domenica 17 aprile 2016

FABRIZIO GIOSUÈ - TOLKIEN ROCKS. VIAGGIO MUSICALE NELLA TERRA DI MEZZO (ARCANA EDIZIONI, 2015) [RECENSIONE+INTERVISTA]


"Tolkien Rocks. Viaggio Musicale nelle Terra di Mezzo" è il nuovo saggio musicale di Fabrizio Giosuè, già autore del corposo "Folk Metal. Dalle Origini al Ragnarök" per Crac Edizioni.
Il titolo è già eloquente: un excursus vivace e molto interessante tra le contaminazioni, evidenti e meno, tra musica di ogni genere e il Maestro assoluto del Fantasy, J.R.R.Tolkien.
Fabrizio infonde in questo suo parto editoriale tutta la sua competenza e la sua passione per l'autore britannico e il Rock tout court creando un libro agile, ben scritto e sopratutto ottimamente organizzato.
Un vero e proprio viaggio nella Terra di Mezzo e nei suoi personaggi, pescando a piene mani da testi, contaminazioni, ibridazioni, influenze e qualsiasi dato obiettivo che possa portare alla luce il concetto affascinante e trascinante di "Rock Tolkeniano".
E così ci imbattiamo in nomi grossi come Led Zeppelin, Black Sabbath, Bob Catley, The Allman Brothers fino a quelli meno noti (ma non per questo meno importanti) come Marco Lo Muscio, Arturo Stàlteri, Lingalad e Giandil che in un certo senso rappresentano la parte più soft e ricercata della musica d’ispirazione tolkieniana.
Impossibile, poi, non citare i Blind Guardian, che hanno un capitolo a parte dedicato all'album “Nightfall In The Middle Earth”, e tutto l'armamentario estremo in odore di Mordor di Amon Amarth, Ephel Duath, Cirith Ungol, Burzum, Gorgoroth, ecc.ecc.
La parte conclusiva è infine dedicata agli attori che hanno preso parte ai film di Peter Jackson e ai loro progetti musicali, da quelli più propriamente heavy come quelli di Sir Christopher Lee, sia con Manowar e Rhapsody che in versione solista, fino a quelli più rock oriented di Viggo Mortensen, Billy Boyd, Elijah Wood etc.
Insomma, “Tolkien Rocks” si candida a diventare (anche per la sua unicità editoriale) la Bibbia di riferimento per chi vuole abbinare una sana lettura delle meravigliose opere di Tolkien a una colonna sonora di sicuro effetto!
Ma lasciamo che sia lo stesso Fabrizio Giosuè (che ringrazio ancora per la partecipazione) a raccontarci la sua visione e i suoi pensieri su questo avvincente progetto!
Buona lettura.

L'Autore Fabrizio Giosuè

Fabrizio, iniziamo con una domanda secca: perché un saggio sulle connessioni tra Tolkien e la musica? 

Il perché è molto semplice: con Tolkien Rocks sono riuscito a unire due delle mie più grandi passioni, ovvero la musica rock/metal e i libri di J.R.R. Tolkien. Tutto è nato quando anni fa scrissi un paio di articoli per una webzine, rendendomi conto che c’era una grande mole di informazioni e particolarità da riportare e che un libro del genere non esisteva al mondo. La musica è un elemento fondamentale nelle opere di Tolkien, basti pensare che il primo capitolo de Il Silmarillion, dove si racconta di Iluvatar e della creazione del mondo, s’intitola non a caso “La Musica Degli Ainur”.
I libri di Tolkien hanno ispirato una quantità inimmaginabile di musicisti, dai grandi del rock fino alle nuove generazioni di metallari, tutti affascinati da personaggi, epiche battaglie e il perenne conflitto tra bene e male.

Quando si mettono due mondi a confronto (letteratura e musica) si corre sempre il rischio di scontentare due pubblici con gusti e finalità differenti. Secondo te i numerosissimi fan dello scrittore inglese, che non seguono l’epopea metal, potrebbero apprezzare progetti musicali “estremi” come ad esempio Summoning o Burzum? 

Con un titolo come Tolkien Rocks il lettore sa già cosa troverà all’interno del libro, ovvero musica rock d’ispirazione tolkieniana. Conoscere e scoprire nuove realtà è sempre un bene, il piacere o meno è semplicemente un fatto di gusti personali. In verità non mi sono posto il problema se chi è fuori dal mondo metal possa apprezzare Burzum, così come non mi sono preoccupato della reazione dei metallari più intransigenti dinanzi alle deliziose note dei pianisti Marco Lo Muscio e Arturo Stàlteri; spero anzi che questo “incrocio” musicale possa incuriosire e arricchire il lettore!

In “Tolkien Rocks” ho molto apprezzato il capitolo dedicato alla “Scena Italiana” con interviste a compositori e artisti che esulano dal Rock tout court. La Musica “Tolkeniana” potrebbe evolversi e diventare una corrente autonoma partendo proprio dall’Italia? 

Sinceramente non credo sia possibile. Anni fa, dopo l’uscita nei cinema della trilogia di Peter Jackson de Il Signore Degli Anelli, ci fu una piccola e qualitativamente interessante ondata di gruppi che proponevano musica rock/folk/acustica di matrice tolkieniana, ma con il passare degli anni la fiamma si è spenta e molti gruppi hanno fatto perdere le proprie tracce. Vedo piuttosto dei musicisti che vanno per la propria strada e quando hanno l’ispirazione giusta compongono uno o più brani dedicati alla Terra Di Mezzo, o come nel caso di Lo Muscio con The Book Of Bilbo And Gandal, un album intero. Ci sono delle eccezioni come il bel debutto di Giandil dal titolo Andata e Ritorno (2015), un lavoro personale ispirato a Lo Hobbit e il full-length epic black metal Túrin Turambar Dagnir Glaurunga del progetto Emyn Muil, cd che mette in musica il libro I Figli Di Húrin. Non si può, però, parlare di vera e propria scena.

Summoning

Secondo te qual è un disco che può riassumere al meglio il concetto di “Rock Tolkeniano”? 

Non trovo un unico disco in grado di riassumente il termine “rock tolkieniano” in quanto ogni band ha un proprio stile e una visione personale della Terra di Mezzo. Preferisco pensare a un cd compilation “fai da te”, in modo che ognuno possa inserire le canzoni reputate più belle o rappresentative. Io, ad esempio, non potrei non inserire una canzone come In The Beginning degli svedesi The Ring, picco artistico di un cd che è finito presto nel dimenticatoio subito dopo l’uscita avvenuta per l’italiana Scarlet Records nel 2004. Nel mio cd inserirei sicuramente i brani dei Led Zeppelin e The Wizard dei Black Sabbath, un brano dei Blind Guardian tratto da Nightfall In Middle-Earth, Mirdautas Vras dei Summoning, Beren and Luthien dei Cruachan, uno degli Unleashed (ne hanno incisi tre su Orchi e Sauron) e altri nomi da decidere a seconda dell’umore. Marco Lo Muscio, Arturo Stàlteri, Lingalad e Giandil sono i nomi che scelgo per rappresentare la parte più soft e ricercata della musica d’ispirazione tolkieniana. Di sicuro la “lista” dalla quale attingere non è cosa da poco, in quanto si passa dal progressive di Bo Hansson al metal più violento e truce di formazioni sud americane feroci quanto i Nazgul in cerca dell’Anello.

Le opere di Tolkien, come ben rappresenti nel tuo saggio, sono state “saccheggiate” da gruppi e artisti differenti, dai Led Zeppelin a Bob Catley passando per Megadeth, Cruachan, Blind Guardian e Orange Goblin? Perché il Metal nelle sue varie forme si sente così affine al “Signore degli Anelli”? 

Non è facile rispondere. Forse perché in un unico libro ci sono tantissime storie diverse in grado di emozionare un po’ tutti, esattamente come i personaggi che popolano la Terra di Mezzo sanno affascinare ogni tipo di musicista: Galadriel ha un carattere e un modo di porsi che può attrarre un certo tipo di lettore che magari apprezza di meno una creatura del male come può essere Il Re Stregone di Angmar. Così come c’è il musicista che preferisce concentrarsi sulle battaglie o i passaggi più “movimentati” de Il Signore Degli Anelli, trovando meno interessanti le riflessioni dei personaggi. I gruppi di metal estremo trattano nei loro testi per lo più di orchi o Nazgul, mentre le band power o folk sono più affini a personaggi meno malvagi. Di sicuro all’interno de Il Signore Degli Anelli ce n’è per tutti i gusti!

C’è stato un periodo in cui il Black Metal della seconda ondata ha cercato di inglobare a volte forzatamente a volte meno certe trame oscure e certe suggestioni epiche dell’opera di Tolkien con risultati epocali (vedi Summoning). Se Tolkien fosse ancora vivo apprezzerebbe questo “estremo” connubio? 

Credo proprio di no!  A volte è difficile ascoltare certa musica anche per noi che viviamo nell’heavy metal da non si sa quanti anni, figurati un anziano professore universitario alle prese con le urla strazianti del duo austriaco! Mi piace pensare, però, che ne sarebbe affascinato, chiedendo informazioni sul gruppo e soprattutto sui testi.

J.R.R.Tolkien

Mi sbaglio o dopo la metà degli anni ’90 e l’uscita al cinema della trilogia di Jackson sul “Signore degli Anelli” si è un po’ attenuata l’ispirazione “tolkeniana” nel Metal? Le nuove generazioni secondo te hanno ancora voglia di farsi irretire e catturare dai romanzi del secolo scorso? 

Dopo l’uscita della prima trilogia di Jackson c’è stata una vera e propria invasione di band influenzate dal mondo di Tolkien: alcune sono andate avanti per parecchi anni riuscendo anche a pubblicare diversi dischi per etichette prestigiose, altri si sono fermati dopo il debutto.
Forse il boom c’è stato proprio tra metà anni ’90 e i dieci anni successivi, ma ancora oggi scopro ogni settimana qualche nuova band che pubblica un EP o un demo sulla Terra di Mezzo.
Gli ultimi che sono capitati tra le mie mani sono i messicani Bauglir (death metal melodico) con Over The Gates Of Angband e i russi Moongates Guardian, freschi autori dell’album The Eagle’s Song. Il mondo creato da Tolkien è talmente vasto e ricco di sfaccettature che molto difficilmente un giovane lettore, musicista, non ne rimanga affascinato.

Infine chiudiamo con una domanda classica: i tuoi futuri progetti editoriali e non per il 2016? 

Ho appena terminato un articolo per una prossima pubblicazione dell’università di Cork, Irlanda, sulle origini del folk metal, il volume dovrebbe uscire prima della fine dall’anno. Sto lavorando a una biografia musicale e a una serie di racconti per ragazzi, il lavoro non mi manca!
Ti ringrazio per lo spazio che mi hai concesso e per le domande interessanti che hai posto, grazie di cuore!

domenica 3 aprile 2016

SINOATH - GLI ENIGMATICI MEANDRI DEL DESTINO [INTERVISTA + RECENSIONE]


A distanza di ben sette anni (per i tempi veloci e saturi di uscite discografiche del nuovo millennnio una etermità!) tornano in pista i catanesi Sinoath, una delle poche band estreme del nostro paese per la quale il termine "Cult" non è sprecato e che ha contribuito a creare quella gloriosa "Scena Underground" che ha contraddistinto buona parte degli anni '90.
I Sinoath hanno attraversato i decennni con uscite centellinate ma sempre di grande qualità e non fa eccezione questo "Meanders Of Doom" (titolo che già dice molto sull'attitudine dei nostri...), un EP di soli due brani (più intro) che mi auguro serva a scaldare i motori per una uscita più consistente nei prossimi mesi.
Chi conosce la lunga carriera del combo siciliano di sicuro non rimarrà deluso da questa release: due lunghe composizioni in bilico tra Doom/Death e Dark Sound tipicamente nostrano, non disdegnando atmosfere melodiche, parti recitate e ammiccamenti al vecchio Rock.
Insomma un EP ben strutturato, sufficientemente vario e per nulla prevedibile tanto da fare pensare a interessanti sviluppi compositivi per il futuro.
Promossi a pieno titolo!


Ma non paghi di questo ascolto abbiamo contattato il vulcanico vocalist e compositore Francesco Cucinotta per farci raccontare un po' di aneddoti e curiosità dietro ai "Meandri del Destino".

Ecco il resconto della nostra chiacchirata:

Allora Francesco, a che punto eravamo rimasti con i Sinoath? Sono trascorsi ben sette anni dall’ultimo Full Length intitolato “Under The Ashes”…Che cosa è successo nel frattempo? 

 Dopo "Under The Ashes" il nome Sinoath è rimasto fatalmente congelato in attesa di tempi più favorevoli. Grazie alla voglia di continuare è stato possibile rimettere in carreggiata questo nome caro a molti appassionati cultori del metal underground. Prima di ciò ognuno di noi era impegnato in altri progetti.

 "Meanders of Doom" è un ep autoprodotto. Continuerete con questa formula oppure siete alla ricerca di una label più importante e magari con una distribuzione più ampia? 

"Meanders of Doom" è stato stampato dalla Final Earthbeat, che è la label personale della band, ed è distribuito dalla Warhell. Attualmente l'ep è in fase promozionale, in attesa che si possa arrivare a canali con maggior visibilità. Vedremo...


Il titolo di questo EP sembra quasi un manifesto tematico di quel genere che gli stessi Sinoath hanno contribuito a creare e sviluppare negli anni. Oppure c’è un concept ancora più particolare e profondo dietro? 

"Meanders of Doom" è un titolo che in sé evidenzia sia il fatalismo del ritrovarsi ancora una volta sotto il nome Sinoath, sia una visione esistenziale ricca di domande sul destino dell'uomo dagli albori del mondo a oggi. Personalmente penso che la vita sia un mistero talmente grande, affascinante e complesso che il cercare ostinatamente di svelare può rovinarne il suo senso più profondo. I "meandri del destino" sono da sempre fitti e oscuri, e probabilmente tali devono rimanere.
Ricordo che diversi personaggi dell’underground estremo del Nord Europa mettevano i Sinoath tra le loro band preferite nelle ‘zine di settore.
Questo Status da “Grandi Antichi” continua ancora oggi oppure il web ha cannibalizzato ogni cosa creando una bulimia di uscite e band che ha appiattito gusti e collaborazioni? Siamo ben consapevoli come la rete ha radicalmente cambiato anche il mondo della musica. Se da un lato facilita la conoscenza di artisti interessanti in tempi brevissimi, dall'altro fa crescere noia e frustrazione.
Noia per l'imbattersi nell'ascolto di bands che si copiano a vicenda che approfittano della comodità del web per lanciarsi allo sbaraglio velocemente, e frustrazione per chi non ha, come una volta, il tempo di assimilare per bene un album. Io sono uno di questi, tanto che alla fine scelgo di fare ben altro che stare al pc interi pomeriggi. Circa lo status da "grandi antichi" ( grazie per il riferimento Lovecraftiano. Apprezzatissimo! ) non saprei dirti molto in merito.
I Sinoath, con la loro storia piena di cambi di line-up, demo-tapes e album diventati merce per collezionisti, probabilmente si sono meritati la nomea di "cult band" negli anni. Questo ovviamente non ci fa camminare sull'acqua, ma ha indubbiamente creato, nel tempo, un qualche alone di mistero intorno al nome della band. Circa le collaborazioni, noto con piacere che non mancano mai.
Sono il primo a collaborare.


I Sinoath rappresentano più di altri il vero Underground, quello delle ‘zine, flyer e demo tape. Ha senso ancora parlare di Underground nel 2016? Oppure come dicono tanti è morto e sepolto alla fine degli anni '90? 

 I Sinoath hanno avuto la fortuna di vivere quel particolare periodo storico dei primi anni novanta, e di contribuire al suo sviluppo. Si, personalmente penso sia possibile parlare ancora di underground oggi. In molti si son stancati degli mp3 e vogliono tornare ad avere oggetti fisici tra le mani. Questo è un buon segnale. Degli anni novanta in molti rimpiangono un certo modo di fare le cose. Una certa genuinità che si è persa con la corsa allo streaming da un lato, e certa seriosità del tipo "odio il mondo/guerra a tutti/ misantropia unica via" credibile quanto una televendita di pentole taroccate. Si è persa la voglia di divertirsi facendo musica.

I Sinoath sono di Catania. Come va la scena metal catanese oggi? C’è ancora quel bel movimento di band e artisti che aveva contraddistinto i primi anni ’90? 

Catania continua a sfornare bands interessanti, e malgrado le solite mille difficoltà di una tipica città del sud, non si è mai mollato la presa. Anzi...

Questo nuovo EP fa da apripista a un nuovo album previsto a breve o per ora dobbiamo accontentarci e attendere… 

Si, "Meanders of Doom" introduce il terzo album dei Sinoath che al momento stiamo scrivendo. Non so precisamente quando entreremo in studio, ma non ci saranno attese lunghe anni.

Infine i progetti personali di Francesco Cucinotta? So che sei molto attivo come musicista con diversi progetti e band… 

Oltre che con i Sinoath, continuo parallelamente con Circle Of The Last Promontory ( a breve uno split con i conterranei Malauriu che uscirà per la Land of Fog ), il solo project Felis Catus e una nuova collaborazione con Thomas Hand Chaste ( Death SS/ Paul Chain & Violet Theatre/ Witchfield/ Sancta Sanctorum ). Non ne escludo comunque altre in futuro!

mercoledì 30 marzo 2016

LA FIGURA ANGELICA E I PAPUTI



Dopo aver raccontato, come quasi ogni anno su questo blog, la bellissima manifestazione tra Fede e Folclore della millenaria "Processione dei Paputi" (qui le foto pubblicate di recente) abbiamo ricevuto la segnalazione di un video alquanto misterioso e singolare pubblicato dal canale tv on line ilsoffione.tv (questa la loro pagina di Facebook).
Il video mostra una apparente figura angelica, che si materializza da una strana formazione di nuvole e che poi si innalza dal collina della città di Sarno (Sa) durante la Processione dei Pauti di Venerdì 25 Marzo 2016.
Possibile? C'è da crederci?
Lasciamo che siano i lettori a valutare questo mistero e a farsi una idea precisa in merito
Noi vi lasciamo con la descrizione dell'evento da parte di ilsoffione.tv:

Una singolare combinazione di formazione delle nuvole disegnate dal vento hanno formato in cielo, il giorno del venerdì santo durante la tradizionale sacra processione dei “Paputi”, circostanza che la rende ancora più misteriosa, una figura angelica con ali, elmo ed armatura che ricordano il patrono della città San Michele.

 

martedì 29 marzo 2016

MAGISTER DIXIT: RASSEGNA STAMPA


E' da un bel po' di tempo che non segnalo più movimenti e recensioni del mio ultimo saggio musicale "Magister Dixit, la leggenda esoterica di Jacula e Antonius Rex" (ma a questo link e scorrendo verso il basso potete leggere una serie di post e segnalazioni varie che riguardano il libro) e anche se un po' datata ho deciso di segnalare questa breve rassegna stampa delle riviste cartacee che hanno recensito molto positivamente il saggio.
Si tratta di Guitar Club (Maggio, 2015), Classic Rock (Giugno, 2015) e l'interessantissima 'zine Giovani Pop.
Se ci sono giornalisti ancora interessati a recensire il libro potete scrivermi alla mail che troverete nella colonna destra del blog.







sabato 26 marzo 2016

PROCESSIONE DEI PAPUTI [2016]

Come ogni anno (e da diversi secoli ormai) si è svolta presso la città di Sarno (in provincia di Salerno) la "Processione dei Paputi", manifestazione che mischia folclore e fede, rendendola un unicum per rispetto della tradizione del Venerdì Santo e per partecipazione popolare.
Da diversi anni sto partecipando in prima persona a questa suggestiva e antichissima ricorrenza e di seguito vi mostro alcune foto scattate in presa diretta mentre indossavo la veste di "Paputo".
Buona visione
[Trovate altre foto e video del passatosempre su questo blog]









martedì 15 marzo 2016

DANILO ARONA, ENZO RIZZI - MALAPUNTA, L'ISOLA DEI SOGNI RIVELATORI (CUT UP, 2015) [RECENSIONE]


Avevo già letto e recensito il romanzo "Malapunta" (trovate il tutto a questo link) nella precedente pubblicazione per Edizioni XII apprezzando, come di consueto, il lavoro impeccabile del prode Danilo Arona, da sempre Maestro impareggiabile di incubi e deliri letterari.
C'è da segnalare in primis che nella sua primissima edizione il romanzo era opera di Morgan Perdinka (alter ego letterario di Danilo), con ben due prefazioni, a cura di Chiara Bordoni e dello stesso Arona che si divertiva a interpretare due ruoli a lui consoni.
La nuova edizione di "Malapunta – L'Isola dei Sogni Divoratori", edito questa volta da Cut Up Edizioni vede questa volta Danilo Arona in copertina con prefazione straordinaria, di Stefano “El Brujo” Fantelli e con le tavole impeccabili e orrorifiche di Enzo “Heavy Bone” Rizzi (che abbiamo anche intervistato tempo fa a questo link e recensito positivamente più volte).
Danilo Arona
Di nuovo c'è anche che il testo del libro è stato sottoposto a più di un editing “mirato”, per consegnare ai tanti fan del "Vampiro di Bassavilla" un prodotto attuale e completo in ogni suo dettaglio.
Che cosa aggiungere a quanto già detto nella recensione del 2011?
Che il buon Enzo, ormai artista di fama internazionale con il suo personaggio culto "Heavy Bone" fornisce alla narrazione di Arona un apparato visivo che contamina Rock & Horror (e chi conosce il lavoro di Rizzi non resterà assolutamente sorpreso o deluso).
Viene anche fornita una vera e propria colonna sonora del romanzo con la citazione di brani di Jimi Hendrix, New Trolls, Beatles, Eric Clapton e i Privilege dove suonava la chitarra lo stesso autore di Bassavilla.
Per il resto immergetevi nelle atmsfere torbide e apocalittiche dell'isola di Malapunta, una dimesione "altra" dove sarà facile entrare e molto, molto difficile uscire.
Come sempre Danilo Arona assesta l'ennesimo colpo vincente alla letteratura di genere e coadiuvato dalle ispirate tavole di Rizzi costruisce un grandioso ibrdido "horrro rock" che di sicuro non può mancare nelle collezioni dei cultori di questi due mondi.

Enzo Rizzi

sabato 12 marzo 2016

CLAUDIO VERGNANI - LA SENTINELLA (GARGOYLE BOOKS, 2015) [RECENSIONE]


Chi frequenta questo blog conosce bene Claudio Vergnani, [due interviste le trovate qui e qui] questo autore emiliano che ormai da svariati anni si è dato, anima e corpo, all'Horror e ai suoi vari archetipi (vampiri, zombi etc.) costruendo dei romanzi avvincenti per ambientazioni (quasi sempre in Italia) e personaggi. "La Sentinella", pubblicato ancora una volta da Gargoyle Books (un sodalizio tra i più saldi ma visti in una editoria che cambia continuamente pelle), è l'ennesimo tassello di questo puzzle dell'orrore targato Vergnani.
Un romanzo dispotico che per scenografia (una società post apocalittica tra cannibalismo, violenze di ogni tipo e una spirtualità deviata e dolorosa) e trama (una spietata selezione per diventare una elite scelta paramilitare e religiosa) avrei visto molto bene anche nella collana "Urania" da Edicola.
Vergnani lascia per un attimo i suoi vampiri "modenesi" che tanto ci hanno fatto divertire negli anni passati per consegnarci una storia durissima, spietata, dove la forza fisica e le prove per diventare "Sentinella" (descritte con dovizia di particolari dall'autore che ricordiamolo è anche un cultore della forma fisica) sono alla base del percorso esistenziale del protagonista: un uomo che cerca la redenzione in una fede non troppo sentita e in una collocazione sociale che gli permetta di vivere un'esistenza senza fame o sofferenze.

Claudio Vergnani
Non mancano elementi propriamente horror (anche lovecraftiani) come da sempre ci si aspetta da un'opera di Vergnani ma questa volta il tutto è atto a creare una storia che invece di creare solo atmosfera vuole creare anche "action" in modo da prendere per mano il lettore e farlo sentire come parte integrante della durissima selezione e degli eventi immediatamente successivi.
Non anticipo nulla per non rovinare la lettura...Ma "La Sentinella" è un romanzo altamente adranalitico, trascinante e ricco di colpi di scena.
Chi ha amato le introspezioni profonde e le riflessioni amare su Vita, Morte e Amore (i tre cardini dell'esistenza umana) che da sempre contraddistinguono le storie dello scrittore emiliano non rimarrà deluso ma attendetevi anche qualcosa di inedito nel suo percorso letterario.
Attendetevi una corsa a perdifiato, zaino in spalla e litri di sudore, in un mondo che si sta sgretolando velocemente e l'unica cosa che può salvare l'uomo della caduta definitiva è quella di rimanere in piedi il più a lungo possibile e pregare che le forze (fisiche e psicologiche) non lo abbandonino all'improvviso.
Una metafora evidente di come la società nostrana sia diventata sempre più spietata e selettiva nei confronti dei deboli e degli impreparati. Vergnani ci sbatte in faccia la sua visione del futuro e ci si trova a riflettere su come il corpo sia da sempre la nostra unica arma per non soccombere ai cambiamenti catastrofici che prima o poi potrebbero accadere.
Un libro che consiglio caldamente e senza riserve!