese. Lì ho toccato con mano quella che definisco "la metafisica" del potere all'interno di una realtà circoscritta come quella della provincia piemontese e italiana. Per quel che riguarda lo stile, innanzitutto ti ringrazio per l'apprezzamento. Lo stile narrativo credo che evolva con chi scrive. Ho 44 anni e il mio occhio sul mondo è sicuramente mutato nel tempo, riflettendosi sulle mie analisi e sulla maniera di esporle in forma narrativa. Anche il rapporto con le mie radici è in qualche modo maturato, sopratutto in forma critica. La piemontesità è splendida e tremenda, al pari di qualsiasi altra identità. Ultimamente è rara, soprattutto nei suoi aspetti migliori. parliamo di una cultura austera, forgiata dalla terra, dalla spietata disciplina sabauda, da una popolazione periodicamente abituata a essere invasa dai popoli più svariati e che è sopravvissuta grazie a una durezza e un rigore che han poco a che vedere con gli stereotipi italiani. E' anche una cultura che dietro tanta grezza razionalità, ha mantenuto un carattere arcano e ancestrale che continua ad affascinarmi.

L'elemento paranormale delle tue storie, da sempre una componente fondamentale, questa volta è dedicato a uno "Pseudobiblion", un grimorio di magia nera. Essendo un argomento da sempre controverso e che da adito molto spesso a fraintendimenti e equivoci, mi piacerebbe sapere se c'è uno tuo studio personale alle spalle?
Sì, c'è stato uno studio. Da tempo mi sto dedicando all'approfondimento degli aspetti più curiosi e ancestrali della cultura piemontese. La figura del Libro del Comando ricorre sovente nelle storie di Masche e aldilà delle citazioni riguardanti i più noti grimori medioevali, la figura di un testo di magia utilizzato per mantenere il potere si ritrova in moltissimi episodi sopratutto tra le zone di Asti e Cuneo ed è curioso notare come spesso, i fruitori del testo maledetto, oltre alle Masche propriamente dette fossero uomini di chiesa corrotti o signorotti ambiziosi e prepotenti. Esiste un'aneddotica approfondita specialmente negli studi etnografici del professor Bosca, di Alba, che ho avuto modo di leggere. Si sa che sovente la figura delo pseudobiblion è ambigua: strumento di sapere o leggenda, testo mitizzato o invenzione superstiziosa. Ancora adesso, tra le nostre campagne, se parli di " Libèr dël comând" troverai chi l'ha visto, chi l'ha tenuto tra le mani, chi ne ha vissuto sulla pelle le conseguenze. Un paio di episodi che lo riguardano e sono riportati nel libro sono stati mediati da racconti diretti.

I tuoi romanzi possono essere considerati dei paranormal thriller che spesso sfociano nell'horror puro. Il gotico italiano ha ancora da dire la sua nel panorama affollato delle librerie oppure deve essere ormai considerato un fenomeno "underground" dedicato a pochi e battaglieri appassionati? Mi sembra che esistano due correnti nella letteratura di genere italiana. Una è una sorta di nuvola diffusa e variegata che sfugge anche a delle precise identificazioni. Si usa genericamente il termine "noir" ma si finisce col mettere in quel comodo calderone di tutto, dai gialli con elementi macabri alle storie che sfiorano o sfociano nel soprannaturale. Mi sembra che in realtà ci sia un rinascere anche un po' inflazionante di letteratura che sfrutta elementi gotici e/o soprannaturali. Si declina perfino in diversi target d'età, mi viene da pensare a certa letteratura "young adult" che affolla le librerie. L'altra è composta invece da una letteratura più caratterizzata e per alcuni versi "pura". Penso in questo senso ad autori come Colombo, Arona, Vergnani o Marolla che hanno certamente un seguito forse meno vasto ma più affezionato. L'horror italiano soffre a mio parere di quella forma di snobistica emarginazione che mi sento di accostare al Metal nella musica. Sono generi estremi, radicali e che non cercano un facile consenso ma proseguono con coerenza a veicolare i loro messaggi. Nel mio caso, tendo a considerarmi a cavallo delle due realtà, con la sensibile differenza che non ho grandi seguiti. Nelle presentazioni, parlo sempre di horror che sfrutta determinati meccanismi. Detto ciò, sono convinto che l'affrontare e raccontare il lato più oscuro del mondo, che è una caratteristica che accompagna le culture umane dalla notte dei tempi, sia una tendenza che avrà sempre l'esigenza di emergere, anche in un' epoca patinata come la nostra.

Ultima domanda: i tuoi impegni futuri e qualche buon libro da segnalare ai lettori de Il Mondo di Edu...
Sto attualmente lavorando al terzo romanzo. Una nuova indagine di Stefano Drago. Anche questo, spero che sia un lavoro che aggiunge elementi al mio personaggio e al DIP, il Dipartimento Indagini Paranormali del quale fa parte. Stavolta avrà un'ambientazione metropolitana, tutto nella città di Asti e vedrà un caleidoscopio di situazioni che vanno da una strage familiare a un omicidio politico, dalle trame dei servizi segreti deviati a un ragazzo con strani poteri fino ad alcune teorie junghiane sugli archetipi e il senso dello stato in Italia.
Romanzi da consigliare? L'elenco sarebbe sempre lungo e arduo. Parlando di letteratura di frontiera, mi sento di segnalare XY di Sandro Veronesi, che gioca con tutti gli elementi di cui abbiamo parlato fin'ora e alla fine va a parare da tutt'altra parte e Freddo nell'anima perchè Lansdale ci sta sempre poi, per gli appassionati di metal, In fondo al tunnel di Skipp & Spector, padri dello splatterpunk.

mercoledì 24 ottobre 2012

FABRIZIO BORGIO – LA MORTE MORMORA (FRATELLI FRILLI EDITORE, 2012)


































Ci sono artisti e scrittori “overground” che operano sotto le luci sfavillanti della notorietà e del successo, pascendo dei propri (controversi) risultati e del giudizio a volte ciecamente esaltante del proprio pubblico, tramutandoli come spesso accade in esseri vanesi e grotteschi, nonché schiavi del personaggio che si sono creati.
 Fortunatamente ci sono ancora artisti e scrittori seri, fieramente “underground”, che lavorano alacremente con passione e dedizione, alla creazione dei propri mondi immaginari, lontano da tentazioni di insulso divismo. Fabrizio Borgio, piemontese, classe 1968, è il classico esempio di artista “sotterraneo”, mosso dall'intento, oserei dire fondamentale, di creare buone storie a prescindere dai gusti volubili del pubblico italiano.
E si sa che qui, a Il Mondo di Edu, ci è sempre interessato il versante “sub terra” dell'arte, il mondo alla rovescia della letteratura e della musica, il lato oscuro dell'ispirazione umana. Dopo aver letto e apprezzato “Masche” nel 2011, eravamo davvero curiosi di sondare le evoluzioni stilistiche e narrative di Borgio e “La Morte Mormora” non ha deluso le nostre aspettative.
Pubblicato sempre da Fratelli Frilli Editore, il secondo romanzo dedicato alle indagini paranormali di Stefano Drago, parte da quella zona del crepuscolo che avevamo già intravisto in Masche: una provincia sonnacchiosa, quieta, quasi immobile che nasconde, nelle nebbiose notti invernali, segreti e misteri degni di X- Files e Millennium.
Stavolta c'è qualcosa in più: Borgio ha rimpolpato il suo stile narrativo, evidenziando una maggiore cura per i personaggi, una certosina rappresentazione delle terre dove vive e una non velata critica a certo becero provincialismo nazionale. Come potrete leggere anche nell'intervista allegata, lo scrittore astigiano ci tiene a raccontare la “piemontesità” delle sue terre, intesa non solo come identità culturale e sociale ma anche (e soprattutto) come stile di vita appartato, disincantato, dettato da una disciplina ferrea da una radicata austerità.
Inutile precisare che l'autore ci riesce in pieno, non lesinando una certa accuratezza nelle descrizioni e nei rimandi. A mio avviso questo è il dato vincente del romanzo. Quello che lo rende un unicum e insieme un'opera altamente personale e affascinante.
Non basta.
Borgio riprende anche degli aspetti decisamente autobiografici come la sua partecipazione attiva alla vita politica del suo paese natio (Castigliole d'Asti) e lo scontro implacabile contro l'avversario politico e le istituzioni, per decifrare tutte quelle brutture del provincialismo italiano (egoismo rampante, disillusione, invidia, cupidigia etc.) che dal Piemonte alla Sicilia sembrano essere ormai una triste costante della decadenza culturale e sociale del nostro paese.
Non dimentichiamoci che “La Morte Mormora” è prima di tutto un romanzo di genere che oscilla mirabilmente tra il Giallo (abbiamo un assassino implacabile da scoprire) e interessanti deviazioni verso il paranormal/thriller e l'horror. In tal caso Stefano Drago può essere considerato come una interessante versione “piemontese” dei grandi indagatori del letteratura, del fumetto e del cinema (Moulder, Dylan Dog, Carnaki, Sherlock Holmes, De Grandin alcuni esempi pertinenti in proposito).
Questa volta il prode e ombroso Drago (un alter ego dell'autore? Possibile...) dovrà risolvere un mistero legato a un infame pseudobiblion, “Il Libro del Comando”, grimorio di magia nera e segreti innominabili (quasi lovecraftiani) che sembra uscito dai grandi sceneggiati italiani degli anni '70.
 Lo scrittore astigiano ci porta per mano in una storia costruita con dovizia (estrema) di particolari e l'intento ampiamente dichiarato di farci provare qualche brivido sulla schiena. E credetemi il Piemonte narrato da Borgio (assimilabile in un certo senso alla Bassavilla di Danilo Arona) fa davvero, davvero paura.
Dopo la bella sorpresa di “Masche” Fabrizio Borgio continua sulla strada consolidata del gotico nostrano e lo fa con mezzi nuovi e soprattutto convincenti. A questo punto tenerlo d'occhio, per tutti gli appassionati di narrativa del perturbante, è un obbligo!
Lettura adattissima per il periodo di Samhain.

MOSHPIT SPECIALE HALLOWEEN
















DOMANI SERA Giovedì 25 OTTOBRE nuovissima puntata di MOSHPIT.
Per celebrare a dovere l'arrivo di SAMHAIN/HALLOWEEN puntata dedicata totalmente alla musica orrorifica: punk, psycho, garage, ambient, elettronica, dark,black,death.
Doctor Jankyll & Mister Eddie avranno l'onore e il piacere di avere in diretta telefonica l'opinionista ufficiale Fabban Aborym per uno speciale dedicato all' horror rock'n'roll.
Inoltre sarà presente in studio l'enigmatico progetto Spettro Family che per l'occasione si esibirà in maschera con alcune musiche originali che metteranno di sicuro i brividi! Previste le rubriche Violence, Disco del mese e Extreme Zone.
Come sempre puntata da non perdere per gli amanti della musica underground e non solo.
Vi aspettiamo al solito orario ( 21:00) sempre su Radio Base:
www.radiobase.fm 
104,8 FM

venerdì 19 ottobre 2012

PAOLO DI ORAZIO – CHIRUPHÈNIA (HORROR PROJECT, 2012)


Crani aperti con un sorriso sulla fronte. Queste donne sono state interamente saccheggiate. Che altro manca? Seni, braccia, piedi, mani, genitali, pelle, viscere, brani di muscoli. Un disordine totale, nel saccheggio. Non tutte le donne sono prive delle stesse parti. Un saccheggio sbrigativo. Il pavimento, i comodini sono disseminati di materiale umano irriconoscibile. Poveri martiri, divenuti nel giro di una notte ciarpame senza inutilità. 

Ancora…

L’odore che esce da un corpo aperto è l’aria respirata e bruciata nel corso di una vita. La ragione della sua intensità, quasi rivoltante, è dovuta alla storia che ha condiviso con tutto il corpo; anni di lavoro, anni di esperienze, di dolore, amore e passione, anni di combustione sotterranea, anni in cui i fluidi sanguigni e linfatici hanno percorso il corpo, impregnandosi di un’esistenza chimicamente ritmata da attivazioni e inibizioni dei sistemi vitali. 

No, non è la penna affilata come un rasoio di Clive Barker che squarta e maciulla attraverso le pagine di pelle morta dei “Books of Blood”. E non sono nemmeno i Carcass di “Reek Of Putrefaction” e “Symphonies Of Sickness” che travolgono l’incauto ascoltatore con un magma putrescente di visioni sanguinarie pescate dalla mente perversa e allucinata di un patologo, infestata da cadaveri scomposti e autopsie notturne.
Stiamo parlando di Paolo Di Orazio, il padre della narrativa splatterpunk in Italia.
Uno scrittore che non ha paura di affondare le mani nel sangue per tirarne fuori una letteratura di genere allucinata, crudele, dissacrante, orgiastica. Prendete i “Racconti Crudeli” di Auguste de Villiers, mischiateli con l’efferatezza disincantata di Barker e il cinismo metropolitano di Skipper & Spector con un tocco personale e diametralmente “italiano” e potrete capire come Di Orazio sia un unicum del panorama nazionale.
A differenza del precedente “Vloody Mary”, votato a stilemi gotici (il Licantropo) in salsa splatter, “Chiruphènia” è un mirabile tuffo negli anni ’90 quando Splatter & Mostri scandalizzavano genitori e moralisti assortiti e Dylan Dog cercava di acciuffare squartatori e assassini seriali in una Londra che faceva davvero paura. Questo romanzo è un autentico tuffo nel passato, attraverso sensazioni e ricordi ormai soffocati dal modernismo esasperato dei giorni nostri. Del resto come ci avverte la quarta di copertina “Chiruphènia” è stato scritto nel 1996 e , alleluia!, ne tira fuori ogni briciolo di suggestione e malinconica perversione. No, signori, di Horror così in libreria o in edicola non ne escono più da decenni. E il cinema si è ridotto a una parodia degli stilemi passati. E allora cosa rimane? La riscoperta.
Di Orazio ci prende per mano (o meglio ancora ci afferra allo stomaco) e ci scuote per bene! Niente torpori fantasy o zuccherose rappresentazioni di “orrori” innocui e grotteschi. Don Blazaar, evocato nelle pagine del romanzo, è un’entità paranormale e disincarnata, prelevata dalla mummia ammuffita di Hannibal Lecter. Non c’è fine allo shock, al sangue, alla decadenza, all’orrore. I personaggi delineati nel libro sono tanti: la mano che uccide una sola, una trebbiatrice che non ammette salvezza o redenzione. Perché come diceva Clive Barker quando voleva annientare Stephen King negli ’80: “Siamo tutti libri di sangue; in qualunque punto ci aprano, siamo rossi”. È un ritorno alla carne, al corpo, alla fisicità del delirio e del dolore. Sentimenti che abbiamo annegato in un mare di grigio conformismo virtuale, dove gli avatar sono immagini sbiadite e pallide di quello che siamo davvero. E la narrativa è figlia degenere di questa “non identità”. Con Di Orazio ritorniamo agli albori dell’esperienza umana, dove il sangue purificava i peccati, faceva crescere le messi, e placare divinità colleriche e assetate. “Chiruphènia” è un continuo tributo di sangue (e cloroformio. Nel libro sembra quasi di sentirlo sul serio…Orrore!) all'entità Don Blazaar. Romeo, Agata e gli altri sanno che per placare uno spirito le preghiere non bastano e le promesse sono inutili, insulse. Negli atti si compie il destino dell’uomo e la spiritualità deviata che si intravede in più punti nel libro, seppur controversa e agghiacciante, ha qualcosa di pagano e quindi di ancestrale.
Dulcis in fundo, come ad avvertirci che non ci sarà pace né per le menti né per i corpi, l’autore romano sfida l’eresia assoluta riscrivendo a suo modo il testo di “The Sound of Silence” di Simon & Garfankel. Ma mentre gli americani Nevermore nella loro metallica riproduzione, si divertivano a stuzzicare i desideri più nascosti degli aspiranti suicidi, Di Orazio va oltre ed evoca una grande ombra nera (Don Blazaar?) che un giorno farà piombare il modo nuovamente nelle barbarie e nella violenza assoluta, ridonando agli uomini quella purezza ormai perduta nelle piaghe desolanti di Facebook.
Come scrisse Dante secoli fa: “Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria”.

giovedì 18 ottobre 2012

MOSHPIT: SPECIALE LOVECRAFTIAN ROCK


































QUESTA SERA Giovedì 18 OTTOBRE nuovissima puntata di MOSHPIT.
In attesa di Halloween anticipiamo alcuni temi cari al controverso connubio tra Rock & Horror: Doctor Jankyll & Mister Eddie avranno l'onore e il piacere di avere in diretta telefonica l'opinionista ufficiale Mario Gazzola per uno speciale altamente orrorifico sul "Lovecraftian Rock" dal Dark anni '80 fino al Metal estremo. Puntata imperdibile per gli amanti di H.P. LOVECRAFT.
Previste le rubriche Rock Zone, Violence, Disco del mese e Extreme Zone con ampio spazio alla scena underground italiana! Come sempre puntata da non perdere per gli amanti della musica underground e non solo. Vi aspettiamo al solito orario ( 21:00) sempre su Radio Base:
 www.radiobase.fm
104,8 FM


mercoledì 17 ottobre 2012

A LEGEND THAT WILL NEVER DIE: AN OLD QUORTHON INTERVIEW RELOADED


































In 2002 Francesco Palumbo, editor of the glorious italian zine Vampiria (ex Demo-nizzati) and My Kingdom Music label manager, was able to contact Quorthon from Bathory. Although the legend for many black metal listeners has always been a shy and reserved character, an indeep interview was managed successfully. At that time Bathory had just published "Destroyer Of All Worlds" abum: a comeback to epic and viking sonorities. Qurthon will be found dead in his home just two years later. 
I sincerely thank Francesco Palumbo for agreeing to publish this historic interview. 

THE RETURN OF THE LEGEND 
(Francesco Palumbo)

He has inspired, influenced and enriched the entire scene fora couple of decades… But it is still too reductive to describe the myth of the only living legend of the extreme scene. There is not too much to say and write here. Quorthon is the true LEGEND of the Extreme Metal. Without him and his creature, Metal wouldn't be the same. During this interview, maybe the best one I have received during my years editing this magazine, Quorthon goes through his fantastic last album, but also through his career, since his early days at Heavenshore Studios, passing throughout the main steps of his long voyage through the meanders of the epic, obscure and extreme music. He has written unforgettable pages of the extreme music, memorable acts of pure and incomparable art that are example of great music for a lot of new coming great bands. It is not a mystery that bands like Satyricon, Mayhem, Marduk, Dissection, Emperor, have more than one time declared their devotion to the true lord of the Extreme Metal. At the end of this interview he says that if BATHORY hadn't been so unique, original, yet innovative and ever changing, then BATHORY would never have been able to exist for two decades and sell more records for every year and have young acts come up and say “You made me wanting to play music!”. Well this is the reason why BATHORY is still present now and still makes many guys think that this man is for them expression of freedom, independence and strength. So with devotion and honour I offer my welcome to the LEGEND, my welcome to Quorthon and his BATHORY. 

Greetings Quorthon, I hope everything is fine to you during these days. How do you feel now that finally a new album of yours has been released?
“Thank you. Well, first of all I am still surprised how fast everything went by. The recording of Destroyer of Worlds took only 112 hours. I just checked the studio report and it is accurate. 112 hours, that is only five f***ing days when compressed Destroyer of Worlds to effective time. That makes Destroyer of Worlds the second fastest recording in the history of BATHORY. I am also a little puzzled as to the response so far. 99% of the response has been overwhelming. Most radio stations, magazines, fanzines and e-zines with which I have done interviews over the past five weeks (124 in all) have titled Destroyer of Worlds “the release of the year”. I don't know whether that is because Destroyer of Worlds is such a great album or whether it is a BATHORY album and everybody has been waiting for so long for a new one…”.


It is the first time in six years we hear about something really new from BATHORY's world and you do it in a very impressive way, with a various and solid album that surely will be an essential listening for each single BATHORY addicted guy. My first question is why a so long time between this and your last studio album and above all do you think it has permitted you to create more various songs in style than the previous ones?
“Well, it's true that we haven't had anything released since “Jubileum Volume III” (1998). And “Blood On Ice” came out in 1996. My second solo project release was out in 1997. If one looks to the history of BATHORY, we have a somewhat schizo back catalogue. The first couple of albums were satanic Death Metal. During the 80's we evolved doing a mix of Epic and Death Metal. There was Viking Metal album out in 1989 (“Hammerheart”). We then ended up at the end of the 80's doing something people called Epic Metal. Then came two Hardcore albums (“Requiem” and “Octagon”). Just after that there was a concept album based on a saga (“Blood On Ice” in 1996). If musically you have that kind of diverse past, you need to ask yourself what the hell really is your sound. So what we did in 1997 when I had completed that second solo release (“Purity of Essence”), was to take a two-year break. I didn't even touch my guitar until the end of 1999. I then began to write the material for what was supposed to be the album to take BATHORY into the 21st century. This material was rather progressive; it incorporated both medieval and classical instruments and reminded of film music in a sense. So we entered the studio to begin pre-recording and told our record company Black Mark that they could let everybody know that there were a new BATHORY album on the way. When the release date was made official, we began to receive so much fan mail from all over the world. The fans were first of course very happy for a new BATHORY album, some even thought that BATHORY had split up. Then they expressed a wish for the new BATHORY album to sound like a mixture of the 1987-1991 albums, that is the so-called golden age and sort of classical BATHORY sound. The problem was that the material we were working was nothing like. We then had a meeting with Black Mark during which it was decided that is was probably best if we scrapped this new rather progressive material for the future and begin to write material which reminded of this 1987-1991 period. I didn't have any BATHORY albums myself, so I asked Black mark to send me some BATHORY albums. I listened to them and tried to remember how I wrote material in those days. I began to write the material for Destroyer of Worlds on June the 10th. We entered the studio on August 24th. I hope that people will not get the idea that we have been working forever on this album. It was a very rushed compromise. Apparently it was a good move, for everybody says that this is a very good album. Somebody told me that the pre-sales figures reached close to 40.000 copies in Europe. But there are some fans that miss the “Viking” topics. Some imagined that because there has been a Black Metal boom in the past years, BATHORY was going to come up with an album reminding of Black Metal to get a free ride. But to fully answer your question did all this time allow me to write tracks more varying in style? Well, all the material was very quickly written in only a matter of weeks in the middle of this summer. I didn't have the time to dig deep into any specific topics. I fought a battle against the almanac. The cancelled project in late 1999 to mid 2000 and our subsequent change of heart regarding the style of material had made time very precious indeed. We knew we had to put out an album as fast as possible”.

It has been enough the first sound of the acoustic guitar in 'Lake Of Fire' to make me forget your absence from the scene and go inside a magic world again like only you are able to create. With which premises did you started to realise this new creature and now that everything is ended and so realised, is there anything that “Destroyer Of Worlds” has more than the previous albums? 
“Well, given the story how Destroyer of Worlds came about, I guess it was a case of routine and the experience of the past 18 years that made Destroyer of Worlds happen at all. Actually the most important thing about making a BATHORY album is that it must have that unique BATHORY atmosphere. It may be a heavy, brutal, slow, fast, short or long track, it may be a demonic satanic lyric or any other subject, but it must have that genuine BATHORY atmosphere to it. The people that has emailed me in response to the album and the media people with, which I have made interviews during the past five weeks, says that it has that original BATHORY atmosphere. Whether Destroyer of Worlds has anything any other BATHORY album does not have, is really up to the fans to say. Like I just said, Destroyer of Worlds was a compromise. Some fans wanted a new BATHORY album to be “Hammerheart” part II, so I had to write a couple of tracks that sounded just like that. Others asked for a mix of styles to be found on “Blood Fire Death”, so I had to take that into consideration as well. There were a lot of fans expressing expectations of a new “Twilight…” album, which forced me to come up with a couple of tracks that would match that style and sound. Finally we have the 20-25% of the BATHORY fan base which does not accept any other style than Black/Death Metal. We had to please them as well by doing at least two or three tracks in that style. So Destroyer of Worlds is more than anything else a compromise to try to please as many of our fans as possible”.

You have always divided BATHORY's audience in two categories: the first one closer to the epic stuff and the other one closer to the hellish side of your creature. I think that “Destroyer Of Worlds” is maybe the album that more than others creates a bridge between these two sides. Do you agree and if yes, can be it considered like a real summa of all the facets of your music? 
“The dividing of our fan base is something that has happened constantly over these 18 years, so it hasn't exactly been news to anyone that BATHORY is a diverse act. If “Enter the Eternal Fire” and “Call from the Grave” on the “Under the Sign…” album hadn't received such an amazing response, then we would not have evolved into what would come. This evolution and experimentation resulted in a 50/50 album (“Blood Fire Death”). We then more than doubled our sales figures and just took it a step further by making “Hammerheart”. By the early 90's we realised that a lot of our Black/Death Metal fans had been begging for a while for some brutality, and so we did “Requiem” and “Octagon”. Neither one of these two albums were appreciated by the majority of our fans. It is impossible to please 100% of our fan base with just one album. This has been a never-ending problem for the past 12-13 years or so. It is true that Destroyer of Worlds sort of bridges several styles, but then the whole idea of Destroyer of Worlds was to cover all the sides of BATHORY in an effort to please as many of our fans as possible. If Destroyer of Worlds to succeeds in bridging the most important styles of BATHORY's past, that is good. But is no guarantee that the majority of our fans will accept the album. Most albums you see out there are either 1000% Epic or 1000% Black. I wonder if even the BATHORY fans will accept a blend of styles”.

Is there a particular song of “Destroyer Of Worlds” that could summarise your essence in this moment? 
“No. I wasn't thinking much when I wrote the material for Destroyer of Worlds. Like I said, it was battle against the almanac. There are so many different topics on the album and, given the unbelievably short time I spent writing this material, it is impossible to achieve any bit deeper meaning behind what you're doing when just trying to finish things off asap”.

Also lyrics seem to go in different directions. It has impressed me a lot this point above all for the fact that we have now also not-typical topics for BATHORY like a song about ice hockey like 'Sudden Death'. Was it just a new experience or simply another aspect of Quorthon's world?
“I was actually asked by this Canadian (what else) journalist how come that I, being Swedish and an outspoken Hockey-fan, had never done a Hockey track. He was of course making a joke but I took it for real and decided that I should write a Hockey track just for the fun of it”.

What do you like of Ice hockey? 
“It's my favourite game. The Hockey described in “Sudden Death” may not be the style of Hockey that I enjoy. I guess the Hockey in “Sudden Death” best can be described as BATHORY Hockey”.

Remaining on lyrical affair you said that you wouldn't use anymore Satanic lyrics due to a question of credibility. Can you explain me better this point and above all what did it push you to write about Evil topics during the first years of your musical career? Was it just a youth's charm or something more? 
“Of course there was certainly an interest in the dark side of life (and death) as well as the whole black magic thing in the early days of BATHORY. I remember collecting books and paraphernalia on the subject around the time 1980-1984. I believe that too many bad horror movies on the subject and the very intended satanic hints to be found in Black Sabbath imagery and lyrics were the main reasons for our interest in these things. It was all though really totally innocent and shallow. In 1984-1985 I came to the conclusion that Satan and Satanism was created by the Christian church itself, so here we had a hoax made up by another hoax to terrify people into the arms of the Christian faith. It's all religious bullshit anyway. Totalitarian people into controlling and directing other people's lives. As much as I still find it satisfying spitting at the church and religion as subjects on a whole every now and then in my lyrics, I realise that it makes little sense wasting your time and effort striking blows in the air which is exactly what you're then doing. But no,BATHORY was never a satanic act. BATHORY however used the satanic, demonic and dark imagery and symbolism, for no other apparent reason than to create a clearly definable atmosphere. Also, one must remember that we were three kids aged 16-17 when forming BATHORY in March 1983. We knew nothing of the life and deeds that our personal gods i.e. Ozzy Osbourne and Lemmy would air in their lyrics. Blasting through the night Destroyer of Worlds the highway, swigging Jack straight from the bottle and f***ing all these loose women was a life we nothing of. But we knew a great horror movie when we saw one and we could tell a great story in a horror comic magazine from a less good one. But we couldn't tell you Satan's birthday had you asked us. I tried to come across as much information on the subject as I possibly could get my hands on around the time of forming BATHORY. But I couldn't make anything out of it. Once I had read enough, of both the satanic gibber and the Christian bible. I came to the conclusion that it was all very silly and bullshit really, at least trying to be serious about it. We'd still use the satanic topics and demonic imagery for a couple of more years but in a slightly different form. I was only too happy to find that the majority of our fan mail around the time we did “Under the Sign…” and “Blood Fire Death” mentioned the more elaborated and arranged stuff as so much more interesting than the purely satanic stuff on the two first albums”.



































Another great topic used for your lyrics is the Nordic / Viking argument. It represents maybe your most amazing aspect almost in my opinion. When did it born your great interest in the epic subject and do you think that it was simply due to your Scandinavian origins or is there anything more behind it? 
“We wanted to write other things than flying up to heaven on black leathery wings, raping all them vestal angels, masturbating on the golden throne and wipe our asses with the scalp of God. And so on. Once I came to the conclusion that Satan and Satanism was a product of Christianity, it made little sense in continuing to deal with that shit, at least from a semi-serious point of view. I went further back in time to see what was there before Christianity came around to become the dictatorial way of life and death. I didn't need to go too far from my front door, to be reminded of the rich culture and history in Scandinavia before the Christian church came around. It all felt very close in more than one sense, and it presented a fresh well from which to draw inspiration when writing lyrics. The music of BATHORY had already started to change by then, incorporating acoustic guitars and multi-track backing harmony vocals. The tempo of the songs had changed and the songs had become longer. We wanted more and more to tell a story and be more elaborate doing it. It worked out pretty well and clearly opened doors to new sounds and styles not just for BATHORY but also for an entire generation of bands out there. We didn't call it Viking Metal ourselves. We didn't even mention the word Viking anywhere on record, but the connection was obvious. BATHORY was a Swedish thing, and we'd wield swords on mountains and in the woods on pictures. That period in Swedish history has been immortalised through countless of Hollywood productions and no matter where you're from you'll have at least a superficial image of the Vikings. Thankfully, there are things other than Volvo cars, tennis players, absurd taxes and blond long-legged women, that Sweden is famous for. The sound effects on record clearly helped creating a pre-Christian Swedish atmosphere. When you heard those oars work the water, when several minutes of ice cold waves had washed up on a pebbled shore and we'd sing about dragon ships and ravens, then you were in “Viking”-land. Though, the sound effects didn't do it for all. The ancient Swedish bronze horn, used on the “Hammerheart” album, was misinterpreted by English Metal Hammer as a moose farting in the distance…clearly indicating how ignorant and non-interesting they were in anything that wasn't the militant veggie flavour of the week or save-the-planet kind of bullshit. The fans loved the atmosphere on the records, the albums doubled in sales figures and the period 1987-1990 itself was a very happy and creative time of which I have very fond memories”.

Just a curiosity of mine: do you imagine yourself as not a Swedish man? Is there another place in the world where did you like to live in or in your heart there is space only for your beloved Sweden?
“Well, apart from the unbelievably high taxes, Sweden is a pretty good place to live. But I wouldn't mind living in the US. I speak no Italian so Italy would not be an option. I don't know if I am considering myself to be a typical Swedish person. Lastly, I have no “love” for Sweden. I just happened to be born here and here is where I live”.

Once I read that BEATLES is your favourite band. Is it true? And what do you adore about the band of Liverpool? “I guess it wouldn't need too much explaining. The Beatles is simply the greatest thing ever to happen to the music scene. I am the first one to admit that even The Beatles wasn't always perfect and they didn't always produce great stuff, but overall they were unique. It has sort of become this “thing” in the extreme metal scene that I like The Beatles. But I am not saying it to be hip or eccentric”.

A jump in the 80's: the Scandinavian scene was moving its first steps into a more extreme way to see Metal thanks to you. What do you remember about those years and above all what is changed about the attitude of the people in Sweden and not only who played and listened to extreme Metal during that period and the ones who do it today? 
“I have absolutely no contact with the scene of any sort. I never listen to the radio, I never buy records and I never go to concerts. I have absolutely no idea what is fashionable to listen to. I can't name any bands out there today. You could give me ten names on Swedish extreme metal acts and I wouldn't even know what they sound like or if they are Swedish at all or if you are bullshitting me. Nobody believes me when I tell them this. They have this idea of me as some sort of a spider in the centre of everything, knowing all and with at least one finger in every cavity. But I am totally oblivious to what is going on out there. So I couldn't give you any personal reflections on the present scene in Sweden or anywhere else. But as for the 80's, it has been made out to be his golden pioneering age. Sure it was a decade of pioneers but it wasn't golden in any sense. There were no places to play; there was just one shop in all of Stockholm where you could get a Motörhead vinyl. There were radio shows, no metal magazines and no scene at all”.

Now the people who listen to your music are composed by thirty-forty years old men like the one who writes here, and guys who are 14 15 years old. What is your sensation in front of a so various audience? “One thing that always puzzles me is when you receive a letter, like “Hi Quorthon! My name is George and I am 15 years old and I live in California. I just bought the “Blood Fire Death” album and it is the best album I have ever heard!” You sort of realise that he was born exactly the same we recorded that album. So you have an entire new generation of extreme metal fans picking old BATHORY up. They regard BATHORY as something you just have to have. That is the great thing. You have this link between the first generation of extreme metal acts like BATHORY, Venom, Hellhammer and Slayer, and the acts of today. They grew up listening to what we did back in the early 80's. You have a new generation picking up the torch making sure that there will be extreme metal in this century and millennium as well”.

Going back to first BATHORY's steps… give me just a memory of the old times in the Heavenshore studios. They were hard times, but I think it was also thanks to those moments that we can listen to a similar album now. Do you agree? “I didn't quite understand your question. But of course I have memories of Heavenshore and the year between 1983-1989 when we recorded there. The memory bank on the thousands of hours we spent at Heavenshore is too big to dig too deep into. But one memory I'll never forget is one day when we came to the studio to begin recording what was going to be the “Hammerheart” album. The whole place had been torn to pieces. It was originally a garage and the owner of the house was now turning the place into a workshop for all his old Porsche cars. So while we are working on “Hammerheart”, we have to find out new ways to record due to the fact that there was no studio left to record in. So we'd record the drums on top of this waving landscape of gravel, we had no electric light in the studio and I'd stand knee-deep in dirty laundry and boxes of washing powder in a bathroom/toilet doing most of the guitars and vocals. To air the fine dust out we'd have to open the garage doors at times or we'd suffocate. Then the neighbour's lawn-mover or a car or an aeroplane passing by would end up on tape. Also I will never forget the first time we came “Destroyer of Worlds” to Heavenshore to record the first album. There were car-parts all over the place. You couldn't move one step in any direction. When thinking back, I am amazed that we could even make one album at Heavenshore. The equipment was very primitive and old. We would sometime have to settle with using only 8 recording tracks. There could be up to 3 or 4 things on a number of tracks. One track could start of with an acoustic guitar. A few minutes into the song, the same track carried a sound effect or backing vocals. At the end of the song you could have an acoustic guitar or a sound effect again. And there could be up to 5 or 6 other tracks carrying all sorts of things. We had no computers but had to mix everything by ears every time. With every mix we had to change the filters and effects by hand while the tape was played back. If we fucked up we had to do it all over again. Sometimes we were so tired and exhausted, we couldn't care less for small mistakes”.

I know that Heavenshore are now a simple garage… If you could, would you like to transform it in a true studio? I know that the same atmosphere cannot be created, but don't you believe that it could be a great idea?
“I am not even sure if the garage is still there. I haven't been to Heavenshore since we ended the recording of “Hammerheart” in 1989. I don't know who owns the house now a day. But I would much rather spend the time and money to build a BATHORY studio of my own than trying to re-build Heavenshore”.

You define yourself as an antichristian and not as a Satanist. Don't you think that nowadays the two things are very confused and related? And what does it mean to you to be against the Christianity?
“Christianity is a Jewish fairytale and I am not Jewish. Christianity is a fascist religion and I am not a fascist. I am not a Satanist and I never have been, but I am anti-Christian in the sense that I do not accept the Christian God or the Christian self-righteousness. Satanism is a product of Christianity and just as much a hoax and bullshit”.

 What is freedom for you? Do you consider Quorthon a free man? Do you remember a moment in your life in which you felt a sense of imprisonment?
“Freedom is to know who you are and not having to live your life in accordance with what other people say. Quorthon is not a person but just a name that I use when I do anything that has got even the slightest bit to do with BATHORY. I think we all feel a sense of imprisonment every now and then. But life is also about those moments in life when you know you are not imprisoned or constrained in such a way that it changes you against your will. Struggling can make a lion out of a mouse. The fight for survival will develop you as an individual. That what does not kill you will make you stronger”.

You have changed a lot not only musically but also as man. Is there inside of you anything of the young boy that almost 20 years ago started the LEGEND?
“I am the same person, and I have changed very little even though it has been nearly 20 years ago. When thinking about it, it amazes me how little I have changed. If BATHORY would have done only that first album 17 years ago and no more, I would probably have changed a lot more. Being connected to BATHORY for all these years, even though BATHORY has changed musically and all, sort of has preserved a piece of that young brat who formed BATHORY in March 1983”.

During all these years the scene has changed a lot, but you have always been a fixed point of reference in this. But has there ever been inside of you the fear that the actual scene didn't need BATHORY anymore?
“I have never seen it quite like that. Probably because I have always kept such an enormous distance to the scene itself; never listening to other acts, never reading the magazines and never visit any concerts. I have never felt to be a part of the scene in the first place. I know of the impact BATHORY has had on hundreds of thousands of fans and thousands of acts. And I am aware of the importance of the BATHORY albums for the evolution of all of the branches of extreme metal. If the present scene does not need BATHORY anymore is not for you or me to decide. Venom does not sell any albums anymore and the vast majority of people out there think that Venom hasn't been any good in over 15 years. But nobody can ignore the fact that without Venom not a single band out there today would sound and look the way they do. The same can be said about Slayer. Everything that Slayer will ever do, will always be compared to “Reign in Blood” even if they should come up with an album that was generally regarded as a far better album than “Reign in Blood”. And Slayer is reaching out to a bigger audience today than they ever did. BATHORY is such a diverse thing it is very hard to pin BATHORY to a specific style and sound. A Black Metal fan may regard BATHORY to be the pioneers of Black Metal that whimped out. A Viking Metal fan may regard BATHORY as the Gods of Viking Metal with a dark past. BATHORY is a lot of things to a lot of different people. I made an interview with this German Black Metal fanzine a couple of weeks ago, and they asked me only about the occult and Satanism. Then I made this interview with a Pagan oriented Norwegian fanzine, and they asked me only questions on the Viking culture and our epic stuff. If BATHORY had been exactly the same for all these 18 years, then BATHORY would have been easy to either discard or praise. As it is now, BATHORY is a multi-headed serpent. You can't cut the head of a beast if it carries a multitude of them. And for as long as all the young bands still claim BATHORY to be their main source of inspiration, I believe BATHORY has done some interesting and original stuff over these past 18 years that still inspires and lives on through the younger acts”.


































You are considered by many to be the creator of Black Metal, the grandfather of Death Metal, and the father of Viking Metal. Maybe we have no reasons to doubt about this, but in your opinion what does BATHORY represent for the extreme Musical scene and what does this creature still mean?
“I am not exactly the right person to ask and I am not exactly objective to the issue. BATHORY is too much just a work thing for me to be able to come up with a fair review of the stuff that I myself have written. If we are talking Black Metal, I know that there are tons of Black Metal bands out there, that are more influenced by BATHORY's Viking and Epic Metal than purely Black Metal. If you listen to Venom and compare that with today's Black Metal scene, Venom is Black Rock. So if Venom compared with today's Black Metal acts is regarded as Black Rock, then what really is Black Metal? Well, to me it is not a specific style of music, but the usage of Satanic topics and a Satanic image (either fakes or real). I think people confuse themselves by using all these labels too much and define people and acts by these labels. I too use these labels at times to make it clearer what style one may be referring to. What BATHORY represents for the extreme metal scene is really for each and every one out there to judge. But I believe that BATHORY is not about trying to connect with a certain fashion or scene. BATHORY is about creating an atmosphere on record and making the listener feel that a BATHORY album is different than any other album. If you feel that all you're getting from this or that act or album, if really it is just a lot of noise for 45 minutes without too much thought behind the arrangements or lyrics. If you are dead tired of the same topics and screams of Satan, facial make up and unreadable logo's. Well, then there are plenty of styles and sounds out there to enjoy. And hopefully BATHORY has been a major factor helping in making the scene interesting and diverse”.

A personal question now: who is Quorthon now and what does he still desire?
“Who is Quorthon? When we picked the names, it was intended as a joke. We never thought that anybody was ever going to get to know anything about BATHORY. But just the same, for us it was a joke more or less. I found the name Quorthon in a book on Satanism I read in 1982. Quorthon is supposed to be one of Satan's warriors. While Satan himself is going to fight God on the day of judgement, Quorthon is destined to fight the Nazarene. I thought it sounded cool and picked the name as an alias. The reason as to why we picked those stupid names in the first place was because we couldn't take it all these Swedish rock bands at the time had Americanised their names. We picked these demonic names knowing people were not going to have an easy time pronouncing them. That gave us sort of an edge. And then there was that phonetic "th"-sound which we don't have in the Swedish language, which went hand in hand with the "th" in Bathory. There are still one or two who writes Quarthon with an “a” and I have heard tons of pronunciations throughout the years. What do I desire right now? I would very much like to go back inside a studio and work on the next album. We hope to have the next album ready by the summer or same time next year”.

What is the thing you are most proud of musically as well as personally?
“I actually haven't thought about that. I don't reflect upon things that way. I guess I am never satisfied with anything”.

In which way do you consider music and what is in your opinion its most important aim? Can we consider it a sort of absolutely personal and egotistical need?
“I think music is a natural need for some. Not a lot of people know how to play an instrument or write a song. Few can sing and even less have sense of rhythm. I hear music all the time. I don't have to play a record. There's music playing in my head 24 hours a day. If I had a studio in my apartment I would probably never leave my home. I'd probably play and record all day long”.

A last question: in which way would you like that people remember you within 10-15 years?
“The one thing that would probably feel the best would be if people mentioned BATHORY as an interesting act which inspired, influenced and enriched the entire scene for a couple of decades. I think BATHORY broke many rules, made up it's own rules and crossed many boundaries. If BATHORY hadn't been so unique, original, yet innovative and ever changing, then BATHORY would never have been able to exist for two decades and sell more records for every year and have young acts come up and say “You made me wanting to play music!” I have had heroes myself, so when people write me and call me their hero and the sole guiding light out of misery and hell, that gives you perspective on things. I have had young people write me and say that BATHORY's unique music and lyrics about freedom, independence and the struggle for survival gave them the strength to carry on when things didn't look too good. I wonder how many acts get to read fan mail like that. We have the best fans in the world which is why “Destroyer of Worlds” is dedicated to the fans”.

We are at the end of the interview; I hope you have had a good time answering to my questions. I thank you a lot for the time dedicated to me. I wish you all the best… Any last words are from you?
“I would like to take the opportunity to thank all the BATHORY fans whoever you are, wherever you may live, regardless of how old or young you are and no matter if you only enjoy one side of BATHORY. You are as much a part of BATHORY and the legend as I am. BATHORY is because of you and for you all. Hail the Hordes!!”.












martedì 16 ottobre 2012

SPETTRO FAMILY & VADE RETRO RECORDS

Come ho già raccontato in un altro post tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90 era difficile reperire “certa” musica rock nelle mie zone soprattutto per la mancanza di negozi specializzati.
Per poter soddisfare la propria sete di nuove e vecchie uscite si faceva ricorso al tape-trading, il classico scambio di cassette tra appassionati.
Un modo economico e veloce per poter ascoltare più dischi possibile senza dissanguarsi. Quel fenomeno si è ormai esaurito da più di un decennio. Ora c'è il web che mette a disposizione degli appassionati una caterva di informazioni, video, album in streaming, download illegale e legale e chi più ne ha più ne metta.
Ma la musica che gira sul web è davvero un panorama sconfinato e labirintico. C'è sul serio da perdersi nella marea di gruppi e progetti da ogni parte del mondo.
Eppure, cosa alquanto sorprendente se non ironica, c'è un progetto di Horror Music (o meglio di Horror Rock che è definizione che qui ci piace tanto...) nato a pochi km da casa mia che praticamente mi è rimasto sconosciuto fino a ieri sera! Parliamo degli Spettro Family, monicker agghiacciante dietro il quale si cela un oscuro figuro, che preferisce rimanere nell'ombra, e che gestisce anche un'etichetta discografica sempre a tema: la Vade Retro Records.
Lascio a questa one man band lo spazio di presentarsi almeno per quello che ci è dato sapere:

”Il progetto è nato nel 2008 a Salerno e l'idea del nome viene dal palazzo dove abito. Ho sempre avuto la sensazione vi fossero presenze occulte. Negli anni sono accaduti strani fatti come fughe di gas (senza trovarne la causa), allagamenti, ed altre cose davvero inquietanti.
Quindi questi fatti più la mia fantasia hanno portato al nome Spettro Family: qualcosa che desse l'idea di un posto posseduto o in decadenza. Registro principalmente con Sinth analogici su multitraccia a cassette. A volte inserisco field recordings e campioni con il Pc 
II genere che suono si può' definire come horror/electronics (termine inventato da Burial Hex) o Prog apocalittico”. 

Come recita la scarna bio del gruppo non si sa molto della  enigmatica figura che si cela dietro questo solo project, a parte che non ama molto l'aglio e gli piace fare lunghe passeggiate di notte nei boschi.
Sui primi dischi degli Spettro Family non si legge alcuna notizia o informazione relativa al musicista coinvolto nel progetto ma col tempo è risultato abbastanza evidente che costui e il gestore della Vade Retro Records sono la stessa persona o almeno così sembra...
Come definire la musica degli Spettro Family?
Mettiamola così: se amate le colonne sonore di Fulci, i Goblin, il Progressive più sulfureo e la musica minimale allora avrete un'idea abbastanza chiara del progetto. Giovedì 25 Ottobre l'oscuro figuro dietro questo “spettrale” progetto sarà ospite del nostro programma radio Moshpit e si esibirà in diretta, davanti alla webcam, indossando una maschera e presentando le sue sinfonie dell'orrore
Di seguito discografia degli Spettro Family e videoe foto di alcuni progetti targati Vade Retro Records:

2009 - Spettro Family - untitled - tape - (Vade Retro) 
2010 -Spettro Family- strigoi - tape (Vade Retro)
2011 - Spettro Family -strigoi- vinyl 7" 33 rpm (Vade Retro)
2011 - Spettro Family -candelora tape album on Brave Mysteries label
2011 - Burial Hex - book of delusions official remix (Brave Mysteries)
2012 - Spettro Family - la famiglia spettro - incoming 10" vinyl album on Tut/Rur abel Halloween
2012 - Spettro Family - rio lapis - tape (Black Horizons ) vinile 12" one side - nome e data da stabilire (prison tatt records ).


giovedì 11 ottobre 2012

UN PO' DI SEGNALAZIONI SPARSE...

Ieri curiosando per il web mi sono accorto con mia enorme sorpresa che il mio primo saggio "Horror Rock, la musica delle tenebre" è disponibile presso la Biblioteca Pubblica di New York!
Non ci credete? Allora andate a questo link
Per quanto riguarda il mio libro più recente "Black Sabbath, Neon Knights. Testi commentati" giusto stamane è uscita un'ottima recensione su Metallus ma ne aveva parlato di recente anche il buon Donato Zoppo sul sito personale. Insomma per ora mi sta andando bene...
Per gli amanti del mistero segnalo anche due post di due attivissimi blogger nonché amici: il primo riguarda il Diavolo e musiche atte a scacciarlo o evocarlo a seconda dei casi (argomento che qui ci piace un sacco!), opera della bravissima Donata, il secondo è un interessantissimo speciale del buon Nick sulle sparizioni di Roanoke. Roba da leggere in penombra!
Come tutti i giovedì segnalo anche la nuova puntata del mio programma radio Moshpit:

QUESTA SERA Giovedì 11 OTTOBRE nuovissima puntata di MOSHPIT. 
Doctor Jankyll & Mister Eddie avranno l'onore e il piacere di avere negli studi di Radio Base un gradito ritorno, Circle of Witches, che presenteranno in anteprima il loro disco live!
Sarà presente anche l'opionista ufficiale TONY D'ALESSIO per un mini speciale sui TESTAMENT. 
Inoltre nell'ambito della Dark Zone saranno in diretta telefonica i Visioni Gotiche per presentare il loro nuovo album "Cancellata dal tempo" 
Previste le rubriche Rock Zone, Violence, Disco del mese e Extreme Zone con ampio spazio alla scena underground italiana! Come sempre puntata da non perdere per gli amanti della musica underground e non solo. 
Vi aspettiamo al solito orario ( 21:00) sempre su Radio Base: www.radiobase.fm 
104,8 FM

Domani, se tutto va bene, parliamo del nuovo romanzo di Paolo di Orazio.
Infine vi lascio con un piccolo racconto delle mie disavventure in auto (quella del serpente la ricorderete di sicuro no!?) postato anche su Facebook e stavolta meno serioso :

"Quando guido per le strade di provincia del mio paese assisto sempre a spettacoli quantomeno 'singolari'. Stamane guidavo per una strada abbastanza trafficata e d'improvviso ho scorto un cane randagio che urinava indisturbato dietro la lapide di un uomo morto in un incidente. 
Fatto il suo bisogno si è allontanato senza problemi. 
Mi piace pensare che anche i cani siano superstiziosi quanto gli uomini comuni e urinare sia stato un gesto scaramantico per non fare la fine dello sfortunato automobilista".

Bye.

sabato 6 ottobre 2012

DANILO ARONA – ROCK, I DELITTI DELL'UOMO NERO (EDIZIONI DELLA SERA, 2011)


È con colpevole ritardo che mi accingo a parlare di uno dei libri che ha maggiormente stimolato la mia immaginazione di studioso e amante di quel pericoloso binomio chiamato “Rock & Horror”.
Parliamo di “Rock, i delitti dell'uomo nero”, romanzo giunto, se non erro, alla sua terza edizione e scritto da uno dei padri della Rock Horror Fiction in Italia: Danilo Arona. Partito come progetto di ebook “ante litteram” e baciato da un ottimo successo grazie al passaparola del web, “Rock” meritava di sicuro una nuova versione e un grosso plauso va alla casa editrice Edizioni della Sera per questa scelta davvero ispirata.
Se dobbiamo parlare di “Rock Horror Fiction”, allora ci tocca ripassare, a beneficio dei lettori meno smaliziati, alcuni punti fondamentali di questo genere/non genere i cui illustri predecessori sono nientepopodimeno che Stephen King, John Skipp e Graig Spector: da una parte una trama sufficientemente orrorifica, destinata sopratutto agli amanti dei brividi letterari.
Dall'altra una contaminazione ardita e coraggiosa con temi e suggestioni legati al lato più oscuro e decadente del Rock. Se mischiamo questi antitetici e fumosi (chi sente puzza di zolfo?) ingredienti potremo ottenere (a mio avviso...) una delle più interessanti e avvincenti correnti del genere horror tout court: la “Rock Horror Fiction”, appunto.
Danilo Arona non è nuovo alle contaminazioni tra Rock & Horror. Altri suoi lavori tra i quali ricordiamo “Palo Mayombe” o il Segretissimo “Finis Terrae”, partendo dagli schemi classici della letteratura di genere, riportavano stralci interessanti di vita “on tha road”, dove i protagonisti, invero crepuscolari e maledetti, cavalcavano squallidi palchi di provincia (italiana e non) alla ricerca di quell'afflato romantico che solo una Fender, accordata tra il fumo delle sigarette e gli occhi indiscreti di un pubblico “singolare”, è in grado di creare.
Ma rispetto a questi ultimi libri, appena citati, “Rock” ha qualcosa in più: prima di tutto si arricchisce di elementi autobiografici facilmente individuabili: i Privilege, protagonisti del libro, sono la vecchia band di Arona, uno strano ibrido tra Iron Butterfly e un complesso di Liscio affascinato dalle tenebre. La storia, ambientata negli anni '60 tra la Romagna, il Piemonte, la Svizzera e gli Stati Uniti, è quindi quella di uno strampalato gruppo rock, che si ritrova a suonare in un uno dei periodi più caldi per il genere, ritrovandosi ad affrontare una moltitudine di oppositori e moralisti assortiti che si scagliano senza mezzi termini contro “la musica del diavolo”.
C'è di più: i membri del gruppo assistono – in maniera indiretta – alla tragica morte di svariate star del rock e si ritrovano coinvolti nelle indagini sulla scomparsa di alcune ragazze. Gli indizi sembrano puntare tutti verso una sola persona; un misterioso chitarrista di colore che gira il mondo con la sua amata Fender Stratocaster: Sam Haim. Sam Haim è l'alter ego “satanico” di quel Jimi Hendrix che sembra infestare, come un spettro disincarnato, le visioni letterarie dell'autore di Bassavilla da molti anni. Non solo: il chitarrista nordafricano è metafora evidente di quelle ombre informi e minacciose che da sempre si aggirano attorno al Rock e ai suoi deviati figli, nutrendo leggende e cronache ombrose, finite poi in svariati libri tra cui quel “Rock Babilonia” di Gary Herman, tradotto proprio da Arona nel 2007.
Cosa c'è di più oscuro e esecrabile di un chitarrista che gioca col maligno? Quali sono le insondabili emanazioni che permeano le vicende di questo singolare gruppo del Nord Italia? Morte e Rock sono elementi indissolubili in una vicenda che ha l'ardire di raccontare la dannazione di una generazione di musicisti, spentisi troppo presto? Chi è che uccide, facendosi inebriare da vibrazioni più nere della notte? Se volete sapere tutto questo, allora muovetevi a cercare la Rock Horror Fiction di Danilo Arona.

martedì 2 ottobre 2012

TOM PICCIRILLI – NELL'ABISSO PROFONDO (GARGOYLE, 2012)

Impossibile non citare in apertura di questa recensione, le recenti complicazioni di salute che hanno colpito lo scrittore italo americano portandolo al ricovero d’urgenza in ospedale sembra per un tumore al cervello.
Mi auguro di vero cuore che il bravo Piccirilli possa elevarsi immediatamente dall’abisso angoscioso della malattia e spiccare il volo verso nuovi e avvincenti lidi letterari.
Detto questo iniziamo a parlare del romanzo apocalittico “Nell’Abisso Profondo” pubblicato da Gargoyle in questi ultimi mesi del 2012. Inutile precisare che stiamo parlando di un “peso massimo” del genere horror, con all’attivo oltre 150 opere e svariati riconoscimenti internazionali. Eppure il nostro amato paese non ha ancora scoperto il talento eterogeneo di Piccirilli, limitandosi a un solo titolo tradotto finora: “Padre delle Tenebre” pubblicato dalla Sperling & Kupfer nel lontano 1996, forse cavalcando l’onda di quel rinnovato interesse per il Perturbante che aveva contagiato negli anni ‘90 gli accaniti lettori di Dylan Dog, Clive Barker e Stephen King.
Nel 2012 ci ritroviamo finalmente tra le mani un secondo titolo e si tratta di un romanzo complesso con svariate chiavi di lettura e un’approfondita disamina di argomenti “al confine” come sette occulte, esoterismo, teorie dell’apocalisse, ermetismo, negromanzia e magia nera. Un pot-porri che sulla carta potrebbe scoraggiare il lettore meno smaliziato e in cerca solo di una buona storia orrorifica da leggere, ma Piccirilli non è uno scrittore di primo pelo e la trama è sufficientemente dosata e ricca di suspence.
Protagonista del libro è un misterioso Maestro Invocatore il quale, dopo aver perso la sua amata Danielle e il suo Coven (termine che sembra preso dall’omonimo gruppo psichedelico americano, autore nel 1969 del controverso album “Witchcraft Destroys Minds and Reaps Souls”. Siamo sempre in territori esoterico/occulti…) in un rito altamente distruttivo, si mette in cerca del leader e negromante della setta per poter finalmente dissetare la sua sanguinosa sete di vendetta. Peccato che l’ex leader del Coven abbia dei piani diversi (in un certo senso “biblici”) che riguardano l’Armageddon e il ritorno di Cristo sulla terra. Piccirilli in questo avvincente romanzo di incantesimi e zombi, memoria e dolore, Incubi & Succubi, si basa su un canovaccio narrativo di grande fascino emozionale: l’eterna lotta tra Bene e Male, attraverso lo scontro ultraterreno tra Angeli e Demoni. Se avete presente il film “L’Ultima Profezia”, girato solo un anno prima da Gregory Widen e interpretato da uno splendido Christopher Walken, vi avvicinerete di molto all’humus del libro.
La terra vede imperversare nel degrado comune esseri da altri piani di esistenza, i quali hanno come unico scopo quello di dominare il pianeta e i suoi insulsi abitanti. Ma il potere si può solo conquistare attraverso un aperto conflitto e quale guerra scuote da secoli gli animi di milioni di fedeli come quella narrata nel “Giudizio Finale” dall’Apostolo Giovanni? C’è mai stata una storia, una profezia, un evento più terribile e angoscioso di quello che ritroviamo nell’ Antico Testamento?
Piccirilli fa sue le inquietudini di una legione enorme di peccatori e fedeli e convoglia il tutto in una trama dark fantasy dal linguaggio imprevedibile (a volte si ha l’impressione che tutte quelle visioni esoteriche e richiami a libri e riti innominabili siano il frutto di un accurato studio sul campo) e dagli sviluppi travolgenti. Se il vostro pane quotidiano sono i romanzi che vanno oltre la semplice narrazione del grottesco e che trovano le loro radici in fatti e aneddoti legati alla storia, alla religione, al folclore, alla mitologia, al spiritualità “alternativa” questo nuovo romanzo targato Gargoyle saprà sicuramente accontentare anche i palati più esigenti.