domenica 31 gennaio 2016

MACHINA COELI - MUSICHE DALL'ETA' DELL'ORO!


C' è stato un periodo, tra metà dei novanta in poi, in cui sembrava che un genere di nicchia e profondamente oscuro come l'Ambient Dark potesse prendere il posto dell'ormai saturo e affollato Black Metal nel cuore degli appassionati del settore. Spessissimo, su zine e riviste del settore, potevi imbatterti in questi artisti che cercavano di imporsi con i loro suoni fatti di elettronica, tastiere eteree, melodie medievali e ritmi marziali.
Qualche nome? Mortiis, Arcana, Die Verbanten Kinder Evas, Pazuzu, Raison D'Etre e molti, molti altri. Machina Coeli, progetto solista di Coatl M.Evil (ora cantante dei The Mugshots), rientra in pieno in quella corrente musicale.
Tutte le musiche del debut album "Finitor Visus Nostri", composto nel 1997 e pubblicato per ben due volte nel 1999 dall'americana Moonchild Records e nel 2016 dall'italianissima Masked Dead Records, rappresentano un'istantanea perfetta di luce e tenebre, antico e moderno, atmosfera e poesia di epoche lontane e per questo attraenti.
Machina Coeli però un ha elemento in più rispetto a Mortiis e compagnia brutta: una evidente ispirazione progressive con l'innesto di soliste di chitarra e fughe tastieristiche mutuate in chiave minimale da band del passato come Genesis, Goblin o Tangerine Dream. Rissumendo il tutto: ventitre minuti di assoluto e soave disimpegno.
Un viaggio della mente in regioni lontane tra Medioevo e Saghe Cavelleresche, sognando un'epoca d'oro dell'uomo, fatta di coraggio e onore che, ahinoi, non tornerà mai più! Per ordinare la rispampa di "Finitor Visus Nostri" potete prendere come riferimento la Pagina Facebook di Masked Dead Records. Il disco è anche scaricabile gratuitamene sulla Pagina Bandcamp dei nostri.
Ma non ci siamo fermati qui e incuriositi ed estasiati dalle musiche di Machina Coeli abbiamo deciso di fare quattro chiacchiare a 360° con Coatl M. Evil.
Ecco il resoconto...


Ciao Coatl M. Evil, iniziamo con una domanda secca: perché una ristampa del tuo unico finora album del 1999 "Finitor Visus Nostri"? 

Si tratta di una proposta che viene dalla Masked Dead Records della giovane promessa Matteo Antonelli, che ha l'etá che avevo io quando diedi vita a quel disco. Non ti immagini quanto questo significhi per me: se allora avessi saputo che un mio coetaneo "del futuro" un giorno avrebbe amato e ristampato il disco, sarebbe stato immediatamente chiaro il senso della musica che componevo con tanta passione!

Hai composto questo disco Ambient/Dark con suggestioni medievali nel 1997 quando il genere secondo me godeva di grande attenzione anche tra i fruitori del settore estremo con progetti come Mortiis, Arcana, Raison D’Etre, Die Verbannten Kinder Evas e molti altri a farla da padroni. All’epoca come fu il riscontro del disco da parte delle riviste specializzate e delle ‘zine? 

Fu generalmente buono anche se girò più che altro in ambienti legati al Progressive Rock. Comunque chi aveva una certa cultura notò le influenze da te citate. All'epoca mandai anche il disco a Mortiis in persona che ne apprezzò l'aspetto orchestrale! Ancora oggi si trovano varie recensioni sul web; da parte mia ho conservato tutte le recensioni cartacee recuperate allora. Quando mandai loro il disco, i signori della Cold Meat Industry mi dissero che si occupavano solo di artisti scandinavi...certo l'essere italiano non mi aiutò in un periodo come quello, se lo stesso lavoro fosse stato registrato da un norvegese forse qualcosa sarebbe successo!

La prima stampa di "Finitor Visus Nostri" è stata pubblicata dall’etichetta californiana Moonchild Records. Tempo fa mi raccontasti dei particolari molto drammatici e misteriosi legati a questa etichetta e mi piacerebbe che li raccontassi anche ai lettori del Il Mondo Di Edu… 

All'epoca fui onorato di essere incluso nel roster di questa etichetta discografica davvero "sotterranea". Brian Hirsch, il boss, mi contattò per le mie trasmissioni in radio. Lui era un eccezionale musicista e all'epoca pubblicò due album: "Quest For Truth" e "Indeed", fatti quasi interamente con tastiere proprio come il progetto Machina Coeli. Ecco perchè Brian ne fu affascinato sin dagli inizi. La collaborazione diede buoni frutti ed era in progetto la stampa del primo LP ma un giorno di Brian Hirsch sparirono le tracce: le uniche cose che si lasciò alle spalle furono un ufficio distrutto, la ricevuta d'acquisto di una rivoltella e un furgoncino abbandonato ai limiti di un bosco. Il corpo non fu mai trovato. Se non è morto, spero che sia riuscito a trovare quello che cercava, magari una vita diversa, un'altra identità, un altro paese. Per ricordare la sua musica consiglio l'ascolto di "Quest For Truth", disponibile anche su Spotify.


Mi racconteresti il concept epico/medievale che sta dietro al disco e mi piacerebbe conoscere anche le ispirazioni extra musicali che hanno contribuito alla pubblicazione dell’album… 

Beh, direi tanto ardore giovanile e idee "filosofiche" davvero ingenue! La spinta iniziale a livello musicale venne da Mortiis, ma a livello lirico venne da "Blood On Ice" dei Bathory: misi giù la storia di un guerriero che abbandona l'idea di guerra come soluzione in sè per perseguire - ispirato dal fantasma del nonno comparso in riva al lago - l'Ideale, somma di verità, amore e libertà. In realtà il disco è interamente strumentale, a parte un narrato campionato da "La Guerra Dei Mondi" di Orson Welles, quindi la storia serviva solo a descrivere le atmosfere dei brani.

Machina Coeli sembra ancora avere uno spirito molto underground.
Ha senso ancora parlare di Underground nel 2016? Oppure come dicono tanti è morto e sepolto alla fine degli anni '90? 

Non ha più senso a livello letterale: una volta era "underground" ciò che era nascosto, non visibile, difficile da scovare e impegnativo da seguire. Oggi tutto è alla luce del sole (il web), basta saperlo trovare anche se la difficoltà consiste nel contrario di quanto avveniva in passato: oggi c'è troppo e tutto contemporaneamente. Allora c'era relativamente poco, sparso qua e là per il mondo, nelle cantine, nei garage e nelle camere da letto dei musicisti che sognavano di sfondare come i loro idoli.

Suoneresti “live” con i Machina Coeli se ti venisse proposto? E qual è secondo te il contesto migliore dal punto di vista logistico per proporre le tue musiche? 

Non ho né le capacità, né i mezzi tecnici per mettere insieme un concerto del genere: preferirei gustarmi il concerto come spettatore, di fronte ad una piccola orchestra in una notte d'estate in riva al cupo e romantico Lago Sebino, luogo da cui proveniva mio nonno Dante.


Una curiosità: si parla sempre poco dei dettagli tecnici della composizione di un disco di qualsiasi genere si tratti. Mi piacerebbe conoscere le strumentazioni che hai utilizzato per l’assemblaggio e la produzione di "Finitor Visus Nostri"… 

E' stato interamente registrato con una leggendaria workstation Korg X3, che tuttora conservo gelosamente e utilizzo per le mie composizioni. Naturalmente l'assolo di chitarra finale fu sovrainciso in studio.

Heavy Demons, il tuo programma radio ormai di culto, resiste strenuamente alla profonda crisi che sta colpendo tutta la scena. Qual è la molla che ti spinge ancora a promuovere certa musica in un canale per alcuni sottovalutato e “antico” come quello della radio? 

Una trasmissione radio regolare su una radio FM, nell'epoca delle webradio, è merce rara! Io ci metto la stessa passione che, minorenne, misi nell'aprile 1995. Non ho perso una puntata da allora (ho fatto diverse trasmissioni) e, non esistendo il Tempo (pura creazione umana), non lo percepisco minimamente. Sono un seguace di Aiòn, non di Kronos, dunque vivo la mia vita come un eterno attimo. Lascio le miserie del presunto scorrere del tempo alla maggior parte dei primati poco evoluti che popolano (in maniera eccessiva) il pianeta.

Per finire domanda classica: progetti futuri per Coatl M. Evil? Un nuovo album dei Machina Coeli è previsto in tempi brevi? 

Il disco è pronto da tempo e il concept che affronta riguarda l'occultamento dei vangeli Gnostici nel IV secolo d.C. per preservarli dalla sicura distruzione da parte della Chiesa, da poco legittimata a scopo politico dall'imperatore Costantino. Sto ragionando con Matteo della Masked Dead Records per capire come e quando stamparlo, naturalmente in edizione ultralimitata per iniziare. Cosa molto adatta allo spirito elitario del progetto!

E ovviamente visto che sei anche il vocalist della Horror Rock band The Mugshots ci sono novità anche in tal senso? Di recente ho visto una foto negli uffici di una storica etichetta italiana legata ai suoni orrorifici… 

La mitologica Black Widow Records di Genova, esatto! A marzo saremo in studio da Freddy Delirio dei Death SS per registrare il nuovo LP dei Mugshots, che uscirà anche in vinile per la label genovese. Avremo molti ospiti sul disco, tra cui Freddy stesso alle tastiere e Tony Dolan dei Venom Inc. alla narrazione! Prime evil!

domenica 22 novembre 2015

LA JANARA - QUANDO METAL E FOLCLORE SI FONDONO


Ci sono band che per anni si costruiscono un universo artistico preso in prestito da realtà culturali e sociali lontane e abusate che faticano poi a portare avanti tra l'indifferenza o la superficialità generale (e in tal caso non a torto...) e ci sono band come gli irpini La Janara che nutrendosi delle suggestioni e delle visioni della loro terra natia in brevissimo tempo consegnano ai posteri un (omonimo) debut album ricco di passione, convinzione e soprattutto personalità.
Perché si sente lontano un miglio che la loro musica proviene da un coinvolgimento viscerale, dalla passione e anche da un vissuto unico e irripetibile come dovrebbe essere alla base di qualsiasi parto artistico...
Intanto il quartetto della provincia di Avellino (dopo essersi aggiudicato il Lioni Music Festival a furor di popolo) ci presenta un lotto di brani (arricchiti da un intro e un outro acustici) che pescano dalla tradizione Hard/Blues e dal Metal Classico per narrare in forma musicale le storie, a volte gotiche, a volte profondamente vere (e quindi ancora più spaventose...) del folclore e della realtà locale con un occhio particolare per la critica sociale e per le brutture dell'uomo comune.
Molto espressivi e drammatici i vocalizzi della “frontwoman” La Janara che con la sua timbrica unica e profonda risulta essere l'arma vincente della Janara nel delineare panorami sonori in perenne contrasto tra luce e tenebre.
Il resto viene affidato all'ispiratissimo chitarrista Il Boia che costruisce riff incisivi ed epici e a una sezione ritmica di tutto rispetto e credetemi di questi tempi non è un dettaglio così scontato. Personalmente ho apprezzato molto i brani più diretti e veloci come “Le Janare”, “Colpa Nostra” e “Menandra” che riescono a trascinare l'ascoltatore con la loro struttura compatta e un “rifferama” tagliente ma la band ha uno spettro sonoro davvero ampio che tocca anche Doom, Folk e Rock tipicamente italiano.
Insomma se cercate un disco che trasudi, come già detto, convinzione e coinvolgimento (prima dei musicisti che poi si irradia anche agli ascoltatori) allora non perdetevi questo disco anche perché è stampato in edizione limitata con una copertina che si ispira al concept “stregonesco” del loro paese. Non paghi di questo abbiamo anche intervistato in esclusiva per IL MONDO DI EDU, La Janara (Voce e Chitarra) e il Boia (chitarra).
Buona lettura!

Ho apprezzato molto il vostro album di debutto. Mi ha ricordato come veniva composto e suonato certo metal in passato: meno ricerca della perfezione artificiosa, di suoni iper abusati e più passione, coinvolgimento e personalità. Da dove nasce questo vostro unico indirizzo artistico?

(Il Boia): Grazie per il complimento. In realtà, pur volendo, una ricerca del suono più approfondita ed una maggiore perfezione nella produzione non sarebbero state facili da raggiungere, dato che queste canzoni sono le prime cose in assoluto che ognuno di noi quattro abbia mai registrato nella propria vita, e siamo già molto soddisfatti dei risultati. Nemmeno a farlo apposta, anche il nostro amico Benedetto Cagnetta, che ha prodotto e registrato il disco, era al suo primo lavoro in studio, quindi abbiamo potuto sperimentare in libertà, e decidere senza alcuna pressione o limite circa l’impronta da conferire alle nostre canzoni. Questo indirizzo artistico nasce da tre cose: l’amore per l’heavy metal e l’hard rock, quello più ancorato al blues, l’amore per la musica prog e cantautorale italiana, (Lucio Battisti, De André, New Trolls, PFM, Biglietto per L’inferno) e l’amore incondizionato per la nostra terra, l’Irpinia, e i suoi misteri e leggende che tentiamo di trasporre in musica in maniera personale e originale.

La vostra band ha vita breve. Mi potresti delineare i fatti che hanno portato alla creazione del progetto La Janara e i vostri intenti primari? 

(La Janara): La Janara nasce con intenzioni precise: volevamo sperimentare un nuovo tipo di metal che fosse legato alla nostra terra, da qui la volontà di comporre testi in italiano e che affrontassero tematiche legate al folklore locale, concentrandoci su quelle creature affascinanti e misteriose che hanno dato il nome alla nostra band.

Mi sembra di capire che siete tutti originari dell'Irpinia, una terra che conosco ancora poco musicalmente. C'è una scena agguerrita dalle vostre parti? E se sì vi sentite parte di questa scena o vi considerate degli outsider?

(Il Boia): Considero l’Irpinia una terra piuttosto vivace dal punto di vista musicale. Essendo una zona che non offre molto, sono tanti i ragazzini che cominciano a suonare e formare in continuazione gruppi. Naturalmente ci sono tanti altri gruppi stabili, come i nostri amici Oniria, band in cui suona anche il nostro batterista Stefano.


Mi piacerebbe conoscere i retroscena che hanno portato alla pubblicazione del vostro album di debutto omonimo. E' nato prima il concept dedicato alle streghe che in passato abitavano le vostre zone o prima le musiche? 

(Il Boia): Siamo stati io e Raffaella a pensare di formare un gruppo musicale che parlasse di streghe, che affondasse le radici nella nostra terra ma con i rami ben puntati verso le vibrazioni elettriche di Black Sabbath, New Trolls, Cream e tanti altri. Mentre ci informavamo su certi argomenti, e visitavamo luoghi più o meno dimenticati delle nostre terre, alcune musiche erano già pronte, quindi ci è venuto naturale, in quel momento, scrivere testi così particolari. Le canzoni del primo disco, però, sono ancora abbastanza slegate le une dalle altre dal punto vista concettuale, sono ancora degli esperimenti, per quanto mi riguarda, lirici e musicali; una sorta di test per verificare se la formula funziona, e pare che molti l’abbiano apprezzata. A proposito, la canzone ‘Menandra’ è dedicata ad una strega così chiamata, che pare abitasse a Grottaminarda (il nostro paese d’origine) qualche secolo fa. Ho sempre pensato che il metal italiano abbia ben salde radici nelle storie, nei miti e nelle leggende locali e per questo sia un unicum nel panorama internazionale.

La Janara segue la via indicata da The Black, Paul Chain e molti altri e guarda alla sua terra come musa ispiratrice e libro denso di storie da raccontare e musicare? 

(Il Boia) Hai centrato il punto, nominando alcuni dei gruppi musicali che apprezzo di più in assoluto. D’altronde, come potrebbe essere altrimenti? In Italia certe leggende, e con esse talune credenze popolari, affondano le proprie radici in una cultura che definire centenaria è riduttivo, si parla infatti di millenni di storia i cui stralci, talvolta, sopravvivono ancora in qualche modo (si pensi ai culti egizi che sopravvivono in maniera strisciante nell’iconografia cristiana, come le madonne nere, dirette discendenti di Iside, che osservano le navate di moltissime chiese nostrane, come la Madonna nera di Carpignano nel cuore dell’Irpinia). Il termine ‘janara’, infatti, deriva probabilmente da Diana, dea romana della caccia (sarebbe un’evoluzione di ‘dianara’, cioè seguace della Dea), oppure da ‘ianua’ che in latino vuol dire ‘porta’, volendo indicare un tramite, quindi, fra una dimensione spirituale ed una fisica. Culti pagani, leggende e storie del passato, sopravvivono nella cultura popolare in maniera prepotente, finanche nelle superstizioni e nei racconti delle nonne, ultime antiche custodi dei segreti contadini, ma rischiano di andare perduti per sempre se qualcuno non li tramanda ai posteri. Noi, dal canto nostro, cerchiamo di musicare una nostra interpretazione di questo mondo antico con un certo tipo di sonorità, che per loro natura ben si sposano con certi argomenti, ancora, però, poco sviluppati nel nostro primo lavoro.


La Janara è una band "live"? E soprattutto riuscite a suonare dal vivo in una regione da sempre problematica come la Campania? 

(La Janara): Finora abbiamo suonato live solo tre volte. Purtroppo la nostra è una regione musicalmente chiusa, dove il metal non riesce ad emergere e a farsi spazio. Fondamentalmente siamo noi band a dover cercare date in locali che diano spazio alla musica, e festival da organizzare dove poter suonare tutti insieme.

Ha senso ancora parlare di Underground nel 2015? Oppure come dicono tanti è morto e sepolto alla fine degli anni '90? 

(Il Boia): Come dici nel tuo libro Sub Terra, che ho letto e consultato più volte con avidità, l’underground alla fine degli anni ’90 ha avuto una battuta di arresto, è praticamente morto, o meglio, è morta la sua vecchia incarnazione. Oggi esiste internet, chiunque può registrare un album in casa e diffondere la propria musica online in qualsiasi momento, direi che esiste una diversa dimensione dell’underground più largamente diffusa, o meglio, un appiattimento generale dove i gruppi emergenti possono avere la stessa visibilità, o quasi, di gruppi un po’ più famosi. Non c’è più quell’underground di cui ho sentito parlare in Sub Terra, in ogni caso, e che non ho vissuto in prima persona, dato che sono nato nel ’90.

E sopratutto La Janara è una band fieramente "underground" o cerca un riconoscimento più vasto che sia nazionale o internazionale?

(Il Boia): Per adesso ci muoviamo nell’ombra, fieramente, questo è certo! Il riconoscimento, quello vero, può venire solo dopo aver pubblicato musica di qualità, e noi siamo già al lavoro!

La vostra band è alla ricerca di un contratto discografico? Oppure ormai il supporto di una etichetta è sopravvalutato e si possono trovare canali alternativi di promozione attraverso l'autopubblicazione come avete fatto voi? 

(Il Boia): Siamo alla ricerca di una casa discografica che non sia un mero sponsor incollato sulla copertina del CD. Siamo alla ricerca di qualcuno che ci accompagni in questa avventura musicale come facevano le case discografiche un tempo, e, soprattutto, qualcuno che non ci chieda dei soldi. Solo uno di noi ha un lavoro stabile: io, Stefano (il batterista) e Raffaella (la cantante), invece, siamo ancora degli studenti, e finanziamo, registriamo e produciamo da soli la nostra musica. Fin quando non troveremo una squadra del genere, stiamo bene da soli, anche perché non ci interessa guadagnare con la musica, creerebbe troppe aspettative e non saremmo liberi dal punto di vista artistico. Quello che ci interessa, piuttosto, è non rimetterci altri soldi in più oltre a quelli che già abbiamo speso e spendiamo per registrare e per andare in giro a suonare.

Siete un ottimo ibrido tra vecchio metal, doom, blues e rock italiano. 
Saranno sempre queste le vostre coordinate musicali o ci sarà spazio per ulteriori sorprese stilistiche in futuro? 

(La Janara): Siamo quattro musicisti molto diversi, ognuno con le proprie preferenze musicali. Tutto questo si ripercuote e influenza la nostra musica: mescoliamo idee e stili diversi e ci capita spesso di sperimentare nuove sonorità. Credo che questo sia un fattore positivo perché permette alla musica di crescere e di svilupparsi e non focalizzarsi su un genere preciso.

Per finire domanda classica: progetti futuri per La Janara? Un nuovo album è previsto in tempi brevi?

(La Janara): Dopo l’uscita del primo album non ci siamo fermati e ci siamo messi subito al lavoro. Abbiamo tante idee da sviluppare e soprattutto abbiamo intenzione di creare qualcosa di meno spontaneo e più studiato e ponderato, ma che sia in qualche modo legato al concept iniziale e che sia caratterizzato dal nostro marchio di fabbrica.

mercoledì 16 settembre 2015

EDOARDO ROSATI, DANILO ARONA – KM 98 (Edizioni Anordest, 2015)


Avevo già parlato tempo fa della proficua collaborazione tra l’autore horror Danilo Arona (che su questo blog è di casa) e il medico e giornalista Edoardo Rosati culminato nella pubblicazione dell’ottimo “La Croce Sulla Labbra” su Segretissimo Mondadori.
Non paghi di questo i nostri hanno dato alle stampe una nuova edizione aggiornata di quel romanzo apocalittico del lontano 2008 e poi il nuovo parto “KM 98”, entrambi per Edizioni Anordovest.
Già dal titolo il diabolico duo farà sobbalzare dalla sedia chi conosce a menadito le gesta del fantasma dell’autostrada Melissa, narrate da Arona tra web e libri vari.
Perché si parte proprio da lì, da quell’evento misterioso e ombroso della segnalazione di una ragazza tragicamente investita in autostrada presso la città di Padova alle 5,20 di notte del 29 Dicembre 1999 (un fatto che ancora oggi aleggia come uno spettro inquieto tra fiction virtuale e realtà) per creare un Medical Thriller che molto ha a che fare con l’Horror.
I protagonisti della storia sono tre camici bianchi (tre moderni indagatori dell’incubo che non hanno niente a che fare con fantasmi e maledizioni varie) che dotati di raziocinio, competenza e un pizzico di follia, dovranno cercare la risposta a un antico sortilegio che da sempre, ogni anno, richiede un tributo di sangue.
Sorprende come i due autori riescano a fondere mirabilmente le loro peculiarità narrative e scientifiche creando un libro verosimile e sincero che ha il pregio, da subito, di catapultare il lettore, in una dimensione da incubo, dove la scienza (mai come in questo caso tormentata e apparentemente incapace di dare soluzioni efficaci contro il male) ha il compito di sbrogliare una matassa di eventi misteriosi e drammatici per poter finalmente riportare l’ordine dove c’è solo caos e morte.
“KM 98” è un vero e proprio romanzo di genere e come tale dedicato in primis a chi rimpiange il vero e autentico “perturbante” in libreria.
Arona & Rosati non strizzano l’occhio ai facili trend e al gotico edulcorato dedicato ai ragazzini, ma costruiscono un’opera matura, appassionata e dedicata che andrebbe già premiata solo per il coraggio e la competenza, infusa a piene mani nel libro.
A conti fatti hanno ragione loro e le parole di Arona sono qui per restare:

E allora… nulla. Ovvero, stiamo sempre qua, sul confine. Il confine tra il vero e il falso, tra il creduto vero e l’allucinazione (consensuale). Tra la Realtà e i Fantasmi. Ovvero tutto quel che nutre il gotico contemporaneo. Perché gli archetipi – i vampiri soprattutto – sono stati confinati in innocuo recinto “romantic dark”, dove la fantasia e il marketing non si pongono problemi di spazio. E perché oggi, per l’autentica paura, occorre un ambiguo dato supplementare: la possibile esistenza di una dimensione interfacciata alla nostra in cui poter esprimere una diversa e supplementare “percezione”. Non è un caso che la storia di Melissa si sia fusa con la più classica delle leggende, quella dell’autostoppista fantasma, che gli studiosi di folklore contemporaneo classificano senza ombra di dubbio tra le storie buone da raccontare accanto a un camino in aperta campagna, ma che invece per i seguaci del paranormale sono autentiche esperienze ai confini della realtà, suffragate da centinaia e centinaia di testimonianze da ogni parte del mondo. Non se ne esce, e il grande fascino della paura sta tutto qui.

mercoledì 9 settembre 2015

KINGOLOGY - L'INVOLONTARIA PSICOLOGIA DI STEPHEN KING



Domani pomeriggio, Giovedì 10 Settembre, parteciperò all'incontro "Kingology, l'involontaria psicologia di Stephen King - Conoscere per combattere la paura".
Il mio intervento si intitolerà: " Stephen King, il Re dell'Horror (Rock)". Una disamina su quel fenomeno tra cultura horror, musica e esperienze personali chiamata "Rock Horror Fiction".
L'incontro si svolgerà alle 17 presso la Bibblioteca di Villa Carra, Pastena, Salerno.

Ecco la presentazione:
Quasi dieci milioni di italiani sono vittime di fobie e piccole paure. Un tema, questo, molto importante che riguarda persone di entrambi i sessi, di qualunque età e appartenenza sociale. Ormai esplicata come una emozione primaria necessaria alla sopravvivenza, ovvero una risposta psicofisica che si attiva di fronte a un pericolo esterno (ad esempio un serpente), la paura può comunque manifestarsi nei confronti di creature e situazioni che sappiamo non potrebbero mai manifestarsi nel mondo reale. E’ quindi probabile che la conoscenza di ciò che ci fa orrore rappresenti una sorta di autostrada verso l’inconscio e lo “strano piacere” provocatoci da un film horror non dipenda dalla sola scarica d’adrenalina ma anche da un forte desiderio di conoscere le nostre parti più oscure.
Autori come Stephen King, Edgar Allan Poe e Howard Lovecraft hanno contribuito, negli ultimi secoli, a costruire una vera e propria mitologia orrorifica popolata da mostruosi personaggi il cui ruolo va ben oltre quello di regalare un brivido al lettore.
Cosa si nasconde, allora, dietro il trucco di Pennywise il clown, la creatura dalle molteplici forme che ha terrorizzato una generazione di bambini?
Da dove provengono le diaboliche creature che infestano l’Overlook Hotel in Shining?
E soprattutto perché, nella trasposizione cinematografica, il personaggio interpretato da Jack Nicholson non sembra opporre la minima resistenza di fronte all’insistente ordine di sterminare la propria famiglia? Tra divagazioni letterarie, contributi clinici e, soprattutto senza prenderci troppo sul serio vi parleremo di questa strana e meravigliosa psicologia dei mostri.

Interverranno:
- lo psicologo Alessandro Iangulli con la relazione L'orrore che aiuta a crescere. Il messaggio pedagogico della narrativa ed il caso di Stephen King

- la psicologa Marianna Spatuzzi con la relazione Parliamo delle fobie...senza paura

- e lo scrittore Eduardo Vitolo con la relazione Stephen King, il re dell'horror/rock

- e la moderazione sarà curata dalla Dottoressa Valentina Spacagna

Tra divagazioni letterarie, contributi clinici e, soprattutto senza prenderci troppo sul serio vi parleremo di questa strana e meravigliosa psicologia dei mostri.


giovedì 16 luglio 2015

DAEMONOKRAT - PREDATORI DEL VECCHIO DEATH METAL


Fortunatamente il Death Metal al giorno d'oggi non è solo Blast Beat, riff sparati alla velocità della luce e super produzioni che sembrano tutte uguali. 
Nel profondo e melmoso underground del nuovo millennio si agitano ancora band che seguono i dettami di quello che era il vecchio "Metallo della Morte" di fine anni '80, inizio anni '90 non lasciandosi influenzare dai trend o dal pensiero comune. 
I siciliani Daemonokrat (la Sicilia, terra da sempre foriera di progetti interessanti...) sono tra questi e nel 2013 hanno pubblicato un interessantissimo EP dal titolo di "Predators" e sono pronti a tornare in pista, a breve, con una nuova uscita "back in time". 
Ve li presentiamo tramite le parole del cantante e chitarrista Wehrmacht. 

Ho apprezzato molto il vostro EP datato 2013 (Pradators). Mi ha ricordato come veniva composto e suonato il Death Metal nei primi anni '90: più atmosfera, meno violenza fine a se stessa. Più "feeling" mortifero meno Blast Beat e riff alla velocità della luce. Sei d'accordo? 

L'intenzione era proprio quella, ovvero distaccarci da tutto ciò che oggi viene chiamato impropriamente Death Metal. La vera matrice di questo genere ha avuto il suo apice alla fine degli anni ottanta e nei primi novanta. Sono quelle infatti le coordinate a cui ci siamo ispirati per "Predators", consapevoli di non fare assolutamente nulla di nuovo. Non credo nei revival di genere...anzi, credo proprio che siano uno stadio interlocutorio che degenera nella mediocrità. Credo pittosto che la motivazione che mi ha spinto, e che ci ha spinti a fare un'Ep come questo, risieda nei dischi che hanno influenzato i nostri ascolti e quindi il nostro modo di intendere e suonare la musica! 

La vostra band ha vita breve ma sorge da progetti e menti differenti. Mi potresti delineare i fatti che hanno portato alla creazione del progetto Daemonokrat e i vostri intenti? 

Per diversi anni ho avuto un progetto musicale di Death/Black Metal, i Religio Mortis. E' stata un'esperienza esaltante soprattutto dal punto di vista concettuale, lì ho riversato tutte quelle che al tempo erano le mie letture e la visione stessa che avevo del mondo. E' stato un periodo prolifico dal punto di vista compositivo, ma ciò non bastava...sentivo il bisogno di fare altro. inoltre avvertivo la necessità di suonare dal vivo, cosa che con i RM non ho mai potuto fare a causa della mancanza di un batterista in carne ed ossa. Fu allora che presi la decisione di formare un altro gruppo! Feci un paio di chiamate a quelli che da sempre erano i miei amici e fu così che nacquero i Daemonokrat! Necrosplatter era già al mio fianco nell'ultimo periodo dei RM, e appena gliene parlai si esaltò all'istante, Thrashmaniac e Maverik suonavano negli Stesso Sporco Sangue, ma ci vollero 10 minuti di conversazione a cranio e un paio di gruppi di riferimento (Carnivore - Bolt Thrower - Morbid Angel- Demolition Hammer - Massacre) per avere la loro approvazione. Da li in poi è stato tutto un susseguirsi di serate indimenticabili, fino ad arrivare alla registrazione dell'Ep! Mi sembra di capire che siete tutti originari della Sicilia, una terra che ha contribuito molto alla creazione di un certo sound "estremo" non solo nazionale ma anche internazionale.

 

 Com'è la situazione oggi? C'è ancora una scena agguerrita come in passato? 

In passato abbiamo avuto gruppi di portata stratosferica come INCINERATOR, SCHIZO, NUCLEAR SYMPHONY e gruppi minori che hanno lasciato il segno!!! Fare musica in Sicilia, soprattutto MUSICA ESTREMA, è alquanto difficile oggi come allora...Ma devo ammettere che comunque ci stiamo ritrovando a vivere un'era di gran fermento in Sicilia! Ci sono una miriade di realtà genuine nell'HC come nel Thrash o nel Death molto interessanti!!! Prendo alcuni nomi come esempio, ma la lista è lunga...Bunker 66, Haemophagus, The Krushers, Cadaver Mutilator, ....Cazzo!!!! E chi ci ferma più!!!

Mi piacerebbe conoscere i retroscena che hanno portato alla pubblicazione dell'Ep "Predators". Era il classico EP "apripista" per un nuovo album oppure era un'uscita autonoma per tastare l'underground e il gradimento dei fan? 

Come ti dicevo prima il gruppo si è formato all'improvviso....da qui all'avere dei pezzi pronti, il passo è stato breve. No, nessun apripista.....sentivamo solo l'esigenza di registrare quel che stava uscendo fuori, in maniera del tutto naturale!!! Infatti l'Ep è stato registrato in presa diretta in una manciata d'ore o poco più e con due lire. Abbiamo optato per una registrazione grezza, in pieno stile '90 per marcare ancor di più la nostra anima grind e ciò è stato anche possibile grazie all'aiuto di Spad (bass-player dei Sergent Hammster) e di Giorgio Trombino (Vox/Guitar degli Haemophagus) che hanno capito al volo quali erano le nostre esigenze!!!! In post produzione è stato aggiunto qualche effetto, e le doppie voci ad opera di G.Trombino, ma stop! Nulla di artefatto...quel che ascolti è ciò che eravamo in quel momento!!!!

I Daemonokrat sono una band "live"? E soprattutto riescono a suonare dal vivo nella loro terra natia o nello stivale? 

Suonare dal vivo è la cosa che più ci interessa!!! Si, abbiamo fatto delle serate meravigliose in cui ci siamo divertiti e la gente ha apprezzato....ma ad oggi abbiamo suonato solo in Sicilia! Con la nuova formazione ed il disco che stiamo preparando, auspichiamo ad incrementare l'attività live in maniera esponenziale!!! Il bello di un gruppo è proprio questo! Fare serate, divertirsi e conoscere gente nuova!!!

Nei tempi passati sulle 'zine di settore c'erano domande frequenti sulla fede satanica (o anche pagana) o sugli interessi occulti dei musicisti legati al Death Metal o al Black Metal. Sembrava quasi che non potesse esistere uno senza l'altro. Avete interessi in tal senso e soprattutto chi sono i Daemonokrat nella vita grigia di tutti i giorni?

E' giustificabile il fatto che le zine facessero di queste domande...infondo la musica estrema un tempo era una nicchia nella quale l'occulto e i movimenti Neo-pagani erano parte strutturale del genere stesso. Se pensiamo all'ondata Black Metal dei primi novanta e alle personalità che hanno contribuito a modellare il panorama, mi pare pure ovvia la cosa. E poi il metal in genere, nasce e si evolve da un'estetica che è ben radicata nel simbolismo, nei sincretismi e in quella sfera che in genere richiama al culto dei morti e della morte! Non è un caso che gli scritti di un Lovecraft abbiano dato fonte di ispirazioni a generazioni intere di band per l'alto tasso di contenuti occulti insiti nella sua narrativa! A mio avviso le due cose sono imprescindibili...poi ovviamente la musica ed i suoi contenuti sono una cosa individuale a cui ognuno di noi da il giusto merito. E poi c'è la vita di tutti i giorni...coniugare interessi e passioni nella vita reale di certo non ti aiuta a pagare le bollette (almeno questo tipo di passione e in questo paese), quindi alla fine ognuno di noi ha la propria vita, con le proprie competenze e con tutto ciò che ne deriva...insomma gente normale, che studia e lavora, tra sacrifici e gratificazioni!


Ha senso ancora parlare di Underground nel 2015? Oppure come dicono tanti è morto e sepolto alla fine degli anni '90? E sopratutto i Daemonokrat sono fieramente "underground" o cercano un riconoscimento più vasto? 

Nell'immaginario collettivo è chiaro che l'apice di un certo tipo di musica sono stati gli anni novanta e che poi c'è stata un parabola discendente che ha ridotto il Metal ad un bambolotto di plastica da acquistare in un market del cazzo! Però io credo che se oggi si possa ancora parlare di Musica Estrema è grazie al sottobosco musicale e a tutta quella miriade di gruppi che tengono ancora in piedi le varie scene!!! Per quanto riguarda noi, posso solo dirti che i consensi se ce li meritiamo, arriveranno con il tempo...e comunque, ad oggi, la critica nei nostri confronti ci ha dato ottimi riscontri all'interno del panorama Underground! Per adesso va bene così...

La vostra band è alla ricerca di un contratto discografico? Oppure ormai il supporto di una etichetta è sopravvalutato e si possono trovare canali alternativi di promozione soprattutto on line? 

Si, se arriva una proposta interessante da parte di un'etichetta perché no? Intanto noi abbiamo il web e i social per fare propaganda.

Che cosa ne pensi delle evoluzioni attuali del Deaeth Metal? E' un genere che ha ancora uno spirito indomito e underground oppure è ormai banalizzato e sovraesposto su forum, social network etc? 

Ogni giorno vedo copertine che sembrano tutte le stesse, con spruzzi di merda che dovrebbero essere loghi e nomi impronunciabili che fanno riferimento a malattie, zombie e cazzate varie...non voglio neanche applicarmi sui testi perché ne ho letti un paio ed è sempre la solita solfa...diciamo che da un genere estremamente filosofico come il Death/Grind, si è passati ad una vera e propria caduta di stile...ho provato ad ascoltarli, ma non mi dicono nulla...a me sembrano esercizi chitarristici più che canzoni...non hai il tempo di dire: bello sto riff, che già ne sono passati altri quattro o cinque. Guarda....preferisco tranquillamente fare a meno di tutti sti trend del cazzo e spaccarmi i timpani con Shark Attack dei Wehrmacht e Retaliation dei Carnivore. Almeno stai ascoltando gente che ti comunica qualcosa di sensato!!!! ....e penso di parlare a nome di tutto il gruppo!

Una band "old style" come voi può ancora trovare un pubblico che apprezza questo tipo di sonorità? 

Credo proprio di si...ci sono molte band che suonano "old style" e c'è tanta gente che apprezza....non sempre la modernità attecchisce....soprattutto per chi come noi è cresciuto a pane e MUSICA ESTREMA!!!!! Poi ovviamente è una questione di gusti!

Progetti futuri per Daemonokrat? L' album di debutto è previsto a breve? 

Registreremo il full-lenght nei prossimi mesi, penso a fine Novembre. Il resto è una sorpresa!!! Novità in casa Daemonokrat? Nuova line-up! A parte me, Necrosplatter e Thrashmaniac si sono aggiunti alle nostre fila Arconda Piras, ex membro degli Hour of Penance alla batteria e alle tastiere e sinth Aculea Sabbatica. Grazie per questa piacevole chiaccherata Eduardo! A presto e auguri per le tue nuove pubblicazioni! THRASH THE UNTHRASHABLE!!!
A. WEHRMACHT

Potete seguire i Daemonokrat sulla loro pagina ufficiale di Facebook mentre per ascoltare i brani dell'EP "Predators" e per ordinare il loro cd fieramente Death Metal old style vi rimandiamo a Bandcamp. Inoltre potete ascoltare l'intero EP anche al link sotto.

mercoledì 15 luglio 2015

BLACK SABBATH NEON KNIGHTS TESTI COMMENTATI IN EDICOLA!


Ormai è ufficiale!
Il mio saggio pubblicato nel 2012 da Arcana Edizioni, "Black Sabbath, Neon Knights. Testi Commentati" sarà ristampato da Mondadori e sarà distribuito nelle edicole dal 21 Luglio con TV Sorrisi e Canzoni e dal 24 Luglio con Panorama.
A questo link potete anche ordinare una copia nel caso non riuesciate a trovarlo dal vostro edicolante di fiducia.

Questa la Sinossi:
"Un prezioso volume con tutti i brani commentati dei Black Sabbath, dall’album omonimo del 1970 fino a “Reunion” del 1998. Scopri il lato oscuro della band dei quattro proletari di Birmingham attraverso un’analisi dei testi attenta e appassionata e una descrizione puntuale del contesto che ha creato i temi cardine di buona parte dell’Heavy Metal"

Questa è invece l'originale presentazione del libro ad opera di Arcana:
"Scende la notte: tuoni e fulmini squarciano il cielo, coprendo il battito incessante della pioggia. D’improvviso lugubri rintocchi di campane a morto segnano sinistri presagi. Una nera figura si aggira tra le brughiere nebbiose in cerca della sua prossima preda. Ad accompagnare i suoi passi veloci uno dei riff di chitarra più grevi e angoscianti che siano mai stati composti. È la fine dell’utopia di pace e amore portata avanti da una generazione di sognatori e idealisti. 
È l’inizio di un immaginario orrorifico e dark che verrà assimilato e decodificato nel tempo da una legione sterminata di gruppi e artisti. 
I Black Sabbath rappresentano il lato oscuro del rock: quello invischiato con la morte, l’occultismo, il gotico letterario, i miti del fantastico e un nichilismo esasperato. Concettualmente, i temi cardine di buona parte dell’heavy metal. Musicalmente, una dimensione parallela, allucinata e paurosa che a distanza di oltre quarant’anni mantiene intatto il suo fascino proibito. 
Black Sabbath Neon Knights Testi Commentati è un viaggio nella metà oscura dell’uomo e dei suoi ombrosi archetipi, tra guerra, decadenza, apocalisse, avidità, progresso che diventa regresso, abomini della modernità esasperata. 
Un percorso funesto che, attraverso le liriche dei quattro proletari di Birmingham, disegna scenari di vivido orrore. Una zona del crepuscolo dove sarà facile perdersi e difficile tornare".

Cercatelo quindi nelle edicole dalla prossima settimana e come sempre viva i Black Sabbath!

giovedì 2 luglio 2015

THE UNCHAINING - IL CANTORE DELLA NATURA


The Unchaining è una ona man band di Gorizia, capitanata da Franz, un musicista schivo ma davvero ispirato che in soli due anni ha pubblicato ben quattro album (un vero record!) che stanno ottenendo molti riscontri positivi in Italia e all'estero.
Quello che mi è piaciuto maggiormente dei suoi dischi è questo "feeling" anni '90 che ricorda i primi dischi di Summoning, Mortiis, Abigor e Satyricon.
Conquistato dalla sua musica ho scelto The Unchaining come gruppo apripista per la mia nuova rubrica dedicata alle band underground più promettenti o valide di qualsiasi genere e che si chiamerà "Underground still lives".
Buona lettura.

Partiamo da una mia considerazione personale: considero la tua musica, al di là del genere proposto, davvero ispirata e "sentita". Mi piacerebbe conoscere quali elementi filosofici, naturalistici o prettamente personali hanno influenzato il tuo progetto. 

Non espongo troppo delle mie idee nella mia musica. Gli elementi che prendo in considerazione sono sicuramente la natura e le letture. Negli album che sono usciti finora ho preferito limitarmi al ruolo di cantastorie, cercando di stimolare nell'ascoltatore un senso di antico e di comunione con la natura.

Album come "Fornost Erain" o anche l'ultimissimo "Ithilien" riproducono in maniera vincente quel sound anni '90 che in tanti (me compreso) rimpiangono. Non farei fatica a sentire i tuoi dischi anche in versione "demo" su cassetta. La tua intenzione è celebrare in qualche modo l'illustre passato del Black Metal o c'è qualcosa di più? 

Mi viene abbastanza naturale suonare in questo modo. Non ho intenzione di fare un omaggio in particolare a qualche band o periodo musicale. Ritengo peró,come dici anche te,che il black metal di quegli anni avesse qualcosa in piú sopratutto a livello di atmosfera. Lo stesso discorso lo si può fare anche con il metal più in generale. Ascolto molto più vecchio metal e questo sicuramente si riflette nella musica che suono. Ecco perché la musica di The Unchaining risulta cosí "antiquata" ah ah ah!


Vivi a Gorizia, città del Friuli che conosco poco. C'è una scena estrema dalle tue parti? Ne fai parte o sei un outsider?

Secondo me non si puó dire ci sia una scena a Gorizia. A dirla tutta non so nemmeno se ci sia una vera e propria scena in italia! Noto che sempre meno musicisti sono attirati dal metal,cosí come chi la musica la ascolta.

Considero il tuo apice espressivo finora "Fornost Erain", disco che considero di molto superiore alle ultime prove dei pionieri del genere come Summoning o Abigor. Mi piacerebbe conoscere i retroscena di questo disco...

Questo disco lo composi molto velocemente. Ho voluto semplicemente fare un disco epico e molto atmosferico ispirato ad alcuni capitoli del "Signore degli Anelli" (non una gran innovazione ah ah ah!). Lo composi d'impeto e senza lavorarci troppo a dire il vero, ma il risultato mi ha convinto. È probabilmente l'album con il maggior uso di tastiere!

The Unchaining è una one man band molto prolifica che ha già pubblicato quattro album in pochissimo tempo (due anni). Rimarrà un progetto da studio o ci saranno (anche rare) apparizioni live? 

Per adesso non ho intenzione di fare dei concerti. Non credo che il tipo di metal che propongo si adatti molto al palco.

Nei tempi passati sulle 'zine c'erano domande frequenti sulla fede satanica (o anche pagana) o sugli interessi occulti dei musicisti legati al Black Metal. Sembrava quasi che uno non potesse esistere uno senza l'altro. Hai interessi in tal senso e soprattutto chi è Franz nella vita grigia di tutti i giorni? 

 Non ho interessi di questo tipo. Ritengo che la musica abbia un'infinità di campi e intertessi da cui possa venir ispirata. M i imbarazza un pò dovermi descrivere ah ah ah quindi per la seconda parte della domanda mi astengo dal rispondere in modo chiaro. Mantengo il mistero...


The Unchaining viene pubblicato da un'etichetta underground come la Behemoth Productions. Come stanno recependo i tuoi lavori all'estero? Di solito i gruppi italiani (tranne rari casi) difficilmente trovano spazio in testate e siti di settore in lingua inglese... 

Mi trovo molto bene con la label di Giovanni Indorato. Credo che lui faccia un gran lavoro per promuovere la mia musica. Grazie anche alla collaborazione con lui The Unchaining è conosciuto anche all'estero e ha ricevuto recensioni veramente positive anche da siti al di fuori dell'italia, per esempio da Metal Temple. Purtroppo il mercato discografico è fermo e sopratutto l'interesse per questo genere di musica più di nicchia, quindi per quanto una label lavori bene e un album possa esser bello risulta difficile raggiungere un vasto pubblico. In ogni caso noto che l'interesse attorno a The Unchaining sta crescendo e mi fa piacere.

Che cosa ti aspetti dal nuovo album "Ithilien"? Quali sono le tue aspettative? 

Credo che "Ithilien" sia un buon disco e mi farebbe piacere raggiungesse un pubblico più grande.

Che cosa ne pensi delle evoluzioni attuali del Black Metal? E' un genere che ha ancora uno spirito indomito e underground oppure è ormai banalizzato e sovraesposto su forum, social network etc? 

Credo che non solo il black metal ma tutto il metal si sia un pò "arenato". Quello che ho notato è che i social network e la rete in generale hanno distolto l'attenzione delle nuove generazioni dall'arte ma non solo. È tutto troppo veloce: esce un album e lo puoi ascoltare immediatamente, non ti serve nemmeno leggere più la recensione. Una volta se volevo ascoltare un cd me lo andavo a comprare,o lo si prestava tra amici e lo si ascoltava in modo approfondito, anche perchè non ne avevamo tanti. Ora per assurdo la musica di ogni genere e nazione è a portata di mano per tutti. Per certi aspetti è positivo ma non lascia il tempo di approfondire veramente un genere musicale o anche solo un album. In secondo luogo i social networks invece che connettere la gente l'hanno isolata maggiormente e ovviamente l'arte ne risente. Non dico che la rete sia per forza deleteria per la musica,anzi potenzialmente potrebbe essere una buona spinta,deve però cambiare il modo in cui viene usata.

Progetti futuri per i The Unchaining? Un altro album è previsto a breve come da (tua) tradizione? 

Sto già lavorando ad un nuovo album, ma ho avuto dei problemi al pc nel frattempo che stanno rallentando un pò i lavori. Sono già pronte alcune tracce e devo dire che per adesso mi piace. È decisamente più veloce dei predecessori e ha meno tastiere ma la componente atmosferica secondo me è ancora forte. L'altra anticipazione che ti do è che il cantato di questo nuovo album sarà in italiano.La nostra è così una bella lingua,meglio approfittarne! Non voglio comporre dischi troppo simili l'uno all'altro.
Spero che anche questo riesca in modo soddisfacente.

The Unchaining è anche su Bandcamp dove potete ascoltare, scaricare e ordinare tutti i suoi dischi.