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giovedì 30 dicembre 2010

SVELATO IL MISTERO DELLA PANTERA NERA IN SICILIA?

Piccolo aggiornamento sulle vicende della pantera nera, un mistero tutto nostrano che sta tenendo in scacco forze dell’ordine e cittadini armati di forconi e doppiette (un film tratto da questa storia non sarebbe affatto male…chiedo troppo? Mi prenoto già per la sceneggiatura).
Come i miei lettori ben ricordano (non a caso l’ultimo post scritto sull’argomento è il più letto del blog, come potete notare nella colonna sul lato destro), l’ultimo avvistamento del grosso felino era stato registrato nelle campagne del palermitano con un video a testimoniare il tutto.
Per maggiori info ecco il “famigerato” post:
http://ilmondodiedu.blogspot.com/2010/07/il-ritorno-della-pantera-nera.html


Ebbene il mistero sembra essere stato risolto!
TGCOM alle 23:06 di ieri ( giorno 29/12/10) ha pubblicato questa agenzia:

Pecore sgozzate, catturato molosso
Catania, si credeva fosse una pantera

Non è stata una pantera ma un cane nero di grossa taglia a sgozzare decine di pecore nei giorni scorsi nelle campagne dell'Etna, in territorio di Santa Maria di Licodia, nel Catanese. L'animale, un molosso di 40 chili, è stato catturato dai carabinieri di Paternò. Gli elementi somatici fondamentali del cane, secondo gli investigatori, appaiono compatibili con l'autore delle ferite inferte alle pecore.

Ecco cosa scrive l’ Associazione Italiana Cane Corso sul sito ufficiale:

“Il Molosso è un cane da lavoro, selezionato per la sua funzionalità al servizio dell'uomo, esiste da tempo immemore in Europa ed in ogni paese europeo ha assunto una denominazione diversa e peculiare, pur essendo riconducibile nella sostanza sempre allo stesso ceppo. Ma perchè l'uomo ha avvertito da sempre la necessità di selezionare ed allevare queste tipologie di molossoidi? Senza ombra di dubbio per la loro versatilità, dedizione al lavoro e al padrone, per la loro insensibilità al dolore che li rendeva particolarmente adatti a sopportare i disagi di una vita misera e dura, ma soprattutto per la loro forza, tenacia e coraggio. Per secoli, questi Molossi hanno accompagnato l'uomo nelle sue attività, imparando ad essere guardiani, difensori e al tempo stesso compagni leali nella solitudine delle lunghe giornate nei campi”.

Insomma parliamo lo stesso di un animale robusto, forte, resistente ad una vita dura e di stenti ma anche fedele all’uomo. Questo sulla carta. Ma che succede se un animale del genere viene abbandonato dal suo padrone in un terra solitaria e selvaggia? La fame e l’abbandono repentino possono creare un mostro? Sembra un interrogativo da scrittore di novelle Horror (S. King docet!), in realtà è più vicino alla realtà di quanto immaginiamo. Quanti cani di taglia elevata diventano i killer dei loro padroni? Quanti cani randagi formano branchi che terrorizzano persone e creano problemi grossi all’ambiente circostante?

Ecco un articolo di approfondimento:
http://www.vet-in-time.it/index.php?option=com_content&view=article&id=80:abbandonare-i-cani-e-un-boomerang&catid=24:sociale&Itemid=46

Un cane di grossa taglia lasciato libero per le campagne è una bomba a orologeria! Questa volta ci sono andate di mezzo solo delle povere pecore. La prossima volta potrebbe essere una famiglia in giro per un picnic o un cercatore di funghi. E a questo punto se si tratti di pantera o molosso poco importa. Tanto si fa la stessa, identica fine!
In conclusione è stato risolto il caso della pantera nera siciliana? Forse sì, forse no! Il video del post segnalato all’inizio è lì a dimostrarlo. E poi rimangono ancora aperti i casi verificatisi in toscana, nelle campagne romane e quello eclatante (forse col morto!) in provincia di Avellino.
Credetemi, la pantera nera è ben lungi dall’essere stata acciuffata!

domenica 31 ottobre 2010

CRONACA DI UNA "BELLA" SERATA ALLO STADIO MARASSI DI GENOVA

Seppur in ritardo pubblico la testimonianza diretta (non priva di giudizi "personali" dettati sicuramente da rabbia e delusione) di un mio caro amico, Lorenzo Bianco, presente con la famiglia allo Stadio Marassi di Genova, durante i tumulti scoppiati a causa degli ultrà serbi. Si tratta di un diario “inedito” di grande patos emozionale, che serve anche a capire la gravità dei fatti testé menzionati.
Buona lettura!
Negli ultimi tempi, un po’ per spirito patriottico e un po’ per la voglia di rivalsa dopo i deludenti mondiali in Africa, mi sono avvicinato maggiormente al mondo del calcio e soprattutto alla nostra Nazionale! Dopo aver visto un mese fa gli azzurri contro le Far Oer a Firenze, passando davvero una bella serata, decido di andare a vedere anche la partita contro la Serbia a Genova. Chiedo ai miei genitori se vogliono venire. Accettano volentieri. Alla bella comitiva familiare si aggiungono due miei amici, ex compagni di università, Matteo e Andrea, detto il “Deo”. Di fronte alla scelta dei posti, mio papà propone: “Andiamo pure in gradinata, mica giocano il Genoa e la Sampdoria, cosa vuoi che succeda?!” Una settimana prima della partita compro 5 biglietti online, immaginando che l’organizzazione della partita dentro e fuori lo stadio sia ottima come a Firenze, e invece...
Il 12 ottobre, anniversario della scoperta delle America da parte di Cristoforo Colombo, c’è Italia – Serbia. Il “Deo” ci aspetta davanti alla biglietteria per il ritiro dei biglietti: bisogna quindi “soltanto” ritirarli velocemente mostrando ciascuno il proprio documento d’identità. Arriviamo circa un’ora prima del calcio d’inizio, ma davanti alla biglietteria c’è una calca disumana. Il fatto più sorprendente e spiacevole è vedere le tante famiglie con i bambini per mano o sulle spalle, in quel groviglio di persone, ammassarsi e spintonarsi senza pietà. Immediatamente noto che la strada adiacente alla biglietteria dello stadio di Genova è aperta al traffico, cosa che non era successa nel capoluogo Toscano. Lascio i miei genitori poco distante, in un posto “sicuro” e con i miei amici ci facciamo coraggio avvicinandoci a quell’ammasso di teste e braccia sollevate, racchiuse tra un muro ed alcune transenne mobili, oltre alle quali passa davvero di tutto: autobus, scooter, macchine, camion, ogni mezzo possibile. Percepisco già una certa tensione nell’aria. La gente è arrabbiata e innervosita dalla lentezza nel ritirare i tagliandi. Situazione già resa difficile dal rumore del traffico rallentato in quel punto dal continuo affluire di persone. Basterebbe davvero poco e chissà cosa potrebbe succedere! Ci sono in tutto otto/dieci sportelli dedicati all’acquisto tagliandi, ma soltanto due sono destinati al ritiro dei biglietti acquistati online. Pur essendoci del personale, dietro le vetrine, senza far nulla, questi non danno un minimo di aiuto e dall’interno guardano cosa accade ai colleghi a fianco. Disorganizzazione totale! Dopo pochi minuti, vedo la gente ammassarsi velocemente ancora in un angolo. Mi giro e a poco più di un metro due ragazzi si spintonano e se le danno! La scintilla è accesa! In pochi istanti, gli altri ragazzi attorno ai due sopra citati, iniziano a darsele fra di loro. La marea di schiaffi e calci si allarga. Non so quanti sono, ma al centro del pestaggio ci sono i miei genitori! Che io avevo lasciato in un posto “sicuro”. Immediatamente mi precipito per portarli in salvo. Mi sembra di essere in un film. Schivo, faccio lo slalom fra gente sdraiata a terra e abbasso la testa, perché volano anche i caschi Percorro in tutto neanche 15 lunghi metri, dove per fortuna nessuno, data la mia “non belligeranza”, mi coinvolge o mi tira qualche pugno di traverso. Forse sono serbi contro italiani, perché un ragazzo ha una bandiera serba attaccata alle spalle. Comunque riesco a vedere mia mamma, che aggrappata a mio papà, urla dalla paura. Appena li raggiungo si stringono a me. Allargo le braccia per proteggerli. Lo spazio è proprio ristretto. Mi vola un altro casco davanti agli occhi e mi abbasso istintivamente anche se ormai è già passato. Le moto e gli scooter parcheggiate lì vicino cadono a domino una dopo l’altro. Non so davvero quanto sia durato il tutto, forse meno di tre minuti. Per fortuna, un gruppo di “combattenti” cede il campo, ma scappando uno di loro riesce a lanciare bengala e fumogeni, forse nel tentativo di coprire la ritirata. Nel frattempo si è immediatamente riformata la coda. Matteo rimette in coda e il Deo rimane nei paraggi. Faccio segno che li avrei raggiunti subito. Passano pochi minuti e un gruppo 30-40 celerini si appostano alla nostra destra, a fianco la biglietteria. La tensione resta ma non ci sono più scintille. Finalmente Matteo riesce a ritirare i biglietti. Guardiamo l’ora e pensiamo che la partita sia già iniziata, ma in realtà nessuno sa cosa stia accadendo questa volta dentro lo stadio. I serbi sono capeggiati da un ultrà nazionalista incappucciato.Verrà arrestato solo dopo le 2 del mattino. Ivan Bogdanov, subito soprannominato dalla stampa italiana “Ivan il terribile”, guiderà la tifoseria serba per tutta la notte contro la polizia, sia dentro che fuori lo stadio. Gli ultrà serbi stavano interrompendo la partita a colpi di razzi lanciati verso la tifoseria italiana e in campo. Questo non lo sapremo fino alla telefonata di un amico che, al corrente che sono allo stadio, ci informerà in diretta sulla situazione. Per entrare in gradinata sud, gli Stewart dello stadio ci hanno fatto fare un giro larghissimo. Entriamo allo stadio alle 21.03. I nostri tifosi italiani sono arrabbiatissimi per il ritardo e per le continue provocazioni della tifoseria avversaria. Decidiamo di metterci in basso e vicino all’uscita, nel caso la situazione degeneri. Finalmente rientrano i giocatori. Il primo ingresso l’avevamo perso. Qualche minuto di riscaldamento e partono gli inni! Sono quasi le 21.25. la partita sarebbe dovuta iniziare alle 20.50. Inizia prima l’inno della repubblica serba. Una valanga di fischi copre tutto. Non ho capito come la banda sia riuscita a suonare. A me sembra di aver visto qualcuno di loro, fuori tempo, smettere di suonare. E’ impossibile distinguere una sola nota. Finisce il loro e sta per iniziare il nostro. Silenzio per pochi secondi e poi inizia. Cantare l’inno di Mameli è un modo per abbattere il morale degli avversari e soprattutto degli ultrà serbi. Lo percepisco dagli sguardi delle persone. Vedo gente intorno che gonfia il torace, pronta a cantare a squarcia gola. E parte la banda. Molti mettono anche la mano sul cuore e la mia combriccola non è da meno. Anche se un po’ fuori tempo, comunque l’inno è andato e finalmente inizia la partita. Sono le 21.30 circa. Per l’Italia la partita si mette subito bene. I tifosi serbi, visto l’inizio non esaltante, ricominciano a lanciare bengala, razzi, fumogeni sia in campo sia in tribuna e gradinata nord. I tifosi italiano vengono allontanati dalle zone a rischio dagli uomini della sicurezza. Si creano buchi enormi di spettatori in quelle zone dello stadio. Gli insulti verso i serbi riprendono!Ormai la partita è segnata. Mi rendo conto che non verrà più ripresa. Avviso i miei amici di tenerci pronti a uscire. I giocatori serbi lasciano il campo e quelli italiani vanno sotto le gradinate e tribune a salutare i tifosi. Nel frattempo viene annunciata la sospensione definitiva della partita. Sono le 21.40 circa. Scappiamo di corsa dallo stadio e questa volta siamo tra i primi. Salutiamo il Deo e Matteo che sono in moto, per loro fortuna posteggiate più lontano dallo stadio. Vorremmo prendere gli autobus, ma sono già pieni come scatole di sardine. E allora ci avviamo a marcia forzata, destinazione la stazione di Brignole. Lungo il cammino, molte macchine, posteggiate una dietro l’altra, hanno lo specchietto retrovisore, lato conducente, rotto o divelto. Diverse ammaccature sono anche visibili sulle fiancate. Che triste spettacolo! Prendiamo il treno, poi un autobus e finalmente alle 23.30 siamo a casa. I miei si mettono subito a letto, io mi metto un po’al computer. Sento la televisione nella stanza dei miei che fa la cronaca di quello che sta avvenendo fuori dallo stadio. Accendo la tv e i tifosi serbi stanno lanciando una valanga di bottiglie di vetro contro la nostra polizia. Ci sono le immagini di un poliziotto a terra che viene portato via in ambulanza. La “battaglia” finirà solo intorno alle 2. I colpevoli dei disordini vengono arrestati, forse non tutti. Viene preso anche “l’impavido” Ivan! Diciamo che non ha lottato fino all’’ ultimo con i suoi compagni e che non si è proprio fatto prendere con “l’onore delle armi”. Nell’ultimo tafferuglio contro la polizia, ha approfittato della confusione, per effettuare una “ritirata strategica”: lo hanno trovato nascosto nel vano motore di un pullman che lo avrebbe dovuto riportare in Serbia. L’incubo è finito.

lunedì 12 ottobre 2009

"ERRARE E' UMANO, PERSEVERARE E' DIABOLICO, CONTINUARE E' APOCALITTICO"

Quando il rischio idrogeologico non è un problema solo di Sarno.
Gli ultimi tragici eventi del messinese riportano a galla un problema serio che coinvolge tutta la penisola.

In questi primi giorni di Autunno il termine pioggia e gli eventi luttuosi ad esso connessi, riportano a galla un problema “antico” che sembrava interessare soltanto l’Agro Nocerino Sarnese e le zone colpite dall’alluvione del 1998.
In realtà il rischio idrogeologico coinvolge l’intera penisola.
La tragedia che ha colpito la provincia di Messina ha molti elementi in comune con altre vicende analoghe da Nord a Sud, assumendo la categorizzazione generale di “disastri annunciati”.
Ricordiamo il comune di Villar Pellice, in Piemonte, dove a causa delle forti piogge, nell'alveo del Rio Cassarot, si generò una colata di detriti che travolse una casa e ne danneggiò altre tre in una borgata. Il bilancio fu di quattro morti. Il 23 settembre 2003, un violentissimo nubifragio colpì invece la provincia di Massa Carrara (2 morti). Nel 2000, a metà ottobre, il bilancio del maltempo i Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria che interessò anche il Po fu particolarmente pesante con 23 morti, 11 dispersi e circa 40 mila sfollati. Nell'esatte del 2000, un nubifragio si abbattè su Soverato. Dodici persone muoiono in un campeggio inondato dall'acqua.
Ma la Campania non ha solo Sarno quale area a rischio.
Quella di Calitri (Avellino) è, a esempio, una frana attiva che interessa un versante del fiume Ofanto. Qui, secondo Legambiente, centinaia di abitazioni e di residenti, nonostante gli interventi, sono a rischio catastrofe.
A Reggio Calabria e in Provincia di Agrigento ci sono strade e costruzioni ( molto spesso si tratta di abusi edilizi) che costeggiano o tagliano fiumi torrenti e fiumare.
Salendo più a Nord c’è il caso del Comune di Varese che ha permesso la costruzione di un ipermercato nell’alveo del fiume Olona.
A Genova la Facoltà di Agraria è stata edificata sul letto del torrente Sturla mentre sul Torrente Verbone c'è stato chi ha avuto il coraggio di costruire una casa-palafitta.
E a Sarno cosa succede dal 1998?
Secondo i dati recentemente pubblicati sul web in Campania ( riferendosi a Sarno, Quindici, Siano e Bracigliano in particolar modo) ci sarebbero 31.580 persone esposte al rischio-frane ( un numero pari a tutta la popolazione di Sarno e Quindici, messe insieme).
Il problema maltempo non sembra solo interessare la parte “montagnosa” del paese ma di recente si è affacciata nella già disastrata provincia salernitana una nuova “Spada di Damocle” che potrebbe creare ulteriori dissesti idrogeologici a tutto l’ambiente: il fiume Sarno.
Il 3 Gennaio di quest’anno dopo una serie di fortissimi acquazzoni il fiume è esondato nella zona di Via Marconi a San Marzano inondando fortunatamente solo i campi circostanti trattandosi di una zona perlopiù agricola.
Non è il primo caso nell’agro nocerino sarnese:
Nel Dicembre del 2004 sempre il fiume Sarno straripò a Foce creando grossi stati di ansia a tutta la popolazione del posto. Anche in quel caso Legambiente denunciò la cosa con velocità e durezza.
Ricordiamo anche l’Ottobre del 2006 e la paura che investì Lavorate di Sarno,dove si fece largo,ancora vivo, il ricordo della frana del ‘98. L’intera frazione sarnese fu invasa da acqua mista a fango e detriti. Garage, scantinati e strade furono allagati in pochi minuti. La zona più colpita fu località San Marino. Il violento nubifragio evidenziò la vulnerabilità dei versanti a ridosso dei nuclei abitati della zona, già segnalato dal Centro operativo comunale di protezione civile l’11 maggio 2006 e il 26 settembre 2006, all'indomani di altri due eventi simili. All’epoca finì sotto accusa il Commissariato di Governo per i ritardi nella mancata messa in sicurezza dei versanti del Monte Torre Gatto e gli incendi boschivi della pineta Voscone.
C’è un detto molto comune e abusato che dice:”errare è umano, perseverare è diabolico”.
Dopo la visione di questi dati mi vien da dire invece : “perseverare è diabolico, continuare ancora è apocalittico”.
Fonti: Virgilio Notizie, Il Sole 24 ore, Il Mattino, La Rete.

MESSINA - 2009



SARNO - 1998


ALESSANDRIA - 1994

domenica 19 aprile 2009

TAORMINA, GOMORRA E I CASALESI

Taormina parla e “sparla” di Gomorra e di Casalesi

Nell’ambito di una serie di conferenze denominate “I Sabato della Maturità” , la scuola Is e F di Poggiomarino (Na), ha organizzato un incontro con il famoso legale Carlo Taormina.
Tema della giornata ( per inciso, parliamo dello scorso 10 Gennaio): Strumenti di lotta preventiva e repressiva contro il clan dei Casalesi.
Invitato in veste di giornalista rimango subito colpito dal bagno di folla che riempie la sale, enorme, della scuola.
Non solo studenti ma anche forze dell’ordine, giornalisti di varie testate locali, semplici curiosi etc.
Accanto al famoso “Avvocato di Cogne” così come è stato ribattezzato dalla stampa, la giornalista del Mattino ( redazione di Caserta), Stefania Cardini.
Dopo una veloce presentazione del Presidente e moderatore Prof. Boccia, Taormina parte subito in quarta:
"L’informazione ha avuto una grossa responsabilità nel porre l’accento su questa piaga.
Io dico che siamo pieni di organizzazioni criminali non solo a Caserta e non solo nel Sud.
Anche al Nord si paga il pizzo per intenderci.
Con i Casalesi si è preso coscienza finalmente della situazione.
Nessuno però dice che le inchieste su questo gruppo camorristico sono zeppe di uomini politici.
Soprattutto il giornalismo locale. Vengono pagati per non parlare. "
Dichiarazioni forti, logiche, attualissime, condivisibili.
Rimango colpito.
Con bravura e citando fonti storiche e leggi, parla anche del ruolo della magistratura odierna rispetto al passato e delle figure oramai decadute dei Pretori Circondariali che secondo Taormina, davano man forte nel far rispettare le legge.
Annuisco. Sono combattuto.
Per un momento mi chiedo se quello che ho davanti sia l’avvocato che in mezzo ad un ciclone mediatico senza pari, si è occupato di casi ( senza lesinare dichiarazioni esplosive) come l’eccidio delle Fosse Ardeatine con imputato l'ex capitano delle "SS" Erich Priebke, l’omicidio di Marta Russo o lo scandalo di Telecom Serbia.
Il personaggio viene fuori dopo una mezz’ora e più di dibattito tra le varie parti in causa:
"Il Boss Setola si è fatto arrestare. Non è stato lo Stato a prenderlo. Lo stato ha perso il controllo del territorio. "
Qualcuno applaude qualcun altro rimane un po’ sorpreso vista anche l’importanza del fatto citato dal legale.
Poi arriva l’attacco inaspettato a Saviano e il suo libro.
"Gomorra ha fatto più male che bene. "
Anche la giornalista del Mattino sembra condividere ( direi sorprendentemente) la tesi del suo illustre compagno al suo fianco.
La critica finisce lì senza citare un solo passo del libro in questione.
Una signora, poco lontana da me applaude a braccia spalancate urlando “Bravo!”.
Vorrei alzarmi e chiedere a Taormina se il libro lo ha letto sul serio o lo ha solo sfogliato.
Vorrei rivolgermi alla signora che esulta come una forsennata e chiederle se ha capito il messaggio del lavoro fatto da Saviano.
Vorrei spiegare ad entrambi che quella dichiarazione è il frutto di un pregiudizio cieco e gratuito, con ogni argomento a disposizione.
E invece al mio posto si alza un giovane, vestito all’ultima moda.
Con aria sicura sia avvicina al leggio destinato a coloro che vogliono porre una domanda al legale.
Si presenta come "Collega Avvocato" e con una sicurezza pari alla sua stupidità afferma che non vuole fare domande ma solo un’osservazione:
"La Camorra è dentro ognuno di noi! "
Cade il gelo.
Qualcuno non ce la fa più e lascia la sala.
Qualcun altro fischia infastidito.
Molti i commenti negativi alle mie spalle.
Lo stesso Taormina si trova disorientato e in difficoltà di fronte ad una frase tanto illogica quanto provocatoria.
Il giovane non si scompone e tra altri fischi riabbatte :
"Io intendevo parcheggiare in doppia fila oppure l’abusivismo edilizio. "
E’ il massimo che posso sopportare.
Decido di non ascoltare oltre e mi accomodo fuori.
Il dibattito finisce dopo pochi minuti.
Guidando verso, casa guardo il lato positivo della situazione:
Spero che i ragazzi dell’ Is e F maturino una forte coscienza sociale proprio testando con mano i fatti di cui sono stati testimoni quel "Sabato della maturità".

mercoledì 14 gennaio 2009

Sarno e il terrore della pioggia


Negli ultimi giorni dell’anno 2008 si è ripresentato sul nostro territorio la minaccia angosciante e prorompente delle forti piogge con relativa attenzione alle zone colpite dalla frana del 5 Maggio 98.
E’ scattato subito il preallarme della Protezione Civile rientrato solo dopo poche ore.
Ma all’arrestarsi delle piogge sono aumentate di pari passo le polemiche e i dubbi.
Secondo i dati presi recentemente sul web in Campania ( riferendosi a Sarno, Quindici, Siano e Bracigliano in particolar modo) ci sarebbero 31.580 persone esposte al rischio-frane ( un numero pari a tutta la popolazione di Sarno e Quindici messe insieme).
E questo spinge Legambiente all' ennesima denuncia: «Se oggi registriamo soltanto danni materiali, dobbiamo ringraziare la Protezione civile che stavolta ha funzionato. Ma è assurdo che dopo tanti anni la ricostruzione non sia ancora iniziata sul serio» ( Corriere della Sera 29/12/08).
Il problema maltempo non ha solo interessato le parte montagnosa del paese ma una nuova “Spada di Damocle” che potrebbe creare ulteriori dissesti idrogeologici a tutto l’ambiante nostrano: lo straripamento del fiume Sarno.
Il 3 Gennaio di quest’anno dopo una serie di fortissimi acquazzoni il fiume è esondato nella zona di Via Marconi a San Marzano inondando fortunatamente solo i campi circostanti trattandosi di una zona perlopiù agricola.
Non è il primo caso nell’agro nocerino sarnese:
Nel Dicembre del 2004 sempre il fiume Sarno straripò a Foce creando grossi stati di ansia a tutta la popolazione del posto. Anche in quel caso Legambiente denunciò la cosa con velocità e durezza: “In questi giorni di fine anno la popolazione è angosciata dei pericoli di straripamento e inondazione dei fiumi che attraversano l’Agro sarnese nocerino. Ancora il Sarno che straripa a Foce dopo una giornata di pioggia e grandine. La verità è che la terra a Foce non assorbe più acqua. Nei comuni dell’agro appena un terzo dei 438 Kmq è rimasto libero da costruzioni. Se non si ferma il cemento, l’asfaltazione dei piazzali a servizio delle aziende, siamo destinati a vivere in una continua preoccupazione, come quella di questi giorni. La verità è che sono oltre 50 anni, dall’alluvione di Salerno, che ad ogni pioggia l’Agro deve fare i conti con lo straripamento e la devastazione provocata dalle esondazioni. Noi pensiamo che in questo marasma il Fiume non ha nessuna colpa”.
La natura che sembra essere sempre la prima colpevole di tutte le sofferenze patite dalla popolazione sarnese già all’epoca ne usciva ridimensionata e in parte assolta.
Era l’uomo la vera minaccia.
Ricordiamo anche e l’Ottobrel 2006 e la paura che investì Lavorate,dove si fece largo,ancora vivo, il ricordo della frana del ‘98. L’intera frazione sarnese fu invasa da acqua mista a fango e detriti. Garage, scantinati e strade furono allagati in pochi minuti. La zona più colpita fu località San Marino. Il violento nubifragio evidenziò la vulnerabilità dei versanti a ridosso dei nuclei abitati della zona di Lavorate, già segnalato dal Centro operativo comunale di protezione civile l’11 maggio 2006 e il 26 settembre 2006, all'indomani di altri due eventi simili. All’epoca finì sotto accusa il Commissariato di Governo per i ritardi nella mancata messa in sicurezza dei versanti del Monte Torre Gatto e gli incendi boschivi della pineta Voscone.
Un bollettino disarmante. Una storia che si ripete con diabolica precisione svizzera ogni anno.
C’è un bravissimo giornalista di Sarno, Luigi Colombo, mio amico e collega. che proprio in questi giorni ha pubblicato sul sito http://www.colonnarotta.it/, una minuziosa relazione sui problemi idrogeologici irrisolti dell’agro nocerino sarnese intitolato “Vedi Sarno” ( titolo eloquente).
Ecco uno stralcio dell’ennesima denuncia di scempio del territorio:
Il rischio idrogeologico è la grande e silenziosa emergenza della Campania, alla quale si risponde – spesso con enormi ritardi, vedi appunto Sarno – solo quando l’evento catastrofico si è concretizzato nella sua forma più devastante…Per riparare alla fragilità del territorio e a anni di abusi si risponde con altro cemento. Anche per Nocera Inferiore pronte vasche, canali e briglie per mitigare il rischio. Esportare il "modello Sarno" costa 24 milioni di euro. Soldi che non ci sono per interventi più che discutibili.
Giornalisti, Legambiente e semplici ma attenti cittadini denunciano indignati la messa in sicurezza ( mancata) di Sarno e di tutto l’Agro.
Mi auguro che i candidati alle politiche del 2009 ne tengano conto ( sul serio!!!) nei loro programmi.
Non si gioca più sulla pelle degli altri.
I tempi della superficialità e dell’approssimazione sono finiti.

sabato 19 luglio 2008

Come non finire sotto un treno e contattare Striscia la notizia


Domenica 13 Aprile 08 ore 17: 10.
Passaggio a livello pedonale in una delle strada più trafficate di Nocera Inferiore(Sa)
Le sbarre sono chiuse. Il semaforo a lato proietta il colore rosso.
Un gruppetto ( tra cui il sottoscritto!) di persone attende che il treno passi. Alcuni ragazzi, almeno un paio di donne anziane e un uomo abbastanza giovane.
E infatti un treno velocissimo, un intercity, attraversa il campo visivo dei nostri e scompare in pochi secondi all’orizzonte.
Il campo è sgombro.
Le sbarre si riaprono velocemente con un forte cigolio.
Il semaforo a lato diventa verde.
Tutto normale.
Una signora attempata e piena di fretta è già al centro dei binari.
Il resto del gruppo ( tra cui il sottoscritto(2)!) ha appena iniziato a percorrere la banchina di pece che taglia in due i binari dei treni ( ce ne sono almeno cinque).
Tutti sono tranquilli e si sentono al sicuro.
Poi l’urlo colmo di paura:” Il treno! Sta arrivando il treno!”
La signora al centro dei binari con le mani nei capelli sta tornando indietro con una corsa forsennata.
E’ il panico. Il gruppo ( ora si è aggiunto anche un ragazzo in scooter) in preda ad un forte onda di eccitazione ritorna velocissimo al punto di partenza. Io stesso sento il cuore battermi nel petto come un martello.
Riusciamo a metterci in salvo velocemente.
Intanto il treno effettivamente giunto, sta rallentando suonando la sirena di avvertimento in continuazione.
Le sbarre sono ancora aperte. Il semaforo sempre verde.
Mi affaccio sulla banchina per osservare meglio quello che sta accadendo e noto che a pochi metri il convoglio ha quasi del tutto arrestato la sua corsa.
Un altro gruppo di persone ad un chilometro di distanza,ad una altro passaggio pedonale, è stata vittima della nostra stesse disavventura.
Iniziano le lamentele:” Non è la prima volta che succede una cosa del genere. Potevamo finire sotto il treno”.
Qualcuno minaccia denuncie. Il ragazzo sullo scooter gira un video col telefonino per inviarlo a Striscia la notizia. Io scatto una foto e decido di scrivere questo articolo che ora state leggendo.
E’ stata una vera fortuna. Quel pomeriggio poteva essere ricordato per una vera e propria strage.
Alla fine solo una grande spavento e il timore che la prossima volta che si imboccherà quel maledetto passaggio le sbarre potranno di nuovo rimanere aperte mentre un Eurostar superveloce ( e non un interregionale) si avvicina a tutta birra.
Nessuno avrebbe scampo.

giovedì 17 luglio 2008

La strage impunita




Forse penserete che stia esagerando. Forse penserete che il titolo che avete appena letto è un po’ troppo forte e retorico per un blog
E invece no! E’ tutto vero! Ed è costantemente davanti ai nostri occhi distratti dai saldi di inizio stagione oppure indifferenti di fronte alla sorte di un essere di cui , meschinamente, non ci curiamo affatto se sia vivo o morto lì sul ciglio della strada.
La vita continua giusto?
In fondo non è il nostro cane o il nostro gatto che invece dorme beatamente a casa, oppure si tratta solo di un “randagio in meno” e i problemi così si risolvono più facilmente per tutti.
Troppo facile! Troppo grave!
Per ragioni personali percorro almeno un paio di volte al giorno le strade che collegano Sarno con Nocera inferiore a volte imboccando la vecchia via Lavorate e a volte invece la Provinciale Amendola che costeggiando la piccola frazione di Casatori (S. Valentino) sbuca direttamente a Nocera.
Lo spettacolo non cambia.
Oggi santo giorno per il sottoscritto è un bollettino di guerra.
Le strade già di per se un groviglio di fossi, pozzanghere paludose, segnaletica assente o rimaneggiata e altre amenità registrano soprattutto la presenza ( dipende soprattutto dalla crudeltà dell’individuo) di corpi martoriati, sanguinanti, maciullati, in avanzato stato di decomposizione.
A volte è anche difficile stabilire di che animale si tratti visto il modo quasi sadico in cui vengono ridotti dalle auto.
Allora mi chiedo: “Sarà stato un incidente? Un automobilista distratto/a che non ha fatto in tempo a frenare di notte vista anche l’esigua illuminazione?”
Poi un vocina nella testa, dura e spietata insieme, mi risponde che da Lunedì ho contato già cinque cani e due gatti e non siamo nemmeno a sabato e qualcosa comincia a serpeggiare nei miei pensieri più reconditi:
un presentimento di sventura e di terrore.
“E se qualcuno lo facesse apposta? Possibile esistano persone ( magari qualcuno che conosco e con cui ho rapporti di amicizia, vicinato o soltanto di semplice cittadinanza) che vedendo attraversare un animale davanti al paraurti non si fermino di proposito? Possibile si tratti di un gioco sanguinoso e beffardo che ogni giorno vede esseri viventi, deboli e indifesi spiaccicati in una squallida strada di periferia; animali la cui unica colpa è quella di non appartenere a nessuno, di non avere nessuno che si prenda cura di loro?
Un po’ di dati per gli scettici:
Secondo L’Ente Nazionale Protezione Animali (osservatorio sui maltrattamenti degli animali) la Campania è la nona regione in tutta Italia dove sono stati perpetrati e documentati casi di maltrattamenti di animali ( la prima è l’Emilia Romagna). Invece per quanto riguarda il solo territorio campano troviamo Salerno (che bello!) come la prima provincia dove sono documentati più casi “gravi” seguita da Napoli e Caserta. Questi dati fanno riferimento al solo 2004 ma visto che il 2008 è alle porte credo (anzi ne sono sicuro visto che anch’io ne sono testimone) che le cose non siano migliorate da allora…
In percentuale sono i cani quelli che vengono colpiti con maggiore crudeltà e sadismo.
Secondo le Norme del Codice Penale “TITOLO IX-BIS - DEI DELITTI CONTRO IL SENTIMENTO PER GLI ANIMALI”:
Art. 544-bis. - (Uccisione di animali). - Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi.
Art. 544-ter. - (Maltrattamento di animali). - Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro.La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi.La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell'animale.
"Art. 727. - (Abbandono di animali). - Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro.Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze".
Spero che questo articolo aiuti a far luce sugli insani comportamenti di singoli idioti ( Pensateci bene prima che per voi si spalanchino le porte di un carcere…) e li facciano desistere da questo tragico gioco di morte e perversione ingiustificabile e nello stesso tempo dia il coraggio alle persone oneste di denunciare qualsiasi abuso o violenza di cui siano testimoni. Solo così questa ennesima piaga sociale riceverà degna attenzione da parte di tutti.
Ne riparleremo ancora!!!!