giovedì 30 giugno 2011

IN USCITA IL LIBRO DEFINITIVO SUL BLACK METAL



Come molti di voi sanno seguo la scena “extreme” metal dalla fine degli anni '80 e nel tempo sono arrivato a collezionare una serie di fanzine e memorabilia che farebbero impallidire il più truce dei black metallers.
In questa mia costante ricerca da collezionista incallito, ho avuto sempre un rimorso non indifferente: non sono mai riuscito a posare le mie grinfie su SLAYER MAGAZINE, forse la miglior fanzine sul black metal in assoluto.
Creata all'inizio degli anni '80 dal redattore amatoriale norvegese Metallion, col passare degli anni (e dei numeri, sempre più professionali e interessanti) è assurto al ruolo di magazine culto per comprendere le evoluzioni della scena estrema sia nord europea che mondiale.

Il 6 giugno di quest'anno è uscito per Bazillion Points (casa editrice gestita da Ian Christe, autore del mitico saggio sul Metal tout court “Sound of The Beast” e redattore della postfazione al mio “Horror Rock”) "METALION: The Slayer Mag Diaries", un libro da 750 pagine a cura di Jon Kristiansen (Metallion, appunto). Il lavoro è una raccolta di interviste, antologie, memorie, fotografie e altro materiale in parte originariamente pubblicato su Slayer Magazine dal 1980 al 2010. Il libro tratta innumerevoli correnti e si addentra in particolare nella scena black metal norvegese e death metal svedese.

Queste alcune delle band che figureranno nell’opera: Mayhem, Emperor, Slayer, Kreator, Nihilist, Celtic Frost, Bathory, Cathedral, Entombed, Morbid, Napalm Death, Metallica, Opeth, Cradle of Filth, Sadistik Execution, Usurper, Nifelheim, Darkthrone, Sodom, Destruction, Morbid Angel, Deicide, Exodus, Dissection, Candlemass, Carcass, Sepultura, Gorgoroth, Death, Watain, Sadus, Satyricon, Enslaved, Pentagram, Jarboe, Immortal, Possessed, Overkill, Ulver, Dark Angel,etc
Dispiace non vedere nella lista band fondamentali come Necrodeath, Bulldozer, Death SS, Schizo etc.

Il libro include oltre 100 fotografie rarissime, tra cui due sezioni a colori e una galleria di ritratti fotografici scattati dallo stesso Kristiansen. Alcuni membri di Autopsy, At The Gates, Sunn 0))), Darkthrone e Watain hanno contribuito alla prefazione al libro.
Il saggio è davvero corposo e ha un prezzo non indifferente (quasi 40 Dollari) e se ordinato dall' Europa comprende delle spese di spedizione davvero elevate.
Ma, a mio parere, dopo “Lords Of Chaos” si tratta del libro definitivo sul Black Metal.
Consultare il sito di Bazillion Points per ulteriori notizie.

mercoledì 29 giugno 2011

LOVECRAFT IN LIBRERIA

Periodo davvero denso di impegni quindi ancora per oggi segnalo un paio di uscite curiose dedicate al “Solitario di Providence”: H.P. Lovecraft

La prima è stata pubblicata di recente da Profondo Rosso, marchio editoriale creato nel 1989 da Dario Argento. Si tratta del saggio intitolato “Lovecraft e le ombre”, versione italiana del volume “H.P. Lovecraft: Dreamer on the Nightside” di Frank Belknap Long, scritto nel 1975 in memoria dell’amico Howard Phillips Lovecraft.
Si tratta di una serie di ricordi personali e di racconti di vita vissuta dell’autore americano che, ricordiamolo, è stato a stretto contatto con Lovecraft per svariati anni.

Lovecraft e le ombre
Frank Belknap Long
Orizzonti del fantastico, Profondo Rosso, 2011
brossura, illustrazioni in b/n, 224 pagine, €24.00
ISBN 9788895294445

La seconda segnalazione riguarda Bietti Editore con la raccolta di scritti critici sul fantastico “Teoria dell’orrore: gli scritti critici di H. P. Lovecraft”.
Il saggio era già apparso nel 2001 per i tipi di Castelvecchi Editore. Quella pubblicata dalla Edizioni Bietti è la terza edizione riveduta, corretta, aggiornata ed ampliata, sempre a cura di Gianfranco de Turris e con un saggio introduttivo a firma di S.T. Joshi.
A questo link potete scaricare l’anteprima (38 pagine) del saggio a cura del sito di Bietti.

Teoria dell’Orrore. Tutti gli scritti critici
H.P. Lovecraft
collana Caleidoscopio, Edizioni Bietti, 2011
brossura, 566 pagine, €24.00
ISBN 9788882482299

lunedì 27 giugno 2011

FINALMENTE L'HO TROVATO!

Quasi ogni weekend faccio una sortita al mercatino dell’usato di Salerno in cerca di libri fuori catalogo, vinili, fumetti etc.
Dopo una ricerca durata anni (ho sempre con me una lista di libri da “trovare assolutamente”) finalmente l’ho trovato: “Malpertuis” di Jean Ray, edizione Horror Mondadori.
Si tratta di una collana uscita nel 1990 e che raccoglie una serie di titoli e autori ormai fuori catalogo.
Se volete farvi un’idea di questa collana, trovate qualcosa anche su Wikipedia.
Su ebay questo romanzo di Jean Ray viene valutato fino a 30 euro.
Della stessa collana sono riuscito a prendere anche il romanzo rape/revenge “Frenzy” di Rex Miller.
Di “Malpertuis” in tempi ragionevoli spero di riuscire a postare una recensione quantomeno approfondita.
Intanto vi lascio con la sinossi (dalla quarta di copertina) per i più curiosi:

"In una antica e rispettabile casa europea si intreccia la storia di un gruppo di personaggi straordinari, mentre avvenimenti terribili rischiano di mandare in frantumi il tessuto della realtà. Malpertuis: qual è il segreto che si nasconde dietro quelle diaboliche mura? Malpertuis: un nome che significa orrore e morte. Tutti abbiamo sempre sospettato, con un angolo della nostra mente, che dietro le più antiche e spaventose leggende, si celasse un frammento di verità. A Malpertuis, la casa del terrore, uno dei miti più agghiaccianti dell'umanità sta prendendo forma di nuovo (...) Presentato per la prima volta in edizione integrale, questo romanzo è il capolavoro di Jean Ray, lo scrittore che è stato definito l’erede europeo di Lovecraft."

Infine riporto anche il comunicato stampa di un nuovo romanzo targato Gargoyle che come sempre leggerò e recensirò con attenzione: “I Vampiri dell’11 Settembre” di Clanash Farjeon.

Sinossi
Alcune settimane dopo l’orrore dell’11 settembre Michael Davenport, un giornalista inglese che lavora per la rivista Enigma, fa ritorno in America per la prima volta dopo aver rischiato di perdere la vita per seguire un’oscura pista che lo ha portato a trovarsi nel bel mezzo della guerra della droga a Ciudad Juarez, la cittadina messicana di confine con il più alto tasso mondiale di sparizioni e misteriosi decessi. Il suo capo lo ha incaricato di condurre accertamenti su un articolo pubblicato su 'Al Jazeera', e Michael si ritrova ben presto ossessionato dalla storia di due operai che hanno lavorato al salvataggio dopo il disastro delle Twin Towers e che sostengono di aver assistito a una sconcertante apparizione scaturire dalla macerie di Ground Zero ventisei giorni dopo il crollo. Si e' trattato probabilmente di un’allucinazione, del miraggio di due menti sovraffaticate, nulla piu' di una spirale di fumo o di uno scherzo di cattivo gusto. Tuttavia, anche se estremamente improbabile, sussiste la tenue possibilita' che possa trattarsi di qualcosa – o di qualcuno – che davvero a che fare con il soprannaturale… Piu' Michael investiga, piu' le apparizioni si intensificano diventando via via piu' bizzarre e incredibili. Il percorso dell’indagine vedra' infine Michael approdare alla Casa Bianca, dove incontrera' ancora una volta Laura Bush e, forse, contribuira' a cambiare il corso della Storia…

sabato 25 giugno 2011

IL RITORNO DI MELISSA


Come tutti i sabato mattina, mi sono fiondato sul You Tube alla ricerca di qualche filmato spettrale da pubblicare sul blog.
La ricerca è stata molto fruttuosa.
Dal minuto 1,30 del video riportato sotto, si notano una serie di evanescenti figure, riprese da un auto in corsa, sul ciglio della strada.
Mi sono imbattuto nuovamente in Melissa, il fantasma della strada?
O si tratta di suggestione o ancora di strani giochi di luce?
Ai lettori l’ardua sentenza.
E intanto il virus continua a propagarsi sul web e non solo.

mercoledì 22 giugno 2011

STEPHEN KING: AFORISMI

Oggi post leggerissimo e croccante con una serie di “uscite pubbliche” (o su carta) del Re dell’ Orrore, Stephen King.
Ovviamente il termine “aforismi” è tutt’altro che serioso tenendo in considerazione le dichirazioni riportate sotto che, come al solito, presentano un King ruspante e sincero (anche troppo!).
Buon lettura.

“Sia la Rowling che la Meyer parlano direttamente ai giovani. La vera differenza è che la Rowling è bravissima, mentre la Meyer non è tanto brava. E’ chiaro che lei sta scrivendo ad una nuova generazione di ragazze e si trova in una botte di ferro trattando argomenti come sesso e amore in quei libri. E’ una cosa eccitante ed avvincente, ma non particolarmente minacciosa, perché non è apertamente sessuale. Tanto del lato fisico viene descritto attraverso piccoli gesti come vampiri che toccano il braccio dell’amata o le passano la mano velocemente sulla pelle e la ragazza passa rapidamente dal desiderio alla realtà. E per quanto riguarda le ragazzine, penso che questo sia un modo rapido di descrivere tutti i sentimenti che loro non sono ancora vissuto, ma che desiderano” (intervista sul web).

“Non mi sto intenzionalmente allontanando dal soprannaturale, come non mi ci sono intenzionalmente avvicinato. Come scrittore, lavoro sulle intuizioni. Quando mi viene l’idea per una storia, mi metto a scriverla. Prima di iniziare, però, mi faccio sempre una domanda: “Cosa rende questa storia tanto importante da essere scritta?” (Intervista su Lipperatura)

"METALLICA, ANTHRAX, ascolto quei ragazzi… c’è una band chiamata LIVING THINGS che mi piace molto. Un gruppo veramente forte. Non mi è mai piaciuto molto OZZY… i BLACK SABBATH non fanno per me." (Metalitalia.com)

“Sì, la gente è più abituata all’orrore. Come potrebbe essere altrimenti, dopo quel mattatoio che è stato il ventesimo secolo? E il secolo appena iniziato non si preannuncia meno turpe. Allo stesso tempo, siamo diventati più litigiosi, più disposti a ricorrere alla violenza per risolvere i nostri problemi. Horror e thriller sono due delle tante valvole di sfogo per questi sentimenti negativi” (Intervista su Lipperatura)

“Penso che (Kubrick) sia un vero genio e non uno di quei registi con buone capacità visive ma intellettualmente zero. Kubrick non è uno stupido, certo, ma penso che il mio libro, in sé, non gli interessi più di tanto” (L’Orrore secondo Stephen King – Mondadori, 1999)

Ai critici questa risposta non piacerà ma mi piace la scena in cui Emilio (Estevez - Vedi Brivido Ndr.) parla con quel grassone fifone. È stata girata in bagno. C’è un tipo che legge una rivista per adulti e noi non abbiamo resistiro: volevamo una bella scorreggia registrata. Le prime due o tre non andavano bene, ma alla fine ne abbiamo trovata una perfetta. A me sembra divertente ma il mio senso dell’umorismo vola davvero basso” (L’Orrore secondo Stephen King – Mondadori, 1999)

lunedì 20 giugno 2011

L’ONDA - DENNIS GANSEL (2008)

Titolo originale: Die Welle
Regia: Dennis Gansel
Attori: Jürgen Vogel, Frederick Lau, Max Riemelt, Jennifer Ulrich, Christiane Paul
Genere: Drammatico

SinossiRainer Wenger, insegnante di educazione fisica con un passato da anarchico rockettaro, per spiegare ai suoi studenti liceali il concetto di autocrazia li coinvolge in un esperimento di “regime dittatoriale” fra i banchi di scuola. Per una settimana dovranno rispondere al rigido sistema disciplinare di “Herr Wenger”, conformarsi ad un codice di abbigliamento e lavorare assieme in un'ottica di organismo gerarchico, isolando o reprimendo eventuali dissidenti. In pochissimo tempo, i ragazzi scoprono uno spirito di cameratismo vincente, dominano le proprie insicurezze e paure attorno alla figura del carismatico “cattivo maestro” e si sentono legittimati ad animare atti di violenza e vandalismo, in un'operazione che arriva presto a fuoriuscire dalle mura dell'edificio scolastico. (My Movies)

ConsiderazioniÈ quantomeno lampante come il cinema tedesco sia ancora fortemente legato al suo passato storico e politico, decodificato attraverso la finzione dell’”esperimento” che volente o nolente avrà sempre tragiche conseguenze sui partecipanti.
Se ci pensiamo bene il concetto di sperimentazione del potere che ha effetti devastanti sia che per chi lo usa che per chi lo subisce, era già un tema base del buon “The Experiment” (2001). Ma il film di Oliver Hirschbiege non aveva ambizioni di critica sociale (o politica) ma solo quello di ricreare il claustrofobico e asfissiante panorama dell’esagerazione e della violenza, legata a subdole gerarchie e alla sopraffazione del più debole.
Qui si va ben oltre, intaccando le istituzioni scolastiche e la gioventù deviata e confusa del ventunesimo secolo.
Rainer è un professore rockettaro e un ex squatter anarchico, cha dopo gli studi ha riscattato la sua vita attraverso lo sport e la competizione. Finalmente ha l’occasione di spiegare ai suoi studenti il concetto di Anarchia che tanto gli appartiene ma dopo alcune dispute organizzative finisce a parlare di autocrazia o meglio ancora di dittatura.
Ho sempre pensato che certe ideologie e certi estremismi attecchiscono meglio là dove vengono in un primo momento criticati e combattuti. Reiner da prova di questo, finendo per coinvolgere i suoi svogliati e annoiati studenti in un gioco pericoloso di rispetto e ordine, disciplina ed estetica del potere assoluto.
Il male attecchisce subito, ma non siamo più nella Germania degli anni ’40, bensì in un paese fortemente “americanizzato” e tutto sommato senza identità.
E allora i figli della nuova Germania mischiano il saluto quasi nazista con la cultura hip hop, il delirio autodistruttivo tanto caro a “I Ragazzi dell Zoo di Berlino” (ad un tratto sembra di rivivere le stesse atmosfere…) a un desiderio di unione che più che unire come sempre, divide e falcia i suoi predicatori.
Il dramma finale sarà prevedibile perché la morale tedesca (mischiata con l’arte del cinema o meno) non permette di “giocare” o sperimentare con il lato oscuro del popolo tedesco, con quei fantasmi del reich, anche se stipati e ridicolizzati in una squallida aula di periferia.
Sarà, come sempre, la disfatta, il dolore, la morte.
Come lo è stato nel passato e come lo sarà ancora nel futuro.
Gansel costruisce un ‘operetta morale, che come tutti i lavori simili, volteggia placidamente tra il sublime e il ridicolo. Fate voi i conti…

sabato 18 giugno 2011

IL DEMONE (PO)MERIDIANO


Secondo la tradizione classica, il Meriggio (Mezzogiorno) è l’unico momento della giornata in cui il tempo sembra fermarsi in una stasi inquietante e possono accadere strani avvenimenti legati alla demonologia e addirittura al vampirismo.
Secondo il sito di Sabbatica.org “la luce divorante del meriggio è il luogo elettivo di demoni, phantasmata, incubi e succubi: entità che, prima di essere confinate nelle tenebre e nella notte dal cristianesimo, non conoscevano distinzioni morali tra luce e oscurità. Specialmente per la civiltà greca, quello del meriggio è un istante critico in cui il tempo e la natura paiono fermarsi in una stasi inquietante, mentre gli effetti dell’astro smettono di essere benefici e fecondatori e si fanno opprimenti e disseccanti. Insolazioni, miasmi e allucinazioni di una terra colpita da un calore ustionante forniscono l’humus di mitologie e letterature che esorcizzano il calore, la solitudine, gli effetti distruttivi della natura su un popolo di pastori e marinai.”
Qui al Sud Italia le ore successive al Mezzogiorno, possono essere comparate alla mezzanotte di un qualsiasi paese o cittadina comune: chiudono i negozi e la gente si ritira in casa per mangiare. Molti, moltissimi, cercano anche di ristorarsi con qualche ora di sonno prima di iniziare nuovamente le attività diurne.
Le strade si svuotano e uno strano silenzio cala sulle case, come se all’improvviso la vita si arrestasse d’incanto, preda di un sortilegio che come abbiamo letto precedentemente ha qualcosa di mitologico e se ci pensiamo bene di orrorifico.
Tutto questo preambolo per raccontarvi un piccolo mistero che mi è accaduto personalmente, in questi giorni di calura estiva e che, come gli antichi greci dicevano secoli prima, seppur verificatosi sotto un sole ardente, ha tutta la forza visionaria e ombrosa di un qualsiasi evento notturno.

Sono da poco passate le 14:00 p.m. e sto guidando a velocità normale su una strada solitaria che collega il mio paese, Sarno, agli altri centri del salernitano. Intorno a me, chilometri e chilometri di campagna coltivata e nessun’anima viva.
Come mio solito ascolto musica rock a tutto volume, riflettendo sugli impegni pomeridiani e serali.
D’un tratto un lungo nastro nero appare sulla carreggiata. È lunghissimo e sembra quasi trasportato dal vento. Lo osservo senza preoccupazioni. Normalissimo trovare sulle strade di periferia spazzatura varia e molto spesso (ahinoi!) carcasse di animali investiti.
Decido di non rallentare. Del resto che cosa può farmi un nastro o una corda adagiata sull’asfalto?
Sono a pochi metri dal quell’inoffensivo imprevisto quando il cuore mi sobbalza in gola come se avesse vita propria e desiderasse abbandonare il mio corpo.
Conosco quel movimento! Non è il vento (del resto la giornata è torrida e insopportabile) a far muovere l’oggetto ma un incedere sinuoso e orribile ai miei occhi: quello di un serpente!

Mentre sto per investirlo valuto la sua lunghezza e mi si ghiaccia il sangue nelle vene. Sarà almeno un metro e mezzo. Ed è nero come la notte. Rallento ma è troppo tardi. Lo investo in pieno!
Fermo immediatamente l’auto a lato della strada ma non oso aprire lo sportello. Sono terrorizzato!
Sporgo lentamente la testa dal finestrino e il demone del meriggio è mirabilmente ancora vivo e in movimento sulla carreggiata.
Intanto si avvicina veloce un’altra vettura. Stavolta la bestia non ha intenzione di farsi sopraffare.
Con uno scatto che mi fa sobbalzare nell’abitacolo, cerca di mordere lo sportello dell’auto in corsa. La macchina è troppo veloce e l’aggressione fallisce miseramente.
Come a comprendere la lotta impari tra natura e tecnologia umana, il lungo essere pomeridiano va a nascondersi in un cespuglio vicino.
Mi rassicuro che è tutto finito. Che è stata solo una piccola avventura da raccontare agli amici.
Riaccendo il motore ma qualcosa mi blocca nuovamente.
Dal lato opposto della strada si avvicinano lentamente alcune ombre: sono ciclisti.
Immagino il serpente acquattato nell’erba che con uno scatto febbrile azzanna la gamba di uno di loro, tra urla di orrore e ho un brivido freddo.
Abbandono l’auto ancora accesa e come se fosse giunta l’apocalisse mi fiondo di corsa verso i ciclisti con le mani al cielo.
Gli uomini, sorpresi e attoniti, arrestano subito la loro corsa. Si tratta di un vecchio contadino e a poca distanza un paio di marocchini.
Mi guardano perplessi: pensano che ho bisogno di aiuto, forse di benzina o di un meccanico.
Sudato e eccitato spiego quello che ho visto.
Uno dei marocchini ride divertito. Forse dalle sue parti rettili neri lunghi oltre un metro sono la normalità ma diavolo! per me non lo sono.
Il vecchio agricoltore ascolta invece serio e attento il mio racconto. Ha delle rughe così profonde sul volto abbronzato che sembra uno sciamano indiano.
Consiglio vivamente agli uomini di chiamare aiuto perché quell’animale è davvero pericoloso e potrebbe attaccare qualcuno.
I marocchini spazientiti e tutto sommato increduli (o indifferenti a seconda dei casi) mi lasciano alle mie congetture e dopo aver attraversato incolumi il tratto di strada incriminato si allontanano verso Sarno.
Rimane solo il vecchio, che con sguardo penetrante, osserva le mie mosse.
Provo vergogna e sgomento per quello che è successo. Forse mi sono lasciato prendere troppo dalla visione dell’animale.
Sto per salutare e andarmene quando lo sciamano finalmente si decide a parlare. Il suono della sua voce è acuto e sgraziato e non so perché, mi ricorda nuovamente il serpente.
Con tono austero, racconta che ne ha visti tanti nella sua vita, anche di più grossi, e spesso si aggirano a quell’ora attratti dalla luce e dal calore del sole.
Gli chiedo se è stato mai attaccato e con disarmante semplicità risponde che è stato morso da giovane finendo all’ospedale. Da allora porta sempre degli stivali da lavoro, alti fino al ginocchio, anche in estate.
Immagino la vita del contadino, a stretto contatto col pericolo dei serpenti e provo un senso di irrealtà.
Lo saluto confuso, porgendogli la mano e in cambio ricevo una stretta callosa e un sorriso sdentato che mi ricorda nuovamente la bocca di un serpente.
Salgo veloce in auto, non prima di aver osservato il cespuglio e il mistero che si cela dietro i suoi rovi.
Per giorni la visione del serpente e del vecchio infesteranno i miei ricordi assumendo un alone onirico e quasi mitologico.
Il mito di una terra bruciata dal sole che nell’ora più calda e luminosa si ferma come per incanto, lasciando il posto a esseri mostruosi come il serpente (po)meridiano.