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lunedì 25 novembre 2024

MOSHPIT (E IL SOTTOSCRITTO) SU ABORYM. CULTURA DEL CHAOS (TSUNAMI EDIZIONI, 2024)


Da segnalare la citazione del mio vecchio programma radio MOSHPIT! condotto dal sottoscritto e Giancarlo Scoppetta (Doctor Jankyll e Mister Eddie) su Radio Base, nella biografia ufficiale degli Aborym intitolata "Aborym. Cultura del Chaos" scritta da Mariano Fontaine e pubblicata quest'anno da Tsunami Edizioni. 

Per ulteriori info vi rimando a questo link


mercoledì 2 novembre 2022

ITALIAN GOTHIC IN USCITA NEL 2023


Grazie agli accademici Marco Malvestio e Stefano Serafini ho finalmente l'opportunità (con enorme pazienza e disponibilità di entrambi) di poter partecipare a questo ricchissimo tomo universitario (scritto in lingua inglese) intitolato "Italian Gothic", in uscita a Marzo 2023 per la Edinburgh University Press.

Si tratta del primo studio critico in lingua inglese che cerca di teorizzare l'esistenza del "Gotico Italiano" attraverso le arti e i media.Non poteva mancare un capitolo dedicato alla "Musica Gotica" dove mi sono occupato di diversi generi dalla Dark Wave al Black Metal, dal Progressive al Doom, citando tantissime band nostrane e il loro immaginario artistico/culturale.

Per ulteriori info vi rimando a questo link

sabato 15 gennaio 2022

IN USCITA L'ALMANACCO DELL'ITALIA OCCULTA (ODOYA EDIZIONI, 2022)


 Da oggi è disponibile presso il sito di Odoya Edizioni e ordinabile in tutte librerie L'Almanacco dell'Italia Occulta (Orrore Popolare e Inquietudini Metropolitane) degli autori Fabrizio Foni e Fabio Camilletti. All'interno troverete anche un capitolo sulla "Musica Paranormale" assemblato dal sottoscritto. Di seguito la sinossi e gli autori di tutti i testi:

La cronaca, la televisione, il cinema, la narrativa, il fumetto sono stati permeati da paure perlopiù sentite come attuali, la cui origine folclorica però, a grattare la superficie, si perde nella notte dei tempi. L’ombra degli Antichi, siano essi gli Etruschi o i nostri nonni, ci ha sempre seguìto, scivolando tra le rotative della stampa, scrutandoci dal ciglio dell’autostrada, studiandoci dal luminescente schermo del televisore, manifestandosi tra le note di alcune canzoni.

In questo libro l’Italia che ci è familiare mostra il suo volto occulto, notturno, fantastico, attraverso le voci di oltre venti autori che hanno scelto (e non di rado mescolato) la testimonianza, il saggio, il racconto vero e proprio. Facendoci scoprire che, in fondo, questo lato insolito della nostra cultura è familiare anche a noi, più di quanto pensiamo. Da sempre.

Almanacco dell’Italia occulta invita i lettori a un variegato viaggio tra case infestate, indagini misteriose, culti innominabili, cronache bizzarre, evocazioni medianiche, fatti inspiegabili, treni fantasma e castelli incantati dei baracconi, suoni e canti che scatenano danze macabre, inneggiano al Maligno e attestano contatti con dimensioni ultraterrene.

Testi: Tony Binarelli, Maso Bisi, Davide Bosco, Tommaso Braccini, Moreno Burattini, Fabio Camilletti, Ivan Cenzi, Luigi Cozzi, Antonello Cresti, Stefano Curreli, Bruna Dal Lago, Paolo Di Orazio, Fabrizio Foni, Irene Incarico, Howard David Ingham, Stefano Marzorati, Claudia Padalino, Felice Pozzo, Alessandro Scarsella, Francesco Scimemi, Massimo Soumaré, Antonio Tentori, Eduardo Vitolo

venerdì 3 febbraio 2012

TUTTO QUEL NERO – CRISTIANA ASTORI (GIALLO MONDADORI – 2011)

Di Cristiana Astori avevo già letto alcuni racconti sulle antologie La Sete e Anime Nere Reloaded, quindi mi sono avvicinato con molta curiosità e interesse a questo romanzo pubblicato nel rinomato Giallo Mondadori.
La Astori è riuscita a spiazzarmi totalmente: in tutta sincerità mi aspettavo un libro maggiormente devoto alle atmosfere tradizionali del Giallo all’italiana (Argento, Fulci etc) e invece “Tutto quel Nero” si presenta come un Mystery ben congeniato dove la passione della scrittrice per il cinema di genere si presenta in un modo totalizzante.
La protagonista della storia, Susanna (di sicuro un alter ego della Astori), si mette a caccia di una vecchia pellicola che nel tempo ha acquisito un alone mitico ma anche sinistro.
Partendo da questo semplice schema l’autrice ci mostra un universo di ricerche, congetture, ipotesi, flashback legate alla cinematografia più ombrosa e ossessionante.
C’è davvero da perdersi nel mare di frammenti e rimandi che la Astori dissemina sapientemente nella storia.
Una scelta vincente e secondo il mio parere anche attraente per il lettore non sufficientemente smaliziato.
Ovviamente non mancano l’azione, i colpi di scena e un finale davvero agghiacciante (che non rivelo per non rovinare la lettura), ma il romanzo d’esordio di una delle traduttrici ufficiali del ciclo di Dexter in edicola, ha dalla sua un’inventiva e un’eterogeneità di influenze e idee narrative che rappresentano, a mia avviso, l’arma vincente di “Tutto quel Buio”.
Senza contare il fatto che la Astori, da appassionata di Horror qual è ( e in questo caso di un’ eroina tragica del genere che vi invito a scoprire), infarcisce la storia di pillole cinematografiche e di atmosfere inquietanti che di sicuro lasciano il segno.
Ripeto: piacevolmente sorpreso dalla Astori.

venerdì 10 giugno 2011

TIZIANO SCLAVI – APOCALISSE (CAMUNIA – 1993)


Sgombriamo subito il campo da equivoci: “Apocalisse” non è un romanzo horror, non nel senso classico del termine. Ci arriveremo…
Ricordo che acquistai questo libro appena uscito ma dopo aver letto poche pagine rimasi talmente deluso e perplesso da decidere di relegarlo in un cantuccio nascosto della mia libreria. Del resto in quel periodo ero abituato allo Sclavi “dylaniato” con assassini seriali, fantasmi, zombi etc e questa sottile trattazione dell’Apocalisse (appunto!) non rientrava affatto nei canoni letterari di un adolescente col testosterone a mille.
Col senno di poi ammetto che ho fatto un errore madornale!
"Apocalisse" è una delle cose migliori che abbia mai letto. Una trattazione lucida e insieme angosciosa della routine quotidiana in attesa che un male più grande la travolga con violenza e orrore. I protagonisti del racconto (uno sceneggiatore di fumetti e una giornalista) racchiudono in un sol colpo gli archetipi base dell’opera di Sclavi: normali, annoiati, a volte tristi a volte squallidi. Se fosse stato un albo di Dylan Dog, sicuramente avrebbero fatto una brutta fine per mano del mostro di turno (l’autore ha sempre punito la normalità asfissiante di vite comuni e anonime). Visto che si tratta di un romanzo, originariamente scritto nel 1978 le cose, in un certo senso cambiano, e sarà questa coppia fedifraga e insulsa a testimoniare l’avvento della fine. Straordinariamente ne usciranno incolumi e le loro maschere di perbenismo e affettata gentilezza (dietro c’è sicuramente un volto orribile…ci scommetto…) non saranno devastate (non subito) dalla vendetta della natura.
Atmosfere hitchcokiane, visioni oniriche e brutali immersioni nella realtà più sanguinaria e cinica rendono questo libro un must per ogni appassionato degli scritti dell’autore pavese.
A distanza di anni fa sempre bene ricordare a se stessi quanto si può essere stupidi e superficiali nei giudizi troppo affrettati.

mercoledì 16 febbraio 2011

ORAZIO FERRARA - PELLEGRINAGGIO IN TERRA SANTA (CENRO STUDI I DIOSCURI – 2010)

Ammetto che questo libro in forma di diario mi ha sorpreso non poco. Mi aspettavo un resoconto dai toni religiosi molto forti e poco votato ad un’attenta disamina dell’elemento “umano” del viaggio, sia esso per fede o esclusivamente per conoscenza personale. Invece prevale il secondo elemento, appena accennato, sul primo. Orazio Ferrara, noto ricercatore, saggista e storico della città di Sarno (chi legge giornalmente questo blog ormai lo conosce a pennello), pubblica un’attenta cronaca del suo pellegrinaggio in Terra Santa, assieme ad un gruppo di fedeli sarnesi (nota di colore: molti li conosco di persona). Sono annotazioni dove prevale assolutamente l’elemento antropologico, citando elementi storici, architettonici, cinematografici e filosofici (condivido in pieno la sua riflessione “laica” sulla figura del Giuda, traditore della cristianità), ma che nello stesso tempo non abbandonano la strada maestra della ricerca spirituale nei grandi luoghi della Fede.
Di forte patos emozionale è il racconto del pellegrinaggio nell’Orto degli Ulivi, teatro di uno dei più grandi drammi dell’intera umanità, mentre davvero toccante è il resoconto finale del viaggio in Terra Santa dove sembra di camminare quasi al fianco del protagonista durante la Via Crucis verso il Santo Sepolcro. Pagine commoventi ma dallo stile semplice e diretto.
Non mancano alcuni gustosi reportage sulla situazione attuale della terra di Palestina, l’antica querelle tra le varie fedi cattoliche per la gestione dei luoghi di culto e una variopinta galleria di personaggi che strappano più di un sorriso. Orazio Ferrara costruisce un diario completo, eterogeneo, dai molti spunti di riflessione e soprattutto dal grande trasporto emozionale.
S può volere altro da un resoconto di viaggio? Non credo… Consigliato!!!

Le prima pagine del libro:

“Le note che seguono sono la trascrizione del diario tenuto, dal 4 giugno all'8 giugno di quest'anno 2010, durante un viaggio o meglio un pellegrinaggio in Terra Santa. Sono brevi appunti, osservazioni, annotazioni scritte di getto, senza abbellimenti, la notte nella stanza d'albergo, quando la stanchezza della giornata iniziata di norma alle 06.30 si faceva maggiormente sentire. E anche le emozioni, forti e intense, si facevano sentire. Successivamente sono state intercalate, per una migliore illustrazione dei luoghi visitati, brevi notizie storiche e gli opportuni passi del Vangelo, quest'ultimi a cura di padre Enrico Agovino.

Confesso, io non ho una fede granitica, a differenza di altri che qualche volta invidio. Sono dubbioso, pieno di domande. Forse perché bisognerebbe avvicinarsi alla fede con la semplicità del cuore e non con l'arroganza del cervello. Avevo letto da più parti che dopo un viaggio in Terra Santa niente potrà essere più come prima. Di ciò ero molto scettico, devo convenire che mi sono sbagliato. Dalla Terra Santa sono tornato con una certezza: l'ateo ha torto marcio e il Mistero del Divino non può essere una costruzione mentale per gente di bocca buona, te ne rendi conto da come lo cantano e l'esaltano in quella Terra unica le tre grandi religioni monoteiste: la Cristiana, l'Ebraica e la Musulmana.

Fin dalle prime visite ai Luoghi Santi, mi è tornata alla mente la frase dello studioso e scrittore Mario Labio, anch'esso pellegrino in Terra Santa. La trascrivo: “Se siamo giunti fin qui, proprio noi e non altri, è perché il Signore ha qualcosa da comunicarci; e come il piccolo Samuele, c’è da ripetersi: parla, Signore, il tuo servo ti ascolta”. Tra le lacrime sincere delle donne del nostro gruppo, che non poche volte ho visto sgorgare copiose nei posti dove Lui era passato, e le altrettanto sincere preghiere quotidiane di padre Enrico, ho cercato spasmodicamente di ascoltare il Divino. In parte le note che seguono raccontano e testimoniano di questa cerca e, comunque, della segreta speranza che alberga nel cuore di ognuno di noi, fosse anche il più incallito dei miscredenti”.

lunedì 11 ottobre 2010

ORAZIO FERRARA/VALERIO FERRARA – LA DISFIDA DI BARLETTA E MARIANO ABIGNENTE DA SARNO ( CENTRO STUDI I DIOSCURI - 2010)

Sinossi
La Disfida di Barletta e Mariano Abignente da Sarno”, sottotitolo “Cavalieri nella leggenda”, di Orazio e Valerio Ferrara, è il resoconto dettagliato, ricavato da documenti storici di prima mano, sulla Disfida di Barletta in cui 13 uomini d'arme italiani, nel lontano 1503, fecero rimangiare ad altrettanti cavalieri francesi le loro oltraggiose offese.

Considerazioni
Orazio Ferrara, autore e ricercatore, concentrato primieramente sulla realtà storica del mio paese, Sarno, da sempre ricco di avvincenti suggestioni legate al passato e di cronache che oscillano mirabilmente tra leggenda e accurata ricostruzione storica, stavolta supera se stesso, riesumando dall’oblio del tempo uno dei più grandi eventi del Medioevo: “La Disfida di Barletta”.
Siamo al tramonto della Cavalleria e delle sue straordinarie imprese. Periodo fulgido dove uomini coraggiosi e puri si stagliano all’orizzonte come esseri mitici, ammantati di un alone di imperitura bellezza e audacia. Ma tutto è destinato in poco tempo a finire. Il nuovo periodo storico reclama nuove barbarie e nuovi leggi e i codici comportamentali da sempre legati alla Cavalleria sono ormai desueti e pian piano relegati al silenzio.
Eppure tredici uomini d’armi, di cui uno, Mariano Abignente, vanta natali “sarnesi”, offesi dalla tracotante superbia degli armigeri francesi durante un banchetto, si appellano al loro orgoglio ferito per ricacciare in gola le parole infamanti di cui è stato oggetto “il popolo italiano” ( ritenuto dai francesi come inaffidabile e pronto al tradimento).
Ettore Fieramosca, invincibile cavaliere che sembra uscito da famoso film di John Boorman “Excalibur” immediatamente organizza la disfida, arruolando dall’esercito aragonese, tredici uomini di ventura tra i più valorosi e capaci. Inutile dire che le gesta di questi prodi uomini d’arme (e la loro grande vittoria), si ritaglieranno un posto d’onore nelle cronache del tempo fino ad arrivare, in forma di leggenda, ai nostri giorni.
Tecnicamente il saggio di Ferrara è ricco di riferimenti storici molto precisi e soprattutto di ricostruzioni oltremodo perfette degli armamenti, degli stendardi e di altre curiosità che non anticipo per non rovinare il gusto della lettura.
In appendice inoltre vengono riportati in maniera integrale alcuni documenti dell’epoca in modo da rendere il lavoro quanto più completo possibile.
Un’occasione da non perdere, non solo per gli aficionado del cavaliere sarnese, la cui monumentale statua svetta imperiosa nella piazza principale del mio paese, ma un modo per rivivere splendidamente l’abbagliante universo della cavalleria.

domenica 19 settembre 2010

LIBRI IN BREVE: ALBERTO ANGELA - UNA GIORNATA NELL'ANTICA ROMA ( MONDADORI -2009)

SINOSSI
Com'era la vita quotidiana nella Roma Imperiale? Quali volti si incontravano nelle vie o sulle gradinate del Colosseo? Quali atmosfere si respiravano nelle case, nei palazzi? Alberto Angela conduce il lettore nella folla delle strade, all'interno delle case o nel Colosseo durante i combattimenti tra gladiatori. A descrizioni dettagliate di luoghi e stili di vita, si alternano infatti narrazioni in "presa diretta" quasi fosse una telecamera a proseguire il racconto, con il suo bagaglio di immagini, rumori, per scoprire e indagare tutte le curiosità e i piccoli grandi dettagli della vita degli antichi romani.

CONSIDERAZIONI
Premettendo che questo saggio è uno dei "libri del 2009" per IL MONDO DI EDU, posso tranquillamente affermare che la carica visiva insita nelle ricostruzioni, ipotesi e descrizioni create da Alberto Angela, spazza via in un solo colpo centinaia e centinaia e centinaia di romanzi storici con ambizioni di ricerca sul campo.
Scritto con un linguaggio semplice, accattivante, che prende per mano il lettore facendolo volare nel tempo ( a che cosa servono i libri sennò?), in un mondo lontano ma a noi ancora affine, "Una giornata nell' Antica Roma" è fruibile e appagante come la visione di una puntata di Ulisse il sabato sera su Rai 3 ( memorabile rimane ancora la ricostruzione degli ultimi gironi di Pompei, tra le cose migliori mai prodotte dalla TV nazionale).
Non c'è bisogno di essere un appassionato di storia o un critico. Qui serve solo concentrazione e voglia di scoprire cose nuove. Dulcis in funo un pizzico di curiosità che non guasta.
Per il resto abbandonatevi alle visioni di un'epoca storica, persa ormai nell'oblio del tempo.

lunedì 23 novembre 2009

FURIO SAMPOLI - PASSIONI, INTRIGHI, ATROCITA' DEGLI IMPERATORI ROMANI ( NEWTON COMPTON - 2007)

Per il sottoscritto e’ uno dei libri/rivelazione di questo 2009 ( anche se è stato pubblicato nel 2007).
Un saggio che non è un saggio.
Un libro di storia che ha il respiro (audace e violento) del grande romanzo storico.
Non è possibile?
Bando subito agli equivoci:
“Passioni, intrighi atrocità degli Imperatori Romani”, è un resoconto, mai avido di particolari, di uno dei periodi più fulgidi della storia dell’uomo: l’Impero Romano.
Furio Sampoli ( scrittore e biografo di Roma Antica) lo fa in modo totalmente controcorrente e originale, imbandendo una sorta di palcoscenico storico sulle cui assi i più grandi reggenti di Roma Antica ( da Augusto fino a Costantino) mostrano le loro più meschine e turpi azioni: tradimenti, assassini, vendette, conquiste, peccati, gelosie e decadenze.
Pagine vivide e dal pathos emozionale così intenso che dopo aver letto l’ultimo capitolo ho sentito il bisogno ( atavico) di visitare nuovamente le rovine del Colosseo a Roma e di Pompei.
Non basta.
I fatti, quelli raccontati dall’Autore, sono dei veri e propri affreschi della vita romana durante l’impero.
E anche se (in parte) romanzati hanno una forza prorompente come solo i migliori racconti possono avere.
Parlavamo di fatti: qui troverete eventi che nessun libro scolastico potrà mai rivelarvi.
Faccio dei piccoli esempi per rendervi chiaro l’excursus meta-storico di Sampoli:
Lo sapevate che Eliogabalo è stato l’imperatore più volgare e vizioso di Roma?
Fece costruire dei bagni pubblici nel palazzo imperiale allo scopo di conoscere ( e avvicinare) i cittadini più “virili e dotati”.
Ricordate Commodo, l’imperatore debole e viscido del film "Il Gladiatore" di Ridley Scott?
Fu chiamato dal popolo l’Imperatore/gladiatore perché amava esibirsi ( sul serio!) nel Colosseo e si faceva chiamare Ercole ( visto che era alto e muscoloso come l’eroe mitico). Fu vincitore in oltre 600 spettacoli uccidendo uomini e bestie feroci. Peccato che spesso facesse “truccare” col piombo le armi dei suoi avversari.
E ancora: una delle frasi più celebri di Caligola ( divenuto pazzo a seguito di una malattia nervosa o paranoica), durante una gara nel Circo Massimo, poiché la folla applaudiva gli avversari dei suoi beniamini, fu: “Magari il popolo avesse una sola testa per tagliargliela in un colpo solo”. E tanti durante il suo impero morirono solo per suo dispetto o molto spesso per alcuna ragione logica che non fosse la follia dell’imperatore.
Su Nerone troverete tanti fatti già conosciuti ma anche stranezze “inedite”. Come quella di far uccidere gli spettatori che si distraevano in teatro mentre suonava la Cetra o quello di aver sposato in segreto un’amante omosessuale facendolo travestire da donna.
Insomma una galleria di efferatezze, capricci, debolezze, perversioni e crudeltà che renderanno le vostre notti insonni, chiedendovi nel dormiveglia:”Possibile che l’Impero Romanzo sia stato costellato da tanta scelleratezza e volubilità?”
La risposta di Sampoli è chiara:
“L’Impero Romano era come una proprietà privata che i vari Imperatori si passavano di man mano tiranneggiando il popolo e uccidendo senza pietà gli oppositori.”
Il prezzo del libro è abbordabilissimo: solo 5, 90 Euro.
La casa editrice è la Newton Compton.
Credetemi ne vale la pena.

giovedì 16 luglio 2009

GIACOMO CASANOVA - STORIA DELLA MIA FUGA DAI PIOMBI

Autore: Giacomo Casanova
Titolo: Storia della mia fuga dai Piombi
Editore: Newton Compton (Tascabili Economici)

Molti lo conoscono per la sua fama di libertino e “sciupa femmine”. Altri per una serie di film e fiction come quella penosa e triste con protagonista Stefano Accorsi.
In realtà c’è molto, molto di più dietro la figura ambigua e controversa di Giacomo Casanova, dipinto dalla fantasia polare di quart’ordine come un nobile veneziano annoiato e attratto dai piaceri volubili della carne.
C’è una vita “vera” costellata di avventure, di viaggi, di violenza, di cadute rovinose e di fulminee impennate, di grandi passioni e di ancor più cocenti delusioni.
Un esempio meraviglioso di quanto detto è il Romanzo/Diario intitolato “Storia della mia fuga dai Piombi.”
Pubblicato nel 1787 può essere considerato un’opera completa e autonoma rispetto alle celeberrime “Memorie” che invece furono pubblicate postume, dopo la sua morte.
Senza colpo ferire, posso affermare con tutta la sincerità di questo mondo che si tratta di uno dei libri più divertenti e amari che mi sia mai capitato di leggere.
Un tipo di narrazione che seppur inserito nel contesto a volte freddo e pacchiano della “memorialistica” assume i colori e l’intensità immaginosa del grande romanzo d’avventura.
E credetemi, di questi tempi, è improbabile trovare libri che abbiano un taglio così netto, un’identità così forte, un’aurea di immortalità che gli autori contemporanei possono solo sognarsela.
Quanti romanzi, osannati dalla critica e insigniti di prestigiosi premi letterari, si leggono a fatica e precipitano nel buio informe dell’oblio?
Quanti libri ci hanno lasciato l’amaro in bocca e il vuoto nel cuore?
Non è il caso di Giacomo Casanova.
Il suo gusto ( anzi il suo divertimento) nel descrivere, fatti, luoghi, personaggi ( anche se a volte inventati o romanzati) dimostrano come questa qualità fosse quasi innata nel “nobilotto” senza arte né parte come qualcuno si è affrettato nel tempo a definirlo.
Dietro la maschera di cerone e la parrucca impomatata c’è l’autenticità dell’essere umano, con il suo carico di debolezze, paure, desideri insoddisfatti e travolgenti sconfitte ( che assomigliano a quelle di tanti…)
Ma parliamo del libro.
Un’avventura memorabile che ha come teatro la Venezia di fine Settecento e come palcoscenico un carcere di massima sicurezza, i Piombi.
Proprio in questa tetra prigione viene rinchiuso il nostro protagonista accusato di libertinaggio, pratiche magiche ( era iscritto alla Massoneria più per opportunismo personale che per reale convinzione) e ateismo (solo in seguito però si scoprì che dietro l’arresto vi erano feroci contrasti con la nobiltà veneziana).
Il racconto dell’evasione narratoci in prima persona è qualcosa di tremendamente moderno e attuale per l’epoca in cui fu scritto e non a caso, negli anni successivi, il buon Casanova si cimenterà anche nella stesura di un romanzo di fantascienza ante-litteram.
Ovviamente il risultato non fu compreso nè apprezzato
Troppo avanti il veneziano rispetto al mondo decadente e fallace che gli girava attorno.
E non a caso la spinta innovativa del Casanova autore/ commentatore/ artista/ avventuriero fu poi ripresa e rivoluzionata da scrittori come Byron, Wilde, Hemingway etc.
Non a caso.
Inserite questo libro tra le letture estive e sappiatemi dire.

Musica consigliata in sottofondo: Antonio Vivaldi, “Le Quattro Stagioni” oppure J.S. Bach, “Organ Favourites”.

venerdì 12 giugno 2009

JACK KEROUAC, "SULLA STRADA"

Titolo: Sulla strada
Autore: Kerouac Jack
Editore: Mondadori (collana Oscar classici moderni)

"...sentivo una nuova voce che mi chiamava e vedevo un nuovo orizzonte, e ci credevo, giovane com'ero; e che importanza poteva avere qualche piccolo guaio, o che Dean mi rifiutasse alla fine, come infatti sarebbe successo, su marciapiedi di fame e letti di malattia, che importanza poteva avere? Ero un giovane scrittore e volevo andare lontano". (Jack Kerouac).


Considerato da pubblico e critica ormai come un libro di culto, Sulla Strada è principalmente il manifesto propositivo di quello che è stata la Beat Generation.
Elementi come l’estasi del viaggio, la libertà, il disagio, la critica spietata verso l’American Dream, la solitudine, il malessere esistenziale, sono ben presenti tra le pagine fitte di questo indimenticabile capolavoro della letteruatura americana.

I protagonisti sono due uomini ( o due reietti) , Sal ( in realtà l’autore Jack Kerouac) e Dean ( l’amico Neal Cassidy, un avventuriero senza fissa dimora) che in un lungo viaggio verso sud, direzione Texas e poi Messico,( durato nella realtà ben 7 anni!!!) scopriranno poco a poco che la loro è una fuga non solo dalla normalità di una vita comune( e vuota) ma soprattutto una corsa verso il nulla.

Non sarà importante "arrivare alla meta" ma soltanto essere in movimento, sempre e comunque, in modo da esorcizzare un mal di vivere e un’ansia sempre crescenti.

Ribellione e senso dell’amicizia, sfortuna e voglia di riscatto sono le solide basi di un libro scritto "in soggettiva", caratteriazzato da uno stile immediato ma di grande effetto che premia il lettore con delle descrizioni del paesaggio americano uniche nel genere.

Dulcis in fundo, una galleria di personaggi fuori dal comune e realmente esistiti:
tra i tanti l’altro scrittore, " visionario e drogato", della Beat generation W. Borroughs, alias Old Bull Lee, oppure il poeta Allan Ginsberg, alias Carlo Marx.

Io da tempo l'ho inserito nella lista dei libri che porterei su un'isola deserta.
E se questo non vi bastasse per fidarvi del mio intuito lettarario ripensate a quella volta in cui eravate disperati e tutto era contro di voi.
Riassaporate quegli istanti in cui un solo pensiero vi martellava la testa come un trapano: "mollare tutto e partire".
Chiudere la porta e affrontare l'avventura di una nuova vita ai margini del mondo.
Se almeno una volta nell'intimità dei vostri desideri più nascosti e profondi, avete sognato la vera libertà e correre, correre, correre via da obblighi e consuetudini inutili, beh!, allora Sulla Strada potrebbe diventare la vostra Bibbia.

Disco in sottofondo: The Nitty Gritty Dirt Band, "Will the circle be unbroken".

http://www.youtube.com/v/6MQYn-GvGOM

martedì 21 aprile 2009

MARIA GALELLA, "I CORVI E I CAMPI DI GRANO"

Autore: Maria Galella
Titolo: I corvi e i campi di grano.
Natrusso Communication Editore, 2007.


Maria Galella, giovane autrice pugliese, esordisce nel business letterario con una serie di racconti molto eterogenei sia come ispirazione che come stile di scrittura.
Proprio quest’ultimo si caratterizza per un’impronta molto sperimentale sia per quanto riguarda la descrizione dei protagonisti (che sembrano quasi “ombre” in un mondo ancestrale fatto di paure e inquietudini) che la struttura di base dei racconti i quali possono essere divisi in due tronconi tematici:
uno propriamente Gotico/horror;
l’altro nero/autobiografico.
Io, per deformazione professionale, ho apprezzato soprattutto quelli del primo filone:
“La stagione della caccia” - è il mio preferito in assoluto ove l’autrice con poche ma incisive pennellate descrive la sua terra attraverso miti, leggende e una bella dose di gotico letterario.
“Corvi sul campo di grano” – ho apprezzato molto l'ambientazione contadina e l'idea della chiesa abbandonata e “maledetta”, idea che ho usato anch'io in passato per un mio racconto. Veramente coinvolgente.
“Milica” – è invece una storia terribile e horror sullo stile “Melissa Parker” ( Danilo Arona).
Mia sorella” – mi è sembrato una sorta di metafora sulla schizofrenia o almeno questa è la sensazione che ne ho tratto dalla lettura.
“I Bambini “- ho notato addirittura un influsso “kinghiano” trasportato nella nostra realtà meridionale e soleggiata. Ottimo spunto.
Del secondo filone ho apprezzato soprattutto “Novembre”, dove alcuni (credo) elementi autobiografici della Galella si fondono coninterpretazioni di situazioni al limite della normalità, forse con una vena di psicanalisi.
Si tratta di frammenti di esistenze alienate e di frustrazioni non solo esistenziali ma anche sociali, più "rappresentate" che "raccontate"( come dice la stessa autrice).
Il collegamento con l'horror e il nero si nota solo marginalmente, magari per l'inserimento di qualche elemento apparentemente sovrannaturale. Insomma si tratta di soluzioni alternative alla classica narrativa di genere, sicuramente di non facile commercializzazione e fruizione.
Comunque intravedo in queste sperimentazioni un “germe” di originalità che, se coltivato ed affinato, potrebbe portarla ad un livello superiore rispetto alla monotona e prevedibile letteratura nostrana.
Questo il mio augurio e il mio complimento più sincero.
Infine azzeccatissimo il titolo del libro che mi ha ricordato un certo Edgar Allan Poe.
E quando si tocca il maestro non posso che inchinarmi.

Disco in sottofondo: Darkthrone "Under a funeral moon"

martedì 17 marzo 2009

Jeffery Deaver,"Lo scheletro che balla"

Jeffery Deaver – Lo scheletro che balla ( Ed. Sonzogno, 2004)
E’stato definito dal Times : “il più grande scrittore di Thriller dei giorni nostri.”
E non a torto. I libri di J. Deaver sono un giro travolgente e pauroso sulle montagne russe del brivido letterario. Lo stile di scrittura è oscuro, tagliente e dal ritmo sempre sostenuto. I colpi di scena si susseguono convulsamente in un vortice di sensazioni da paralizzare il fiato. La galleria dei personaggi delineati con un metodo sempre rivolto a scioccare il lettore, sono quanto di più malato, malvagio e tremendamente reale uno scrittore contemporaneo abbia mai osato creare. Nel romanzo qui citato il criminologo paraplegico Lincoln Rhyme (definito da Giorgio Faletti come il personaggio letterario più incredibile e unico dal dopoguerra!!!) coadiuvato dalla detective nevrotica ma attraente, Amelia Sachs, cerca di fermare un camaleontico e inafferrabile killer professionista soprannominato “Lo scheletro”.
Un tipo che farebbe impallidire Manson oppure Ted Bundy per spietatezza e diabolica intelligenza.
Non mi spingo oltre per non rovinare le sorprese che sono tante.
Sempre di J. Deaver consiglio la lettura di altri titoli quali La sedia vuota, Il collezionista di ossa ( da cui l’omonimo film con un grande Denzel Washington) con protagonista sempre il duo Rhyme/Sachs e Sotto terra caratterizzato da un nuovo personaggio John Pellam, ambiguo e sfortunato sceneggiatore di Hollywood.


Disco consigliato in sottofondo: Slayer - Diabolus in musica (1998)

sabato 14 marzo 2009

GIORGIO FALETTI, "IO UCCIDO"

Giorgio Faletti – Io uccido
( Ed. Baldini Castaldi Dalai, 2002)



Recensione un pò datata ma che riporto per dovere di cronaca nel nuovo blog.
E’ stato definito “il caso letterario del 2002”. Il critico letterario Antonio D’Orrico non ci ha pensato due volte urlando ai quattro venti che “Giorgio Faletti è il più grande scrittore italiano” ( l’ha sparata un po’ grossa!!! Ongaro o Buzzati allora sarebbero dei Padreterni della letteratura).
Dulcis in fundo uno dei miei scrittori preferiti in assoluto ( Jeffery Deaver) che lo elogia in più di un’occasione e non solo in quarta di copertina.
Parliamo del libro.
Praticamente un romanzo uscito in sordina senza alcuna aspettativa da parte sia dell’editore che dello stesso Faletti che ricordiamo faceva ben altro, artisticamente parlando, ma che nel giro di pochi mesi ( e attraverso un fitto passa parola dei lettori veri detentori della vita o della morte di un libro) ha battuto ogni record di vendita in Italia imponendosi in seguito anche, all’estero. In effetti senza grossi proclami ( come quelli di prima) posso affermare che per chi ancora non si è cimentato ( e penso che ormai siano in pochi ) si tratta di un lettura scorrevole e molto, molto godibile. La trama è ben strutturata e sufficientemente misteriosa. Inoltre i continui riferimenti alla musica creano una sorta di colonna sonora “nascosta” tra le pieghe del libro ( Led Zeppelin, Steppenwolf etc.) che mi ha convinto. Si sa io ho un debole ancora adolescenziale per il rock e se uno scrittore riesce a farcelo entrare alla grande nei suoi scritti ( vedi Danilo Arona nel Segretissimo Finis Terrae) allora vado in brodo di giuggiole.
I vari personaggi ( tra cui l’assassino psicopatico, brutale e violento, un must in ogni thriller che si rispetti) sono tratteggiati con realistica precisione.
Il Poliziotto disilluso ma capace è un classico della Letteratura Gialla ma in questo contesto mi è sembrato che si muovesse nella trama in maniera fluida.
Il finale è come si rispetti pregno di colpi di scena.
Lo so, molti penseranno che mi sono bevuto il cervello o che mi sto vendendo al mainstream.
Non me ne frega un cazzo!
“Io uccido” mi ha convinto.
Faletti mi piace.
Ci vuole coraggio a imbarcarsi in una nuova carriera artistica dopo quella ( piena di successi) di comico e musicista.
Lo ha fatto con testardaggine e un po’ di follia.
I risultati lo hanno premiato.
Perché signori, i lettori (se comprano un libro a vagonate) , hanno sempre ragione.
Meditate…

Disco consigliato in sottofondo: Slayer, “Seasons in the abyss”( 1990)

giovedì 12 marzo 2009

Azzurra Mangani, "Per Elisa"

Titolo: Per Elisa
Autore: Mangani Azzurra
Editore: Ibiskos Editrice Risolo 2008
isbn 978-88-546-0484-1

Sinossi.
Che cosa sarebbe accaduto se…La signora Giannini, definitivamente perduta fra i ricordi del passato ed i rimpianti, continua ancora a domandarselo. La sua lucidità riemerge improvvisamente durante la scrittura di una lettera, abbozzata con le ultime forze mentre giace in una clinica, gravemente malata e mentalmente instabile; la lettera è rivolta ad una donna, di cui la signora ripercorre l’adolescenza e la scomparsa, confessandole, per la prima volta, i suoi segreti più intimi.Una volta terminata la lettera, la donna ripiomba nel mutismo e nella rassegnazione, consegnandosi nuovamente a tutti quelli che l’accudiscono, impietositi dai suoi deliri. L’unico uomo a poter leggere quelle carte, scioccato dal contenuto, decide di ignorarle.Quella lettera, ultimo e dolce grido di aiuto, ed ultima richiesta di perdono, è stata forse consolatoria, ma inutile.Se solo Alessandra fosse ancora viva, sarebbe diverso; se solo potessero incontrarsi ancora, dopo trentadue anni dal primo giorno, potrebbero finalmente spiegarsi e comprendersi. Se solo…

Recensione.
Come diceva il noto cineasta francese Francoise Truffaut: “il critico (o chi gioca a farlo, come me…) è colui che rende conto del suo piacere.” Mai citazione fu più appropriata per raccontare il “piacere” che ho attinto nell’immedesimarmi completamente nei personaggi creati ad arte dalla giovane autrice Azzurra Mangani. Perché nel racconto di Azzurra vita e scrittura si legano indissolubilmente ( non so fino a che punto in maniera autobiografica, interrogativo non da poco) e il lettore non può che fare i conti con uno sfondo narrativo così forte e denso di passione.
Almeno io ho ritrovato alcuni miei “demoni personali” nelle lettere scritte dalla Signora Giannini e credo fermamente che quando una persona , confrontandosi con un libro, vi trova qualcosa di sé nei luoghi o nei personaggi, lo scrittore diventa il “medium” delle emozioni e dei ricordi più reconditi. Ruolo svolto egregiamente dall’autrice. Ammetto che mi ero posto in maniera diversa soprattutto all’inizio . Leggendo la sinossi il tema “ epistolare” mi lasciava un po’ interdetto e ipercritico. Tutti (penso) nella nostra esistenza prima o poi abbiamo affrontato le nostre percezioni più nascoste e intime attraverso una missiva. Mettendoci a nudo con un misto di paranoia, ingenuità e sofferenza.
Lo dico perché, in un periodo particolarmente “solitario” della mia breve vita, gli unici miei segni di vita erano, appunto, lettere spedite con frustrazione e sconforto. Insomma la cosa mi toccava da vicino. Azzurra ha raccontato qualcosa di me con il suo libro. E lo ha fatto con una delicatezza e con una ricercatezza al limite della perfezione stilistica. Poche volte mi è capitato un confronto così duro e liberatorio con un libro. Tralasciando personaggi e luoghi che vi invito a scoprire con una lettura personale e approfondita, c’è una parte che mi ha lasciato esangue, con una stretta fortissima al petto. Le pagine in cui la protagonista racconta il rapporto con la madre prima e dopo la su dipartita e una serie di situazioni familiari ed esistenziali sorte immediatamente dopo, è “vita “ vera senza forzature o mistificazioni.
Mi ripeto ( linguisticamente): chi, come il sottoscritto; ha perso una persona cara, con cui ha condiviso una serie incontri/scontri tanto fulminanti quanto vitali, potrà capire la mia disamina.
Che intensità, che “insopportabile” soggettività nello stile di Azzurra.
Meraviglioso/terribile perdersi tra ricordi e fantasia. E poi una sottile atmosfera di disincantato godimento interiore, ove la sofferenza è capace di risvegliarci dal torpore dei sensi.
Infine una azzeccata colonna sonora di artisti e band dignitose a completare il tutto. Se non è ispirazione questa… Consigliato agli amanti delle sensazioni pure.
Per ordinare il libro: