Piccolo aggiornamento sulle vicende della pantera nera, un mistero tutto nostrano che sta tenendo in scacco forze dell’ordine e cittadini armati di forconi e doppiette (un film tratto da questa storia non sarebbe affatto male…chiedo troppo? Mi prenoto già per la sceneggiatura).Come i miei lettori ben ricordano (non a caso l’ultimo post scritto sull’argomento è il più letto del blog, come potete notare nella colonna sul lato destro), l’ultimo avvistamento del grosso felino era stato registrato nelle campagne del palermitano con un video a testimoniare il tutto.
Per maggiori info ecco il “famigerato” post:
http://ilmondodiedu.blogspot.com/2010/07/il-ritorno-della-pantera-nera.html
Ebbene il mistero sembra essere stato risolto!
TGCOM alle 23:06 di ieri ( giorno 29/12/10) ha pubblicato questa agenzia:
Pecore sgozzate, catturato molosso
Catania, si credeva fosse una pantera
Non è stata una pantera ma un cane nero di grossa taglia a sgozzare decine di pecore nei giorni scorsi nelle campagne dell'Etna, in territorio di Santa Maria di Licodia, nel Catanese. L'animale, un molosso di 40 chili, è stato catturato dai carabinieri di Paternò. Gli elementi somatici fondamentali del cane, secondo gli investigatori, appaiono compatibili con l'autore delle ferite inferte alle pecore.
Ecco cosa scrive l’ Associazione Italiana Cane Corso sul sito ufficiale:
“Il Molosso è un cane da lavoro, selezionato per la sua funzionalità al servizio dell'uomo, esiste da tempo immemore in Europa ed in ogni paese europeo ha assunto una denominazione diversa e peculiare, pur essendo riconducibile nella sostanza sempre allo stesso ceppo. Ma perchè l'uomo ha avvertito da sempre la necessità di selezionare ed allevare queste tipologie di molossoidi? Senza ombra di dubbio per la loro versatilità, dedizione al lavoro e al padrone, per la loro insensibilità al dolore che li rendeva particolarmente adatti a sopportare i disagi di una vita misera e dura, ma soprattutto per la loro forza, tenacia e coraggio. Per secoli, questi Molossi hanno accompagnato l'uomo nelle sue attività, imparando ad essere guardiani, difensori e al tempo stesso compagni leali nella solitudine delle lunghe giornate nei campi”.
Insomma parliamo lo stesso di un animale robusto, forte, resistente ad una vita dura e di stenti ma anche fedele all’uomo. Questo sulla carta. Ma che succede se un animale del genere viene abbandonato dal suo padrone in un terra solitaria e selvaggia? La fame e l’abbandono repentino possono creare un mostro? Sembra un interrogativo da scrittore di novelle Horror (S. King docet!), in realtà è più vicino alla realtà di quanto immaginiamo. Quanti cani di taglia elevata diventano i killer dei loro padroni? Quanti cani randagi formano branchi che terrorizzano persone e creano problemi grossi all’ambiente circostante?Ecco un articolo di approfondimento:
http://www.vet-in-time.it/index.php?option=com_content&view=article&id=80:abbandonare-i-cani-e-un-boomerang&catid=24:sociale&Itemid=46
E un caso successo di recente:
http://www.gofasano.it/notizie/cronaca/cani-randagi-nei-pressi-dello-zoosafari-un-pericolo-per-persone-e-animali8338.html
Un cane di grossa taglia lasciato libero per le campagne è una bomba a orologeria! Questa volta ci sono andate di mezzo solo delle povere pecore. La prossima volta potrebbe essere una famiglia in giro per un picnic o un cercatore di funghi. E a questo punto se si tratti di pantera o molosso poco importa. Tanto si fa la stessa, identica fine!
In conclusione è stato risolto il caso della pantera nera siciliana? Forse sì, forse no! Il video del post segnalato all’inizio è lì a dimostrarlo. E poi rimangono ancora aperti i casi verificatisi in toscana, nelle campagne romane e quello eclatante (forse col morto!) in provincia di Avellino.
Credetemi, la pantera nera è ben lungi dall’essere stata acciuffata!
In conclusione è stato risolto il caso della pantera nera siciliana? Forse sì, forse no! Il video del post segnalato all’inizio è lì a dimostrarlo. E poi rimangono ancora aperti i casi verificatisi in toscana, nelle campagne romane e quello eclatante (forse col morto!) in provincia di Avellino.
Credetemi, la pantera nera è ben lungi dall’essere stata acciuffata!

Verrà arrestato solo dopo le 2 del mattino. Ivan Bogdanov, subito soprannominato dalla stampa italiana “Ivan il terribile”, guiderà la tifoseria serba per tutta la notte contro la polizia, sia dentro che fuori lo stadio. Gli ultrà serbi stavano interrompendo la partita a colpi di razzi lanciati verso la tifoseria italiana e in campo. Questo non lo sapremo fino alla telefonata di un amico che, al corrente che sono allo stadio, ci informerà in diretta sulla situazione. Per entrare in gradinata sud, gli Stewart dello stadio ci hanno fatto fare un giro larghissimo. Entriamo allo stadio alle 21.03. I nostri tifosi italiani sono arrabbiatissimi per il ritardo e per le continue provocazioni della tifoseria avversaria. Decidiamo di metterci in basso e vicino all’uscita, nel caso la situazione degeneri. Finalmente rientrano i giocatori. Il primo ingresso l’avevamo perso. Qualche minuto di riscaldamento e partono gli inni! Sono quasi le 21.25. la partita sarebbe dovuta iniziare alle 20.50. Inizia prima l’inno della repubblica serba. Una valanga di fischi copre tutto. Non ho capito come la banda sia riuscita a suonare. A me sembra di aver visto qualcuno di loro, fuori tempo, smettere di suonare. E’ impossibile distinguere una sola nota. Finisce il loro e sta per iniziare il nostro. Silenzio per pochi secondi e poi inizia. Cantare l’inno di Mameli è un modo per abbattere il morale degli avversari e soprattutto degli ultrà serbi. Lo percepisco dagli sguardi delle persone. Vedo gente intorno che gonfia il torace, pronta a cantare a squarcia gola. E parte la banda. Molti mettono anche la mano sul cuore e la mia combriccola non è da meno. Anche se un po’ fuori tempo, comunque l’inno è andato e finalmente inizia la partita. Sono le 21.30 circa. Per l’Italia la partita si mette subito bene. I tifosi serbi, visto l’inizio non esaltante, ricominciano a lanciare bengala, razzi, fumogeni sia in campo sia in tribuna e gradinata nord. I tifosi italiano vengono allontanati dalle zone a rischio dagli uomini della sicurezza. Si creano buchi enormi di spettatori in quelle zone dello stadio. Gli insulti verso i serbi riprendono!Ormai la partita è segnata. Mi rendo conto che non verrà più ripresa. Avviso i miei amici di tenerci pronti a uscire. I giocatori serbi lasciano il campo e quelli italiani vanno sotto le gradinate e tribune a salutare i tifosi. Nel frattempo viene annunciata la sospensione definitiva della partita. Sono le 21.40 circa. Scappiamo di corsa dallo stadio e questa volta siamo tra i primi. Salutiamo il Deo e Matteo che sono in moto, per loro fortuna posteggiate più lontano dallo stadio. Vorremmo prendere gli autobus, ma sono già pieni come scatole di sardine. E allora ci avviamo a marcia forzata, destinazione la stazione di Brignole. Lungo il cammino, molte macchine, posteggiate una dietro l’altra, hanno lo specchietto retrovisore, lato conducente, rotto o divelto. Diverse ammaccature sono anche visibili sulle fiancate. Che triste spettacolo! Prendiamo il treno, poi un autobus e finalmente alle 23.30 siamo a casa. I miei si mettono subito a letto, io mi metto un po’al computer. Sento la televisione nella stanza dei miei che fa la cronaca di quello che sta avvenendo fuori dallo stadio. Accendo la tv e i tifosi serbi stanno lanciando una valanga di bottiglie di vetro contro la nostra polizia. Ci sono le immagini di un poliziotto a terra che viene portato via in ambulanza. La “battaglia” finirà solo intorno alle 2. I colpevoli dei disordini vengono arrestati, forse non tutti. Viene preso anche “l’impavido” Ivan! Diciamo che non ha lottato fino all’’ ultimo con i suoi compagni e che non si è proprio fatto prendere con “l’onore delle armi”. Nell’ultimo tafferuglio contro la polizia, ha approfittato della confusione, per effettuare una “ritirata strategica”: lo hanno trovato nascosto nel vano motore di un pullman che lo avrebbe dovuto riportare in Serbia. L’incubo è finito. 




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