martedì 13 gennaio 2009

Intervista ai PENNELLI DI VERMEER


Intervistare una band dal forte appeal emozionale (sia musicale che artistico) come i napoletani Pennelli di Vermeer ci riconcilia con un mondo, quello della band underground, dove la sofferenza. le aspettative non mantenute e il disincanto sembrano farla da padrone.
Qui abbiamo un gruppo forte di persone capaci e decise che per il sottoscritto ( insieme ai salernitani da’namaste) rappresentano l’attuazione insindacabile di un vecchi proverbio popolare:”Volere è potere”.
Speriamo che i Pennelli diventino un esempio, un binario su cui altre realtà locali possano trovare un appiglio sicuro, una strada percorribile, su cui non demordere ed andare avanti.
Partiamo da una domanda che di solito si fa alla fine.

E’ uscito da poco il vostro nuovo album ”La primavera dei sordi (La Canzonetta/Sintesi 3000)”. Che cosa vi aspettate da questa nuova uscita? Com’è stato il processo di creazione/registrazione delle nuove canzoni?
Ci aspettiamo che le persone comprino il cd ma soprattutto speriamo di fare tanti concerti live per divulgare al meglio la nostra musica.
Avevamo le provinature dei pezzi nuovi con voce e chitarra. La cosa sorprendente è stata che in genere i pezzi prima di registrarli si provano in sala curandone l’arrangiamento; noi invece per un buon nucleo di pezzi del nuovo cd siamo partiti direttamente dal registrare le batterie per poi ricamarci basso, tastiere, chitarre, archi, voci e texture elettroniche.
Grazie alla co-produzione artistica con Ercole Longobardi abbiamo sperimentato un un po’ di elettronica che si innesta sul nostro prog-rock dando dei risultati imprevedibili.
Dalle nostre prime autoproduzioni sono cambiate tante cose. Ascoltare per credere.
Il pittore olandese J. Vermeer viene definito come il maggior esponente della pittura d’estrazione borghese dell’Olanda seicentesca dai toni chiari e luminosi tipici della vita quieta e silenziosa.
Come si incastra tutto questo nella vostra musica?
Ad ogni nostro live immaginiamo Vermeer che si rivolta nella tomba mentre mangiucchia le ossicina delle sue mani. Chissà quante volte si ripete: “ Che c’entro io con cinque napoletani che fanno rock?. Che c’entro io con cinque napoletani che fanno rock?” D'altronde non si sbaglia ma come direbbe lo scrittore francese Loutremont: “Il bello è nell’incontro fortuito su un tavolo di anatomia tra una macchina da cucire e un ombrello”. Pasquale Sorrentino (autore, voce e chitarra acustica) è appassionato di pittura; propose il nome di Vermeer e qualcuno aggiunse la parola pennelli.
Ecco come sono andate le cose. Spesso per giustificare un nome s’inventano storie avventurose. Noi non siamo bravi a farlo.
Per i Pennelli di Vermeer quali sono gli artisti in campo musicale, letterario e pittorico che possono essere ritenuti degli d’attenzione per espressività soggettiva e originalità al giorno d’oggi? Chi sono I Vermeer del nuovo secolo?
Beh questo si che è un domandone…allora butteremo fuori nomi a raffica. Per la musica: Ennio Morricone, Gaber, De Andrè, PFM, Beatles, Genesis, Queen, Nirvana, Ray Charles, Sly and Family Stone, Creedence Clearwater Revival, Luigi Tenco, Neil Young, Enaudi, Allevi, Kraftwerk, Mozart, Gentle Giant, Bjork, Janis Joplin, Mina e almeno altri 100 nomi che non possiamo elencare.
Per la pittura: Vermeer, Munch, Otto Dix, Bosch, Rembrandt, Caravaggio, Bacon, Courbet, Gericoult, Artemisia Gentileschi, i Futuristi, i Surrealisti, i Dadaisti, Franz Marc, Goya, E. Manet, Tintoretto, Correggio, Signorelli e almeno altri 200 nomi che non possiamo elencare.
Per la letteratura: Joyce, Rimbaud, Baudelaire, Calvino, Sciascia, Pirandello, Austin, H. Boll, Loutremont, R. Hausmann, Apollinaire, Montale, F.T. Marinetti, i poeti russi, Benni, Gadda, Conrad, Stevenson, Balzac, Twain e almeno altri 300 nomi che non possiamo elencare.
Tutti questi nominati e tanti altri che ci sono sfuggiti….saranno sempre attuali, oggi come fra cinquecento anni.
Su Wikipedia – Enciclopedia on line – si parla di voi in termini quantomeno entusiastici.
C’è scritto: “Quella dei Pennelli è una proposta bizzarra, ove i brani sono spesso concepiti come “micro-suite” visionarie dai toni goliardici ma anche metafisici. Un esempio di rock barocco, irregolare e stravagante.” Potresti spiegare meglio questo concetto?
E’ uno stralcio di una recensione della nostra seconda autoproduzione che uscì nel 2005 con il titolo di “Processo immaginario ad un nevrotico dissociato ma non del tutto”….ma è applicabile un po’ su tutta la nostra musica.
Si riferisce al fatto che in uno stessa canzone dei PdV spesso i tempi cambiano diventando da pari a dispari, che non esiste la regola strofe + ritornello + strofa + ritornello, che i testi, spesso caratterizzati da una scrittura visionaria, sono ora ironici e surreali ora ermetici e metafisici.
Insomma noi non abbiamo regole e il nostro atto creativo non si preclude nessuna strada.
Avete un curriculum di esibizioni e riconoscimenti invidiabile culminato nella vittoria al concorso indetto dal quotidiano “Il Mattino” per aprire il concerto a Piazza Plebiscito di Pino Daniele?
Vi ritenete ancora una band”Underground” oppure avete superato questa angusta soglia? Aspettative?
La puzza dell’underground ce la portiamo dietro ma è chiaro che tante cose importanti sono successe. Non crediamo di aver già superato l’angusta soglia ma siamo su una buona strada; faticosa, piena d’insidie ma ci siamo.
Aspettative?? Fare tanti concerti e guadagnare i famosi e ignobili soldini.
Essere artisti non è mai facile soprattutto nelle nostre zone. Gli ostacoli e la diffidenza sono all’ordine del giorno. Che cosa fate nella vita comune quando non siete su un palco a proporre la vostra musica?
C’è chi studia e chi lavora in altri campi (pubblicità, sicurezza, scuola). Non siamo ancora nelle condizioni di poter fare soli i musicisti. Però ci stiamo provando…..se dovesse andarci male almeno non avremo quel senso di frustrazione che assilla chi non ci ha mai provato.
A Salerno e provincia sta nascendo una scena musicale forte con band di assoluto valore ( da’namaste, Kernel 0, Toys Orchestra, Lothlorien etc). E’ lo stesso nel napoletano? C’è una sana competizione tra le band partenopee?
La cosa sicura è che tra Napoli e provincia ci sono tante, tantissime band …… da queste parti c’è sempre stato fermento……peccato che non ci siano adeguate politiche giovanili e sociali per preservare, rafforzare e far crescere questo fermento facendolo diventare movimento di interesse nazionale. Per questo quando Aldo Campana dei Lega Leggera ha decretato la nascita del movimento lavico (per saperne di più vedete il loro space) noi ci siamo sentiti farne parte.
Conosciamo tanti artisti validi della zona. La loro frequentazione ci ha arricchiti umanamente e artisticamente. Nei PdV c’è un po’ di loro.
Un ragazzo interessato alla musica dei Pennelli di Vermeer cosa deve fare? Avete un dominio in internet? Dove può trovare il vostro ultimo cd?
Il cd de “La primavera dei sordi” lo si può acquistare a Napoli presso Feltrinelli e FNAC o nei migliori negozi di dischi; oppure è possibile acquistarlo on-line al costo di € 11,90 andando sul nostro space o su quello dell’etichetta.
In questo modo arriva fino a casa e si paga in contanti al postino all’atto della consegna.
Ecco gli indirizzi utili all’acquisto e tutto ciò concerne il gruppo: http://www.lacanzonetta.it/, http://www.ipennellidivermeer.it/, www.myspace.com/ipennellidivermeer
Perchè non ci raccontate un fatto divertente o singolare legato alla vita da musicista? Ce ne saranno tanti?
Suonammo a Sermide (MN) ad un festival dove ricevemmo il premio della critica.
Tra gli ospiti del festival c’era Mauro Pagani che ascoltò la nostra performance.
Dopo aver suonato ci catapultammo subito da lui per avere un parere e lui – nel suo stile – ci disse cosa migliorare…poi si lasciò andare come un fiume in piena su tutta una serie di riflessioni sulla scrittura paragonando l’autore di testi ad un cineasta e ci mise di mezzo anche De Andrè con cui ha avuto l’onore e il piacere di lavorare. Insomma ci stavamo godendo un Mauro Pagani quasi filosofo quando il nostro chitarrista Pasquale Palomba – pragmatico e di poco tatto – disse: “Vabbè Mauro ma ti è piaciuto si o no????”.
La cosa bella che a tutti venne da ridere per non piangere. Anche M. Pagani rise, forse con sconcerto ma rise.
Per finire domanda classica. Progetti futuri e appuntamenti imminenti per i Pennelli? Quando potremo vedervi dalle nostre parti?
Concerti, concerti e solo concerti. Dalle vostre parti speriamo presto. Anzi appena avrete occasione invitateci e noi saremo lì.
Grazie mille per la vostra gentile disponibilità. A voi le ultime parole…
Grazie a voi per averci dato la possibilità di quest’intervista e divulgare quindi il nostro progetto. Vi abbracciamo forte.

Intervista ai Levia Gravia


Levia Gravia: "La sottile leggerezza dell’essere."


Salve. Invece di iniziare con una domanda scontata su quando la band è nata etc, parliamo del vostro monicker? Dietro mi sembra di intravedere un concept ben preciso o mi sbaglio?

Monicker!?!? Ti riferisci a “Levia Gravia”? beh, è il titolo di una raccolta di Carducci, poeta peraltro non fra i nostri preferiti. È l’accostamento nel nostro lavoro di composizioni di carattere leggero ad alcune più serie o, se vuoi, la vocazione di armonizzare la leggerezza della canzone pop alle difficoltà della vita. O la leggerezza della vita con la serietà della forma canzone.


Sui vostri siti e non solo appare spessissimo un simbolo preciso ( una piuma adagiata su un’incudine). E’una rappresentazione del vostro messaggio sonoro o qualcosa di più profondo?

È una rappresentazione grafica del nome della band: la piuma, simbolo di leggerezza (Levia) e l’incudine, simbolo di concretezza (Gravia). Ma è anche l’offerta della nostra musica leggera a tutti coloro che la vogliono ascoltare, il nostro contributo.


La vostra proposta si inserisce in un genere, quello cantautorale, che sembra attraversare un periodo di rinascita dopo un lungo silenzio ( penso agli ultimi cd di Conte, Fossati, Baustelle etc.) Come vi ponete in tal senso? Ne state raccogliendo i frutti?

La rinascita della musica d’autore non crediamo sia dovuta a nomi come Conte e Fossati, che peraltro rappresentano riferimenti per noi sempre vivi (diversa è l’esperienza dei Baustelle). Né crediamo che la musica cantautorale sia mai morta. Ma trasformata senz’altro con il tempo, con lo svuotamento della politica, l’impoverimento del mercato discografico e lo sviluppo dell’home recording. Noi, dal nostro canto, da una posizione infelice, decentrata rispetto ai centri nevralgici della musica italiana (pensiamo a Roma, Bologna, Firenze, Genova, Milano), cerchiamo di seguire gli sviluppi del processo di cambiamento, adeguando il nostro istinto compositivo ai mutamenti in atto. Frutti? Per ora innaffiamo le radici e guardiamo le gemme crescere…


Credo che il “vostro cavallo di battaglia” sia il brano “ I cinque soldati”. Una canzone dal forte sapore retrò sia per quanto riguarda il testo ( mi vengono in mente i grandi cantautori degli anni 70, Guccini, De Andrè) che la musica. Siete d’accordo?

I cinque soldati della canzone (premiata nel concorso nazionale Primomaggio tutto l’anno, miglior testo) sono in realtà combattenti tribali, dell’Africa nera. Soldati che la guerra non hanno bisogno di cercarla, ma che sono costretti a combatterla ogni giorno, innanzitutto contro la stessa terra che li ha generati. L’incedere della musica vuole evocare (con loop elettronici e strumenti etnici come cuatro e bouzuki) il camminare costante e implacabile di un popolo che continua a combattere nonostante la solitudine che c’è intorno…

Parliamo del vostro primo cd. Come lo presentereste ad un pubblico poco attento come quello attuale? Quale valido argomento calereste dal cilindro? Che cosa vi aspettate dalla pubblicazione?

“Il Contributo”, questo è il nome del disco (edito dalla Otium Records di Bari, Cinico Disincanto di Roma e distribuito da Kiver in digitale e CNI nel circuito Feltirnelli) vuole appunto essere il nostro primo contributo, sincero e onesto, alla musica italiana, il nostro personale modo di vivere la musica d’autore oggi. Speriamo che ci dia la possibilità di suonare il più possibile in giro…

Discorso Salerno – concerti. Mi sembra di capire che la situazione non vi veda granché soddisfatti o mi sbaglio? Che ne pensate della folta schiera di band rock ( genere a voi antitetico) che dal nulla si stanno imponendo non solo a livello locale? Si può parlare di una scena Jazz/ Cantautorale a Salerno?

Non crediamo vi sia mai stata una scena catautorale a Salerno, né che vi sia un vero e proprio circuito “live” (forse sono rimasti solo un paio di posti dove si suona ancora dal vivo…). Esperienze isolate sbocciano qua e là ma difficilmente hanno la possibilità di esprimersi nel territorio provinciale. Maggiore fortuna ha il jazz che, basandosi per sua stessa natura sull’improvvisazione, non impone ai musicisti un lavoro complesso di strutturazione dello spettacolo live. Per la verità ci sono grandi jazzisti a Salerno, ma che probabilmente esprimono il meglio proprio al di fuori dei confini della nostra città. La situazione obbiettivamente è abbastanza nera…


Il momento migliore e quello peggiore nella storia dei Levia Gravia?

Ogni periodo difficile della nostra storia è stato superato grazie ad un evento positivo che ci ha dato nuova energia. Ora speriamo di essere alle soglie del nostro momento migliore…


Per i Levia Gravia quali sono gli artisti in campo musicale, letterario e pittorico che possono essere ritenuti degli d’attenzione per espressività soggettiva e originalità al giorno d’oggi?

In campo musicale cerchiamo di ascoltare il più possibile, dalla nuova musica d’autore italiana a quella classica (da Niccolò Fabi a Fossati, dai Fabularasa a Capossela), dalla Penguin Cafè Orchestra a Bill Frisell, le ballate di Ray La Montaigne e Alexi Murdoch, Pat Metheny, Inti Illimani, Jan Garbarek, Rene Aubry. In campo letterario ci piacciono scrittori come Ian McEwen, Javier Marias e tutta la schiera degli scrittori ebrei-canadesi, Tibor Fisher e Chuck Palahniuk. Il gap, ahimè, nella nostra cultura pittorica è in parte dovuto ancora una volta al drammatico vuoto culturale del nostro territorio…


Essere artisti non è mai facile soprattutto nelle nostre zone. Gli ostacoli e la diffidenza sono all’ordine del giorno. Che cosa fate nella vita comune quando non siete su un palco a proporre la vostra musica?

Abbiamo problemi normali, come tutti. Soltanto che poi di sera ci incontriamo, ridiamo e li suoniamo…

Grazie di cuore per la chiacchierata. Salutiamoci delineando i vostri progetti futuri e dove i nostri lettori possono contattarvi e sapere qualcosa di più sulla band…
Saremo al MEI (Meeting delle Etichette Indipendenti) a Faenza il prossimo novembre, a presentare il disco e a cercare di diventare famosissimi il più presto possibile… Altre cose le potrete sapere guardandoci su www.myspace.com/leviagravia

lunedì 29 dicembre 2008

FILM, FILM, FILM!


In un periodo di forte pressione fisico- psicologica derivata dalla partecipazione del mio romanzo breve al prestigioso Premio Scerbanenco e nei giorni immediatamente seguenti, non avendo alcun desiderio di completare la lettura di alcuni libri già iniziati ( tranne “Dracula cha cha cha” di Kim Newman su Urania, invero appena sufficiente e poco coinvolgente anche se prometteva bene nel retro copertina) mi sono buttato a capofitto ( insieme alla mia ragazza) in una serie di Film che attendevo da tempo di vedere.
Ecco il mio giudizio (mio e solo mio):

E venne il giorno, di M. Night Shyamalan
La poetica dell’Apocalisse. Così si potrebbe definire questo nuovo parto cinematografico del regista del Sesto Senso( un film cha amo alla follia). La trama è semplicissima. Uno strano virus ( forse aereo, forse no) si impossessa all’improvviso di tutti i cittadini di New York spingendoli al suicidio collettivo.
Mentre il morbo si propaga in tutto il paese una coppia in crisi e alcuni sopravvissuti cercano di mettersi in salvo e nello stesso tempo di capire la loro esistenza risparmiata e le cause di una inevitabile estinzione di massa.
Il film è lento, placido, meditativo nell’orrore che intende descrivere.
I personaggi sembrano quasi timidi e riservati nel terrore che stanno attraversando.
Tutto rimarrà in sospeso( eventi , cause, rimedi, spiegazioni) comprese le vite di coloro che avranno la fortuna di sopravvivere.
Un bellissimo film incompiuto.

Cloverfield, di Matt Reeves
Un specie di horror fantascientifico per la generazione di You Tube.
Durante una festa d’addio un gruppo di giovani ( schifosamente belli e gentili, uno stereotipo tipicamente americano) sperimenterà l’attacco di New York ad opera di una specie di Gollum gigante ( quello del Signore degli anelli) e altre schifose creature.
Ovviamente il tutto filmatodalla telecamera di uno di loro, quello che riprendeva la festa ( invero una specie di ritardato mentale o almeno così sembra).
Le riprese essendo amatoriali ( come “costruito” dagli autori, per intenderci quelli di Lost che invece adoro) sono confuse e provocano il mal di testa.
Le scena di guerriglia urbana sono improbabili come anche gli espedienti per tenere ancora accesa la telecamera dopo che un piede gigante per poco non ti ha schiacciato come un moscerino.
Insomma buona l’idea, agghiaccianti alcuni momenti ( quelli sotto la metropolitana o in elicottero durante un falso “lieto fine”) del film ma nel complesso ho la sensazione che sia stato un flop per tanti, troppi motivi.

Non è un paese per vecchi, di Ethan Coen e Joel Coen
Un buon Noir esistenziale con un ottimo personaggio malvagio ( il Killer psicopatico taglia lo schermo col suo viso scarno e i capelli fine anni settanta mentre psicanalizza le sue vittime e le loro debolezze prima di fare il suo dovere…) e alcuni comprimari di valore.
La trama è credibile e l’ambientazione tra Messico e Texas fa da ottimo sfondo alla storia.
Infine un malinconico Tommy Lee Jones interpreta un poliziotto capace ma ormai alla soglia della pensione con tutto il mestiere di cui è dotato.
Un buon film.

29 settimane dopo, di Danny Boyle
Meglio il primo decisamente.
Si salva solo l’inizio e qualche trovata da brivido nella parte centrale.
Per il resto solita routine zombi/fuga/nascondersi/essere divoarato.
Per il resto citazioni a piene meni di Matheson, Carpente, Romeror e chi più ne ha più ne metta.

Il Nascondiglio, di Pupi Avati
Ah! Questo si che è Gotico.
Altro che Ghotica ( il film americano di qualche anno fa).
Mettiamocelo in testa.
Gli italiani possono fare ancora tanto nel campo del Gotico letterario e cinematografico.
Pupi Avati ce ne dà una conferma con questo film.
Risvolti da giallo, atmosfere da gotico vecchio stile, finale decisamente horror come non se ne vede più da tanto e una regia che solo il grande Pupi poteva fare.
Un must!!!

The Mist, di Frank Darabont
Uno dei pochi registi ad essersi confrontato realmente con le tematiche care al mio amato S. King.
Infatti il film è tratto da un racconto del maestro americano.
Dietro l’Horror tipicamente Mathesiano e Romeriano degli esseri umani rintanati in un posto chiuso e angosciante pronti ad essere sbranati da bestie immonde e orrende vi sono alcuni elementi cari romanzi di King.
Il fanatismo religioso, il coraggio e la viltà, il padre che ama il proprio figlio fino a diventare ossessione/morte, gli anziani come forza possibile ancora di cambiamento e comprensione.
La pellicola è molto lunga e a tratti noiosa ma entra di diritto tra i film meglio riusciti “tratti da una storia di S.King”.

Catacombs, di Tomm Coker, David Elliot ( e dai produttori del primo inarrivabile The Saw).
Horror adrenalinico e realmente pauroso come non ne vedevo da parecchio tempo.
Ambientato quasi interamente sotto le catacombe di Parigi ( già il pensiero mi terrorizza visto che ho visto quelle di Napoli e so cosa significa…) è oscurità e follia allo stato puro.
Sconsigliato ai facilmente impressionabili e a chi soffre di claustrofobia.
Unico neo: la Pop/Star Pink in un ruolo fortunatamente marginale.

venerdì 19 dicembre 2008

Ennesima notizia/cazzata sull' Heavy Metal


A questo link:




l'ennesima cazzata/luogo comune/notizia/ stronzata sul metal

Ogni mio commento è superfluo!!!

Intervista a Danilo Arona




Ecco il link della mia intervista a Danilo Arona su Thriller Cafè:
Buona lettura!!!




sabato 13 dicembre 2008

I miei racconti sul sito PoesieRacconti.it


E' un bel sito, gestito benissimo e con un buon bacino di utenza.

Qui troverete alcuni miei racconti che tra l'altro sono anche piaciuti...

Meglio di così...

Ecco il link:



Fateci un giro.

Merita.

mercoledì 10 dicembre 2008

DOPO LO SCERBANENCO UN BRANO CHE DICE TUTTO!


Che testone!!!

Che ingenuo!!!

Ora ho capito tutto!!!

Il brano di Bugo, "Nel Giro Giusto", è stato una folgorazione!!!

Ci sono più verità in questa canzone che in 3000 libri e blog e siti e altro.

Perdonatemi tutti.

Pizzette Catarì...ora l'ho capito!!!