giovedì 28 giugno 2018

BLACKY SABBATH & EDU AL SARNO COMICS & GAMES


Domenica 24 Giugno, il sottoscritto, insieme a uno degli organizzatori del Sarno Comics & Games, Enrico Ruocco, ha avuto l'onore e il piacere di presentare al numeroso pubblico presente il nuovo libro a fumetti di una vecchia conoscenza di questo blog: Antonio Pannullo.
E' stata una bellissima serata e potete leggere un resoconto dell'evento anche su Sarno Notizie.
Non mi resta altro da fare che segnalare l'uscita in libreria e on line di Blacky Sabbath, il nuovo parto artistico di Pannullo dove, come ho già segnalato in precedenza, troverete anche una mia prefazione in esclusiva. A presto per altre news più succulente!


lunedì 28 maggio 2018

CARNE E METALLO: L'AUDIO-TORTURA BARKERIANA [PLEASURE OF PAIN SPECIAL]


Negli ultimi anni mi sono dedicato principalmente ai miei libri e ad altro ma non ho dimenticato di essere un Blogger dal 2009 ed è con questo spirito che ho accettato con entusiasmo l'invito di Severino (The Obsidian Mirror) e Lucius Etruscus (Il Zinefilo), due tra i migliori blogger di genere sul web, a partecipare allo speciale collettivo su Clive Barker intitolato "The Pleasure Of Pain".
Il mio contributo è on line (lo puoi leggere a questo link) e si intitola "Carne e Metallo: l'audio-tortura Barkeriana".
Già dal titolo sapete cosa vi aspetta ;)
Buona lettura.

venerdì 18 maggio 2018

LETTERS FROM THE DEAD (IN MEMORY OF PELLE OHLIN 1969 – 1991) – THE OLD NICK [RECENSIONE]


Only Black is true, only Death is real!!! Gore is trend!
Così esordisce in una sua missiva, datata 21 Marzo 1990, Pelle Ohlin (in arte Dead), frontman dei norvegesi Mayhem, capitanati dal napoleonico e ambizioso chitarrista Euronymous, mostrandoci da subito, in questa raccolta di vecchia corrispondenza su carta (sono riprodotti persino gli originali), la sua visione integralista del vita e della musica.
All’epoca, il biondo cantante è un ragazzo poco più che ventenne, che scambia lettere con tutto il mondo tra cui l’italianissimo Nick Curri, attento osservatore dell’underground estremo sulla rivista Flash, nonché editore di una ‘zine molto seguita nella scena, denominata Metal Destruction.
The Old Nick, questo lo pseudonimo che userà anche nella cult Black/Death Metal band Funeral Oration, riuscirà a scambiare con il tormentato Dead una fitta rete di lunghe missive prima del suo suicidio avvenuto nel 1991, documenti che, venticinque anni dopo, hanno un valore enorme per poter comprendere una delle figure più controverse e coerenti del movimento Black Metal.
Per chi già bazzicava l’underground delle ‘zine e del tape trading, questo Letters From The Dead, sarà un piacevole ritorno al passato. Stampato come una fanzine e corredato di disegni inediti nati dalla fantasia perversa dello stesso frontman, il parto editoriale (rigorosamente autoprodotto come vuole la tradizione) di Curri è una macchina del tempo che lascia attoniti e disorientati.
Scopriamo così un personaggio che, seppur delineato in migliaia di articoli e pubblicazioni, si presenta al lettore per quello che realmente è: un ragazzo dedito al Metal, con un’infatuazione morbosa per argomenti scabrosi (satanismo, cannibalismo, magia, etc.) e una percezione dell’esistenza terrena fortemente condizionata da un’esperienza di pre-morte avuta anni prima.


Sono questi gli elementi cardine del Dead artista che insieme a una forma di violenza autodistruttiva (l’autore lo paragona, non a torto, a Rudolf Schwarzkogler, un performer austriaco che praticò l’automutilazione come Body Art e critica sociale, prima di suicidarsi a soli ventinove anni), lascerà un’impronta indelebile nella scena di lì a venire.
Le parole di Dead, sono una porta aperta nel suo mondo di musicista Black Metal, di tape trader, di appassionato di Metal estremo e soprattutto di ragazzo curioso di scoprire un mondo avulso e per lui affascinante come quello del Male.
Ne viene fuori una personalità singolare, contorta e piena di tormenti, che abbina domande e considerazioni su Sette Sataniche e Magia Nera come se fossero argomenti di uso comune, a veri e propri slogan su cosa debba essere il Death Metal e la sua estetica, fino ad arrivare a racconti autobiografici che di sicuro avranno fatto saltare il buon Nick sulla sedia non appena li avrà letti.
Una nota di colore, se me lo permettete, in tutto questo buio: è disarmante ed emozionante imbattersi nel linguaggio che usa Pelle nelle sue lettere, dove cerca continuamente informazioni e spunti di ricerca per le sue curiosità morbose.
Tutto sembra avvolto da un manto di incertezza, di scoperta e di condivisione, frutto di una comunicazione, quella su carta, che nutriva fantasia e attesa, ansia e rassicurazione, ingredienti che attraverso le dinamiche veloci e “certe” del web, sono ormai del tutto scomparsi.
Letters From The Dead è una sorta di testamento spirituale e umano del Dead pre-suicidio, con tutti gli annessi e connessi del caso.
Chi già conosce la storia oscura di questo dilaniato (in tutti i sensi) performer svedese troverà altre conferme e rassicurazioni in merito.
Chi ha sempre avuto una visione oltremodo esagerata e integralista del Black Metal e dei suoi protagonisti si troverà di fronte un ventenne che vendeva i suoi dischi poser Death Metal (quelli Earache per intenderci) senza farlo sapere troppo in giro e un artista che attraverso le sue passioni ed ossessioni, poteva diventare davvero un faro per tutta la scena se la sua depressione personale e sogni perversi di vita oltre la morte non lo avessero fagocitato del tutto.
Un documento straordinario questo Letters From The Dead che, a distanza di venticinque anni, ci consegna in tutto il suo ctonio splendore, uno dei simboli assoluti e memorabili della stagione, ormai perduta, del Black Metal nordico.
RIP Dead

lunedì 14 maggio 2018

A PICCOLI PASSI - GIOVANNI DE ROSA [RECENSIONE]


Il 20 Settembre del 2016 il giovane regista Salernitano Giovanni De Rosa valica a piedi i Pirenei con la sua macchina da presa, per iniziare il suo Cammino verso Santiago di Compostela, un lungo tragitto a piedi, percorso dai pellegrini, sin dal Medioevo.
Il risultato di quella lunga e splendida esperienza è racchiuso nell’ispirato documentario "A piccoli passi".
Trattasi di un racconto, per immagini, di diverse storie e personaggi che si intrecciano tra di loro ed hanno in comune il viaggio spirituale o personale del Cammino.
Le loro parole sembrano provenire da un universo lontano e opposto rispetto all’esistenza grigia e vuota che da sempre contraddistingue le nostre esistenze: sono testimonianze fatte di passione, spiritualità, ricerca interiore, avventura, dolore, solitudine e anche di critica e rigetto verso una società che ha dimenticato il valore dell’uomo e della sua anima.


De Rosa è bravo ad assemblare queste vivide “interviste” che ci aprono la mente e il cuore e, incorniciate dagli splendidi paesaggi naturali del Cammino, creano un luogo di pace, comprensione, amicizia e solidarietà che conquista e commuove.
“A Piccoli Passi” è quindi un documento che parla di uomini e di donne, di fede e di ricerca dell’io, ma i veri protagonisti del docu-film di De Rosa in realtà sono i luoghi senza fine che si dispiegano lungo la strada di questi moderni pellegrini, paesaggi di una bellezza che va oltre il senso terreno per abbracciare il divino e la trascendenza.
Si rimane a bocca aperta mentre si contemplano i sentieri interminabili che attraversano campagne e monti, radure e declivi, e l’occhio del regista presto scompare e diventa lo sguardo di uno spettatore rapito ed estatico che ha solo voglia di lasciarsi tutto alle spalle, afferrare lo zaino e iniziare il suo Cammino verso Dio, verso la comprensione di se stesso o verso l’avventura.
Ognuno ha il suo scopo sul Cammino, ognuno ha il suo destino.
Il Cammino di Santiago di Compostela, alla fine dei suoi 800 Km, resta nella mente e nel cuore, imprimendo orme indelebili non nel terreno percorso dai pellegrini ma nell’anima e il finale, meraviglioso ed elegiaco del documentario ce lo dimostra in pieno.
Non voglio anticipare nulla. “A Piccoli Passi” va visto in silenzio, lasciandoci rapire dalle immagini e dai volti dei suoi protagonisti.
De Rosa ci consegna una testimonianza stupenda di speranza e conforto.
Ora sta solo a noi fare tesoro della sua esperienza e del suo lavoro artistico per migliorarci e intraprendere il nostro cammino verso un’esistenza migliore.
Un lavoro eccellente per gli occhi e per l’anima.
Per ulteriori info potete cliccare a questo link.

giovedì 26 aprile 2018

THE PLEASURE OF PAIN (SPECIALE HELLRAISER)


Sono stato invitato insieme ad altri illustri colleghi blogger, presenti nel banner promozionale che potete vedere in alto, a partecipare a un tributo collettivo al film di Clive Barker "Hellraiser" per il trentennale della sua uscita nelle sale italiane.
Con grandissimo entusiamo ho accettato visto che sono un super fan di ogni cosa prodotta dal diabolico Barker quindi a Maggio potrete leggere un mio contributo molto "metallico" sul blog The Obsidian Mirror e lo segnalerò anche qui :)
Intanto beccatevi i due trailer ufficiali di questo splendido evento collettivo!

domenica 3 dicembre 2017

CULT OF PARTHENOPE 2017 (LIVE REPORT)


Sabato 4 Novembre, presso il Crash di Pozzuoli (Napoli), si è svolta la seconda edizione di un appuntamento ormai imperdibile per tutti i fan del metal estremo campani: il Cult Of Parthenope. Non a caso quest’anno è stato scelto un club ben più capiente, che negli scorsi anni ha ospitato dei live ormai storici di band quali Dissection, Watain, Rotting Christ, Forgotten Tomb, Fleshgod Apocalypse etc.

Il bill è bello numeroso e allora si parte subito con gli Orchestra Esteh, una progetto che vede anche la collaborazione dei Sanguis Solaris. Tutti si aspettano sonorità maligne e tenebrose e invece questa “mosca bianca” della serata si presenta con uno strano ibrido di Ambient, Noise e un certo tribalismo, lasciando intravedere il potenziale dell'evento che di sicuro non sarà prevedibile o noioso.

Cambio di palco ed ecco arrivare i Gotland, provenienti da Torino. La band piemontese festeggia il decimo anno di attività in terra partenopea, presentando al meglio un sound sinfonico e orchestrale che mi ha ricordato i primi Emperor e roba ormai del tutto andata come Obtained Enslavement e Odium. C'è anche spazio per una ispirata cover dei Bathory: la sepolcrale “Call From The Grave”.

Insomma inizia a farsi sul serio e i laziali ShadowThrone non sono da meno con una proposta che parte dal Symphonic Black Metal dei Satyricon di Nemesi Divina, per arrivare a bordate Thrash/Metal che servono davvero a scaldare la serata. E in questo la band ci riesce pienamente!

Con i Párodos (trovate la recensione del loro debut album a questo link) si respira un attimo, avvolgendo il pubblico con il loro Avant-garde Black Metal, allo stesso tempo epico e drammatico. La band è ormai già rodata da numerosi live e si appresta a partire per un tour Europeo con i conterranei Scuorn, e il risultato è come sempre onirico e spaziale, confermando ancora una volta le buone impressioni che ho avuto ascoltando Catharsis.

Con i Voltumna di Viterbo si rientra invece nei ranghi del Metal estremo e sia come brani che come impostazione sul palco mi hanno ricordato moltissimo  gli ultimi Behemoth di Nergal. A conti fatti svolgono bene il ruolo che si sono ritagliati nel festival.

Ma la vera sorpresa della serata per il sottoscritto sono stati assolutamente i Darkend di Reggio Emilia. Non li avevo mai sentiti prima e non appena salgono sul palco travolgono il pubblico con un Black Metal oscurissimo e teatrale. Non so perché ma mi hanno ricordato la prima volta che ho visto i Cradle Of Filth a Roma nel lontano 1995 e le sensazioni che ho provato sono le stesse. Un malvagia e perversa sinfonia vampirica di morte in vari atti. Li ho apprezzati moltissimo e mi sono ripromesso di approfondire la loro discografia in tempi brevi.

I Gort giocano in casa, e festeggiano anche i quindici anni di attività. Per l’occasione decidono di evocare una pestilenza sonora fatta di Black Metal sinistro e ultra distorto e di un’attitudine senza compromessi, dimostrando di essere la band più estrema ed elitaria della serata.

Degli Ad Hominem avevo sentito parlare diversi anni fa, con la pubblicazione di un loro album (Climax Of Hatred) per Avantgarde Music nel 2005 che mi aveva abbastanza convinto e così li attendevo al varco e dopo un mezz'ora di ritardo, si presentano sul palco col classico Corpse paint e un’aria davvero minacciosa. La loro urticante miscela di Black Metal Darkthroniano, Thrash alla Sodom e Desctuction (quello delle prime uscite) e reminiscenze Crust, non lascia scampo!
Con un’ora abbondante di repertorio e ben due bis (mi sarei aspettato una cover in tema vecchio Thrash ma rimango a bocca asciutta) gli Ad Hominem dimostrano tutto il loro "mestiere" senza sbavature e con una sezione ritmica schiacciasassi.
Per il resto tutto il pubblico della venue partenopea si lascia travolgere da questo attacco all’arma bianca e a conti fatti credo che nessuno sia rimasto assolutamente deluso da questi ispirati headliners.

Una splendida e variegata serata questa del Cult Of Parthenope che dimostra, se qualcuno ancora non se ne fosse accorto che nel clima generale di crisi e scoraggiamento si può ancora organizzare un evento in grado di richiamare una torma di appassionati puntando (soprattutto) sulla scena nazionale e anche su di un validissimo gruppo estero.
Il piatto ricco penso abbia sfamato tutti a dovere.
Alla prossima!

Foto credits: Marino Cerrato. 







mercoledì 29 novembre 2017

BLACKY SABBATH (E CI SONO ANCHE IO!)


Con grandissimo piacere segnalo l'uscita di Blacky Sabbath, il nuovo parto artistico di Antonio Pannullo (che a suo tempo avevo già recensito su questo blog) con il suo ben noto crossover tra la Talpa Mutante Blacky Mole e i leggendari Black Sabbath!
All'interno troverete anche una mia prefazione intitolata "Blacky Sabbath Lives Again!".
Ecco tutte le info su questa imperdibile uscita:

Blacky Sabbath è la storia della band più pesante ed oscura dell'universo. 
Un viaggio reale che diventa surreale in un mondo completamente diverso che è quello delle talpe nere mutate. Blacky Sabbath è il diario di bordo della band in tour che si regge su un conflitto. 
Il leader e signore delle tenebre si è innamorato, dopo un abuso di pipistrelli africani essiccati altamente allucinogeni, di una candida maialina ma il resto del gruppo non sopporta tutto questo in quanto pensa di perdere in credibilità. 
Il viaggio musicale dei Blacky Sabbath è un percorso ricco di umorismo brutale misto a macabro sarcasmo e punte di dolcezza con esseri diversi arricchito dalla presenza di star della musica e del fumetto. 

Genere: Parodia Metal
Formato: 21x30 b/n, brossurato.
Prezzo: 10,00 €