domenica 3 aprile 2016

SINOATH - GLI ENIGMATICI MEANDRI DEL DESTINO [INTERVISTA + RECENSIONE]


A distanza di ben sette anni (per i tempi veloci e saturi di uscite discografiche del nuovo millennnio una etermità!) tornano in pista i catanesi Sinoath, una delle poche band estreme del nostro paese per la quale il termine "Cult" non è sprecato e che ha contribuito a creare quella gloriosa "Scena Underground" che ha contraddistinto buona parte degli anni '90.
I Sinoath hanno attraversato i decennni con uscite centellinate ma sempre di grande qualità e non fa eccezione questo "Meanders Of Doom" (titolo che già dice molto sull'attitudine dei nostri...), un EP di soli due brani (più intro) che mi auguro serva a scaldare i motori per una uscita più consistente nei prossimi mesi.
Chi conosce la lunga carriera del combo siciliano di sicuro non rimarrà deluso da questa release: due lunghe composizioni in bilico tra Doom/Death e Dark Sound tipicamente nostrano, non disdegnando atmosfere melodiche, parti recitate e ammiccamenti al vecchio Rock.
Insomma un EP ben strutturato, sufficientemente vario e per nulla prevedibile tanto da fare pensare a interessanti sviluppi compositivi per il futuro.
Promossi a pieno titolo!


Ma non paghi di questo ascolto abbiamo contattato il vulcanico vocalist e compositore Francesco Cucinotta per farci raccontare un po' di aneddoti e curiosità dietro ai "Meandri del Destino".

Ecco il resconto della nostra chiacchirata:

Allora Francesco, a che punto eravamo rimasti con i Sinoath? Sono trascorsi ben sette anni dall’ultimo Full Length intitolato “Under The Ashes”…Che cosa è successo nel frattempo? 

 Dopo "Under The Ashes" il nome Sinoath è rimasto fatalmente congelato in attesa di tempi più favorevoli. Grazie alla voglia di continuare è stato possibile rimettere in carreggiata questo nome caro a molti appassionati cultori del metal underground. Prima di ciò ognuno di noi era impegnato in altri progetti.

 "Meanders of Doom" è un ep autoprodotto. Continuerete con questa formula oppure siete alla ricerca di una label più importante e magari con una distribuzione più ampia? 

"Meanders of Doom" è stato stampato dalla Final Earthbeat, che è la label personale della band, ed è distribuito dalla Warhell. Attualmente l'ep è in fase promozionale, in attesa che si possa arrivare a canali con maggior visibilità. Vedremo...


Il titolo di questo EP sembra quasi un manifesto tematico di quel genere che gli stessi Sinoath hanno contribuito a creare e sviluppare negli anni. Oppure c’è un concept ancora più particolare e profondo dietro? 

"Meanders of Doom" è un titolo che in sé evidenzia sia il fatalismo del ritrovarsi ancora una volta sotto il nome Sinoath, sia una visione esistenziale ricca di domande sul destino dell'uomo dagli albori del mondo a oggi. Personalmente penso che la vita sia un mistero talmente grande, affascinante e complesso che il cercare ostinatamente di svelare può rovinarne il suo senso più profondo. I "meandri del destino" sono da sempre fitti e oscuri, e probabilmente tali devono rimanere.
Ricordo che diversi personaggi dell’underground estremo del Nord Europa mettevano i Sinoath tra le loro band preferite nelle ‘zine di settore.
Questo Status da “Grandi Antichi” continua ancora oggi oppure il web ha cannibalizzato ogni cosa creando una bulimia di uscite e band che ha appiattito gusti e collaborazioni? Siamo ben consapevoli come la rete ha radicalmente cambiato anche il mondo della musica. Se da un lato facilita la conoscenza di artisti interessanti in tempi brevissimi, dall'altro fa crescere noia e frustrazione.
Noia per l'imbattersi nell'ascolto di bands che si copiano a vicenda che approfittano della comodità del web per lanciarsi allo sbaraglio velocemente, e frustrazione per chi non ha, come una volta, il tempo di assimilare per bene un album. Io sono uno di questi, tanto che alla fine scelgo di fare ben altro che stare al pc interi pomeriggi. Circa lo status da "grandi antichi" ( grazie per il riferimento Lovecraftiano. Apprezzatissimo! ) non saprei dirti molto in merito.
I Sinoath, con la loro storia piena di cambi di line-up, demo-tapes e album diventati merce per collezionisti, probabilmente si sono meritati la nomea di "cult band" negli anni. Questo ovviamente non ci fa camminare sull'acqua, ma ha indubbiamente creato, nel tempo, un qualche alone di mistero intorno al nome della band. Circa le collaborazioni, noto con piacere che non mancano mai.
Sono il primo a collaborare.


I Sinoath rappresentano più di altri il vero Underground, quello delle ‘zine, flyer e demo tape. Ha senso ancora parlare di Underground nel 2016? Oppure come dicono tanti è morto e sepolto alla fine degli anni '90? 

 I Sinoath hanno avuto la fortuna di vivere quel particolare periodo storico dei primi anni novanta, e di contribuire al suo sviluppo. Si, personalmente penso sia possibile parlare ancora di underground oggi. In molti si son stancati degli mp3 e vogliono tornare ad avere oggetti fisici tra le mani. Questo è un buon segnale. Degli anni novanta in molti rimpiangono un certo modo di fare le cose. Una certa genuinità che si è persa con la corsa allo streaming da un lato, e certa seriosità del tipo "odio il mondo/guerra a tutti/ misantropia unica via" credibile quanto una televendita di pentole taroccate. Si è persa la voglia di divertirsi facendo musica.

I Sinoath sono di Catania. Come va la scena metal catanese oggi? C’è ancora quel bel movimento di band e artisti che aveva contraddistinto i primi anni ’90? 

Catania continua a sfornare bands interessanti, e malgrado le solite mille difficoltà di una tipica città del sud, non si è mai mollato la presa. Anzi...

Questo nuovo EP fa da apripista a un nuovo album previsto a breve o per ora dobbiamo accontentarci e attendere… 

Si, "Meanders of Doom" introduce il terzo album dei Sinoath che al momento stiamo scrivendo. Non so precisamente quando entreremo in studio, ma non ci saranno attese lunghe anni.

Infine i progetti personali di Francesco Cucinotta? So che sei molto attivo come musicista con diversi progetti e band… 

Oltre che con i Sinoath, continuo parallelamente con Circle Of The Last Promontory ( a breve uno split con i conterranei Malauriu che uscirà per la Land of Fog ), il solo project Felis Catus e una nuova collaborazione con Thomas Hand Chaste ( Death SS/ Paul Chain & Violet Theatre/ Witchfield/ Sancta Sanctorum ). Non ne escludo comunque altre in futuro!

mercoledì 30 marzo 2016

LA FIGURA ANGELICA E I PAPUTI



Dopo aver raccontato, come quasi ogni anno su questo blog, la bellissima manifestazione tra Fede e Folclore della millenaria "Processione dei Paputi" (qui le foto pubblicate di recente) abbiamo ricevuto la segnalazione di un video alquanto misterioso e singolare pubblicato dal canale tv on line ilsoffione.tv (questa la loro pagina di Facebook).
Il video mostra una apparente figura angelica, che si materializza da una strana formazione di nuvole e che poi si innalza dal collina della città di Sarno (Sa) durante la Processione dei Pauti di Venerdì 25 Marzo 2016.
Possibile? C'è da crederci?
Lasciamo che siano i lettori a valutare questo mistero e a farsi una idea precisa in merito
Noi vi lasciamo con la descrizione dell'evento da parte di ilsoffione.tv:

Una singolare combinazione di formazione delle nuvole disegnate dal vento hanno formato in cielo, il giorno del venerdì santo durante la tradizionale sacra processione dei “Paputi”, circostanza che la rende ancora più misteriosa, una figura angelica con ali, elmo ed armatura che ricordano il patrono della città San Michele.

 

martedì 29 marzo 2016

MAGISTER DIXIT: RASSEGNA STAMPA


E' da un bel po' di tempo che non segnalo più movimenti e recensioni del mio ultimo saggio musicale "Magister Dixit, la leggenda esoterica di Jacula e Antonius Rex" (ma a questo link e scorrendo verso il basso potete leggere una serie di post e segnalazioni varie che riguardano il libro) e anche se un po' datata ho deciso di segnalare questa breve rassegna stampa delle riviste cartacee che hanno recensito molto positivamente il saggio.
Si tratta di Guitar Club (Maggio, 2015), Classic Rock (Giugno, 2015) e l'interessantissima 'zine Giovani Pop.
Se ci sono giornalisti ancora interessati a recensire il libro potete scrivermi alla mail che troverete nella colonna destra del blog.







sabato 26 marzo 2016

PROCESSIONE DEI PAPUTI [2016]

Come ogni anno (e da diversi secoli ormai) si è svolta presso la città di Sarno (in provincia di Salerno) la "Processione dei Paputi", manifestazione che mischia folclore e fede, rendendola un unicum per rispetto della tradizione del Venerdì Santo e per partecipazione popolare.
Da diversi anni sto partecipando in prima persona a questa suggestiva e antichissima ricorrenza e di seguito vi mostro alcune foto scattate in presa diretta mentre indossavo la veste di "Paputo".
Buona visione
[Trovate altre foto e video del passatosempre su questo blog]









martedì 15 marzo 2016

DANILO ARONA, ENZO RIZZI - MALAPUNTA, L'ISOLA DEI SOGNI RIVELATORI (CUT UP, 2015) [RECENSIONE]


Avevo già letto e recensito il romanzo "Malapunta" (trovate il tutto a questo link) nella precedente pubblicazione per Edizioni XII apprezzando, come di consueto, il lavoro impeccabile del prode Danilo Arona, da sempre Maestro impareggiabile di incubi e deliri letterari.
C'è da segnalare in primis che nella sua primissima edizione il romanzo era opera di Morgan Perdinka (alter ego letterario di Danilo), con ben due prefazioni, a cura di Chiara Bordoni e dello stesso Arona che si divertiva a interpretare due ruoli a lui consoni.
La nuova edizione di "Malapunta – L'Isola dei Sogni Divoratori", edito questa volta da Cut Up Edizioni vede questa volta Danilo Arona in copertina con prefazione straordinaria, di Stefano “El Brujo” Fantelli e con le tavole impeccabili e orrorifiche di Enzo “Heavy Bone” Rizzi (che abbiamo anche intervistato tempo fa a questo link e recensito positivamente più volte).
Danilo Arona
Di nuovo c'è anche che il testo del libro è stato sottoposto a più di un editing “mirato”, per consegnare ai tanti fan del "Vampiro di Bassavilla" un prodotto attuale e completo in ogni suo dettaglio.
Che cosa aggiungere a quanto già detto nella recensione del 2011?
Che il buon Enzo, ormai artista di fama internazionale con il suo personaggio culto "Heavy Bone" fornisce alla narrazione di Arona un apparato visivo che contamina Rock & Horror (e chi conosce il lavoro di Rizzi non resterà assolutamente sorpreso o deluso).
Viene anche fornita una vera e propria colonna sonora del romanzo con la citazione di brani di Jimi Hendrix, New Trolls, Beatles, Eric Clapton e i Privilege dove suonava la chitarra lo stesso autore di Bassavilla.
Per il resto immergetevi nelle atmsfere torbide e apocalittiche dell'isola di Malapunta, una dimesione "altra" dove sarà facile entrare e molto, molto difficile uscire.
Come sempre Danilo Arona assesta l'ennesimo colpo vincente alla letteratura di genere e coadiuvato dalle ispirate tavole di Rizzi costruisce un grandioso ibrdido "horrro rock" che di sicuro non può mancare nelle collezioni dei cultori di questi due mondi.

Enzo Rizzi

sabato 12 marzo 2016

CLAUDIO VERGNANI - LA SENTINELLA (GARGOYLE BOOKS, 2015) [RECENSIONE]


Chi frequenta questo blog conosce bene Claudio Vergnani, [due interviste le trovate qui e qui] questo autore emiliano che ormai da svariati anni si è dato, anima e corpo, all'Horror e ai suoi vari archetipi (vampiri, zombi etc.) costruendo dei romanzi avvincenti per ambientazioni (quasi sempre in Italia) e personaggi. "La Sentinella", pubblicato ancora una volta da Gargoyle Books (un sodalizio tra i più saldi ma visti in una editoria che cambia continuamente pelle), è l'ennesimo tassello di questo puzzle dell'orrore targato Vergnani.
Un romanzo dispotico che per scenografia (una società post apocalittica tra cannibalismo, violenze di ogni tipo e una spirtualità deviata e dolorosa) e trama (una spietata selezione per diventare una elite scelta paramilitare e religiosa) avrei visto molto bene anche nella collana "Urania" da Edicola.
Vergnani lascia per un attimo i suoi vampiri "modenesi" che tanto ci hanno fatto divertire negli anni passati per consegnarci una storia durissima, spietata, dove la forza fisica e le prove per diventare "Sentinella" (descritte con dovizia di particolari dall'autore che ricordiamolo è anche un cultore della forma fisica) sono alla base del percorso esistenziale del protagonista: un uomo che cerca la redenzione in una fede non troppo sentita e in una collocazione sociale che gli permetta di vivere un'esistenza senza fame o sofferenze.

Claudio Vergnani
Non mancano elementi propriamente horror (anche lovecraftiani) come da sempre ci si aspetta da un'opera di Vergnani ma questa volta il tutto è atto a creare una storia che invece di creare solo atmosfera vuole creare anche "action" in modo da prendere per mano il lettore e farlo sentire come parte integrante della durissima selezione e degli eventi immediatamente successivi.
Non anticipo nulla per non rovinare la lettura...Ma "La Sentinella" è un romanzo altamente adranalitico, trascinante e ricco di colpi di scena.
Chi ha amato le introspezioni profonde e le riflessioni amare su Vita, Morte e Amore (i tre cardini dell'esistenza umana) che da sempre contraddistinguono le storie dello scrittore emiliano non rimarrà deluso ma attendetevi anche qualcosa di inedito nel suo percorso letterario.
Attendetevi una corsa a perdifiato, zaino in spalla e litri di sudore, in un mondo che si sta sgretolando velocemente e l'unica cosa che può salvare l'uomo della caduta definitiva è quella di rimanere in piedi il più a lungo possibile e pregare che le forze (fisiche e psicologiche) non lo abbandonino all'improvviso.
Una metafora evidente di come la società nostrana sia diventata sempre più spietata e selettiva nei confronti dei deboli e degli impreparati. Vergnani ci sbatte in faccia la sua visione del futuro e ci si trova a riflettere su come il corpo sia da sempre la nostra unica arma per non soccombere ai cambiamenti catastrofici che prima o poi potrebbero accadere.
Un libro che consiglio caldamente e senza riserve!

lunedì 22 febbraio 2016

DONNIE'S LEACH 88 - VIAGGIO NELLE REGIONI PIU' OSCURE DELL'ANIMO UMANO [INTERVISTA+RECENSIONE]


I Donnie's Leach 88 sono un progetto musicale nato nel 2014 dalla fusione d’intenti dell’attivissimo Alessandro Bucci (ex Hell Baron’s Wrath, Superior Rage e Cruel Criminal tra gli altri) e il compositore Francesco Lenzi (Morte & Pagliacci, Night Shadows, Mind Warp).
Mai come in questo caso le anime dei due musicisti sono agli antipodi per ispirazione e gusto estetico ma profondamente impegnate a creare un ibrido davvero interessante e degno di attenzione.
Perché se dobbiamo definire la proposta di questo atipico duo allora dobbiamo pescare sia dalla vecchia psichedelica e dal blues rock più sulfureo fino ad arrivare all’Ambient/Dark, Elettronica e a certa Esoteric Music che fa davvero paura.
Donnie’s Leach 88 è autentico viaggio nelle ragioni più oscure dell’animo umano dove albergano storie di alienazione, misteri irrisolti e leggende metropolitane che fanno rabbrividire.
Con un armamentario del genere le atmosfere musicali create dal duo aretino/ravennate è qualcosa di claustrofobico, morboso, ctonio. "Replacing Moments" non è un disco per palati facili: è una colonna sonora dell’orrore e come tale si nutre degli stati d’animo dell’ascoltatore per creare il “giusto” mood.
Quattordici brani che coniugano mirabilmente sperimentazione e avanguardia, luce e tenebre, delirio e follia, complessità e oscura illuminazione.
Il debut album dei nostri (totalmente strumentale, sia chiaro…) è un prodotto dedicato a chi ama sedersi in una stanza vuota e buia, alle prese con i propri sogni e le proprie ossessioni.
Per saperne di più ecco a voi anche una lunga chiacchierata virtuale con Alessandro e Francesco mentre se volete ascoltare o scaricare “Replacing Moments” vi consigliamo di andare sulla Pagina Bandcamp a loro dedicata.


Iniziamo con una domanda secca: chi sono i Donnie's Leach 88? 

Alessandro: "I Donnie's Leach 88 sono stati fondati dal sottoscritto e dal chitarrista aretino Francesco Lenzi. La nostra collaborazione è nata sul web in seguito ad una recensione di Francesco al mio disco "The Next Step / Maka Isna III" per il sito Audiofollia.it e pian piano si è tradotta nel brano "Lost Ambient Tape" che sarà contenuto nel prossimo capitolo del mio progetto Maka Isna. Da lì è nata l'idea di realizzare un intero disco, uscito in autoproduzione nell'autunno del 2015".

"Replacing Moments", il vostro debut album, è un disco a mio modo di vedere eterogeneo, complesso, un ponte tra passato (rock, blues, psichedelia) e futuro (elettronica, ambient, esoteric music). Come siete riusciti a mediare influenze tante diverse e singolari? 

Alessandro: "Mi fa piacere come hai inquadrato il disco. Penso che questo sia stato possibile in virtù della collaborazione con Francesco. Abbiamo un grande feeling, sia compositivo che umano e i gusti musicali di entrambi si sono miscelati in modo naturale. Io forse rappresento la parte più elettronica ed ambient, mentre Francesco quella più rock / blues e psichedelica. La componente "esoterica" invece credo emerga nella musica di entrambi, sia presente che passata. Entrambi ascoltiamo tanta musica e anche questo aiuta ad avere una visione ampia ed a partorire brani contenenti diverse influenze".

Francesco: "Credo che un altro “segreto” del disco sia il fatto che ognuno ha buttato giù delle idee per conto proprio e, solo in un secondo momento, si è deciso di “unire” le due parti...Ovvio, ci siamo anche influenzati a vicenda: magari Alessandro buttava giù una linea di synth piuttosto oscura e, allora, ci lavoravo sopra. Oppure io manipolavo una traccia di chitarra abbastanza sperimentale e, viceversa, Ale ci metteva del suo. Diciamo che non c'è stata una regola fissa, se non l'assoluta libertà di intenti, o quasi".

La prima stampa di "Replacing Moments" è una autopubblicazione. Visti i tempi di crisi delle vendite e in generale della discografia con una non sempre proficua collaborazione tra band/etichetta i Donnie's Leach 88 continueranno ad autoprodursi o sono alla ricerca di una casa discografica? 

Alessandro: "A questa domanda non so risponderti, poichè dipende come evolveranno tante cose. Abbiamo scelto la strada dell'autoproduzione perché, nonostante le ricerche abbastanza insistenti, non abbiamo trovato nessuna label interessata alla nostra proposta".


Mi raccontereste le influenze cinematografiche e orrorifiche che sono alla base del concept del vostro album? 

Alessandro:"Inizialmente i Donnie's Leach 88, quando ancora non avevano un nome, come concept si basavano su dei "creepy pasta" trovati in rete. E' il caso dei primi pezzi della scaletta, come "Mannequin" e "P.H.M.", ma anche di "R.S.U." Io e Francesco, incuriositi da queste storie pazzesche, abbiamo avuto l'input per creare delle tracce ispirate a queste leggende urbane. Poi, visto che il progetto stava prendendo sempre più vita, si è deciso di virare su un concept abbastanza specifico che è quello del mondo di Donnie Darko, un film che adoro sin da ragazzino e che piace parecchio ad entrambi. Deriva infatti dalla pellicola di Richard Kelly (e dal fumetto) il nome del progetto. L'88, oltre ad essere il mio numero preferito sin da bambino, è anche un numero legato a Donnie Darko, dal momento che la storia è ambientata in quell'anno. La seconda parte di "Replacing Moments" è incentrata esclusivamente sul film e comprende momenti in cui Donnie vaga solo nel bosco, oppure la mitica scena del cinema con Gretchen e il coniglio Frank".

Francesco: "Personalmente ho aggiunto qualche sentimento “visionario” di cui non voglio parlare più del dovuto...un po' di mistero non guasta!"

Donnie's Leach 88 sembra ancora avere uno spirito molto underground. Ha senso ancora parlare di Underground nel 2016? Oppure come dicono in tanti è morto e sepolto alla fine degli anni '90? 

Alessandro: "Ha senso eccome parlare di underground. Anzi, mai come ora esistono tante realtà underground a mio modo di vedere, vista la moria di etichette con le spalle robuste e il proliferare di strumenti casalinghi e fai da te. Penso piuttosto sia cambiato il concetto di underground rispetto agli anni '90, sotto molteplici punti di vista. Al giorno d'oggi underground può significare tutto o niente, ma penso sia innegabile che molti musicisti si ritrovino sotto a quell'etichetta".

Francesco: "Penso sia necessario fare delle distinzioni, ovviamente: non tutto quel che circola nel sottobosco è di qualità, c'è anche tanta merda...tuttavia mi stupisco dell'enorme qualità di tanti progetti in giro per l'Italia che purtroppo ci filiamo in pochi, ma che sarebbero in grado di competere con i “Nomi grossi”.

Suonereste “live” con i Donnie's Leach 88 se ti venisse proposto? E qual è secondo te il contesto migliore dal punto di vista logistico per proporre le tue musiche? 

Alessandro:"Sì, non vedo problemi per quanto concerne un'esibizione live dei Donnie's, se supportata in modo adeguato. Il nostro limite è dato dal fatto che io e Francesco abitiamo in zone diverse dell'Italia e quindi non è affatto facile riuscire a concretizzare date live a livello logistico e per un tipo di musica come il nostro che, obiettivamente, forse, è più adatto come colonna sonora o come sottofondo per installazioni. Il contesto migliore potrebbe essere una serata di Halloween o un locale dark altrimenti".

Francesco: "Vedrei bene le nostre musiche anche come sonorizzazione di un film in tempo reale, un po' come fecero i Massimo Volume anni fa".

Una curiosità: si parla sempre poco dei dettagli tecnici della composizione di un disco di qualsiasi genere si tratti. Mi piacerebbe conoscere le strumentazioni che avete utilizzato per l’assemblaggio e la produzione di "Replacing Moments"…

Alessandro: "Ho utilizzato una tastiera midi collegata al portatile che impiego esclusivamente per la musica, scegliendo tra una miriade di librerie diverse per quanto riguarda i suoni. Partendo dai synth di Reason per arrivare ai magnifici sound della EastWest, ma anche alcuni campionamenti di musica industrial / ambient o estratti da documentari".

Francesco: "Andiamo per ordine. Riguardo l'equipment, ho usato essenzialmente fender stratocaster e gibson sg per le registrazioni, tranne un paio di episodi in cui ho usato una clarissa acustica. C'è anche una traccia in cui ho usato volutamente una chitarra Roytek a basso costo per far risultare una sequenza più “sporca” possibile, ma onestamente ho dimenticato in che brano! Riguardo l'effettistica...non mi va di svelare troppo riguardo quello che ho usato ,ma posso solo dire che una delle cose usate è stato guitar rig collegato direttamente al computer...ma non è l'unica cosa che ho “adoperato”...ci sono tracce che sonomolto più “naturali” di quello che può sembrare al primo ascolto. Solo dopo sono state “filtrate”, ”Processate” o “rovesciate” (come nel caso di “Inner ruins”,per esempio)".

Francesco Lenzi

Alessandro, sei un musicista attivo da anni nell'underground metal italiano con progetti quali Hell Baron's Wrath, Superior Rage e Cruel Criminal tra gli altri. Mi piacerebbe che mi raccontassi la tua evoluzione come musicista e compositore attraverso tutti questi tuoi progetti... 

"Tutto è partito dalla poesia, in un certo senso. Nel 2002 iniziai ad impiegare le mie poesie come testi per i brani delle band con cui avevo iniziato a cantare in scream e growl. L'esperienza con i Cruel Criminal, a cavallo tra 2003 e 2004 fu breve, ma molto intensa. Dopo è venuta l'avventura con gli Hell Baron's Wrath (fondati nel 2004, anno nel quale mi iscrissi al DAMS di Bologna e iniziai parallelamente a comporre, in principio soprattutto della techno / trance sotto il monicker di Alex Timer), con i quali abbiamo pubblicato l'apprezzato promo "Living in Anguish" nel 2006 che ci ha portato alla firma del contratto con UKDivision Records per l'album "Inner Force". Sono tempi che ricordo con grande nostalgia, dentro di me è sempre stata insita una gran voglia di sperimentare e di esprimere me stesso. I Superior Rage nacquero nel 2006 come side-project degli Hell Baron's Wrath e lì inizialmente, aiutato da alcuni amici musicisti guest, riversavo il mio lato più black metal atmosferico. Dopodichè nel 2012 gli Hell Baron's Wrath si sciolsero e così mi dedicai maggiormente ai SR (diventati poi un duo sul finire di quell'anno), sviluppando maggiormente la componente symphonic black metal. Parallelamente agli HBW è nato anche il progetto Maka Isna, con il quale dal 2005 faccio musica elettronica che oserei definire abbastanza sperimentale. Inizialmente era più che altro dark ambient / horror, tant'è che il primo capitolo lo sottotitolai "soundtrack for your nightmares". Poi nel 2010 chiusi il progetto e lo riaprii solo nel 2013 con idee più mature e orientate sulla musica elettronica, colma di tante influenze, sfociate nel disco "The Next Step". Se mi guardo indietro, penso di poter dire di aver sempre cercato nuove sfide, senza mai rinnegare nulla dei miei gusti e delle mie esperienze".

Per finire domanda classica: progetti futuri per Alessandro Bucci? Un nuovo album dei Donnie's Leach 88 è previsto in tempi brevi? 

 "A breve conto di pubblicare il quarto capitolo del progetto Maka Isna, intitolato "Reflections of Darkness". E' un album di collaborazioni, ogni traccia vede la presenza di un musicista diverso. Per quanto riguarda i Donnie's Leach 88, non credo che un prossimo capitolo arriverà in tempi brevi, ma mai dire mai. Chi vivrà, vedrà..."