lunedì 23 marzo 2009

da’namaste : il viaggio intimo e catartico in fondo al tunnel

Un’intervista “altra” per una band che ormai è al di fuori (meritatamente) dei confini angusti e soffocanti dell’underground salernitano.

La recensione del loro "In2i" la trovate qui:

http://ilmondodiedu.blogspot.com/2008/08/danamaste-in2i.html

Credo che un’introduzione all’intervista con Teresa ( voce e chitarra dei da’namaste) sia solo forviante e inutile vista la complessità dei concetti e delle ispirazioni del nuovo album in2i. Quindi bando alle ciance…
Partiamo con una domanda che di solito si chiede alla fine. Ora che il vostro nuovo cd è finalmente uscito quali sono le vostre aspettative, le vostre ambizioni? E guardando per un attimo indietro alla fase di creazione e registrazione come vi sentite adesso?
Quando abbiamo registrato le 11 tracce del disco non sapevamo cosa potesse accadere, non eravamo assolutamente certi di poter trovare una produzione e tanto meno una distribuzione nazionale, per cui la fase di costruzione e di registrazione ha risentito di questo stato di attesa e di confusione generale…Abbiamo però avuto la fortuna di far coincidere in un'unica persona (Francesco Tedesco) la figura del cantante/chitarrista con quella di tecnico del suono (non sempre accade che chi ti cura la registrazione è un componente del gruppo, cosicché - quando accade - puoi incazzarti, urlare, prendertela comoda, ripetere il pezzo finché non ti piace!) ed è per questo che in studio IMRecording si è creato un clima di relax e di libertà espressiva che non avevamo provato durante le registrazioni di Priva di rilievo! Quando poi – inviando i provini dei primi quattro pezzi – abbiamo visto che la Tomato/Cni era interessata ad ascoltare gli altri brani, è stato emozionante… Ora che in2i è uscito la nostra aspettativa principale è riuscire ad attirare l’attenzione della gente, di chi ascolta musica e di chi la fa, poter “arrivare agli altri” e poter suonare tanto, e dappertutto.
C’è stato qualcosa o qualcuno che ha influenzato particolarmente le vostre composizioni?
E’ impossibile che il contesto, gli eventi, la musica che ascolti, i film che ti piacciono, il modo di guardare il mondo, non influenzi una composizione…se poi metti che il lavoro di gruppo è tale proprio perché si incrociano menti diverse, nel nostro caso quelle di quattro persone, è intuibile la difficoltà nel dire cosa ha influenzato una creazione. Nello specifico, dal 2003 ad oggi abbiamo vissuto, sul piano personale, momenti d’angoscia, di quelli che fanno parte della vita stessa ed è giusto che sia cosi, ma la musica ha fatto da basso continuo, come via di rinascita e di crescita, e i pezzi di questo disco ne sono sicuramente l’espressione.
Mi sbaglio o le atmosfere dei pezzi sembrano essere meno cupe ed ermetiche e più personali e “lampanti”? Sembra quasi che abbiate voglia di essere più chiari con i fruitori della vostra musica?
Si, è vero. Il nostro tentativo è stato quello di usare parole più semplici per raccontare la complessità... Forse qualche anno fa era quasi una convinzione inconscia che le parole del “quotidiano” non rispecchiassero la complessità della vita, delle cose che accadono, la loro profondità. In quest’ultimo periodo ci siamo accorti che è molto più difficile approdare a questa limpidezza, e che gli scrittori che lo sanno fare sono davvero dei grandi.
Usare le cose comuni per raccontare la profondità: credo sia una qualità difficile da raggiungere, e noi siamo appena all’inizio.
In “In2i” ho riscontrato una qualità di concetti e di idee musicali così elevate da non potervi ormai più considerare una band “Underground”. Sei d’accordo?
Lusingati, ma non d’accordo! L’underground è una condizione, in Italia non c’è mediazione, o vendi milioni di dischi, o rimani una band che come le altre cerca di costruirsi – a fatica – uno spazio per sé.
Nei testi il trait d’union sembra essere “l’inverno” come attesa che può dare assuefazione e sconforto insieme ma anche come passaggio verso una stagione migliore? Qual è la nuova stagione dei da’namaste?
E’ una bella interpretazione la tua, e giusta. L’inverno è una stagione in cui tutto si ghiaccia, è senza nascita, senza vita…ma è la premessa per la “bella” stagione.
E la nuova stagione è questa, questo tempo! E’ questo inizio del 2008 che sta portando tante cose nuove, tanti eventi attesi da tempo, tanto entusiasmo, energia, rumore, lavoro, passione… Stiamo vivendo un momento molto bello ed è una gioia poterlo condividere con persone meravigliose.
Ho definito nella recensione allegata il vostro primo cd “Priva di rilievo” come un album con sfumature di “grigio” mentre nel nuovo il colore dominante è il “bianco”. Che ne pensi?
Bianco come la neve, come la luce, come la biancheria pulita, come la purezza delle cose essenziali…(ci piace!).
Parliamo del video tratto dal pezzo “Come ora”. L’ho visto su my space ed è montato e prodotto in maniera impeccabile. Sembra quasi una storia Noir in musica. E’ stata vostra l’idea del personaggio incappucciato?
L’idea era proprio quella di creare un piccola storia Noir… Il personaggio incappucciato è un uomo solo, ed è in questa solitudine che combatte contro il male dei suoi ricordi, il percorso che fa - dall’acqua allo specchio della sua stanza - è la sua vittoria.
Il video è stato ispirato a un mio sogno reale di tanti anni fa (un uomo che cammina scalzo su dei capelli, i suoi), ci sembrava simbolico… l’abbiamo proposto ad Antonello Novellino (regista) – che abbiamo apprezzato per il cortometraggio “La pianta”, ma che ultimamente ha realizzato tanti bei lavori - ed ha riadattato, con grande professionalità, queste “immagini oniriche” sulla musica di Come ora, girando alcune scene in Marocco dove si trovava i giorni immediatamente precedenti alla realizzazione delle riprese del videoclip. E’ da quei posti che Antonello ci ha portato la djellaba, l’abito tradizionale marocchino che indossa il protagonista, l’attore Antonio Grimaldi che ha recitato in tutte le scene che appartengono al passato della storia, e che ringraziamo per aver preso parte a questa piccola realizzazione video.
I lettori interessati al cd dove e come possono trovarlo?
Con distribuzione Venus i cd arriveranno in qualsiasi negozio di dischi… ci diceva l’altro giorno il responsabile della nostra etichetta che tra una settimana i dischi saranno reperibili in tutte le città di Italia. Un altro modo più semplice e veloce è quello di acquistarlo sul web, scegliendolo nel catalogo on-line del sito della Cni che lascio qui: http://www.cnimusic.it/, oppure ai nostri concerti, ovviamente!
Un cd e un libro che ultimamente vi hanno colpito?
L’ultima cosa che ho letto è stata “Rivelazione mesmerica”, tratta dai Racconti di Edgar Allan Poe… il personaggio di Vankirk mi affascina, ho trovato il suo messaggio intenso e vero.
(Rispondo sempre in maniera personale, ché gli altri non sono qui con me…). Sto ascoltando un cd, una raccolta che mi ha lasciato un mio amico, con lo swing dei fratelli Dorsey, Benny Goodman, e altri “mostriciattoli” della musica…adoro le atmosfere che riescono a creare!
Infine domanda classica. Progetti futuri e appuntamenti imminenti per i da’namaste?
Vorremmo realizzare un secondo videoclip a breve, e intanto stiamo arrangiando nuovi brani, e poi tanti concerti. Ringraziamo tutti voi, e lasciamo qui il nostro sito ( http://www.danamaste.it/ ) affinché si possa creare un filo diretto tra noi e i lettori del tuo blog.
Grazie!!!

venerdì 20 marzo 2009

NO RADIO, NO PARTY.

Seconda, scomoda, puntata sulla “defunta” Radio Antenna Sarno. Il senso di delusione del nostro interlocutore, Lucio Belmonte, rompe l’incantesimo del “fu” riportandoci alla dura realtà: Sarno deve tornare ad essere un faro culturale “reale”.

“Ho sempre pensato che la civiltà ed il progresso di una comunità si misura dalla sua capacità di comunicare e dagli strumenti di comunicazione che ha saputo costruire, noi sarnesi siamo un po’ amanti dello straniero ed un tantino provincialotti non guardiamo al futuro ma al caso da marciapiede.”
La disamine implacabile di Lucio Belmonte ( attuale collaboratore di Radio Kiss Kiss, quindi uno che di comunicazione se ne intende) sulla situazione culturale sarnese e sulla, ormai, cronica mancanza di strumenti atti a favorire un senso di aggregazione diverso e più significativo di una semplice manifestazione ludica in piazza, ci riporta con i piedi ben saldi per terra.
Il ricordo è un sentimento romantico,che avvince il cuore ci fa essere meno obiettivi e razionali.
Eppure, Lucio è stato chiaro. Dietro la patina dorata e luminosa dei giorni” che sono stati e mai più saranno”, si nasconde un problema antico con tutto il suo carico di insoddisfazione e sconforto.
Radio Antenna Sarno è il simbolo di un’occasione persa, di un sogno andato in frantumi per la superficialità di noi tutti e di chi ci rappresenta. Teniamolo ben a mente onde questo revival non diventi una grottesca esibizione di facce “comuni” e di “fattarelli” persi nel tempo. Il messaggio è chiaro. E le dichiarazioni, fin troppo sincere di un nostro concittadino fanno il resto:
Lucio, iniziamo dal principio. Come sei entrato nello staff di Radio Antenna Sarno? Era la tua prima esperienza in Radio? Di che cosa ti occupavi principalmente?
Caro Edu, sono entrato nel 1982 perché ho sempre amato la musica e smanettare con i brani mi piaceva montarli e smontarli allora con il registratore, appena entrai cominciai a fare le selezioni musicali e poi Nicola la Rocca mi chiese di condurre il mio primo programma si chiamava “ Stand up “.
Come era organizzata la Radio? Quali erano i programmi di successo e quelli cosiddetti di “nicchia”?
La radio di allora era completamente diversa da quella di oggi, sicuramente più legata al territorio, il programma di successo è stato sempre Self Service, spazio a dediche allora seguitissimo con tantissime persone che chiamavano, di grande successo il programma sportivo che seguiva la Sarnese e il mitico Tombolone nel periodo natalizio, programmi di nicchia penso pochi, forse di rock ma in quegli anni il rock era La Musica.
Com’era il feedback in quei giorni? Eravate apprezzati oppure c’era un timido seguito. Fin dove riuscivate a farvi sentire?
Ottima la fedeltà dei radioascoltatori, il raggio di copertura nei primi anni di radio Antenna Sarno era circoscritto all’agro nocerino sarnese e forse a qualche paese vesuviano, bisogna tenere conto che bastavano pochi watt di potenza per viaggiare nell’etere, oggi con la stessa potenza non si riuscirebbe ad uscire dal palazzo.
Perché la radio, ad un certo punto, cessò la sua attività?
La radio cessò la sua attività per incompetenza di coloro che l’hanno gestita negli ultimi anni di vita e per la mancanza assoluta di investimenti. In realtà Radio Antenna Sarno si è sempre sorretta con le proprie risorse senza molti investimenti.
Mi raccontava Gianacarlo Scoppetta in una precedente intervista, che praticamente doveva organizzarsi da solo le proprie rubriche acquistando addirittura dei dischi poi da passare in Radio. Per te era lo stesso? Ia Giunta comunale dell’epoca non fece nulla per far decollare il progetto?
Allora si era ragazzi e tutti compravamo i nostri dischi e li utilizzavamo per fare i programmi non c’erano molti fondi per l’aggiornamento, per quanto riguarda i governanti di allora assomigliano a quelli di oggi, incompetenti ed inconsapevoli del valore per una società di uno strumento di comunicazione, su questo argomento potremmo parlare per giorni, ma è fiato sprecato non esistono veri politici.
Che ne pensi oggi del panorama radiofonico? Al tempo di internet c’è ancora interesse per un mezzo tanto romantico e antico come la radio?
Penso che la radio sia molto cambiata negli ultimi anni, non è uno strumento antico e romantico perché si è evoluta moltissimo ed ahimé, ha perso il suo romanticismo, io ritengo la radio oggi più ricca della stessa televisione generalista e soprattutto non superata da internet ma casomai coadiuvata, inoltre resta in assoluto lo strumento di comunicazione più vero.
Sei ancora in contatto con gli altri collaboratori? Che cosa vi legava in quell’esperienza? Da esperto che cosa gli diresti adesso?
Si collaboro con pochi collaboratori di allora l’unico con cui lavoro oggi è mio cugino Pino Belmonte, che trasmette ancora con me ci siamo ritrovati a lavorare insieme da quando sono diventato il coordinatore artistico di Kiss Kiss Italia, lui veniva da una esperienza con RTL, la cosa che direi ai miei ex colleghi è che molti di loro hanno fatto bene a cambiare lavoro.
Secondo la tua opinione sarebbe possibile riesumare la “vecchia” Radio Antenna Sarno, magari in un progetto On Line, oppure è parentesi ormai conclusa della nostra storia?
Sarebbe bellissimo in un progetto online ma impossibile in etere, sarei il primo a lavorare a questo progetto, anzi sperimenterei anche cose nuove.
Scusami se sono un po’ cinico ma negli ultimi tempi ho notato una voglia di celebrazione e di autocompiacimento sulle ceneri spente di quel progetto. Non sarebbe meno ipocrita tentare qualcosa di nuovo senza adagiarsi sugli allori? Sarno è praticamente ferma in fatto di cultura e intrattenimento tranne alcune manifestazioni. Tu che ne pensi?
Io ho sempre pensato che la civiltà ed il progresso di una comunità si misura dalla sua capacità di comunicare e dagli strumenti di comunicazione che ha saputo costruire, noi sarnesi siamo un po’ amanti dello straniero ed un tantino provincialotti non guardiamo al futuro ma al caso da marciapiede e con Radio Antenna Sarno abbiamo perso un’occasione, la cosa che ci riesce meglio è distruggere ogni valida iniziativa.
Ora lavori per la prestigiosa Radio Kiss Kiss, penso un ambiente professionale e umano completamente diverso e in tutti i sensi, migliore, ma se ti guardi indietro ai giorni pionieristici della radio a Sarno che cosa provi?
Oggi la radio è il mio lavoro e sono fortunatissimo a fare quello che faccio, ma non è più la radio di quando ero ragazzo è sicuramente più fredda, riguardando al passato vedo una cosa che ho amato tanto e che mi ha aiutato a crescere umanamente e professionalmente.
Chiudiamo con qualcosa di meno impegnativo. Raccontaci un fatto curioso o strano accadutoti durante una tua diretta?
Una cosa curiosa durante la diretta di Radio Antenna Sarno un orgasmo di una radioascoltatrice al telefono che ho interrotto calando il cursore del mixer, una cosa recentissima il 21/12/08 durante l’intervista a Laura Pausini, appena mi ha rivisto dopo due anni mi ha detto in onda: Lucio sei dimagrito … ricordo le domande della tua ultima intervista mi hanno fatto commuovere, non farmi piangere anche oggi…
In quel momento ho pensato quanto fosse caratterialmente umile e grande un’artista di fama internazionale tanto da ricordarsi di una intervista di un semplice speaker.
Grazie di cuore Lucio. A te le ultime battute…
La radio è un mezzo di comunicazione fantastico ha un ingrediente che lo distingue dagli altri, oltre essere più vero necessita sempre di tanta fantasia e creatività.

martedì 17 marzo 2009

Jeffery Deaver,"Lo scheletro che balla"

Jeffery Deaver – Lo scheletro che balla ( Ed. Sonzogno, 2004)
E’stato definito dal Times : “il più grande scrittore di Thriller dei giorni nostri.”
E non a torto. I libri di J. Deaver sono un giro travolgente e pauroso sulle montagne russe del brivido letterario. Lo stile di scrittura è oscuro, tagliente e dal ritmo sempre sostenuto. I colpi di scena si susseguono convulsamente in un vortice di sensazioni da paralizzare il fiato. La galleria dei personaggi delineati con un metodo sempre rivolto a scioccare il lettore, sono quanto di più malato, malvagio e tremendamente reale uno scrittore contemporaneo abbia mai osato creare. Nel romanzo qui citato il criminologo paraplegico Lincoln Rhyme (definito da Giorgio Faletti come il personaggio letterario più incredibile e unico dal dopoguerra!!!) coadiuvato dalla detective nevrotica ma attraente, Amelia Sachs, cerca di fermare un camaleontico e inafferrabile killer professionista soprannominato “Lo scheletro”.
Un tipo che farebbe impallidire Manson oppure Ted Bundy per spietatezza e diabolica intelligenza.
Non mi spingo oltre per non rovinare le sorprese che sono tante.
Sempre di J. Deaver consiglio la lettura di altri titoli quali La sedia vuota, Il collezionista di ossa ( da cui l’omonimo film con un grande Denzel Washington) con protagonista sempre il duo Rhyme/Sachs e Sotto terra caratterizzato da un nuovo personaggio John Pellam, ambiguo e sfortunato sceneggiatore di Hollywood.


Disco consigliato in sottofondo: Slayer - Diabolus in musica (1998)

lunedì 16 marzo 2009

MUSEO DELLE CERE - ROMA

NOME: Museo delle cere
LUOGO: Piazza Dei Ss. Apostoli, 6700187 Roma
STORIA : è stato fondato nel 1958 da Fernando Canini, ispirato dai musei simili di Londra e Parigi. La raccolta è la prima in Italia e la terza in Europa per il numero dei personaggi raccolti.
Tra questi Mussolini, Garibaldi, Balzac, Dante. Leopardi, Hitler, Totò,Napoleone, O. Wilde, Zucchero, Totti, Chaplin, Verdi, Wagner e tanti altri.
Considerazioni: visita interessantissima a pochi passi dalla centralissima Piazza Venezia e Via Condotti. Alcuni personaggi sono riprodotti fedelmente e sprigionano ancora fascino, mistero oppure orrore. Altri lasciano qualche dubbio sulla loro verosimiglianza. Ma se volete fare un viaggio indietro nel tempo, irreale e magico, questo è il posto giusto.
Il prezzo del biglietto è assolutamente abbordabile. Una mattinata o un pomeriggio che non dimenticherete tanto facilmente.

Tutte le foto sono prese dal mio archivio personale.











































domenica 15 marzo 2009

48: I “Malatja” che parlano…

Intervista ai Malatja
storica band
Punk /Rock di Angri (Sa)

Ho visto per la prima volta i Malatja nell’estate del 1995 all’interno del plesso scolastico ex De Amicis ( altro morto che parla...). Era un mini festival di band locali ( c’erano anche i nostri mitici concittadini Void’s Daughter) e rimasi letteralmente folgorato dalla loro veemenza musicale ( che fa rima con Punk Rock!) ma soprattutto dai testi , molto crudi e veritieri, scritti in dialetto napoletano.
Già allora mi conquistarono. A distanza di quasi 15 anni questi highlander locali ritornano con un ennesimo album incendiario dove la rabbia dei nostri è ben lungi dall’essersi placata.
Ciao Paolo. Iniziamo a far conoscere ai lettori la storia umana e professionale dei Malatja?
Il progetto nasce nel ’94 senza grandi pretese, né quella di sfondare nel music business, né di voler dimostrare chissà quale virtù artistica. I Malatja avevano delle cose da dire: dalla rabbia che la provincia genera per le opportunità che ti nega, al perché questo succede , all’amore per la nostra città ma anche per le brutture che la vivono. Poi è chiaro, come per ogni cosa che comincia per caso, ma naturalmente con amore, ti rendi conto che quella creatura ti appartiene. Allora cominci a crederci e giungi anche a pubblicare degli album
Parliamo del vostro cd uscito da pochissimo“ 48 ”. Raccontateci l’esperienza del comporre e poi registrare la propria musica? Perché questo titolo numerico? Di cosa parlano i testi?
Come ben sai non è la prima volta che lo facciamo. “Munnezz” del 2000 e “Caparott” del 2004 ne sono una conferma. Di entrambi siamo felici e soddisfatti. Ogni album ha una sua storia, un proprio suono, la sua esperienza. Forse meno per Caparott che, per ovvie ragioni, è l’album più sofferto.
Poi se mi confermi che dopo la tempesta possiamo sempre aspettarci la quiete allora ti dico che 48 è la nostra quiete. E’ la rinascita sotto tutti i punti di vista. Un album di sostanza, corporale per il modo col quale lo abbiamo inciso, sicuri nell’esecuzione e molto più per quello che volevamo ascoltare e che volevamo arrivasse alla gente. Riguardo al titolo, 48 numero vuole essere il simbolo del caos che viviamo. 48 è la voce del morto che parla e che dice più cose dei vivi. E’ la voce dei deboli, di quelli che si dimenano perché la ruota giri anche a loro favore, ma i prepotenti urlano di più e loro tornano a stare zitti.
48 è la voce dei personaggi di tutti i giorni. Vedi, i testi parlano chiaro. Noi non sappiamo essere diplomatici. Non la mandiamo a dire, semplicemente perché la cantiamo così com’è, senza fronzoli. Cassintegration per esempio la dice lunga sulla situazione lavorativa in cui imperversa la penisola.
Com’è la vita artistica di un band “underground” come la vostra in un piccolo paese come Angri? Pregi e difetti, aspettative…
Ti rispondo semplicemente così come faccio quando mi pongono questa domanda: Non è difficile, è impossibile! Probabilmente noi non ingrandiremo le tasche di nessuna major…quindi perché dovrebbero guardare noi. Le major sono attente prima a vedere quanti soldi riuscirebbero ad incassare dall’immagine di una artista. Poi ascolterebbero quello che il musicista ha da dire…
Quali sono le vostre influenze musicali e non solo? Come descriveresti il vostro sound?
In 48 ho voluto inserire una cover dei Napoli Centrale che a me piace tantissimo: Vecchier mugliere, muorte e criaturi. E non è un caso. La realtà che James Senese ritrae nelle sue canzoni è la stessa in cui ci siamo specchiati anche noi. Le verità che vengono dalla strada, dalla vita, quella dura che il popolo vive e si guadagna giorno dopo giorno ci ha sempre toccati particolarmente. Poi però se allunghiamo lo sguardo oltre l’Italia ti faccio anche i nomi di Alice in chains e Nirvana.
Provenite tutti dall’area della provincia salernitana. Com’è fare musica Punk rock dalle vostra parti? Ci solo locali idonei dove esibirsi?
Ai nostri concerti c’è sempre un numero considerevole di persone a cui piacciono le nostre canzoni. In più credo che non manchino assolutamente i pub in cui fare musica. Sicuramente abbiamo una grossa carenza di strutture ampie e capienti dove poter organizzare concerti.
A Salerno e provincia sta nascendo una scena musicale forte con band di assoluto valore ( da’namaste, Kernel0, Toys Orchestra, Lothlorien etc). Vi sentire parte di questa oppure vi considerate degli”outsider”?
Mi piace molto l’idea di essere “outsider” ma non nascondo la stima e l’amicizia per i gruppi che hai citato, anche se penso che alla base della nostra produzione artistica ci siano tematiche ed interessi differenti.
Un ragazzo interessato alla musica dei Malatja cosa deve fare?
Avete un dominio in internet? Dove può trovare il vostro cd?
Può sicuramente acquistare 48, che è possibile trovare in alcuni punti vendita della nostra città, oppure venire ad un nostro concerto e lì trovare un tavolo con esposti i nostri album e i gadgets (spillette, magliette…)
Essere artisti non è mai facile soprattutto nelle nostre zone. Gli ostacoli e la diffidenza sono all’ordine del giorno. Che cosa fate nella vita comune quando non siete su un palco a proporre la vostra musica?
Io ho il mio lavoro e lo stesso vale per i miei compagni d’avventura, ma essere artisti è un modus vivendi e non si esce da questo stato mentale.
Vivi osservando la realtà in ogni sua forma e “raccogli” quello che ti serve.
Perchè non ci raccontate un fatto divertente o singolare legato alla vita da
musicista?
Quando sei in giro per i concerti è come tornare adolescenti, tutto diventa un gioco ed ogni esperienza ti lascia dentro qualcosa di indelebile. Basta andare su youtube e cercare i nostri live, sono farciti di esperienze singolari e molto divertenti.
Per finire domanda classica. Progetti futuri e appuntamenti imminenti per Malatja? Cosa vi aspettate da questo 2009?
In questo momento stiamo promuovendo il nuovo disco come avrai capito. Abbiamo Voci Alternative che è l’etichetta che ha creduto in noi e nelle nostre canzoni e che si sta adoperando perché il 48 tour continua a toccare quante più località della penisola. A breve ci auguriamo di poter oltrepassare i confini campani…chissà che non piacciano anche in Lombardia o in Emilia anche i nostri brani. Non sarebbe la prima volta dopo 14 anni. Abbiamo girato molto, siamo stati diverse volte nel nord e nel centro Italia e possiamo dire di essere molto soddisfatti dell’accoglienza ricevuta e del pubblico intervenuto. Per i prossimi appuntamenti vi rimando al nostro sito ufficiale, http://www.malatja.com/, o allo space, www.myspace.com/malatja.
Visto l’ottimo riscontro che continuiamo ad avere ai nostri concerti, perché non aspettarci nuovi concerti e sicuramente un 2009 ricco di soddisfazioni!
Grazie mille per la vostra disponibilità. A voi le ultime parole…
Semplicemente grazie a te e soprattutto a quelli che continuano a seguirci da anni.



IL GRUNGE A SARNO? VOID'S DAUGHTER!!!



Quando si dice che il destino è proprio beffardo! Nel momento in cui ho inviato, via mail, una serie di domande per il caro amico Massimiliano Franco, ormai trasferitosi da diversi anni a Pisa, pensavo che la splendida e triste favola della band sarnese denominata Void’s Daughter fosse solo " una bella storia" da racconatere.


Un gruppo di ragazzi “ figli del vuoto” esistenziale dei primi anni novanta (in parte colmato dai ripetuti ascolti del rock viscerale e drammatico proveniente dalla lontana Seattle, USA) che con il suono potente di una chitarra e la sfrontatezza cinica dei ventenni, hanno cercato di travalicare gli angusti e limitati confini della banale vita di provincia cercando un raggio di sole nella musica e nel sogno di proporla sulle assi di un palco. Ebbene mai lasciarsi catturare troppo dai ricordi soprattutto quando quel passato che ora andremo a sviscerare non è sepolto nel “cimitero delle illusioni” ma sopravvive ancora nelle note e negli accordi composti dal nostro interlocutore il quale non ha assolutamente intenzione di buttare la spugna. I Voids sono vivi e vegeti! Mai novella fu più dolce…
· Ciao Massimiliano. Ci puoi illustrare come nacque l’esperienza musicale denominata Void’s Daughter?
Beh, l’idea di base è sempre esistita fin da quando ho cominciato a suonare nei vari gruppi in cui sono stato coinvolto, dove, però, essendo la proposta musicale generalmente più estrema rispetto a quella che poi sarebbe divenuta dei Void’s Daughter, non avevo mai potuto esprimere questo mio “lato” di fare musica che, almeno inizialmente, era nato quasi in forma cantautoriale, dove, cioè, i pezzi nascevano solo per voce e chitarra, per intendersi. Quando quest’esigenza si fece più forte, fu allora che coinvolsi mio fratello Marcello come chitarrista e alla batteria mio cugino Emiliano ( il trio “Franco” come venivano affettuasemente chiamati dagli amici n.d.a) con cui avevo già avuto altre esperienze musicali precedentemente. Tutto questo intorno all’inizio del 1995 e pensa che nei primi mesi, un po’ sulla scia dell’unpluggedmania dell’epoca, provavamo e suonavamo solo con strumenti acustici. Del resto la maggior parte dei pezzi stessi erano nati in quel modo e per noi era stato naturale eseguirli così. Poi, dopo la prima esibizione dal vivo, in modo spontaneo decidemmo di usare chitarre elettriche e distorsori, riarrangiando le canzoni ma tutto in modo graduale e senza alcuna forzatura.
· Perché avete chiamato la band “La Figlia del Vuoto” ? C’era un concept particolare dietro al vostro monicker ?
Sai, avendo vissuto fino all’età adulta - che io intendo intorno ai vent’anni - in un posto come Sarno, dove, con il passare degli anni, i dubbi e le ansie sul proprio futuro si fanno sempre più pesanti e guardando in modo obbiettivo la moltitudine di ragazzi che affollavano i vari posti di ritrovo ti viene da pensare che fine mai farà questa generazione nata dietro l’illusione di infinite promesse mai mantenute fatte già ai nostri padri ed ai padri dei nostri padri? Già il fatto che in tanti hanno scritto nel proprio destino di doversi trasferire altrove per sbarcare il lunario ti dice che dietro di noi abbiamo sempre avuto il nulla sia a livello istituzionale che sociale, mentre il sistema ti impone soltanto modelli da seguire edonistici e consumistici come unica ragione di vita, nient’altro che il “vuoto”, appunto. Per cui la nostra, come del resto anche le altre generazioni a seguire – visto che nel frattempo niente è migliorato, anzi, tutt’altro -, ne è figlia, “figlia del vuoto”…
· Quali erano le band che maggiormente influenzarono la vostra proposta ? E’ vero che eravate ispirati dalla scena Grunge di Seattle ( Nirvana , Pearl Jam , Soundgarden etc.) ?
E’ innegabile che il fenomeno del cosiddetto Grunge sia stato un fatto epocale e che tutta la musica, dopo quella rivoluzione non sia stata più la stessa: i vari crossover si sono susseguiti vertiginosamente e tanti confini che esistevano all’interno del rock stesso sono scomparsi. Temporalmente i Void’s Daughter sono nati ormai alla fine dell’hype mediatica di questo fenomeno, cioè tra fine ’94 ed inizio ’95, dove già Green Day e Offspring con il loro neo punk rock erano i nuovi idoli del momento. Diciamo che del grunge noi abbiamo condiviso la forma, la modalità di arrangiare le canzoni, proponendo nient’altro che l’hard rock più classico in chiave moderna, cioè “contaminato” con il punk, il metal e la new wave - senza però riproporre l’estetica di nessuno di essi - e ripescando addirittura elementi dal Garage rock degli anni sessanta, il tutto amalgamato e suonato generalmente in midtempo. Le nostre ispirazioni sono state molteplici: prima tra tutte il disagio di cui ti ho parlato prima e poi la mia stessa estrazione musicale così varia che solo per farti un elenco ci starei delle ore, mentre, del panorama grunge, che va ben oltre Seattle essendo geograficamente molto vasto e sfaccettato. Indicherei gli Alice In Chains, uno dei gruppi assolutamente più geniali e tuttora imitatissimi sia a livello musicale che vocale, visto che i cloni del povero Layne Staley non si contano più, poi citerei nomi come Green River, Pearl Jam, oppure i Mudhoney ed infine assolutamente gli Anastasia Screamed. Comunque nella nostra musica si avvertono echi di molte proposte musicali... addirittura il blues, mentre, per quanto riguarda le sonorità, abbiamo sempre ricercato timbriche molto distorte e fuzzy da contrapporre anche ad atmosfere non propriamente tenebrose: ho sempre amato la distorsione “a motosega” degli Entombed, ad esempio, oppure, per citare un nome storico, il sound dei Blue Cheer.
· All’epoca produceste un demo di pezzi vostri. Come li desciveresti? Di cosa parlavano i testi?
A fine 1995 registrammo alcune delle nostre canzoni per partecipare alla selezione di Arezzo Wave da cui fummo, ovviamente, esclusi subito dopo la prima prova, per cui non si trattava di un demo vero e proprio ma soltanto di una “traccia” da dare ai selettori per lasciare loro capire cosa più o meno fosse la nostra musica. Tornando ad oggi, inoltre, devi sapere che da qualche anno ho lavorato su tutte le nostre registrazioni, le ho integrate con le parti mancanti e le ho praticamente portate alla loro forma finita. In più, anche se il gruppo almeno finora non è più in attività, ho proseguito a comporre e registrare altro materiale nei ritagli di tempo che ho, visto che, purtroppo, non sono un musicista di professione, cercando di preparare un lavoro “compiuto” che manderò un pò in giro e chissà...Per quanto riguarda i testi delle canzoni, essendo parecchi stati scritti di getto, sono perlopiù descrizioni molto intimistiche ed a tratti oniriche di stati d’animo, sentimenti, ansie esistenziali e paranoie varie...
· Come era la situazione concerti in quel periodo e come si prospettava l’opportunità di suonare a Sarno e dintorni a metà anni novanta? C’erano locali idonei?
I concerti? Ah!...Sì, abbiamo partecipato a delle manifestazioni musicali in alcune occasioni sia a Sarno che nei comuni limitrofi dove a volte eravamo assolutamente fuori contesto ed altre, quando semmai la cosa era organizzata tra gli stessi gruppi partecipanti – ne ricordo una in particolare: “Il rumore delle idee”, nel ‘95( Svoltosi all’interno del plesso scolastico della De Amicis e a cui parteciparono altre band locali. Insomma un mini festival rock purtroppo mai ripetutosi n.d.a.) -, allora ci si riusciva ad esprimere sul palco con tranquillità ed a divertirsi. Poi, cercare di esibirsi per il nostro gruppo è sempre stata un’esigenza ed insieme un problema anche perché, essendo ancora tutti senza un lavoro all’epoca, andavamo in cerca di un ingaggio per qualche serata nei pochi locali della zona dove si poteva suonare dal vivo, chiedendo un piccolo compenso a fine concerto che a volte facevamo fatica a riscuotere. Ricordo che uno dei locali dove eravamo un pò di casa era il Velvet a S. Marzano che tra l’altro non esiste più già da molti anni mentre quello dove fummo davvero accolti bene e riuscimmo a fare una buona esibizione fu un pub a Boscoreale di cui non ricordo più il nome: pensa che per la gioia e la tensione al tempo stesso mi presero delle fitte lancinanti allo stomaco che quasi mi impedirono di andare avanti nel concerto...Inoltre, in ogni esibizione, sceglievamo una scaletta che spesso veniva modificata a secondo dello stato d’animo e della serata, considerando anche il fatto che tra i pezzi che provavamo regolarmente inserivamo delle jam improvvisate partendo da un riff o da un rullo di batteria a caso...
· Nel lontano 1996 c’era una piccola scena musicale a Sarno? Quali gruppi esistevano oltre a voi?
Non c’è mai stata una vera “scena” musicale a Sarno, ma è vero che c’erano, come penso ci siano ancora, tanti ragazzi che avevano messo su dei gruppi dove si divertivano a fare cover di classici del rock o della band del momento: noi eravamo gli unici a presentare un repertorio originale insieme a qualche cover rivista e corretta di Kiss, Black Sabbath, Pearl Jam, dei Nymphs o addirittura Ben E. King! C’era, invece, qualche buona band nei dintorni di Sarno come gli Atarassia, i Cyb o i Malatia (ciao, Paolo!!!), questi ultimi tra l’altro so che sono ancora in attività...
· Ma c’era curiosità intorno alla vostra band oppure vi prendevano per un gruppo di “ folli sognatori “? Che ne pensavano i vostri genitori?
Ovviamente, dopo un pò di esibizioni si cominciava a vedere un piccolo anche se non assiduo seguito di aficionados e, comunque, già il fatto stesso di mettere su una rockband la dice lunga sul fatto di essere un pò sognatori, o no? E poi soprattutto in famiglia, caro Eduardo, non è che si facciano i salti di gioia nel vedere i propri figli “perdere tempo” a strimpellare uno strumento anziché studiare o lavorare!!!
· Grazie amico mio. Lascio a te le ultime parole…
Sono io che ringrazio te per questa chiacchierata e come ti ho detto prima non è improbabile che tu prossimamente senta parlare dei Void’s Daughter anche se non più a Sarno, non vivendo più qui da molti anni e forse con altri elementi in organico ( Sante parole! N.d.Edu.) Ciao e un saluto particolare a tutti i lettori del tuo Blog.

sabato 14 marzo 2009

QUANDO RADIO ANTENNA SARNO ERA ROCK!!!

Una premessa oserei dire doverosa: questa intervista con Giancarlo Scoppetta, ( mio attuale partner radiofonico su MOSHPIT) una persona con cui condivido da anni un’amicizia legata a doppio filo con la passione per la musica, si è svolta a casa mia in una domenica mattina che ricorderò a lungo. Ascoltare dalla sua stessa voce storie e aneddoti di un periodo così magico e speciale mi ha provocato sentimenti forti e contrastanti. Prima di tutto una sana invidia per non aver fatto parte di un progetto così lungimirante e unico nel suo genere da non riuscire ad avere un seguito . E poi un misto di rabbia e malinconia poiché certe esperienze dovrebbero creare un ponte tra generazioni diverse ;una strada maestra che sia percorribile anche da quelli che verranno poi .Eppure dopo tanta fatica e tanto coraggio di intenti tutto è si è perso in un triste dimenticatoio.
Ma lasciamo che il nostro nobile interlocutore ci racconti questa bellissima storia finita, ahimè, troppo presto:
Ciao Giancarlo. Cosa ricordi dell’esperienza da rock dj a Radio Antenna Sarno?
Ovviamente è stata una bellissima esperienza, anche perchè ero molto giovane avevo all’incirca vent’anni, peccato non l’abbia più ripetuta, in quanto l’emittente dopo poco tempo chiuse i battenti. Potevo tentare altrove, ma in quel periodo pensavo allo studio come impegno primario. Fà piacere però essere stato uno dei primi nella nostra zona a fare quel “tipo” di programma, fuori dai canoni del tempo. Il rock, in tutte le sue forme era un genere di secondaria importanza, quindi il mio programma era ritenuto “alternativo”. C’erano però altri programmi, uno dei quali potrei definire “antesignano” di un tipo di conduzione che oggi va per la maggiore. Si chiamava “Tutti Al Muro”. Era condotto da Giovanni Buonaiuto e Giacomo Bello. La prerogativa era il contatto diretto con il pubblico da casa, che ignaro diventava “vittima” delle burle dei conduttori. Proprio come oggi fanno i maggiori NetWork in Italia.
Come si chiamava il tuo programma? Quale genere di musica passavi?
Il titolo del primo programma era ROCK STORY, in collaborazione con l’amico Gianluigi Ferrara. Si parlava, come si evince dal titolo, della storia del rock, (Hendrix, Zeppelin, Deep Purple etc.). Il secondo programma invece si chiamava “WILD SIDE” ideato e condotto solo dal sottoscritto. Il titolo era ispirato da una famosa canzone degli americani Motley Crue, che diventò anche la sigla ufficiale del programma. Lo scelsi perché la reputo ancora oggi, il pezzo rock duro per antonomasia.
Visto che parliamo dei “lontani anni 80” penso che non fosse facile trovare il materiale riguardante un tipo di musica tanto distante dal gusto delle masse. Come organizzavi le ricerche?
Innanzitutto prendevo spunto dalle notizie e dalle recensioni dalle riviste del settore (Rockerilla, il mitico H/M et similia). I dischi li “compravo” invece alle Messaggerie Musicali di Sarno.
Com’era il vinile? (n.b. parliamo dei 33 giri e affini) Hai malinconia dei vecchi metodi di ascoltare e reperire musica?
Il vinile era ed è ancora molto affascinante. Aprire la pellicola protettiva era come effettuare un rito magico; estrarre il disco dall’interno, e porlo sul piatto con cura maniacale (c’era sempre la paura di graffiarlo) provocava brividi di attesa. Non ti dico cos’era il fruscio della puntina sul vinile, pura poesia.
Qual’è stato il gruppo che hai fatto ascoltare di più durante la tua trasmissione radio?
Ovviamente i KISS. Avendo l’intera discografia erano quelli
che passavo più frequentemente.
Quali differenze riscontri tra la scena musicale di 25 anni fa e quella del nuovo millenio?
Non basterebbe un giornale intero per raccontarlo. Però ti posso dire che l’atmosfera che si respirava negli eighties non potrà mai più tornare, anche se, un ritorno ai “vecchi tempi” lo si riscontra nelle sonorità di alcune nuove bands. Dobbiamo fare i conti con lo scorrere del tempo ed il relativo cambiamento dei costumi. La musica di conseguenza ne rimane influenzata.
E a Sarno oppure nei dintorni c’era qualche band valida da poter far conoscere ai tuoi ascoltatori?
Voglio fare due nomi su tutti, Malicious Unconscious (Max Franco e Giovanni Orza), e i postumi Void’s Daughter (Max, Marcello ed Emilinao Franco). ( Ne riparleremo presto. Nd. Edu)
Giancarlo sei ancora interessato alla musica dopo così tanto tempo? Cosa fai adesso nella vita?
E’ scontato, ora faccio il Rock DJ con te nel nostro nuovo programma, MOSHPIT, di cui sono enormemente fiero ed entisiasta.
Nel frattempo ho messo su famiglia. Sono padre di due splendide bambine, che già dalla loro tenera età mostrano passione per la musica.
Ti consideri un “pioniere” di un genere di musica che ora ritroviamo anche in classifica (vedi Linkin Park , Iron Maiden etc.) nonchè seguita da milioni di ragazzi in tutto il mondo? Prima era lo stesso?
Gli aficionados sono per fortuna sempre in aumento rispetto agli anni ottanta, anche grazie ad internet ed altri mezzi di comunicazione molto più evoluti. Non mi considero pioniere di alcun genere, però se posso mandare un messaggio ai più giovani, dico loro di essere mentalmente quanto più aperti possibile e non limitarsi a pochi generi musicali. La musica è bella in tutte le sue forme.
Se potessi dare un consiglio ad un giovane che intraprende la
strada del rock dj, cosa gli diresti?
Sia chiaro! E’ un campo in cui non ci sono facili guadagni,
quindi è fondamentale metterci soprattutto il cuore e la passione.
Diventa molto più gratificante di qualsiasi cifra economica.
E’tutto! Ti ringrazio tanto per la tua disponibilità e per averci aperto le porte dei tuoi ricordi. Un’esperienza fantastica
A te le ultime parole…
Caro Edu, non posso che ringraziarti infinitamente per questa splendida chiacchierata.
Invitiamo tutti i tuoi lettori a seguirci nella nostra nuova avventura radiofonica chiamata MOSHPIT. Non ve ne pentirete.
Ogni Giovedì sare alle 21 su:
wwwradiobasegro.it
Rock and roll all nite, and party every day!!!