Come ogni anno (e da diversi secoli ormai) si è svolta presso la città di Sarno (in provincia di Salerno) la "Processione dei Paputi", manifestazione che mischia folclore e fede, rendendola un unicum per rispetto della tradizione del Venerdì Santo e per partecipazione popolare.
Da diversi anni sto partecipando in prima persona a questa suggestiva e antichissima ricorrenza e di seguito vi mostro alcune foto scattate in presa diretta mentre indossavo la veste di "Paputo".
Buona visione
[Trovate altre foto e video del passatosempre su questo blog]
sabato 26 marzo 2016
martedì 15 marzo 2016
DANILO ARONA, ENZO RIZZI - MALAPUNTA, L'ISOLA DEI SOGNI RIVELATORI (CUT UP, 2015) [RECENSIONE]
Avevo già letto e recensito il romanzo "Malapunta" (trovate il tutto a questo link) nella precedente pubblicazione per Edizioni XII apprezzando, come di consueto, il lavoro impeccabile del prode Danilo Arona, da sempre Maestro impareggiabile di incubi e deliri letterari.
C'è da segnalare in primis che nella sua primissima edizione il romanzo era opera di Morgan Perdinka (alter ego letterario di Danilo), con ben due prefazioni, a cura di Chiara Bordoni e dello stesso Arona che si divertiva a interpretare due ruoli a lui consoni.
La nuova edizione di "Malapunta – L'Isola dei Sogni Divoratori", edito questa volta da Cut Up Edizioni vede questa volta Danilo Arona in copertina con prefazione straordinaria, di Stefano “El Brujo” Fantelli e con le tavole impeccabili e orrorifiche di Enzo “Heavy Bone” Rizzi (che abbiamo anche intervistato tempo fa a questo link e recensito positivamente più volte).
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| Danilo Arona |
Che cosa aggiungere a quanto già detto nella recensione del 2011?
Che il buon Enzo, ormai artista di fama internazionale con il suo personaggio culto "Heavy Bone" fornisce alla narrazione di Arona un apparato visivo che contamina Rock & Horror (e chi conosce il lavoro di Rizzi non resterà assolutamente sorpreso o deluso).
Viene anche fornita una vera e propria colonna sonora del romanzo con la citazione di brani di Jimi Hendrix, New Trolls, Beatles, Eric Clapton e i Privilege dove suonava la chitarra lo stesso autore di Bassavilla.
Per il resto immergetevi nelle atmsfere torbide e apocalittiche dell'isola di Malapunta, una dimesione "altra" dove sarà facile entrare e molto, molto difficile uscire.
Come sempre Danilo Arona assesta l'ennesimo colpo vincente alla letteratura di genere e coadiuvato dalle ispirate tavole di Rizzi costruisce un grandioso ibrdido "horrro rock" che di sicuro non può mancare nelle collezioni dei cultori di questi due mondi.
| Enzo Rizzi |
sabato 12 marzo 2016
CLAUDIO VERGNANI - LA SENTINELLA (GARGOYLE BOOKS, 2015) [RECENSIONE]
Chi frequenta questo blog conosce bene Claudio Vergnani, [due interviste le trovate qui e qui] questo autore emiliano che ormai da svariati anni si è dato, anima e corpo, all'Horror e ai suoi vari archetipi (vampiri, zombi etc.) costruendo dei romanzi avvincenti per ambientazioni (quasi sempre in Italia) e personaggi. "La Sentinella", pubblicato ancora una volta da Gargoyle Books (un sodalizio tra i più saldi ma visti in una editoria che cambia continuamente pelle), è l'ennesimo tassello di questo puzzle dell'orrore targato Vergnani.
Un romanzo dispotico che per scenografia (una società post apocalittica tra cannibalismo, violenze di ogni tipo e una spirtualità deviata e dolorosa) e trama (una spietata selezione per diventare una elite scelta paramilitare e religiosa) avrei visto molto bene anche nella collana "Urania" da Edicola.
Vergnani lascia per un attimo i suoi vampiri "modenesi" che tanto ci hanno fatto divertire negli anni passati per consegnarci una storia durissima, spietata, dove la forza fisica e le prove per diventare "Sentinella" (descritte con dovizia di particolari dall'autore che ricordiamolo è anche un cultore della forma fisica) sono alla base del percorso esistenziale del protagonista: un uomo che cerca la redenzione in una fede non troppo sentita e in una collocazione sociale che gli permetta di vivere un'esistenza senza fame o sofferenze.
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| Claudio Vergnani |
Non anticipo nulla per non rovinare la lettura...Ma "La Sentinella" è un romanzo altamente adranalitico, trascinante e ricco di colpi di scena.
Chi ha amato le introspezioni profonde e le riflessioni amare su Vita, Morte e Amore (i tre cardini dell'esistenza umana) che da sempre contraddistinguono le storie dello scrittore emiliano non rimarrà deluso ma attendetevi anche qualcosa di inedito nel suo percorso letterario.
Attendetevi una corsa a perdifiato, zaino in spalla e litri di sudore, in un mondo che si sta sgretolando velocemente e l'unica cosa che può salvare l'uomo della caduta definitiva è quella di rimanere in piedi il più a lungo possibile e pregare che le forze (fisiche e psicologiche) non lo abbandonino all'improvviso.
Una metafora evidente di come la società nostrana sia diventata sempre più spietata e selettiva nei confronti dei deboli e degli impreparati. Vergnani ci sbatte in faccia la sua visione del futuro e ci si trova a riflettere su come il corpo sia da sempre la nostra unica arma per non soccombere ai cambiamenti catastrofici che prima o poi potrebbero accadere.
Un libro che consiglio caldamente e senza riserve!
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lunedì 22 febbraio 2016
DONNIE'S LEACH 88 - VIAGGIO NELLE REGIONI PIU' OSCURE DELL'ANIMO UMANO [INTERVISTA+RECENSIONE]
I Donnie's Leach 88 sono un progetto musicale nato nel 2014 dalla fusione d’intenti dell’attivissimo Alessandro Bucci (ex Hell Baron’s Wrath, Superior Rage e Cruel Criminal tra gli altri) e il compositore Francesco Lenzi (Morte & Pagliacci, Night Shadows, Mind Warp).
Mai come in questo caso le anime dei due musicisti sono agli antipodi per ispirazione e gusto estetico ma profondamente impegnate a creare un ibrido davvero interessante e degno di attenzione.
Perché se dobbiamo definire la proposta di questo atipico duo allora dobbiamo pescare sia dalla vecchia psichedelica e dal blues rock più sulfureo fino ad arrivare all’Ambient/Dark, Elettronica e a certa Esoteric Music che fa davvero paura.
Donnie’s Leach 88 è autentico viaggio nelle ragioni più oscure dell’animo umano dove albergano storie di alienazione, misteri irrisolti e leggende metropolitane che fanno rabbrividire.
Con un armamentario del genere le atmosfere musicali create dal duo aretino/ravennate è qualcosa di claustrofobico, morboso, ctonio. "Replacing Moments" non è un disco per palati facili: è una colonna sonora dell’orrore e come tale si nutre degli stati d’animo dell’ascoltatore per creare il “giusto” mood.
Quattordici brani che coniugano mirabilmente sperimentazione e avanguardia, luce e tenebre, delirio e follia, complessità e oscura illuminazione.
Il debut album dei nostri (totalmente strumentale, sia chiaro…) è un prodotto dedicato a chi ama sedersi in una stanza vuota e buia, alle prese con i propri sogni e le proprie ossessioni.
Per saperne di più ecco a voi anche una lunga chiacchierata virtuale con Alessandro e Francesco mentre se volete ascoltare o scaricare “Replacing Moments” vi consigliamo di andare sulla Pagina Bandcamp a loro dedicata.
Iniziamo con una domanda secca: chi sono i Donnie's Leach 88?
Alessandro: "I Donnie's Leach 88 sono stati fondati dal sottoscritto e dal chitarrista aretino Francesco Lenzi. La nostra collaborazione è nata sul web in seguito ad una recensione di Francesco al mio disco "The Next Step / Maka Isna III" per il sito Audiofollia.it e pian piano si è tradotta nel brano "Lost Ambient Tape" che sarà contenuto nel prossimo capitolo del mio progetto Maka Isna. Da lì è nata l'idea di realizzare un intero disco, uscito in autoproduzione nell'autunno del 2015".
"Replacing Moments", il vostro debut album, è un disco a mio modo di vedere eterogeneo, complesso, un ponte tra passato (rock, blues, psichedelia) e futuro (elettronica, ambient, esoteric music). Come siete riusciti a mediare influenze tante diverse e singolari?
Alessandro: "Mi fa piacere come hai inquadrato il disco. Penso che questo sia stato possibile in virtù della collaborazione con Francesco. Abbiamo un grande feeling, sia compositivo che umano e i gusti musicali di entrambi si sono miscelati in modo naturale. Io forse rappresento la parte più elettronica ed ambient, mentre Francesco quella più rock / blues e psichedelica. La componente "esoterica" invece credo emerga nella musica di entrambi, sia presente che passata. Entrambi ascoltiamo tanta musica e anche questo aiuta ad avere una visione ampia ed a partorire brani contenenti diverse influenze".
Francesco: "Credo che un altro “segreto” del disco sia il fatto che ognuno ha buttato giù delle idee per conto proprio e, solo in un secondo momento, si è deciso di “unire” le due parti...Ovvio, ci siamo anche influenzati a vicenda: magari Alessandro buttava giù una linea di synth piuttosto oscura e, allora, ci lavoravo sopra. Oppure io manipolavo una traccia di chitarra abbastanza sperimentale e, viceversa, Ale ci metteva del suo. Diciamo che non c'è stata una regola fissa, se non l'assoluta libertà di intenti, o quasi".
La prima stampa di "Replacing Moments" è una autopubblicazione. Visti i tempi di crisi delle vendite e in generale della discografia con una non sempre proficua collaborazione tra band/etichetta i Donnie's Leach 88 continueranno ad autoprodursi o sono alla ricerca di una casa discografica?
Alessandro: "A questa domanda non so risponderti, poichè dipende come evolveranno tante cose. Abbiamo scelto la strada dell'autoproduzione perché, nonostante le ricerche abbastanza insistenti, non abbiamo trovato nessuna label interessata alla nostra proposta".
Mi raccontereste le influenze cinematografiche e orrorifiche che sono alla base del concept del vostro album?
Alessandro:"Inizialmente i Donnie's Leach 88, quando ancora non avevano un nome, come concept si basavano su dei "creepy pasta" trovati in rete. E' il caso dei primi pezzi della scaletta, come "Mannequin" e "P.H.M.", ma anche di "R.S.U." Io e Francesco, incuriositi da queste storie pazzesche, abbiamo avuto l'input per creare delle tracce ispirate a queste leggende urbane. Poi, visto che il progetto stava prendendo sempre più vita, si è deciso di virare su un concept abbastanza specifico che è quello del mondo di Donnie Darko, un film che adoro sin da ragazzino e che piace parecchio ad entrambi. Deriva infatti dalla pellicola di Richard Kelly (e dal fumetto) il nome del progetto. L'88, oltre ad essere il mio numero preferito sin da bambino, è anche un numero legato a Donnie Darko, dal momento che la storia è ambientata in quell'anno. La seconda parte di "Replacing Moments" è incentrata esclusivamente sul film e comprende momenti in cui Donnie vaga solo nel bosco, oppure la mitica scena del cinema con Gretchen e il coniglio Frank".
Francesco: "Personalmente ho aggiunto qualche sentimento “visionario” di cui non voglio parlare più del dovuto...un po' di mistero non guasta!"
Donnie's Leach 88 sembra ancora avere uno spirito molto underground. Ha senso ancora parlare di Underground nel 2016? Oppure come dicono in tanti è morto e sepolto alla fine degli anni '90?
Alessandro: "Ha senso eccome parlare di underground. Anzi, mai come ora esistono tante realtà underground a mio modo di vedere, vista la moria di etichette con le spalle robuste e il proliferare di strumenti casalinghi e fai da te. Penso piuttosto sia cambiato il concetto di underground rispetto agli anni '90, sotto molteplici punti di vista. Al giorno d'oggi underground può significare tutto o niente, ma penso sia innegabile che molti musicisti si ritrovino sotto a quell'etichetta".
Francesco: "Penso sia necessario fare delle distinzioni, ovviamente: non tutto quel che circola nel sottobosco è di qualità, c'è anche tanta merda...tuttavia mi stupisco dell'enorme qualità di tanti progetti in giro per l'Italia che purtroppo ci filiamo in pochi, ma che sarebbero in grado di competere con i “Nomi grossi”.
Suonereste “live” con i Donnie's Leach 88 se ti venisse proposto? E qual è secondo te il contesto migliore dal punto di vista logistico per proporre le tue musiche?
Alessandro:"Sì, non vedo problemi per quanto concerne un'esibizione live dei Donnie's, se supportata in modo adeguato. Il nostro limite è dato dal fatto che io e Francesco abitiamo in zone diverse dell'Italia e quindi non è affatto facile riuscire a concretizzare date live a livello logistico e per un tipo di musica come il nostro che, obiettivamente, forse, è più adatto come colonna sonora o come sottofondo per installazioni. Il contesto migliore potrebbe essere una serata di Halloween o un locale dark altrimenti".
Francesco: "Vedrei bene le nostre musiche anche come sonorizzazione di un film in tempo reale, un po' come fecero i Massimo Volume anni fa".
Una curiosità: si parla sempre poco dei dettagli tecnici della composizione di un disco di qualsiasi genere si tratti. Mi piacerebbe conoscere le strumentazioni che avete utilizzato per l’assemblaggio e la produzione di "Replacing Moments"…
Alessandro: "Ho utilizzato una tastiera midi collegata al portatile che impiego esclusivamente per la musica, scegliendo tra una miriade di librerie diverse per quanto riguarda i suoni. Partendo dai synth di Reason per arrivare ai magnifici sound della EastWest, ma anche alcuni campionamenti di musica industrial / ambient o estratti da documentari".
Francesco: "Andiamo per ordine. Riguardo l'equipment, ho usato essenzialmente fender stratocaster e gibson sg per le registrazioni, tranne un paio di episodi in cui ho usato una clarissa acustica. C'è anche una traccia in cui ho usato volutamente una chitarra Roytek a basso costo per far risultare una sequenza più “sporca” possibile, ma onestamente ho dimenticato in che brano! Riguardo l'effettistica...non mi va di svelare troppo riguardo quello che ho usato ,ma posso solo dire che una delle cose usate è stato guitar rig collegato direttamente al computer...ma non è l'unica cosa che ho “adoperato”...ci sono tracce che sonomolto più “naturali” di quello che può sembrare al primo ascolto. Solo dopo sono state “filtrate”, ”Processate” o “rovesciate” (come nel caso di “Inner ruins”,per esempio)".
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| Francesco Lenzi |
Alessandro, sei un musicista attivo da anni nell'underground metal italiano con progetti quali Hell Baron's Wrath, Superior Rage e Cruel Criminal tra gli altri. Mi piacerebbe che mi raccontassi la tua evoluzione come musicista e compositore attraverso tutti questi tuoi progetti...
"Tutto è partito dalla poesia, in un certo senso. Nel 2002 iniziai ad impiegare le mie poesie come testi per i brani delle band con cui avevo iniziato a cantare in scream e growl. L'esperienza con i Cruel Criminal, a cavallo tra 2003 e 2004 fu breve, ma molto intensa. Dopo è venuta l'avventura con gli Hell Baron's Wrath (fondati nel 2004, anno nel quale mi iscrissi al DAMS di Bologna e iniziai parallelamente a comporre, in principio soprattutto della techno / trance sotto il monicker di Alex Timer), con i quali abbiamo pubblicato l'apprezzato promo "Living in Anguish" nel 2006 che ci ha portato alla firma del contratto con UKDivision Records per l'album "Inner Force". Sono tempi che ricordo con grande nostalgia, dentro di me è sempre stata insita una gran voglia di sperimentare e di esprimere me stesso. I Superior Rage nacquero nel 2006 come side-project degli Hell Baron's Wrath e lì inizialmente, aiutato da alcuni amici musicisti guest, riversavo il mio lato più black metal atmosferico. Dopodichè nel 2012 gli Hell Baron's Wrath si sciolsero e così mi dedicai maggiormente ai SR (diventati poi un duo sul finire di quell'anno), sviluppando maggiormente la componente symphonic black metal. Parallelamente agli HBW è nato anche il progetto Maka Isna, con il quale dal 2005 faccio musica elettronica che oserei definire abbastanza sperimentale. Inizialmente era più che altro dark ambient / horror, tant'è che il primo capitolo lo sottotitolai "soundtrack for your nightmares". Poi nel 2010 chiusi il progetto e lo riaprii solo nel 2013 con idee più mature e orientate sulla musica elettronica, colma di tante influenze, sfociate nel disco "The Next Step". Se mi guardo indietro, penso di poter dire di aver sempre cercato nuove sfide, senza mai rinnegare nulla dei miei gusti e delle mie esperienze".
Per finire domanda classica: progetti futuri per Alessandro Bucci? Un nuovo album dei Donnie's Leach 88 è previsto in tempi brevi?
"A breve conto di pubblicare il quarto capitolo del progetto Maka Isna, intitolato "Reflections of Darkness". E' un album di collaborazioni, ogni traccia vede la presenza di un musicista diverso. Per quanto riguarda i Donnie's Leach 88, non credo che un prossimo capitolo arriverà in tempi brevi, ma mai dire mai. Chi vivrà, vedrà..."
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domenica 31 gennaio 2016
MACHINA COELI - MUSICHE DALL'ETA' DELL'ORO! [INTERVISTA+RECENSIONE]
C' è stato un periodo, tra metà dei novanta in poi, in cui sembrava che un genere di nicchia e profondamente oscuro come l'Ambient Dark potesse prendere il posto dell'ormai saturo e affollato Black Metal nel cuore degli appassionati del settore. Spessissimo, su zine e riviste del settore, potevi imbatterti in questi artisti che cercavano di imporsi con i loro suoni fatti di elettronica, tastiere eteree, melodie medievali e ritmi marziali.
Qualche nome? Mortiis, Arcana, Die Verbanten Kinder Evas, Pazuzu, Raison D'Etre e molti, molti altri. Machina Coeli, progetto solista di Coatl M.Evil (ora cantante dei The Mugshots), rientra in pieno in quella corrente musicale.
Tutte le musiche del debut album "Finitor Visus Nostri", composto nel 1997 e pubblicato per ben due volte nel 1999 dall'americana Moonchild Records e nel 2016 dall'italianissima Masked Dead Records, rappresentano un'istantanea perfetta di luce e tenebre, antico e moderno, atmosfera e poesia di epoche lontane e per questo attraenti.
Machina Coeli però un ha elemento in più rispetto a Mortiis e compagnia brutta: una evidente ispirazione progressive con l'innesto di soliste di chitarra e fughe tastieristiche mutuate in chiave minimale da band del passato come Genesis, Goblin o Tangerine Dream. Rissumendo il tutto: ventitre minuti di assoluto e soave disimpegno.
Un viaggio della mente in regioni lontane tra Medioevo e Saghe Cavelleresche, sognando un'epoca d'oro dell'uomo, fatta di coraggio e onore che, ahinoi, non tornerà mai più! Per ordinare la rispampa di "Finitor Visus Nostri" potete prendere come riferimento la Pagina Facebook di Masked Dead Records. Il disco è anche scaricabile gratuitamene sulla Pagina Bandcamp dei nostri.
Ma non ci siamo fermati qui e incuriositi ed estasiati dalle musiche di Machina Coeli abbiamo deciso di fare quattro chiacchiare a 360° con Coatl M. Evil.
Ecco il resoconto...
Ciao Coatl M. Evil, iniziamo con una domanda secca: perché una ristampa del tuo unico finora album del 1999 "Finitor Visus Nostri"?
Si tratta di una proposta che viene dalla Masked Dead Records della giovane promessa Matteo Antonelli, che ha l'etá che avevo io quando diedi vita a quel disco. Non ti immagini quanto questo significhi per me: se allora avessi saputo che un mio coetaneo "del futuro" un giorno avrebbe amato e ristampato il disco, sarebbe stato immediatamente chiaro il senso della musica che componevo con tanta passione!
Hai composto questo disco Ambient/Dark con suggestioni medievali nel 1997 quando il genere secondo me godeva di grande attenzione anche tra i fruitori del settore estremo con progetti come Mortiis, Arcana, Raison D’Etre, Die Verbannten Kinder Evas e molti altri a farla da padroni. All’epoca come fu il riscontro del disco da parte delle riviste specializzate e delle ‘zine?
Fu generalmente buono anche se girò più che altro in ambienti legati al Progressive Rock. Comunque chi aveva una certa cultura notò le influenze da te citate. All'epoca mandai anche il disco a Mortiis in persona che ne apprezzò l'aspetto orchestrale! Ancora oggi si trovano varie recensioni sul web; da parte mia ho conservato tutte le recensioni cartacee recuperate allora. Quando mandai loro il disco, i signori della Cold Meat Industry mi dissero che si occupavano solo di artisti scandinavi...certo l'essere italiano non mi aiutò in un periodo come quello, se lo stesso lavoro fosse stato registrato da un norvegese forse qualcosa sarebbe successo!
La prima stampa di "Finitor Visus Nostri" è stata pubblicata dall’etichetta californiana Moonchild Records. Tempo fa mi raccontasti dei particolari molto drammatici e misteriosi legati a questa etichetta e mi piacerebbe che li raccontassi anche ai lettori del Il Mondo Di Edu…
All'epoca fui onorato di essere incluso nel roster di questa etichetta discografica davvero "sotterranea". Brian Hirsch, il boss, mi contattò per le mie trasmissioni in radio. Lui era un eccezionale musicista e all'epoca pubblicò due album: "Quest For Truth" e "Indeed", fatti quasi interamente con tastiere proprio come il progetto Machina Coeli. Ecco perchè Brian ne fu affascinato sin dagli inizi. La collaborazione diede buoni frutti ed era in progetto la stampa del primo LP ma un giorno di Brian Hirsch sparirono le tracce: le uniche cose che si lasciò alle spalle furono un ufficio distrutto, la ricevuta d'acquisto di una rivoltella e un furgoncino abbandonato ai limiti di un bosco. Il corpo non fu mai trovato. Se non è morto, spero che sia riuscito a trovare quello che cercava, magari una vita diversa, un'altra identità, un altro paese. Per ricordare la sua musica consiglio l'ascolto di "Quest For Truth", disponibile anche su Spotify.
Mi racconteresti il concept epico/medievale che sta dietro al disco e mi piacerebbe conoscere anche le ispirazioni extra musicali che hanno contribuito alla pubblicazione dell’album…
Beh, direi tanto ardore giovanile e idee "filosofiche" davvero ingenue! La spinta iniziale a livello musicale venne da Mortiis, ma a livello lirico venne da "Blood On Ice" dei Bathory: misi giù la storia di un guerriero che abbandona l'idea di guerra come soluzione in sè per perseguire - ispirato dal fantasma del nonno comparso in riva al lago - l'Ideale, somma di verità, amore e libertà. In realtà il disco è interamente strumentale, a parte un narrato campionato da "La Guerra Dei Mondi" di Orson Welles, quindi la storia serviva solo a descrivere le atmosfere dei brani.
Machina Coeli sembra ancora avere uno spirito molto underground.
Ha senso ancora parlare di Underground nel 2016? Oppure come dicono tanti è morto e sepolto alla fine degli anni '90?
Non ha più senso a livello letterale: una volta era "underground" ciò che era nascosto, non visibile, difficile da scovare e impegnativo da seguire. Oggi tutto è alla luce del sole (il web), basta saperlo trovare anche se la difficoltà consiste nel contrario di quanto avveniva in passato: oggi c'è troppo e tutto contemporaneamente. Allora c'era relativamente poco, sparso qua e là per il mondo, nelle cantine, nei garage e nelle camere da letto dei musicisti che sognavano di sfondare come i loro idoli.
Suoneresti “live” con i Machina Coeli se ti venisse proposto? E qual è secondo te il contesto migliore dal punto di vista logistico per proporre le tue musiche?
Non ho né le capacità, né i mezzi tecnici per mettere insieme un concerto del genere: preferirei gustarmi il concerto come spettatore, di fronte ad una piccola orchestra in una notte d'estate in riva al cupo e romantico Lago Sebino, luogo da cui proveniva mio nonno Dante.
Una curiosità: si parla sempre poco dei dettagli tecnici della composizione di un disco di qualsiasi genere si tratti. Mi piacerebbe conoscere le strumentazioni che hai utilizzato per l’assemblaggio e la produzione di "Finitor Visus Nostri"…
E' stato interamente registrato con una leggendaria workstation Korg X3, che tuttora conservo gelosamente e utilizzo per le mie composizioni. Naturalmente l'assolo di chitarra finale fu sovrainciso in studio.
Heavy Demons, il tuo programma radio ormai di culto, resiste strenuamente alla profonda crisi che sta colpendo tutta la scena. Qual è la molla che ti spinge ancora a promuovere certa musica in un canale per alcuni sottovalutato e “antico” come quello della radio?
Una trasmissione radio regolare su una radio FM, nell'epoca delle webradio, è merce rara! Io ci metto la stessa passione che, minorenne, misi nell'aprile 1995. Non ho perso una puntata da allora (ho fatto diverse trasmissioni) e, non esistendo il Tempo (pura creazione umana), non lo percepisco minimamente. Sono un seguace di Aiòn, non di Kronos, dunque vivo la mia vita come un eterno attimo. Lascio le miserie del presunto scorrere del tempo alla maggior parte dei primati poco evoluti che popolano (in maniera eccessiva) il pianeta.
Per finire domanda classica: progetti futuri per Coatl M. Evil? Un nuovo album dei Machina Coeli è previsto in tempi brevi?
Il disco è pronto da tempo e il concept che affronta riguarda l'occultamento dei vangeli Gnostici nel IV secolo d.C. per preservarli dalla sicura distruzione da parte della Chiesa, da poco legittimata a scopo politico dall'imperatore Costantino. Sto ragionando con Matteo della Masked Dead Records per capire come e quando stamparlo, naturalmente in edizione ultralimitata per iniziare. Cosa molto adatta allo spirito elitario del progetto!
E ovviamente visto che sei anche il vocalist della Horror Rock band The Mugshots ci sono novità anche in tal senso? Di recente ho visto una foto negli uffici di una storica etichetta italiana legata ai suoni orrorifici…
La mitologica Black Widow Records di Genova, esatto! A marzo saremo in studio da Freddy Delirio dei Death SS per registrare il nuovo LP dei Mugshots, che uscirà anche in vinile per la label genovese. Avremo molti ospiti sul disco, tra cui Freddy stesso alle tastiere e Tony Dolan dei Venom Inc. alla narrazione! Prime evil!
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domenica 22 novembre 2015
LA JANARA - QUANDO METAL E FOLCLORE SI FONDONO [INTERVISTA+RECENSIONE]
Ci sono band che per anni si costruiscono un universo artistico preso in prestito da realtà culturali e sociali lontane e abusate che faticano poi a portare avanti tra l'indifferenza o la superficialità generale (e in tal caso non a torto...) e ci sono band come gli irpini La Janara che nutrendosi delle suggestioni e delle visioni della loro terra natia in brevissimo tempo consegnano ai posteri un (omonimo) debut album ricco di passione, convinzione e soprattutto personalità.
Perché si sente lontano un miglio che la loro musica proviene da un coinvolgimento viscerale, dalla passione e anche da un vissuto unico e irripetibile come dovrebbe essere alla base di qualsiasi parto artistico...
Intanto il quartetto della provincia di Avellino (dopo essersi aggiudicato il Lioni Music Festival a furor di popolo) ci presenta un lotto di brani (arricchiti da un intro e un outro acustici) che pescano dalla tradizione Hard/Blues e dal Metal Classico per narrare in forma musicale le storie, a volte gotiche, a volte profondamente vere (e quindi ancora più spaventose...) del folclore e della realtà locale con un occhio particolare per la critica sociale e per le brutture dell'uomo comune.
Molto espressivi e drammatici i vocalizzi della “frontwoman” La Janara che con la sua timbrica unica e profonda risulta essere l'arma vincente della Janara nel delineare panorami sonori in perenne contrasto tra luce e tenebre.
Il resto viene affidato all'ispiratissimo chitarrista Il Boia che costruisce riff incisivi ed epici e a una sezione ritmica di tutto rispetto e credetemi di questi tempi non è un dettaglio così scontato. Personalmente ho apprezzato molto i brani più diretti e veloci come “Le Janare”, “Colpa Nostra” e “Menandra” che riescono a trascinare l'ascoltatore con la loro struttura compatta e un “rifferama” tagliente ma la band ha uno spettro sonoro davvero ampio che tocca anche Doom, Folk e Rock tipicamente italiano.
Insomma se cercate un disco che trasudi, come già detto, convinzione e coinvolgimento (prima dei musicisti che poi si irradia anche agli ascoltatori) allora non perdetevi questo disco anche perché è stampato in edizione limitata con una copertina che si ispira al concept “stregonesco” del loro paese. Non paghi di questo abbiamo anche intervistato in esclusiva per IL MONDO DI EDU, La Janara (Voce e Chitarra) e il Boia (chitarra).
Buona lettura!
Ho apprezzato molto il vostro album di debutto. Mi ha ricordato come veniva composto e suonato certo metal in passato: meno ricerca della perfezione artificiosa, di suoni iper abusati e più passione, coinvolgimento e personalità. Da dove nasce questo vostro unico indirizzo artistico?
(Il Boia): Grazie per il complimento. In realtà, pur volendo, una ricerca del suono più approfondita ed una maggiore perfezione nella produzione non sarebbero state facili da raggiungere, dato che queste canzoni sono le prime cose in assoluto che ognuno di noi quattro abbia mai registrato nella propria vita, e siamo già molto soddisfatti dei risultati. Nemmeno a farlo apposta, anche il nostro amico Benedetto Cagnetta, che ha prodotto e registrato il disco, era al suo primo lavoro in studio, quindi abbiamo potuto sperimentare in libertà, e decidere senza alcuna pressione o limite circa l’impronta da conferire alle nostre canzoni. Questo indirizzo artistico nasce da tre cose: l’amore per l’heavy metal e l’hard rock, quello più ancorato al blues, l’amore per la musica prog e cantautorale italiana, (Lucio Battisti, De André, New Trolls, PFM, Biglietto per L’inferno) e l’amore incondizionato per la nostra terra, l’Irpinia, e i suoi misteri e leggende che tentiamo di trasporre in musica in maniera personale e originale.
La vostra band ha vita breve. Mi potresti delineare i fatti che hanno portato alla creazione del progetto La Janara e i vostri intenti primari?
(La Janara): La Janara nasce con intenzioni precise: volevamo sperimentare un nuovo tipo di metal che fosse legato alla nostra terra, da qui la volontà di comporre testi in italiano e che affrontassero tematiche legate al folklore locale, concentrandoci su quelle creature affascinanti e misteriose che hanno dato il nome alla nostra band.
Mi sembra di capire che siete tutti originari dell'Irpinia, una terra che conosco ancora poco musicalmente. C'è una scena agguerrita dalle vostre parti? E se sì vi sentite parte di questa scena o vi considerate degli outsider?
(Il Boia): Considero l’Irpinia una terra piuttosto vivace dal punto di vista musicale. Essendo una zona che non offre molto, sono tanti i ragazzini che cominciano a suonare e formare in continuazione gruppi. Naturalmente ci sono tanti altri gruppi stabili, come i nostri amici Oniria, band in cui suona anche il nostro batterista Stefano.
Mi piacerebbe conoscere i retroscena che hanno portato alla pubblicazione del vostro album di debutto omonimo. E' nato prima il concept dedicato alle streghe che in passato abitavano le vostre zone o prima le musiche?
(Il Boia): Siamo stati io e Raffaella a pensare di formare un gruppo musicale che parlasse di streghe, che affondasse le radici nella nostra terra ma con i rami ben puntati verso le vibrazioni elettriche di Black Sabbath, New Trolls, Cream e tanti altri. Mentre ci informavamo su certi argomenti, e visitavamo luoghi più o meno dimenticati delle nostre terre, alcune musiche erano già pronte, quindi ci è venuto naturale, in quel momento, scrivere testi così particolari. Le canzoni del primo disco, però, sono ancora abbastanza slegate le une dalle altre dal punto vista concettuale, sono ancora degli esperimenti, per quanto mi riguarda, lirici e musicali; una sorta di test per verificare se la formula funziona, e pare che molti l’abbiano apprezzata. A proposito, la canzone ‘Menandra’ è dedicata ad una strega così chiamata, che pare abitasse a Grottaminarda (il nostro paese d’origine) qualche secolo fa. Ho sempre pensato che il metal italiano abbia ben salde radici nelle storie, nei miti e nelle leggende locali e per questo sia un unicum nel panorama internazionale.
La Janara segue la via indicata da The Black, Paul Chain e molti altri e guarda alla sua terra come musa ispiratrice e libro denso di storie da raccontare e musicare?
(Il Boia) Hai centrato il punto, nominando alcuni dei gruppi musicali che apprezzo di più in assoluto. D’altronde, come potrebbe essere altrimenti? In Italia certe leggende, e con esse talune credenze popolari, affondano le proprie radici in una cultura che definire centenaria è riduttivo, si parla infatti di millenni di storia i cui stralci, talvolta, sopravvivono ancora in qualche modo (si pensi ai culti egizi che sopravvivono in maniera strisciante nell’iconografia cristiana, come le madonne nere, dirette discendenti di Iside, che osservano le navate di moltissime chiese nostrane, come la Madonna nera di Carpignano nel cuore dell’Irpinia). Il termine ‘janara’, infatti, deriva probabilmente da Diana, dea romana della caccia (sarebbe un’evoluzione di ‘dianara’, cioè seguace della Dea), oppure da ‘ianua’ che in latino vuol dire ‘porta’, volendo indicare un tramite, quindi, fra una dimensione spirituale ed una fisica. Culti pagani, leggende e storie del passato, sopravvivono nella cultura popolare in maniera prepotente, finanche nelle superstizioni e nei racconti delle nonne, ultime antiche custodi dei segreti contadini, ma rischiano di andare perduti per sempre se qualcuno non li tramanda ai posteri. Noi, dal canto nostro, cerchiamo di musicare una nostra interpretazione di questo mondo antico con un certo tipo di sonorità, che per loro natura ben si sposano con certi argomenti, ancora, però, poco sviluppati nel nostro primo lavoro.
La Janara è una band "live"? E soprattutto riuscite a suonare dal vivo in una regione da sempre problematica come la Campania?
(La Janara): Finora abbiamo suonato live solo tre volte. Purtroppo la nostra è una regione musicalmente chiusa, dove il metal non riesce ad emergere e a farsi spazio. Fondamentalmente siamo noi band a dover cercare date in locali che diano spazio alla musica, e festival da organizzare dove poter suonare tutti insieme.
Ha senso ancora parlare di Underground nel 2015? Oppure come dicono tanti è morto e sepolto alla fine degli anni '90?
(Il Boia): Come dici nel tuo libro Sub Terra, che ho letto e consultato più volte con avidità, l’underground alla fine degli anni ’90 ha avuto una battuta di arresto, è praticamente morto, o meglio, è morta la sua vecchia incarnazione. Oggi esiste internet, chiunque può registrare un album in casa e diffondere la propria musica online in qualsiasi momento, direi che esiste una diversa dimensione dell’underground più largamente diffusa, o meglio, un appiattimento generale dove i gruppi emergenti possono avere la stessa visibilità, o quasi, di gruppi un po’ più famosi. Non c’è più quell’underground di cui ho sentito parlare in Sub Terra, in ogni caso, e che non ho vissuto in prima persona, dato che sono nato nel ’90.
E sopratutto La Janara è una band fieramente "underground" o cerca un riconoscimento più vasto che sia nazionale o internazionale?
(Il Boia): Per adesso ci muoviamo nell’ombra, fieramente, questo è certo! Il riconoscimento, quello vero, può venire solo dopo aver pubblicato musica di qualità, e noi siamo già al lavoro!
La vostra band è alla ricerca di un contratto discografico? Oppure ormai il supporto di una etichetta è sopravvalutato e si possono trovare canali alternativi di promozione attraverso l'autopubblicazione come avete fatto voi?
(Il Boia): Siamo alla ricerca di una casa discografica che non sia un mero sponsor incollato sulla copertina del CD. Siamo alla ricerca di qualcuno che ci accompagni in questa avventura musicale come facevano le case discografiche un tempo, e, soprattutto, qualcuno che non ci chieda dei soldi. Solo uno di noi ha un lavoro stabile: io, Stefano (il batterista) e Raffaella (la cantante), invece, siamo ancora degli studenti, e finanziamo, registriamo e produciamo da soli la nostra musica. Fin quando non troveremo una squadra del genere, stiamo bene da soli, anche perché non ci interessa guadagnare con la musica, creerebbe troppe aspettative e non saremmo liberi dal punto di vista artistico. Quello che ci interessa, piuttosto, è non rimetterci altri soldi in più oltre a quelli che già abbiamo speso e spendiamo per registrare e per andare in giro a suonare.
Siete un ottimo ibrido tra vecchio metal, doom, blues e rock italiano.
Saranno sempre queste le vostre coordinate musicali o ci sarà spazio per ulteriori sorprese stilistiche in futuro?
(La Janara): Siamo quattro musicisti molto diversi, ognuno con le proprie preferenze musicali. Tutto questo si ripercuote e influenza la nostra musica: mescoliamo idee e stili diversi e ci capita spesso di sperimentare nuove sonorità. Credo che questo sia un fattore positivo perché permette alla musica di crescere e di svilupparsi e non focalizzarsi su un genere preciso.
Per finire domanda classica: progetti futuri per La Janara? Un nuovo album è previsto in tempi brevi?
(La Janara): Dopo l’uscita del primo album non ci siamo fermati e ci siamo messi subito al lavoro. Abbiamo tante idee da sviluppare e soprattutto abbiamo intenzione di creare qualcosa di meno spontaneo e più studiato e ponderato, ma che sia in qualche modo legato al concept iniziale e che sia caratterizzato dal nostro marchio di fabbrica.
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mercoledì 16 settembre 2015
EDOARDO ROSATI, DANILO ARONA – KM 98 (Edizioni Anordest, 2015) [RECENSIONE]
Avevo già parlato tempo fa della proficua collaborazione tra l’autore horror Danilo Arona (che su questo blog è di casa) e il medico e giornalista Edoardo Rosati culminato nella pubblicazione dell’ottimo “La Croce Sulla Labbra” su Segretissimo Mondadori.
Non paghi di questo i nostri hanno dato alle stampe una nuova edizione aggiornata di quel romanzo apocalittico del lontano 2008 e poi il nuovo parto “KM 98”, entrambi per Edizioni Anordovest.
Già dal titolo il diabolico duo farà sobbalzare dalla sedia chi conosce a menadito le gesta del fantasma dell’autostrada Melissa, narrate da Arona tra web e libri vari.
Perché si parte proprio da lì, da quell’evento misterioso e ombroso della segnalazione di una ragazza tragicamente investita in autostrada presso la città di Padova alle 5,20 di notte del 29 Dicembre 1999 (un fatto che ancora oggi aleggia come uno spettro inquieto tra fiction virtuale e realtà) per creare un Medical Thriller che molto ha a che fare con l’Horror.
I protagonisti della storia sono tre camici bianchi (tre moderni indagatori dell’incubo che non hanno niente a che fare con fantasmi e maledizioni varie) che dotati di raziocinio, competenza e un pizzico di follia, dovranno cercare la risposta a un antico sortilegio che da sempre, ogni anno, richiede un tributo di sangue.
Sorprende come i due autori riescano a fondere mirabilmente le loro peculiarità narrative e scientifiche creando un libro verosimile e sincero che ha il pregio, da subito, di catapultare il lettore, in una dimensione da incubo, dove la scienza (mai come in questo caso tormentata e apparentemente incapace di dare soluzioni efficaci contro il male) ha il compito di sbrogliare una matassa di eventi misteriosi e drammatici per poter finalmente riportare l’ordine dove c’è solo caos e morte.
“KM 98” è un vero e proprio romanzo di genere e come tale dedicato in primis a chi rimpiange il vero e autentico “perturbante” in libreria.
Arona & Rosati non strizzano l’occhio ai facili trend e al gotico edulcorato dedicato ai ragazzini, ma costruiscono un’opera matura, appassionata e dedicata che andrebbe già premiata solo per il coraggio e la competenza, infusa a piene mani nel libro.
A conti fatti hanno ragione loro e le parole di Arona sono qui per restare:
E allora… nulla. Ovvero, stiamo sempre qua, sul confine. Il confine tra il vero e il falso, tra il creduto vero e l’allucinazione (consensuale). Tra la Realtà e i Fantasmi. Ovvero tutto quel che nutre il gotico contemporaneo. Perché gli archetipi – i vampiri soprattutto – sono stati confinati in innocuo recinto “romantic dark”, dove la fantasia e il marketing non si pongono problemi di spazio. E perché oggi, per l’autentica paura, occorre un ambiguo dato supplementare: la possibile esistenza di una dimensione interfacciata alla nostra in cui poter esprimere una diversa e supplementare “percezione”. Non è un caso che la storia di Melissa si sia fusa con la più classica delle leggende, quella dell’autostoppista fantasma, che gli studiosi di folklore contemporaneo classificano senza ombra di dubbio tra le storie buone da raccontare accanto a un camino in aperta campagna, ma che invece per i seguaci del paranormale sono autentiche esperienze ai confini della realtà, suffragate da centinaia e centinaia di testimonianze da ogni parte del mondo. Non se ne esce, e il grande fascino della paura sta tutto qui.
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