giovedì 2 giugno 2016

AGONIA - SOTTERRANEI PIONIERI DEL DEATH METAL! [RECENSIONE+INTERVISTA]


Gli Agonia si formano a Brescia nel lontano 1992 e sono stati tra i primi gruppi in Italia a proporre e suonare Death Metal in un periodo in cui il genere stava conquistando una buona fetta di mercato in paesi come Germania, Inghilterra e Paesi Scandinavi.
Il primo demo autoprodotto su cassetta “At The Darkest Spawn” risale al 1993 mentre il Sette Pollici (o per intenderci ancora meglio, il vecchio 45 giri) intitolato “Breed” viene pubblicato dalla storica etichetta “death” Cryptic Soul Production (Horrid, Undertakers tra gli altri) nel 1994 e recensito positivamente anche in uno dei primi numeri della rivista “Grind Zone”.
La band sembra lanciata verso la pubblicazione di un mini CD, ma nel nostro paese incombe da sempre una maledizione e anche gli Agonia, come tanti pionieri dell'estremo “Made in Italy” sono costretti ad arenarsi sul più bello. Davvero un peccato.
“Servants”, una raccolta su cassetta in sole 200 copie limitatissime per l'etichetta milanese Unholy Domain Records, rende giustizia a una band che poteva dare ancora tanto al Death Metal con il suo sound oscuro e sotterraneo. Perchè gli Agonia rappresentano il lato più devastante e senza compromessi del genere e quindi dedicato a una fetta di pubblico che non ne vuole sapere di tastiere o melodie. Brandelli di Suffocation, Pestilence, primi Carcass e primi Cannibal Corpse si mischiano in un sound purulento, soffocante, che puzza di putrefazione lontano un miglio (vedi i due brani di Breed) e mai come in questo caso l'etichetta di “Metal della Morte” non viene nominata invano per gli Agonia.
Se siete legati al vecchio Underground e a un modo di intendere il Death legato ad antichi (ma affascinanti) stilemi (produzione grezza, doppia cassa martellante e vocals che definire 'gutturali' è un eufemismo) allora fiondatevi su questa tape e fate un bel tuffo nel passato, magari recuperando anche qualche vecchia 'zine di settore come la stessa Headfucker (poi anche etichetta discografica) del cantante Carlo Gervasi.
Nota di colore: nell'intervista che vi proponiamo più in basso al batterista Giovanni Pasini, troverete anche alcune domande sul suo romanzo horror “Scorpione” pubblicato qualche anno fa. Visto che in questo blog ci occupiamo anche di Horror nelle sue varie forme mi è sembrata un'ottima occasione per parlare anche di questo libro che consiglio vivamente agli amanti dell'entomologia e del vecchio splatter alla Clive Barker.

Old School Agonia

Ciao Giovanni, vorrei iniziare delineando la storia degli Agonia...Quando vi siete formati? Perchè avete deciso di suonare Death Metal ed era difficile proporre questo genere "estremo" dalle vostre parti? 

Gli Agonia hanno iniziato a prendere forma tra i banchi di scuola, io ed Andrea Riva (chitarra) ci siamo appassionati prima al metal classico per poi avvicinarsi a sonorità sempre più estreme.
Erano gli anni dei primi esordi del death, ricordo che rimasi folgorato da gruppi come Death, Bathory, Morbid Angel, Napalm Death, Pestilence e Carcass. Come naturale conseguenza è nata la voglia di suonare.
Così con una chitarra e la batteria hanno iniziato a prendere forma gli Agonia.
Abbiamo suonato con molte persone ed abbiamo cambiato diversi componenti del gruppo fino a quando noi si sono uniti Michele Marpicati, Alessandro Burri e Carlo Gervasi, questa fu la formazione definitiva.
Ricordo che da quel momento in poi suonavamo come dei matti,ogni giorno… si viveva per quello: per suonare ed ascoltare dischi! Poi sono arrivati concerti, demo e il sette pollici “Breed”, “Headfucker” la zine di Carlo, l’amicizia di tante persone e molte soddisfazioni.
Un periodo davvero magico con un alone di misterioso rispetto che circondava tutti i gruppi death metal italiani e non dell’epoca. Dalle nostre parti ricordo le difficoltà per un genere che andava affermandosi ma anche l’orgoglio per appartenere ad una scena che ribolliva cattiveria, sudore e mistero!

Quali sono state le motivazioni che vi hanno spinto a pubblicare "Servants" una compilation tape con tutto il vecchio materiale del gruppo nel 2015? 

E’ stata una sorpresa, sono stato contattato da diverse persone che ricordavano ed amavano il gruppo, inoltre avevamo nel cassetto delle registrazioni mai pubblicate per via del nostro scioglimento. Sono arrivate delle proposte interessanti da parte di Alessandro Pech della Unholy Domain e così dal cassetto sono uscite vecchie e “nuove” cose. Inoltre tra non molto uscirà anche un cd contenente tutto il nostro materiale, incluso un live. Sarà pubblicato dalla Despise the Sun Records di Andrea Cipolla. Questo per noi rappresenta una grande soddisfazione, un sigillo postumo davvero notevole. Inoltre ora esiste anche una pagina Facebook dedicata al gruppo.

Su Metallum risulta che gli Agonia si sono sciolti. È la verità? Se si perché vi siete sciolti? 

Si, è vero. E’ successo perché alcuni membri del gruppo non erano più interessati a suonare death metal, sostanzialmente per perdita di motivazione.
Devo dire però che tra di noi siamo rimasti ottimi amici e che vedo e sento spesso Andrea (chitarrista) e Michele (bassista).

Il Sette Pollici "Breed" del 1994

La pubblicazione di "Servants" è foriera di un inatteso ritorno della band sulle scene? 

Devo essere sincero: mi piacerebbe suonare ancora le nostre canzoni live.
Per ora non c’è nulla di concreto però.

Ricordo che nei primi anni '90 eravate presenti su diverse zine nazionali e internazionali e il vostro sette pollici "Breed" fu recensito anche in uno dei primi numeri della rivista "Grind Zone". Questo Status di “Grandi Antichi” del Death Metal made in Italy continua ancora oggi oppure il web ha cannibalizzato ogni cosa creando una bulimia di uscite e band che ha appiattito gusti e collaborazioni, scordando anche i pionieri del genere? 

Quello che dici mi lusinga davvero! Devo dire che il web propone oggigiorno moltissime band, alcune sono davvero buone, e devo dire che proprio dal web è arrivata per gli Agonia la possibilità di pubblicare in modo degno ciò che un tempo fu fatto.
Tuttavia è innegabile che personalmente resto legato all’ old school death metal. Ci sono gruppi, canzoni, riffs, concerti, copertine di dischi che mi sono entrati nel sangue. Non si possono sostituire, come l’atmosfera maligna ed esaltante che si respirava nei primi anni ’90.

Gli Agonia rappresentano più di altri il vero Underground, quello delle ‘zine, flyer e demo tape. Ha senso ancora parlare di Underground nel 2016? Oppure come dicono tanti è morto e sepolto alla fine degli anni '90? 

Direi che “quel” tipo di underground fatto, come dici bene, di flyer, ‘zine e demo tapes appartiene esclusivamente a quegli anni,e molti (come me) cercano di riviverlo collezionando quello che girava all’epoca. Esiste un “underground” oggi, ma ha caratteristiche completamente diverse.

Potresti raccontarmi qualche aneddoto curioso o significativo relativo alla carriera degli Agonia? Qualcosa di mai rivelato finora? 

Certo! Esiste una sessione fotografica con gli Agonia in versione “splatter black gore” esilarante! Ci siamo armati di accette, spade e pugnali e seminudi ci siamo infilati in una fabbrica abbandonata per avere una location suggestiva. Ricordo che così combinati abbiamo incrociato un gruppo di persone probabilmente nascoste e dedite ad “attività alternative”… quando ci hanno visto sono letteralmente ammutoliti e sbiancati!

Scorpione, romanzo horror di Giovanni Pasini

Ho letto con molto interesse il tuo unico romanzo finora pubblicato "Scorpione" del 2003. All'epoca come è stato recepito dalla critica? Sei soddisfatto del risultato? 

In quel periodo avevo bisogno di sfogare il mio disagio e la mia rabbia ed allora mi sono messo a scrivere. Ne è venuto fuori un romanzo estremo, ricordo che ho avuto complimenti e critiche positive. Ma il libro non ha avuto una distribuzione degna di tal nome… un prodotto per pochi intimi, insomma!

Mi è piaciuta molto la forte componente "entomologica" connessa al protagonista del romanzo. È qualcosa che fa parte della tua formazione o esperienza o ti sei documentato molto prima di scrivere il libro? 

Ti ringrazio, ho pensato di associare la violenza umana alla apparente freddezza degli insetti che trovo delle formidabili macchine di morte. Questo tipo di conoscenze non fanno parte della mia formazione, mi sono documentato in fase di scrittura.

Questo romanzo horror è stato influenzato in qualche modo dalla tua esperienza di musicista death metal? E in futuro potresti utilizzare alcuni temi del libro per futuri brani? 

Sicuramente si, come dicevo prima, è stato un altro canale di sfogo oltre a quello della musica. Per quanto riguarda futuri brani.. non ci avevo pensato!

Infine i progetti progetti futuri di Giovanni Pasini? Stai scrivendo un nuovo libro? E sei ancora coinvolto nel mondo del Metal? 

Continuo a scrivere perché è una necessità che ho da sempre ed a suonare, anche se per ora da solo, amo ancora andare ai concerti per salutare i vecchi amici ed ascolto ancora molto, molto death metal!

martedì 31 maggio 2016

MALAURIU/CIRCLE OF THE LAST PROMONTORY (SPLIT) – PATTO ALL'INFERNO! [RECENSIONE]


Gli split album tra band estreme (in primis death metal e black metal) sono una invenzione dei lontani anni '80 dove band ultra underground stringevano un patto infernale su disco per far conoscere la loro musica a un pubblico più ampio dei soliti tape traders.
Da subito mi viene in mente lo storico sodalizio tra i Sepultura (Bestial Devastation EP) e i connazionali Overdose nel lontano 1985.
Ma nei primi anni '90 queste alleanze su cd divennero quasi lo "Status Symbol" di un underground estremo che se ne fregava del marketing e delle vendite, presentando degli album dedicati a pochi selezionati seguaci. Pensiamo allo storico split Necromantia/Varathron in Grecia o quello ormai di culto tra Vlad Tepes e Belketre in Francia, giusto per citare due esempi significativi di quei tempi pionieristici.
Sorprende constatare che nel 2016 certi atteggiamenti fieramente "sotterranei" e ctoni siano ancora riscontrabili in una fetta di scena black metal che non vuole più saperne di una via maestra che tra web e uscite "usa e getta" ha finito per soffocare il vero impeto underground.

Malauriu
Lo split Malauriu/Circle Of The Last Promontory (non a caso entrambi dalla sicilia, una terra che in fatto di Metal estremo andrebbe studiata e tramandata ai posteri) intitolato "Media Vita in Morte Sumus" per l'etichetta Land Of Fog (solo 100 copie limitatissime...) ci consegna una uscita che va dritta al sodo senza tante esagerazioni o mistificazioni fine a se stessi.
I Malauriu propongono tre brani più intro (l'Inno alla Morte di Ungaretti su una base ambient molto claustrofobica) di infernale Black Metal in pieno stile anni '90, tra i Darkthone di "A Blaze In The Northern Sky" e quello stile "mediterraneo" che vede nei primi Inchiuvatu un riferimento più che evidente. Il brano "Deus Mortuorum" (invero maligno ed esasperato) vede anche la collaborazione del vocalist Lord Astaroth dei Kurgaall.

Circle Of The Last Promontory

Più moderni ma altrattanto abissali i Circle Of The Lat Promontory, un duo che vede coinvonlto quel Francesco Cucinotta già intervistato su questo blog per il ritorno dei Sinoath.
I Circle hanno un sound più acido e decadente (in certi tratti ai limiti del Doom) e infarciscono il loro Black Metal (Xasthur e i primi Dissection i riferimenti più chiari ...) con inserti ambient tra sacro e profano (altra caratteristica della cosiddetta "Scena Siciliana") oppure con una evidente matrice psichedelica.
"Media Vita in Morte Sumus" dimostra ancora una volta che lontano dal mainstream e da tristi riflettori il Black Metal può ancora creare uscite di indubbio valore per ispirazione e musica.
E pazienza se le poche copie finiranno presto e pochi attenti adepti si accorgeranno di loro...
I culti, quelli veri, si creano anche così!



mercoledì 25 maggio 2016

MAGNI ANIMI VIRI - ROCK OPERA DELL'ANIMA [RECENSIONE]


“Heroes Temporis”, album di debutto dei Magni Animi Viri, ha avuto finora una vita “editoriale” davvero insolita per questi tempi moderni in cui i dischi vengono sfornati a ripetizione e dopo pochi mesi del tutto dimenticati.
La prima edizione del disco, in lingua italiana, risale al lontano 2006 quando i due compositori Giancarlo Trotta e Luca Contegiacomo (tastiere, Moog ed effetti vari), ispirati da generi di musica differenti come Musica Classica, Prog ed Heavy Metal diedero vita a “Heroes Temporis”, un coacervo altamente ispirato di Metal orchestrale.
L'album, nel corso degli anni, ha raccolto positivi apprezzamenti da parte sia della critica italiana che di quella straniera, tanto spingere i nostri a una vera e propria riedizione dell'album ai giorni nostri con una nuova versione cantata in inglese.
La novità di “Heroes Temporis World Edition” riguardano soprattutto le voci: accanto ai musicisti della prima edizione, ovvero John Macaluso, Randy Coven, il guitar-hero Marco Sfogli (ora nella PFM) e la Bulgarian Symphony Orchestra Sif. 309 diretta da Giacomo Simonelli, spiccano oggi i nomi di Russell Allen dei Symphony X e Amanda Somerville (After Forever, Edguy, Kamelot, Epica, Avantasia e molti altri).
Le parti narrate sono state invece affidate di Clive Riche, attore, cantante e doppiatore inglese.

Giancarlo Trotta - Keyboards
Dopo un'introduzione del genere cosa si può dire ancora di “Heroes Temporis World Edition”?
Sul lato prettamente tematico si tratta di un “concept album”incentrato sul viaggio iniziatico del protagonista che mettendolo di fronte ai propri desideri, visioni, ricordi e incubi, gli farà conoscere realmente la sua strada e il suo destino, portandolo infine a un radicale e significativo cambiamento.
Sul lato prettamente musicale trattasi in questo caso di una vera e propria “Rock Opera” dove le parti recitate e più atmosferiche di Riche e quelle più aggressive e Symphonic Metal interpretate da un ispirato Russell Allen la fanno da padrone, accompagnando l’ascoltatore nei vari paesaggi interiori raccontati nel disco.
Non mancano momenti più riflessivi e pacati, rappresentati da diverse ballad dal sapore ancestrale ed evocativo interpretate magistralmente dalla bravissima Amanda.
Insomma ci troviamo di fronte a un progetto eterogeneo, profondo, di grande spessore emozionale che parte dal Metal e dal Rock per toccare le corde più nascoste dell’ascoltatore attraverso atmosfere sempre cangianti e coinvolgenti. “Heroes Temporis World Edition” è estremamente consigliato agli appassionati di Rhapsody, Symphony X, PFM e cultori della Classica applicata al mondo del Rock (gli esempi in questo caso si sprecano).
Ricordo, infine, che il ricavato delle vendite di “Heroes Temporis” sarà devoluto all'Associazione Heroes Temporis For Autistic Children ONLUS - di cui Magni Animi Viri è il primo testimonial - a favore del reparto ludico-diagnostico della clinica/centro diagnostico MerClin di Campagna (SA).
Il materiale ludico e diagnostico servirà a integrare questo reparto per bambini, nel quale opererà anche un team specializzato in clownterapia.
Sarà possibile effettuare le donazioni dal sito http://heroestemporis.org.

domenica 17 aprile 2016

FABRIZIO GIOSUÈ - TOLKIEN ROCKS. VIAGGIO MUSICALE NELLA TERRA DI MEZZO (ARCANA EDIZIONI, 2015) [RECENSIONE+INTERVISTA]


"Tolkien Rocks. Viaggio Musicale nelle Terra di Mezzo" è il nuovo saggio musicale di Fabrizio Giosuè, già autore del corposo "Folk Metal. Dalle Origini al Ragnarök" per Crac Edizioni.
Il titolo è già eloquente: un excursus vivace e molto interessante tra le contaminazioni, evidenti e meno, tra musica di ogni genere e il Maestro assoluto del Fantasy, J.R.R.Tolkien.
Fabrizio infonde in questo suo parto editoriale tutta la sua competenza e la sua passione per l'autore britannico e il Rock tout court creando un libro agile, ben scritto e sopratutto ottimamente organizzato.
Un vero e proprio viaggio nella Terra di Mezzo e nei suoi personaggi, pescando a piene mani da testi, contaminazioni, ibridazioni, influenze e qualsiasi dato obiettivo che possa portare alla luce il concetto affascinante e trascinante di "Rock Tolkeniano".
E così ci imbattiamo in nomi grossi come Led Zeppelin, Black Sabbath, Bob Catley, The Allman Brothers fino a quelli meno noti (ma non per questo meno importanti) come Marco Lo Muscio, Arturo Stàlteri, Lingalad e Giandil che in un certo senso rappresentano la parte più soft e ricercata della musica d’ispirazione tolkieniana.
Impossibile, poi, non citare i Blind Guardian, che hanno un capitolo a parte dedicato all'album “Nightfall In The Middle Earth”, e tutto l'armamentario estremo in odore di Mordor di Amon Amarth, Ephel Duath, Cirith Ungol, Burzum, Gorgoroth, ecc.ecc.
La parte conclusiva è infine dedicata agli attori che hanno preso parte ai film di Peter Jackson e ai loro progetti musicali, da quelli più propriamente heavy come quelli di Sir Christopher Lee, sia con Manowar e Rhapsody che in versione solista, fino a quelli più rock oriented di Viggo Mortensen, Billy Boyd, Elijah Wood etc.
Insomma, “Tolkien Rocks” si candida a diventare (anche per la sua unicità editoriale) la Bibbia di riferimento per chi vuole abbinare una sana lettura delle meravigliose opere di Tolkien a una colonna sonora di sicuro effetto!
Ma lasciamo che sia lo stesso Fabrizio Giosuè (che ringrazio ancora per la partecipazione) a raccontarci la sua visione e i suoi pensieri su questo avvincente progetto!
Buona lettura.

L'Autore Fabrizio Giosuè

Fabrizio, iniziamo con una domanda secca: perché un saggio sulle connessioni tra Tolkien e la musica? 

Il perché è molto semplice: con Tolkien Rocks sono riuscito a unire due delle mie più grandi passioni, ovvero la musica rock/metal e i libri di J.R.R. Tolkien. Tutto è nato quando anni fa scrissi un paio di articoli per una webzine, rendendomi conto che c’era una grande mole di informazioni e particolarità da riportare e che un libro del genere non esisteva al mondo. La musica è un elemento fondamentale nelle opere di Tolkien, basti pensare che il primo capitolo de Il Silmarillion, dove si racconta di Iluvatar e della creazione del mondo, s’intitola non a caso “La Musica Degli Ainur”.
I libri di Tolkien hanno ispirato una quantità inimmaginabile di musicisti, dai grandi del rock fino alle nuove generazioni di metallari, tutti affascinati da personaggi, epiche battaglie e il perenne conflitto tra bene e male.

Quando si mettono due mondi a confronto (letteratura e musica) si corre sempre il rischio di scontentare due pubblici con gusti e finalità differenti. Secondo te i numerosissimi fan dello scrittore inglese, che non seguono l’epopea metal, potrebbero apprezzare progetti musicali “estremi” come ad esempio Summoning o Burzum? 

Con un titolo come Tolkien Rocks il lettore sa già cosa troverà all’interno del libro, ovvero musica rock d’ispirazione tolkieniana. Conoscere e scoprire nuove realtà è sempre un bene, il piacere o meno è semplicemente un fatto di gusti personali. In verità non mi sono posto il problema se chi è fuori dal mondo metal possa apprezzare Burzum, così come non mi sono preoccupato della reazione dei metallari più intransigenti dinanzi alle deliziose note dei pianisti Marco Lo Muscio e Arturo Stàlteri; spero anzi che questo “incrocio” musicale possa incuriosire e arricchire il lettore!

In “Tolkien Rocks” ho molto apprezzato il capitolo dedicato alla “Scena Italiana” con interviste a compositori e artisti che esulano dal Rock tout court. La Musica “Tolkeniana” potrebbe evolversi e diventare una corrente autonoma partendo proprio dall’Italia? 

Sinceramente non credo sia possibile. Anni fa, dopo l’uscita nei cinema della trilogia di Peter Jackson de Il Signore Degli Anelli, ci fu una piccola e qualitativamente interessante ondata di gruppi che proponevano musica rock/folk/acustica di matrice tolkieniana, ma con il passare degli anni la fiamma si è spenta e molti gruppi hanno fatto perdere le proprie tracce. Vedo piuttosto dei musicisti che vanno per la propria strada e quando hanno l’ispirazione giusta compongono uno o più brani dedicati alla Terra Di Mezzo, o come nel caso di Lo Muscio con The Book Of Bilbo And Gandal, un album intero. Ci sono delle eccezioni come il bel debutto di Giandil dal titolo Andata e Ritorno (2015), un lavoro personale ispirato a Lo Hobbit e il full-length epic black metal Túrin Turambar Dagnir Glaurunga del progetto Emyn Muil, cd che mette in musica il libro I Figli Di Húrin. Non si può, però, parlare di vera e propria scena.

Summoning

Secondo te qual è un disco che può riassumere al meglio il concetto di “Rock Tolkeniano”? 

Non trovo un unico disco in grado di riassumente il termine “rock tolkieniano” in quanto ogni band ha un proprio stile e una visione personale della Terra di Mezzo. Preferisco pensare a un cd compilation “fai da te”, in modo che ognuno possa inserire le canzoni reputate più belle o rappresentative. Io, ad esempio, non potrei non inserire una canzone come In The Beginning degli svedesi The Ring, picco artistico di un cd che è finito presto nel dimenticatoio subito dopo l’uscita avvenuta per l’italiana Scarlet Records nel 2004. Nel mio cd inserirei sicuramente i brani dei Led Zeppelin e The Wizard dei Black Sabbath, un brano dei Blind Guardian tratto da Nightfall In Middle-Earth, Mirdautas Vras dei Summoning, Beren and Luthien dei Cruachan, uno degli Unleashed (ne hanno incisi tre su Orchi e Sauron) e altri nomi da decidere a seconda dell’umore. Marco Lo Muscio, Arturo Stàlteri, Lingalad e Giandil sono i nomi che scelgo per rappresentare la parte più soft e ricercata della musica d’ispirazione tolkieniana. Di sicuro la “lista” dalla quale attingere non è cosa da poco, in quanto si passa dal progressive di Bo Hansson al metal più violento e truce di formazioni sud americane feroci quanto i Nazgul in cerca dell’Anello.

Le opere di Tolkien, come ben rappresenti nel tuo saggio, sono state “saccheggiate” da gruppi e artisti differenti, dai Led Zeppelin a Bob Catley passando per Megadeth, Cruachan, Blind Guardian e Orange Goblin? Perché il Metal nelle sue varie forme si sente così affine al “Signore degli Anelli”? 

Non è facile rispondere. Forse perché in un unico libro ci sono tantissime storie diverse in grado di emozionare un po’ tutti, esattamente come i personaggi che popolano la Terra di Mezzo sanno affascinare ogni tipo di musicista: Galadriel ha un carattere e un modo di porsi che può attrarre un certo tipo di lettore che magari apprezza di meno una creatura del male come può essere Il Re Stregone di Angmar. Così come c’è il musicista che preferisce concentrarsi sulle battaglie o i passaggi più “movimentati” de Il Signore Degli Anelli, trovando meno interessanti le riflessioni dei personaggi. I gruppi di metal estremo trattano nei loro testi per lo più di orchi o Nazgul, mentre le band power o folk sono più affini a personaggi meno malvagi. Di sicuro all’interno de Il Signore Degli Anelli ce n’è per tutti i gusti!

C’è stato un periodo in cui il Black Metal della seconda ondata ha cercato di inglobare a volte forzatamente a volte meno certe trame oscure e certe suggestioni epiche dell’opera di Tolkien con risultati epocali (vedi Summoning). Se Tolkien fosse ancora vivo apprezzerebbe questo “estremo” connubio? 

Credo proprio di no!  A volte è difficile ascoltare certa musica anche per noi che viviamo nell’heavy metal da non si sa quanti anni, figurati un anziano professore universitario alle prese con le urla strazianti del duo austriaco! Mi piace pensare, però, che ne sarebbe affascinato, chiedendo informazioni sul gruppo e soprattutto sui testi.

J.R.R.Tolkien

Mi sbaglio o dopo la metà degli anni ’90 e l’uscita al cinema della trilogia di Jackson sul “Signore degli Anelli” si è un po’ attenuata l’ispirazione “tolkeniana” nel Metal? Le nuove generazioni secondo te hanno ancora voglia di farsi irretire e catturare dai romanzi del secolo scorso? 

Dopo l’uscita della prima trilogia di Jackson c’è stata una vera e propria invasione di band influenzate dal mondo di Tolkien: alcune sono andate avanti per parecchi anni riuscendo anche a pubblicare diversi dischi per etichette prestigiose, altri si sono fermati dopo il debutto.
Forse il boom c’è stato proprio tra metà anni ’90 e i dieci anni successivi, ma ancora oggi scopro ogni settimana qualche nuova band che pubblica un EP o un demo sulla Terra di Mezzo.
Gli ultimi che sono capitati tra le mie mani sono i messicani Bauglir (death metal melodico) con Over The Gates Of Angband e i russi Moongates Guardian, freschi autori dell’album The Eagle’s Song. Il mondo creato da Tolkien è talmente vasto e ricco di sfaccettature che molto difficilmente un giovane lettore, musicista, non ne rimanga affascinato.

Infine chiudiamo con una domanda classica: i tuoi futuri progetti editoriali e non per il 2016? 

Ho appena terminato un articolo per una prossima pubblicazione dell’università di Cork, Irlanda, sulle origini del folk metal, il volume dovrebbe uscire prima della fine dall’anno. Sto lavorando a una biografia musicale e a una serie di racconti per ragazzi, il lavoro non mi manca!
Ti ringrazio per lo spazio che mi hai concesso e per le domande interessanti che hai posto, grazie di cuore!

domenica 3 aprile 2016

SINOATH - GLI ENIGMATICI MEANDRI DEL DESTINO [INTERVISTA + RECENSIONE]


A distanza di ben sette anni (per i tempi veloci e saturi di uscite discografiche del nuovo millennnio una etermità!) tornano in pista i catanesi Sinoath, una delle poche band estreme del nostro paese per la quale il termine "Cult" non è sprecato e che ha contribuito a creare quella gloriosa "Scena Underground" che ha contraddistinto buona parte degli anni '90.
I Sinoath hanno attraversato i decennni con uscite centellinate ma sempre di grande qualità e non fa eccezione questo "Meanders Of Doom" (titolo che già dice molto sull'attitudine dei nostri...), un EP di soli due brani (più intro) che mi auguro serva a scaldare i motori per una uscita più consistente nei prossimi mesi.
Chi conosce la lunga carriera del combo siciliano di sicuro non rimarrà deluso da questa release: due lunghe composizioni in bilico tra Doom/Death e Dark Sound tipicamente nostrano, non disdegnando atmosfere melodiche, parti recitate e ammiccamenti al vecchio Rock.
Insomma un EP ben strutturato, sufficientemente vario e per nulla prevedibile tanto da fare pensare a interessanti sviluppi compositivi per il futuro.
Promossi a pieno titolo!


Ma non paghi di questo ascolto abbiamo contattato il vulcanico vocalist e compositore Francesco Cucinotta per farci raccontare un po' di aneddoti e curiosità dietro ai "Meandri del Destino".

Ecco il resconto della nostra chiacchirata:

Allora Francesco, a che punto eravamo rimasti con i Sinoath? Sono trascorsi ben sette anni dall’ultimo Full Length intitolato “Under The Ashes”…Che cosa è successo nel frattempo? 

 Dopo "Under The Ashes" il nome Sinoath è rimasto fatalmente congelato in attesa di tempi più favorevoli. Grazie alla voglia di continuare è stato possibile rimettere in carreggiata questo nome caro a molti appassionati cultori del metal underground. Prima di ciò ognuno di noi era impegnato in altri progetti.

 "Meanders of Doom" è un ep autoprodotto. Continuerete con questa formula oppure siete alla ricerca di una label più importante e magari con una distribuzione più ampia? 

"Meanders of Doom" è stato stampato dalla Final Earthbeat, che è la label personale della band, ed è distribuito dalla Warhell. Attualmente l'ep è in fase promozionale, in attesa che si possa arrivare a canali con maggior visibilità. Vedremo...


Il titolo di questo EP sembra quasi un manifesto tematico di quel genere che gli stessi Sinoath hanno contribuito a creare e sviluppare negli anni. Oppure c’è un concept ancora più particolare e profondo dietro? 

"Meanders of Doom" è un titolo che in sé evidenzia sia il fatalismo del ritrovarsi ancora una volta sotto il nome Sinoath, sia una visione esistenziale ricca di domande sul destino dell'uomo dagli albori del mondo a oggi. Personalmente penso che la vita sia un mistero talmente grande, affascinante e complesso che il cercare ostinatamente di svelare può rovinarne il suo senso più profondo. I "meandri del destino" sono da sempre fitti e oscuri, e probabilmente tali devono rimanere.
Ricordo che diversi personaggi dell’underground estremo del Nord Europa mettevano i Sinoath tra le loro band preferite nelle ‘zine di settore.
Questo Status da “Grandi Antichi” continua ancora oggi oppure il web ha cannibalizzato ogni cosa creando una bulimia di uscite e band che ha appiattito gusti e collaborazioni? Siamo ben consapevoli come la rete ha radicalmente cambiato anche il mondo della musica. Se da un lato facilita la conoscenza di artisti interessanti in tempi brevissimi, dall'altro fa crescere noia e frustrazione.
Noia per l'imbattersi nell'ascolto di bands che si copiano a vicenda che approfittano della comodità del web per lanciarsi allo sbaraglio velocemente, e frustrazione per chi non ha, come una volta, il tempo di assimilare per bene un album. Io sono uno di questi, tanto che alla fine scelgo di fare ben altro che stare al pc interi pomeriggi. Circa lo status da "grandi antichi" ( grazie per il riferimento Lovecraftiano. Apprezzatissimo! ) non saprei dirti molto in merito.
I Sinoath, con la loro storia piena di cambi di line-up, demo-tapes e album diventati merce per collezionisti, probabilmente si sono meritati la nomea di "cult band" negli anni. Questo ovviamente non ci fa camminare sull'acqua, ma ha indubbiamente creato, nel tempo, un qualche alone di mistero intorno al nome della band. Circa le collaborazioni, noto con piacere che non mancano mai.
Sono il primo a collaborare.


I Sinoath rappresentano più di altri il vero Underground, quello delle ‘zine, flyer e demo tape. Ha senso ancora parlare di Underground nel 2016? Oppure come dicono tanti è morto e sepolto alla fine degli anni '90? 

 I Sinoath hanno avuto la fortuna di vivere quel particolare periodo storico dei primi anni novanta, e di contribuire al suo sviluppo. Si, personalmente penso sia possibile parlare ancora di underground oggi. In molti si son stancati degli mp3 e vogliono tornare ad avere oggetti fisici tra le mani. Questo è un buon segnale. Degli anni novanta in molti rimpiangono un certo modo di fare le cose. Una certa genuinità che si è persa con la corsa allo streaming da un lato, e certa seriosità del tipo "odio il mondo/guerra a tutti/ misantropia unica via" credibile quanto una televendita di pentole taroccate. Si è persa la voglia di divertirsi facendo musica.

I Sinoath sono di Catania. Come va la scena metal catanese oggi? C’è ancora quel bel movimento di band e artisti che aveva contraddistinto i primi anni ’90? 

Catania continua a sfornare bands interessanti, e malgrado le solite mille difficoltà di una tipica città del sud, non si è mai mollato la presa. Anzi...

Questo nuovo EP fa da apripista a un nuovo album previsto a breve o per ora dobbiamo accontentarci e attendere… 

Si, "Meanders of Doom" introduce il terzo album dei Sinoath che al momento stiamo scrivendo. Non so precisamente quando entreremo in studio, ma non ci saranno attese lunghe anni.

Infine i progetti personali di Francesco Cucinotta? So che sei molto attivo come musicista con diversi progetti e band… 

Oltre che con i Sinoath, continuo parallelamente con Circle Of The Last Promontory ( a breve uno split con i conterranei Malauriu che uscirà per la Land of Fog ), il solo project Felis Catus e una nuova collaborazione con Thomas Hand Chaste ( Death SS/ Paul Chain & Violet Theatre/ Witchfield/ Sancta Sanctorum ). Non ne escludo comunque altre in futuro!

mercoledì 30 marzo 2016

LA FIGURA ANGELICA E I PAPUTI



Dopo aver raccontato, come quasi ogni anno su questo blog, la bellissima manifestazione tra Fede e Folclore della millenaria "Processione dei Paputi" (qui le foto pubblicate di recente) abbiamo ricevuto la segnalazione di un video alquanto misterioso e singolare pubblicato dal canale tv on line ilsoffione.tv (questa la loro pagina di Facebook).
Il video mostra una apparente figura angelica, che si materializza da una strana formazione di nuvole e che poi si innalza dal collina della città di Sarno (Sa) durante la Processione dei Pauti di Venerdì 25 Marzo 2016.
Possibile? C'è da crederci?
Lasciamo che siano i lettori a valutare questo mistero e a farsi una idea precisa in merito
Noi vi lasciamo con la descrizione dell'evento da parte di ilsoffione.tv:

Una singolare combinazione di formazione delle nuvole disegnate dal vento hanno formato in cielo, il giorno del venerdì santo durante la tradizionale sacra processione dei “Paputi”, circostanza che la rende ancora più misteriosa, una figura angelica con ali, elmo ed armatura che ricordano il patrono della città San Michele.

 

martedì 29 marzo 2016

MAGISTER DIXIT: RASSEGNA STAMPA


E' da un bel po' di tempo che non segnalo più movimenti e recensioni del mio ultimo saggio musicale "Magister Dixit, la leggenda esoterica di Jacula e Antonius Rex" (ma a questo link e scorrendo verso il basso potete leggere una serie di post e segnalazioni varie che riguardano il libro) e anche se un po' datata ho deciso di segnalare questa breve rassegna stampa delle riviste cartacee che hanno recensito molto positivamente il saggio.
Si tratta di Guitar Club (Maggio, 2015), Classic Rock (Giugno, 2015) e l'interessantissima 'zine Giovani Pop.
Se ci sono giornalisti ancora interessati a recensire il libro potete scrivermi alla mail che troverete nella colonna destra del blog.