Visualizzazione post con etichetta Speciale Norvegia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Speciale Norvegia. Mostra tutti i post
venerdì 18 maggio 2018
LETTERS FROM THE DEAD (IN MEMORY OF PELLE OHLIN 1969 – 1991) – THE OLD NICK [RECENSIONE]
Only Black is true, only Death is real!!! Gore is trend!
Così esordisce in una sua missiva, datata 21 Marzo 1990, Pelle Ohlin (in arte Dead), frontman dei norvegesi Mayhem, capitanati dal napoleonico e ambizioso chitarrista Euronymous, mostrandoci da subito, in questa raccolta di vecchia corrispondenza su carta (sono riprodotti persino gli originali), la sua visione integralista del vita e della musica.
All’epoca, il biondo cantante è un ragazzo poco più che ventenne, che scambia lettere con tutto il mondo tra cui l’italianissimo Nick Curri, attento osservatore dell’underground estremo sulla rivista Flash, nonché editore di una ‘zine molto seguita nella scena, denominata Metal Destruction.
The Old Nick, questo lo pseudonimo che userà anche nella cult Black/Death Metal band Funeral Oration, riuscirà a scambiare con il tormentato Dead una fitta rete di lunghe missive prima del suo suicidio avvenuto nel 1991, documenti che, venticinque anni dopo, hanno un valore enorme per poter comprendere una delle figure più controverse e coerenti del movimento Black Metal.
Per chi già bazzicava l’underground delle ‘zine e del tape trading, questo Letters From The Dead, sarà un piacevole ritorno al passato. Stampato come una fanzine e corredato di disegni inediti nati dalla fantasia perversa dello stesso frontman, il parto editoriale (rigorosamente autoprodotto come vuole la tradizione) di Curri è una macchina del tempo che lascia attoniti e disorientati.
Scopriamo così un personaggio che, seppur delineato in migliaia di articoli e pubblicazioni, si presenta al lettore per quello che realmente è: un ragazzo dedito al Metal, con un’infatuazione morbosa per argomenti scabrosi (satanismo, cannibalismo, magia, etc.) e una percezione dell’esistenza terrena fortemente condizionata da un’esperienza di pre-morte avuta anni prima.
Sono questi gli elementi cardine del Dead artista che insieme a una forma di violenza autodistruttiva (l’autore lo paragona, non a torto, a Rudolf Schwarzkogler, un performer austriaco che praticò l’automutilazione come Body Art e critica sociale, prima di suicidarsi a soli ventinove anni), lascerà un’impronta indelebile nella scena di lì a venire.
Le parole di Dead, sono una porta aperta nel suo mondo di musicista Black Metal, di tape trader, di appassionato di Metal estremo e soprattutto di ragazzo curioso di scoprire un mondo avulso e per lui affascinante come quello del Male.
Ne viene fuori una personalità singolare, contorta e piena di tormenti, che abbina domande e considerazioni su Sette Sataniche e Magia Nera come se fossero argomenti di uso comune, a veri e propri slogan su cosa debba essere il Death Metal e la sua estetica, fino ad arrivare a racconti autobiografici che di sicuro avranno fatto saltare il buon Nick sulla sedia non appena li avrà letti.
Una nota di colore, se me lo permettete, in tutto questo buio: è disarmante ed emozionante imbattersi nel linguaggio che usa Pelle nelle sue lettere, dove cerca continuamente informazioni e spunti di ricerca per le sue curiosità morbose.
Tutto sembra avvolto da un manto di incertezza, di scoperta e di condivisione, frutto di una comunicazione, quella su carta, che nutriva fantasia e attesa, ansia e rassicurazione, ingredienti che attraverso le dinamiche veloci e “certe” del web, sono ormai del tutto scomparsi.
Letters From The Dead è una sorta di testamento spirituale e umano del Dead pre-suicidio, con tutti gli annessi e connessi del caso.
Chi già conosce la storia oscura di questo dilaniato (in tutti i sensi) performer svedese troverà altre conferme e rassicurazioni in merito.
Chi ha sempre avuto una visione oltremodo esagerata e integralista del Black Metal e dei suoi protagonisti si troverà di fronte un ventenne che vendeva i suoi dischi poser Death Metal (quelli Earache per intenderci) senza farlo sapere troppo in giro e un artista che attraverso le sue passioni ed ossessioni, poteva diventare davvero un faro per tutta la scena se la sua depressione personale e sogni perversi di vita oltre la morte non lo avessero fagocitato del tutto.
Un documento straordinario questo Letters From The Dead che, a distanza di venticinque anni, ci consegna in tutto il suo ctonio splendore, uno dei simboli assoluti e memorabili della stagione, ormai perduta, del Black Metal nordico.
RIP Dead
sabato 1 dicembre 2012
NEL BUIO DELLA FORESTA
Ci sono persone che nella loro vita
esaltano l'oscurità, i boschi, i luoghi isolati e decadenti (e molto
spesso “maledetti”) e una sorta di misantropia romantica, seduti
comodamente davanti al pc con il caffè fumante nella mano, i
riscaldamenti accesi e una lampada sulla scrivania a rischiare le
tenebre della notte in attesa di una notifica su Facebook o di un
commento sul blog.
Ma un tempo gli “”archetipi” che
ho citato in precedenza (scomodando Jung, a mio avviso uno dei
filosofi più importanti del pensiero umano in assoluto) hanno
caratterizzato l'istinto di sopravvivenza degli cosiddetti “uomini
delle caverne” in perenne lotta con il buio della notte e le sue
nascoste insidie, siano esse materiali o immateriali.
Tutte le leggende, i miti e gli
aneddoti connessi con la dimensione soprannaturale e orrorifica
dell'esistenza umana, nascono nel fitto intrico di una foresta, con
un tenue fuoco a illuminare i tronchi spettrali mentre ombre informi
e paurose danzano tutt'intorno, come anime disincarnate e strani
versi si insinuano misteriosi tra i rami scheletrici.
Avete mai provato a camminare di notte
in un bosco, da soli, in una situazione di totale incertezza e timore
immotivato?
Io l'ho fatto e credetemi non è una
cosa per niente piacevole.
I sensi si acutizzano completamente e
riesci a percepire suoni o rumori che in un contesto diverso
sarebbero quantomeno impercettibili.
L'istinto primordiale, arroccato nei
geni più nascosti del nostro corpo, abbatte le barriere razionali
dell'io moderno, ponendoci di fronte al più antico e misterioso
babau dell'umanità: il buio.
La fantasia, quella ancora citata in
precedenza, fa il resto, creando dal nulla visioni e incubi che
infesteranno per lungo tempo la nostra mente, sopratutto al calare
delle tenebre.
Tutto questo preambolo per parlare di
Dark Woods, La Foresta misteriosa (Villmark), film norvegese del
2003.
Un lungometraggio capace di risvegliare
ancestrali paure anche negli spettatori più smaliziati e cinici.
Ecco la trama:
Gunnar, un produttore televisivo norvegese, organizza un reality-show molto particolare: dieci persone dovranno sopravvivere per tre mesi nelle foreste scandinave, in un duro confronto con la natura selvaggia. Radunato il gruppo di lavoro, insiste affinché alcuni ragazzi partecipino a un corso di sopravvivenza di quattro giorni, nella profondità delle foreste, per verificare dal vivo in che modo i partecipanti affronteranno lo stress dello show. Gunnar e i suoi quattro collaboratori fanno tappa in una capanna abbandonata sulla riva di un lago, e subito accadono strani eventi...
Ecco la trama:
Gunnar, un produttore televisivo norvegese, organizza un reality-show molto particolare: dieci persone dovranno sopravvivere per tre mesi nelle foreste scandinave, in un duro confronto con la natura selvaggia. Radunato il gruppo di lavoro, insiste affinché alcuni ragazzi partecipino a un corso di sopravvivenza di quattro giorni, nella profondità delle foreste, per verificare dal vivo in che modo i partecipanti affronteranno lo stress dello show. Gunnar e i suoi quattro collaboratori fanno tappa in una capanna abbandonata sulla riva di un lago, e subito accadono strani eventi...
Solo un regista norvegese, dalla sensibilità sviluppata e alquanto arcaica verso la natura e i suoi desolati paesaggi poteva scrivere un horror/thriller in cui i boschi la fanno praticamente da padrone.
Gunnar e i “suoi” ragazzi si aggirano col loro carico di umane brutture nella foresta selvaggia e incontaminata e l'incontro/scontro con la “selva solitaria e oscura” sarà foriero di eventi non poco agghiaccianti.
Da notare che gli uomini e le donne del Nord, anche nei film, sembrano non avvertire quel timore reverenziale e a volte grottesco nei confronti della natura che di solito attanaglia la maggior parte del cinema mainstream.
Quello che cambierà gli equilibri della storia non sarà un incontro misterioso nella foresta di notte (cosa che sembra non provocare nulla nel tipico ragazzo norvegese, un po' rock, un po' tormentato, quasi sempre freddo come il ghiaccio), ma un fatto alla luce del sole: un omicidio irrisolto che scatenerà la follia e l'orrore.
È il mondo al contrario: al calare del sole dovrebbero scatenarsi esseri disincarnati e troll repellenti e invece è la notturna, desolante natura ad avvolgerli come un sudario, nascondendo insidie e follie prettamente umane.
Di giorno invece una tenda abbandonata, un corpo nascosto in uno stagno, un delirio ancora da scoprire sono i babau che scatenano eventi infausti e imprevedibili.
Ancora una volta il cinema nordico dopo Dead Snow, Trollhunter e Valhalla Rising ci consegna un altro capolavoro espressivo e dalle molteplici interpretazioni e chiavi di lettura.
E soprattutto ci regala dei sani brividi dietro la schiena, come li provai io anni fa mentre cercavo di raggiungere, nel folto intrico di un bosco di montagna, l'auto che mi avrebbe riportato finalmente a casa.
Etichette:
Film,
Speciale Norvegia
martedì 14 febbraio 2012
SO MUCH FOR NOTHING – LIVSGNIST (MY KINGDOM MUSIC – 2012)

Con criminale ritardo mi accingo a parlare di uno dei dischi del 2012, non solo per il sottoscritto, ma anche per la scena black norvegese, sempre più avara di uscite.
Attendendo i nuovi album di Burzum (vedi sotto) e Gorgoroth i So Much For Nothing sono una bellissima sorpresa, scoperta non a caso da un mio conterraneo: Francesco Palumbo e la sua label My Kingdom Music.
Si tratta di un progetto composto da due soli membri: Uruz (batteria) e il polistrumentista Erik Unsgaard, già cantante dei Sarkom.
Chi ama le sonorità gelide e oscure provenienti dal "Tetto d’Europa" non può assolutamente perderli. Pezzi come “Suicide- Syndrome” e “One Last Night”, posti in apertura del cd, presentano un sound funereo, crepuscolare e depressivo che di sciuro farà felice gli amanti del Doom abbinato al nichilismo del Black Metal.
Com “Perfect” i nostri si spostano verso soluzioni avantgarde e post rock, risultando imprevedibili e quindi sorprendenti.
Stesso discorso per “Suffer in Silence” contraddistinta da malinconici violini prima di passare a “morriconiane” atmosfere di decadenza.
Chiudono il disco “Livsgnist” (epica e dannata come solo certo Black fatto in Norvegia può esserlo) e “New Life – New Beginning” (un viaggio nell’universo malato e sofferente di Unsgaard attraverso suoni agonizzanti di tromba e metal estremo).
Disco complesso, vario, sfuggente e per questo appassionante.
Il debut album dei So Much For Nothing entra già da subito nella top ten di fine anni di EDU.
E non è poco…
Voto: 9
Etichette:
Recensioni Cd,
Speciale Norvegia
martedì 29 novembre 2011
NORD – RUNE DENSTAD LANGLO (2009)

Titolo originale: North
Regia: Rune Denstad Langlo.
Attori: Anders Baasmo Christiansen, Kyrre Hellum, Marte Aunemo, Mads Sjøgård Pettersen.
Genere: Commedia(?), Drammatico(?).
Paese: Norvegia.
Anno: 2009
Sinossi
Ritiratosi in solitudine a lavorare come guardia di un parco sciistico, Jomar scopre di essere il padre di un bambino nato nell'estremo Nord del paese. D’improvviso sceglie di partire in un lungo viaggio attraverso la Norvegia per raggiungere il figlio. Mezzo utilizzato: una motoslitta. Uniche provviste: cinque litri d'alcol.
Considerazioni:
Tempo fa si parlava in un forum su Facebook di un’ampia gamma di film (dall’ Horror al Giallo, dal Drammatico alla Commedia) accomunati da un unico accattivante particolare: l’ambientazione sulla neve. Alla fine della discussione si coniò un termine di massima, non ufficiale, attraverso il quale raggruppare questo genere di pellicole, molto eterogenee. Il genere scelto fu “Snow Movie”.
Nord, primo film del regista Rune Denstad Langlo (proveniente dall’universo dei documentari), potrebbe benissimo essere inserito in questa categoria.
La trama è quantomeno semplice: un uomo solitario e dalla vita alquanto anonima, scopre di avere un figlio segreto e inizia un viaggio nel gelo insidioso del Nord per raggiungerlo.
Sgombriamo subito lo spazio da equivoci: Nord, pur essendo un film ambientato in Norvegia non ha nulla a che fare col Black Metal e “bagliori nel cielo nordico”.
Non è un film epico e non ha nulla di mitologico o folkloristico accomunabile al contesto estremo.È solo la storia di un disadattato che trova la luce della rinascita nel viaggio e in una meta lontana.
Se ci pensiamo bene il tema non è nemmeno originale anzi…
Allora che cosa ha questo Nord di speciale per meritare una recensione su questo blog: il NULLA.
Ecco l’ho detto.
Nord non mi ha lasciato nulla, pur avendo le carte in regola per appassionarmi. Gli elementi ci sono tutti: i maestosi paesaggi norvegesi, la neve, un viaggio irto di imprevisti, alcuni personaggi singolari, il concetto di isolamento, tipico delle regioni del’Europa settentrionale.
Eppure sento che questo film è freddo e distaccato come il suo protagonista.
Non coinvolge, non incanta. E dove potrebbe, finisce per cadere nel ridicolo o al massimo nel retorico (vedi il vecchio che vive isolato e il suo “singolare” suicidio).
Per il vostro umile scribacchino si tratta di un’occasione mancata ed è davvero un peccato perché sulla carta il film mi aveva esaltato non poco.
A questo punto conviene recuperare il film indipendente “The Misanthrope” di Nocturno Culto dei Darkthrone e incrociare le dita.
Ne riparleremo….
Etichette:
Film,
Speciale Norvegia
giovedì 30 giugno 2011
IN USCITA IL LIBRO DEFINITIVO SUL BLACK METAL

Come molti di voi sanno seguo la scena “extreme” metal dalla fine degli anni '80 e nel tempo sono arrivato a collezionare una serie di fanzine e memorabilia che farebbero impallidire il più truce dei black metallers.
In questa mia costante ricerca da collezionista incallito, ho avuto sempre un rimorso non indifferente: non sono mai riuscito a posare le mie grinfie su SLAYER MAGAZINE, forse la miglior fanzine sul black metal in assoluto.
Creata all'inizio degli anni '80 dal redattore amatoriale norvegese Metallion, col passare degli anni (e dei numeri, sempre più professionali e interessanti) è assurto al ruolo di magazine culto per comprendere le evoluzioni della scena estrema sia nord europea che mondiale.
Il 6 giugno di quest'anno è uscito per Bazillion Points (casa editrice gestita da Ian Christe, autore del mitico saggio sul Metal tout court “Sound of The Beast” e redattore della postfazione al mio “Horror Rock”) "METALION: The Slayer Mag Diaries", un libro da 750 pagine a cura di Jon Kristiansen (Metallion, appunto). Il lavoro è una raccolta di interviste, antologie, memorie, fotografie e altro materiale in parte originariamente pubblicato su Slayer Magazine dal 1980 al 2010. Il libro tratta innumerevoli correnti e si addentra in particolare nella scena black metal norvegese e death metal svedese.
Queste alcune delle band che figureranno nell’opera: Mayhem, Emperor, Slayer, Kreator, Nihilist, Celtic Frost, Bathory, Cathedral, Entombed, Morbid, Napalm Death, Metallica, Opeth, Cradle of Filth, Sadistik Execution, Usurper, Nifelheim, Darkthrone, Sodom, Destruction, Morbid Angel, Deicide, Exodus, Dissection, Candlemass, Carcass, Sepultura, Gorgoroth, Death, Watain, Sadus, Satyricon, Enslaved, Pentagram, Jarboe, Immortal, Possessed, Overkill, Ulver, Dark Angel,etc
Dispiace non vedere nella lista band fondamentali come Necrodeath, Bulldozer, Death SS, Schizo etc.
Il libro include oltre 100 fotografie rarissime, tra cui due sezioni a colori e una galleria di ritratti fotografici scattati dallo stesso Kristiansen. Alcuni membri di Autopsy, At The Gates, Sunn 0))), Darkthrone e Watain hanno contribuito alla prefazione al libro.
Il saggio è davvero corposo e ha un prezzo non indifferente (quasi 40 Dollari) e se ordinato dall' Europa comprende delle spese di spedizione davvero elevate.
Ma, a mio parere, dopo “Lords Of Chaos” si tratta del libro definitivo sul Black Metal.
Consultare il sito di Bazillion Points per ulteriori notizie.
Etichette:
Notizie,
Speciale Norvegia
giovedì 24 marzo 2011
AARON AINTES - UNTIL THE LIGHT TAKES US (2009)

Titolo: Until The Light Take Us
Regia: Aaron Aintes
Genere: documentario
Anno: 2009
Terribile, terribile!
Siamo di fronte al peggior documento sia mai stato realizzato sul Black Metal nordico e i suoi “eroi”. Peccato non averlo visionato prima altrimenti lo avrei inserito nel capitolo di Horror Rock intitolato “Il crepuscolo del Black Metal”.
La decadenza di un immaginario che aveva fatto sognare un ritorno dell’uomo ai simboli primordiali della sua storia (vecchi dei, foreste, caccia selvaggia, oscurità, sacrifici, folklore) sta lentamente assumendo i caratteri di un processo di degradazione ormai irrimediabile.
“Until The Light Take Us” può essere tranquillamente ascritto a una forma di reality (compiaciuto e compiacente) sul Black Metal. E se il termine “reality” può far già storcere il naso, osservare un noto musicista norvegese che nei primi anno ’90 si era ribattezzato “Fenriz” (un lupo che nella Mitologia del Nord ha significati oscuri legati all’ inferno e ai giganti delle foreste) farsi riprendere mentre viaggia in treno, mette un disco nel suo appartamento accanto allo stendino della biancheria, si fa una canna e brinda in un locale di Oslo mentre bacia una ragazza…
Questa, signori miei, è davvero la fine!
Il buon Gylve ci tiene a far conoscere la sua parte giovanile (viene anche perquisito in treno per ragioni che non vengono specificate nel documentario) e solare (da qui anche il titolo?) e vederlo in questo “film” mentre si fa intervistare come un personaggio del Grande Fratello, (faccione in primo piano e cazzate a raffica) ridimensiona e di molto il giudizio che uno si è potuto fare sul suo conto. Dove sono gli archetipi ancestrali del Nord? Dov’è la guerra ideologica e violenta ai valori cristiani? Dove sono i signori del caos? Dov’è l’indagine antropologica sul movimento?
Il tutto è ridimensionato ai soliti fatti riproposti ormai in tutte le salse e per di più col sorriso sulle labbra (vero Hellhammer?).
C’è però una parte di questo documentario che mi ha impressionato e non poco: Gylve, dopo il "tragicomico" viaggio in treno entra in un’ anonima mostra d’arte.All’improvviso si paralizza davanti una parete piena zeppa di fotografie. Sono i vecchi eroi della scena Black Metal: Dead e Euronymous.
Fotografie di ragazzi truccati da cadaveri che hanno trovato la morte nei modi più orribili ed efferati. Quelle immagini fanno davvero paura. Sembrano incisioni medievali di vecchi demoni relegati negli antri più oscuri della mente umana.
Sono simboli di morte, di disastro, di tormento da sempre legati all’estetica black metal. Gylve osserva quello che non è più (un lupo del Black Metal) e rimane attonito.
Sembra quasi non voglia rimanere troppo in quel luogo di ricordi e sangue.
Gylve guarda l’ombra di un sogno di cui più non è parte, avendo scelto la luce delle telecamere e la visibilità di un qualsiasi musicista metal.
Da segnalare anche un’intervista (penso inedita anche se ho l’impressione di aver già letto da qualche parte alcune sue dichiarazioni…) in carcere a Varg Vikernes.
Le immagini sono di sicuro effetto. Il "babau" norvegese viene accompagnato (vestito di pantalone mimetico e barba da sciamano) da una guardia nella stanza adibita per l’intervista.
Le sue risposte sono le solite ma sono anche più razionali e condivisibili di quanto si possa pensare. Questo per dire che dietro il musicista nordico che ha commesso una serie di crimini e sciocchezze varie c’è comunque un uomo che pensa con la propria testa, attingendo a piene mani da quell’immaginario che lui stesso ha contribuito a creare.
Troppo poco per salvare questo “Until Light Take Us” che manco a farlo apposta, ci da un segno definitivo di quanto il Black Metal sia ormai un’ombra che si confonde nella notte impenetrabile e perenne del Nord.
Etichette:
Film,
Speciale Norvegia
mercoledì 9 marzo 2011
TALES FROM THE NORTH (PART III): LORDS OF CHAOS – MICHAEL MOYNIHAN/DIDRIK SODERLIND (TSUNAMI EDIZIONI – 2010)
Terza ed ultima parte del mini special dedicato alla Norvegia ad ampio raggio (musica, cinema, libri etc.). Questa volta si parla di “Lords Of Chaos”, controverso saggio sul Black Metal e sulle sue derive satanico/odiniste, a cura di Michael Moynihan e Didrik Soderlind.Nel biennio 92/93 ero appena maggiorenne ma già seguivo da diversi anni e con fiero accanimento la scena Metal underground, collezionando demo tapes, vinili (anche in numero ultra limitato) e soprattutto fanzine.
Queste ultime erano il solo e unico modo per poter recepire informazioni di prima mano sull’arrembante scena Black Metal norvegese che di lì a breve avrebbe sconvolto il mondo del music business e non solo
Nomi come Putrefaction, Petrified, Nordic Vision, Slayer Magazine (di recente ristampati tutti i numeri degli anni ’90 ad opera della casa editrice americana Bazillion Points di Ian Christe), Imhotep, Soluzen, Hammer Of Damnation, ma anche le “italianissime” Danza Macabra, Disincarnate, Koito, Moribound, erano il mondo più semplice e diretto per leggere interviste e dichiarazioni di personaggi chiave come Nocturno Culto (Darkthrone), Samoth (Emperor), Ihshan (Emperor), Faust (Emperor) e soprattutto Euronymous e Count Chrishnack (all’epoca questo era il suo pseudonimo ufficiale poi tramutato in Varg Vikernes), leader indiscussi delle due band più significative del Nord Europa: Mayhem e Burzum.
Due pilastri di quella scena estrema, citata in precedenza, che come tutti i grandi personaggi/artisti avvinti da uno sfrenato egocentrismo e da una violenta percezione delle loro idee e delle loro ispirazioni artistiche, finiranno per dar voce alla parte più oscura della loro anima attraverso una serie di atti violenti e iconoclasti.
Ma queste vicende le conoscono ormai in tanti. Soffermiamoci sull’aspetto critico/antropologico/cronologico di questo “Lords Of Chaos”.
Come detto prima nel 1993 non esistevano libri che parlassero di quegli eventi che in seguito sarebbero diventati dei veri e propri archetipi descrittivi del genere: chiese in fiamme, “corpse paint” cadaverico, violenza e assassinio.
Come sfondo a questa nuova barbarie dell’uomo moderno, non i deserti dell’Iraq o i palazzi sventrati dalle bombe nel Kosovo ma paesaggi innevati, fiordi ghiacciati, notti più nere dell’abisso, foreste e soprattutto il sorgere di un culto dimenticato nel tempo: Odino e l’Odinismo. Questi fatti erano per lo più toccati (ma mai approfonditi tranne rari casi) attraverso alcuni articoli pionieristici di colleghi/musicisti/giornalisti in erba, che desiderosi di comprendere quel fenomeno così lontano (ma anche così vicino) chiamato Black Metal Norvegese e guerra alla Cristianità, si adoperavano a contattare la cosiddetta Black Metal Mafia (o Inner Circle) per far parlare i suoi adepti (veri e propri testimoni di un’apocalisse ormai imminente) attraverso pagine fotocopiate e foto in bianco e nero.
Quelle dichiarazioni in odore di zolfo, oppure in stile guerresco, simili agli ululati furiosi dei Berserker invasati da Odino, furono raccolti e poi documentati dal musicista americano Michael Moynihan (ricordiamo il suo progetto Ambient/Neo Folk Blood Axis, invero niente di cui strapparsi i capelli) e dal giornalista norvegese Didrik Soderlind nel libro “Lords Of Chaos”, pubblicato solo cinque anni dopo, nel 1998.
Non basta questo per spiegare il successo di vendite (ora anche in Italia!) e di popolarità di questo saggio.
Il pregio maggiore del libro è soprattutto quello di indagare a 360° (in stile reportage) tutti i pareri critici, le opinioni, le teorizzazioni folcloristiche, psicologiche, sociali, religiose legate al mondo del Black Metal.
Non solo dichiarazioni al vetriolo di Varg Vikernes e degli altri membri della scena norvegese ma una vera e propria tavola rotonda sulle connessioni tra la musica metal e l’immaginario legato al Satanismo o al Paganesimo del Nord.
E così si passa dalle critiche ragionate al fenomeno di Anton Lavey (Fondatore della Chiesa di Satana) al bellissimo reportage dello scrittore Kadmon sull’estetica Black Metal influenzata in maniera indiretta (?) dal mito dell’Oskorei (la cosiddetta “Caccia Selvaggia” di atavica memoria) e dalle tradizioni popolari del Nord Europa. Dal parallelo (in odore di nazismo) tra Varg Vikernes e la sua musa ispiratrice, l’occultista e politico Vidkun Quisling (una sorta di patriota norvegese che si era venduto a Hitler o così sembra…) alla disamina di una serie di raccapriccianti casi di cronaca nera legati (non sempre) al fenomeno del rock estremo.
Di sicuro “Lords Of Chaos” è lo studio più completo, finora pubblicato, sulle motivazioni che hanno spinto un gruppo di giovani musicisti norvegesi ed epigoni assortiti a intraprendere in nome di una divinità ormai sepolta nelle pieghe del tempo e di discutibili ideali politici, una vera e propria guerra contro tutte le più becere e fasulle convenzioni sociali, siano essere religiose o semplicemente pacifiche.
Un inno alla libertà e all’individualismo affogato poi nel sangue dei suoi stessi seguaci.
Un periodo irripetibile della storia dell’uomo fatto di sogni e visioni ancestrali.
Che dire: un testo che non può assolutamente mancare nella libreria di qualsiasi appassionato di metal estremo che abbia voglia di andare oltre il semplice ascolto del cd nel lettore.
Una guida sicura nei meandri delle intricate foreste norvegesi, tra demoni e vecchi dei, profezia e morte.
Info:
Etichette:
Recensioni libri musica,
Speciale Norvegia
mercoledì 2 marzo 2011
TALES FROM THE NORTH (PT II): BURZUM – FALLEN (BYELOBLOG PRODUCTION – 2011)
Seconda parte del mini special dedicato alla Norvegia ad ampio raggio (musica, cinema, libri etc.). Questa volta non poteva mancare il nuovo album di Burzum, uscito da pochissimo.Come ho già scritto in un capitolo apposito intitolato “Il Crepuscolo del Black Metal” su Horror Rock, La Musica delle Tenebre (e vi invito a leggerlo!), Varg Vikernes sembra ancora incarnare un archetipo ben preciso, legato ad una serie di ideali e sogni di riscatto della cultura norvegese, ormai persi nella notte dei tempi.
Personaggio controverso Vikernes, ma musicalemte ancora degno di attenzione.
E allora una recensione track by track, ci sta a pennello per spiegare le ultima evoluzioni musicali/concettuali dell’uomo più pericoloso del Nord Europa.
Buona lettura!
Fra Verdenstreet:
intro abbastanza inutile. Rumorismo noise in crescendo, voce narrante dai recessi più profondi della mente di Varg Vikernes. C’è qualcuno che ha parlato di brano strumentale. Ha bevuto l’idromele degli dei? Voto: /
Jeg faller:
il brano più rappresentativo dell’album, Il Drepressive Black Metal dei primi due album (non contate “Aske”) viene riproposto attraverso la sensibilità attuale del musicista norvegese. “La Caccia Selvaggia” di nordica memoria è in parte intatta. Il chorus centrale, pur stampandosi da subito in mente, pecca di troppa voglia di compiacere e soprattutto di compiacersi. Troppo melodico ed enfatico per essere farina del sacco di Burzum. C’è comunque da dire che strumentalmente il brano è davvero buono. Desiderio di “mainstream” per Varg? Staremo a vedere. Voto: 6,5
Valen:
Attacco iniziale di chiaro stampo Burzum. Il Berserkr (guerriero vichingo, invasato da Odino) non è ancora morto oppure è stato istituzionalizzato dalla tristi vicende personali o dalla società moderna.
Pregevole il chorus principale del brano, di chiaro stampo epico/vichingo. Dopo “Jesus’ Tod”, il miglior brano mai scritto da Varg. Voto: 10

Vanvidd:
Se il Viking Metal l’ha inventato Quorthon, è Varg il vero interprete di quella urgenza artistico/espressiva connesse alla radici e al folklore del Nord Europa. Una bufera di neve che avvolge il guerriero barbuo (è forse Odino?) mentre attraversa una foresta intricata e oscura. Questo è “Vanvidd”. Voto: 9
Enhver til Sitt:
attacco quasi Doom ossianico (una novità per il songwriting di Burzum), incedere tormentato nello stile inconfondibile del polistrumentista norvegese. Ottime le vocals, ispirate e coinvolgenti, da sempre il segno distintivo di Varg e di una pletora di cloni. Voto: 7
Budstikken:
Varg percuote con tutta la forza che ha in corpo, i minacciosi tamburi del Nord, chiamando a raccolta la sua gente. Ma chi risponderà all’appello? Primo minuto del brano davvero maestoso. Roba da rimanerci secchi per l’adrenalina che sale in circolo. Il resto tristemente Rock’n’Roll.
Accettabile il coro centrale.La fiamma si sta spegnendo. Voto: 6
Til Hel og tilbake igjen:
Burzum vira il suo Drakar da Guerra verso coste lontane e misteriose. Come Erik il Rosso lasciò le amate terre dei ghiacci , spinto dagli impetuosi venti del Nord, per approdare nelle lande del sole e di culti tribali a lui sconosciuti, così Varg Vikernes si avvia mesto attraverso gli spettri di nuove culture a lui totalmente estranee. Il risultato è insondabile e tutto sommato superfluo. Voto: 4
TALES FROM THE NORTH (PT I):
http://ilmondodiedu.blogspot.com/2011/02/troll-hunter-andre-osvredal-2010.html
Etichette:
Recensioni Cd,
Speciale Norvegia
domenica 27 febbraio 2011
TALES FROM THE NORTH (PT I):THE TROLL HUNTER - ANDRE' OSVREDAL (2010)

Prima parte del mini special in tre puntate dedicato alla Norvegia ad ampio raggio (musica, cinema, libri etc.).
Per iniziare non potevamo non prendere in considerazione "Trolljegeren" (The Troll Hunter), ispirato film del cineasta norvegese Abdrè Ovredal, dedicato al folklore e alla maestosa natura nordica
Buona lettura!
The Troll Hunter
Regia: André Ovredal.
Titolo originale: Trolljegeren.
Genere: Fantasy/Avventura
Sinossi:
Trolljegeren è un finto documentario (in termine tecnico “mockumentary”) che racconta come il governo norvegese stia cercando di nascondere l'esistenza della popolazione dei Troll che si annida nel nord del paese. Questi esseri mostruosi vengono protetti e tenuti al sicuro dall'occhio pubblico per prevenire un panico di massa. E se si avvicinano troppo ai territori dell’uomo c’è un cacciatore solitario pronto a sterminarli tutti, dal primo all’ultimo.
Considerazioni:
Se consultiamo “The Routledge Dictionary of Gods, Goddesses, Devils and Demons” di Manfred Luker (Routledge & Kegan Paul, 1987) troveremo alla voce “Troll” questa dicitura:
“Nelle credenze scandinave, i Troll sono demoni che possono essere sia maschi che femmine, giganti o nani. Sono dotati di poteri magici durante le ore di oscurità,ed è per questo che temono luce del giorno”.
Insomma l’argomento si presta bene per una trattazione fiction, sia essa fantasy oppure orrorifica. Non mancano ovviamente i precedenti: nel 1986 il regista americano John Carl Buechler, (noto ai più per essere stato il make up artist di pellicole ormai di culto come “Re-Animator” o “Halloween 4: The Return of Michael Mayers” fino ad arrivare al 2006 con il classico lovecraftiano “The Strange Case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde”, sempre diretto da Buechler), dirige il pessimo “Troll”, mediocre potpourri di elementi horror tipicamente anni ’80 e atmosfere fantasy con ambizioni di favola nera.
Da segnalare altre due pellicole, “Troll 2 “ (alla regia Drake Froyd, pseudonimo sotto cui si cela il nome dell’italianissimo Claudio Fragasso, famoso per aver diretto il cult film “Monster Dog”, interpretato da “nientepocodimenoche” Alice Cooper) e “Troll 3” (diretto stavolta da Joe D’Amato), da annoverare totalmente nel genere Horror. “Troll 2” viene tutt’ora considerato dalla critica di settore, come uno dei peggiori film mai prodotti.Insomma i precedenti non erano incoraggianti.
Ma il cinema nordico, a mio avviso, sembra davvero avere una marcia in più per inventiva e coraggio. Sulla carta un finto documentario che attesta la presenza di creature mitologiche sul territorio norvegese sembra un’impresa da cineasta di serie Z. Roba da far incanutire o ridere a seconda dei casi. Chi avrebbe scommesso un penny su una pellicola del genere? In Italia praticamente nessuno. Eppure abbiamo un catalogo di miti e leggende di pari importanza se non superiore a quello del Nord Europa. Ma ci addentriamo in un territorio che la Domenica mattina è meglio evitare.
Ebbene, dopo “Dead Snow” e “Valhalla Rising” un altro capolavoro è servito!
“Trolljegeren” è credibile fin dai primi minuti.
Forse è la maestosa e cupa natura nordica, forse è la curiosità di vedere il film dove vuole andare a parare, ma veniamo proiettati da subito nelle imprese di Hans, barbuto e silenzioso cacciatore norvegese, il quale spacciandosi per un cacciatore di frodo ha un solo compito: quello di sterminare ogni Troll che abbia il coraggio di invadere il territorio degli uomini. Hans non usa balestre, pistole o spade scintillanti che tanto bruttissimo cinema ci ha mostrato in passato ma proiettori di luce ultravioletta e fucili laser. Una trovata davvero originale.
L’attore che interpreta Hans (se non erro il controverso Otto Jespersen, consultate Wikipedia in proposito) è davvero credibile e più di una volta si ha l’impressione che quello che stiamo osservando sullo schermo non sia costruito ad arte ma abbia a che fare sul serio con la realtà.
Ottimi gli effetti speciali, capaci di creare esseri mostruosi, integrati alla grande con il paesaggio circostante. E parlando di Norvegia, non mancheranno quindi oscure foreste, minacciose montagne e desolate distese di neve. Per gli amanti del Nord, una goduria per gli occhi.Non rivelo altro per non guastare la visione di questa piccola/grande pellicola.
Aggiungo solo una nota di colore: Hans, prima di portare i tre reporter a caccia di Troll, chiede con fare austero se qualcuno di loro ha fede nella Chiesa Cattolica. I ragazzi negheranno da subito la cosa, ma durante una terrorizzante incursione in una grotta, uno solo di loro verrà divorato dai Troll: quello che davvero aveva fede nel Dio cristiano e l’aveva nascosta agli altri. I Troll uccidono soprattutto i cristiani. Sentono il loro odore lontano un miglio.
La lotta ideologia contro il Cristianesimo non è più nelle mani di Varg Vikernes ma nelle visioni mitologiche del cineasta André Øvredal.
Che Odino sia al suo fianco!
Etichette:
Film,
Speciale Norvegia
sabato 3 luglio 2010
DUNKLHEIT: LA VERA STORIA DI VARG VIKERNES ( DOCUMENTARIO)
Chi è davvero Varg Vikernes?Uno spietato assassino o un musicista geniale?
L'ultimo difensore del paganesimo della lande nordiche o un personaggio contraddittorio e dagli ideali discutibili?
Qui a IL MONDO DI EDU, ammiamo molto la musica ( e solo quella...aborriamo invece ogni ideale o convinzione "destroide" dietro al concept della band) dei Burzum e "giornalisticamente" siamo interessati alle sue vicende giudiziarie e artistiche.
Eccovi quindi un nuovo (breve) documentario reperito in rete e totalmente disponibile ( con sottotitoli in inglese) sul vostro amato blog.
Ognuno sia libero di crearsi la sua opinione su questo controverso "artista" norvegese.
ENJOY IT!!!
PART I
PART II
DUNKELHEIT: VIDEOCLIP TRATTO DA FILOSOFEM (MISANTHROPY, 1996) E ORIGINARIAMENTE PUBBLICATO IN FORMATO VHS NEL 1996.
Etichette:
Musica Rock/ Metal,
Speciale Norvegia,
Video
sabato 6 marzo 2010
MORTIIS: IL TROLL CHE COMPONEVA LE COLONNE SONORE DEL GELO NORDICO
Mortiis ( vero nome Haavard Elefsen) è un musicista norvegese nato nel 1965 a Notodden, Telemark.Dopo una parentesi artistico/musicale con la band Black Metal Emperor, e il suo coinvolgimento nei roghi di chiese avvenuti nei primi anni 90 in Norvegia, si trasferì in tutta fretta con la fidanzata in Svezia dove di lì a qualche mese inaugurò la sua produzione solista incentrata su sonorità di musica Ambient/Medievale composta attraverso tastiere e sintetizzatori.
Dopo 4 album e svariati progetti paralleli ( Fata Morgana, Vond etc.) nel 1999 firmò per l'etichetta inglese Earache Records ( famosa per band come Napalm Death, Carcass, Morbid Angel etc.), trasformando le sonorità degli esordi in un Rock/Industrial derivativo e di scarso valore.
Quello che contraddistingue il messaggio artistico di Mortiis è la teatralità del suo personaggio ( una sorta di Troll solitario e repellente) e il desiderio di ricreare attravesro la sua musica ( soprattutto nei primi 4 album) le atmosfere di grande phatos della natura nordica e le infinite notti che sembrano avvolgere i desolati paesaggi norvegesi.
Per saperne di più:
http://en.wikipedia.org/wiki/H%C3%A5vard_Ellefsen
Discografia consigliata
1993 - Født Til Å Herske (Trad. "nato per dominare")
1995 - Ånden Som Gjorde Opprør (Trad. "lo spirito che si oppose")
1995 - Keiser Av En Dimensjon Ukjent (Trad. "Imperatore di una Dimensione Sconosciuta)
1996 - Crypt Of The Wizard
Discografia sconsigliata:
tutto il resto della sua produzione Rock/Industrial.
Notizia dell'ultima ora: finalmente hanno messo su You Tube il video (originariamente pubblicato in VHS) di Mortiis pubblicato nel 1995 dall'etichetta svedese Cold Meat Industries ( specializzata in Musica Ambient/Industrial) e intitolato "Reisene Til Grotter og Odemarker".Lo cercavo da anni...
Un must per gli amanti della musica elettronica e della gelida natura nordica.
Enjoy it!!!
Etichette:
Musica Rock/ Metal,
Speciale Norvegia,
Video
giovedì 11 febbraio 2010
LE TENEBRE NORDICHE DI THEODOR KITTELSEN
THEODOR KITTELSEN è un pittore norvegese nato a Kragerø il 27 Aprile del 1857 e morto a Jeløya il 21 Gennaio del 1914.E' uno dei miei artisti peferiti in assoluto.
I suoi quadri riproducono con fedele realismo e un sublime tocco onirico, i selvaggi paesaggi norvegesi, le leggende nordiche ( soprattutto i Troll) e ancestrali ( e spettrali!) visioni.
Per maggiori info sull'autore:
CURIOSITA'
Sembra che Kittelsen sia uno dei pittori più amati dall'infame musicista Black Metal (nonchè assassino) Varg Vikernes .
Alcuni quadri dell'autore sono stati pubblicati nel 1997 sul quarto album di Burzum, intitolato "Filosofem" (1996).

Ecco una carrellata di immagini dalle "tenebre nordiche".ENJOY IT!!!







Etichette:
Passioni,
Speciale Norvegia
Iscriviti a:
Post (Atom)


