lunedì 6 marzo 2017

PÁRODOS - DALLA CATARSI ALLO SPAZIO PROFONDO! [RECENSIONE + INTERVISTA]


Ci sono band che ci mettono anni per trovare la loro strada e magari proporre qualcosa di genuinamente personale e anche coinvolgente e poi ci sono band che come un fuoco che abbaglia la notte, all’improvviso, si presentano al mondo per offrire una visione artistica assolutamente unica. È il caso dei salernitani Pàrodos che in soli sei brani, in questo debutto infuocato intitolato “Catharsis” (ho ricevuto il Promo in anteprima assoluta!), sono capaci di presentare un caleidoscopio di sensazioni e di sfumature musicali che mi hanno conquistato al primo ascolto, sfoderando una maturità e una passione che di rado, in tanti anni di ascolti e recensioni, ho riscontrato in un gruppo al debutto assoluto.
Dopo un intro di pianoforte, invero malinconico e struggente accompagnato da una parte recitata di sicuro effetto, dal contenuto filosifico/estenziale (e dal tono tragico come potrete leggere anche nell’intervista) si parte con la pregevole “Space Omega” che alterna cantato pulito e growl, una costante di tutto il disco. Sembra davvero di percorrere spazi siderali maestosi attraverso le chitarre epiche dei Pàrodos e tappeti di tastiera e pianoforte dal sapore avantgarde che rendono il tutto ancora più travolgente. E per un attimo ho sognato un incrocio commovente tra Alcest e Ved Buens Ende, vera mia passione degli anni ’90.
Con il brano omonimo c’è una epicità ancora più accentuata dove il Black Metal la fa da padrone! Credetemi se “Catharsis” fosse stato composto in Norvegia oggi si parlerebbe di miracolo compositivo ma i nostri percorrono la loro strada senza condizionamenti e con una comunione d’intenti ammirevole.
“Heart Of Darkness” è ancora malinconia con un crepuscolare violino che lascia poi il passo a un’altra cavalcata black metal che non fa prigionieri anche se il vocalist “M” (molto versatile e ispirato) con i suoi vocalizzi puliti ed evocativi ci trasporta verso vette innevate e cieli di assoluto splendore. “Stasima” è un altro intro di pianoforte (composto per l'occasione da Francesco Ferrini dei Flashgod Apocalypse) che si accompagna ben presto, attraverso il brano "Black Cross", a un riff black metal molto anni ’90 e sembra di stare di nuovo in Norvegia quando gli Arcturus sbalordivano il mondo con trovate “eretiche” ma alla fine totalmente vincenti. Da annotare anche la presenza di Massimiliano Pagliuso dei Novembre con un ottimo assolo di chitarra
Chiusura del disco affidata a “Evocazione” che parte dai Tool, ci prende per mano e ci accompagna nelle ultime evoluzioni Post Black Metal di inizio millennio (con dei cori femminili trascinanti) e "Metamorphosis" (un viaggio vero e proprio influenzato dallo Space Rock senza mai abbandonare i binari del Metal estremo), lasciandoci ancora affamati di musica e desiderosi di un bis che per ora non ci è dato avere.
Sarò forse esagerato ma non mi sentivo così coinvolto da un esordio Avantgarde Black Metal da quando ricevetti in anteprima da un amico di penna il promo su cassetta di “Constellation” degli Arcturus. Onore ai Pàrodos, al loro coraggio e soprattutto alla grande passione e competenza che hanno trasfuso in questo esordio magistralmente imperdibile!
Dulcis in fundo ecco una interessantissima chiacchierata in esclusiva con Giovanni “Hybris” Costabile, il signore delle tastiere e degli effetti dallo spazio profondo.
Buona lettura!


Mi ha incuriosito molto il nome della vostra band che è preso dalla struttura dell’Antica Tragedia Greca. Vorrei che mi spiegassi questa interessante connessione tra Teatro e Avantgarde Metal e se in futuro la proporrete anche nei vostri live… 

La scelta del nome è frutto di un’elaborazione abbastanza lunga e complessa. Ho sempre pensato che la parte concettuale di un progetto musicale sia fondamentale, come la musica stessa, e cercavo qualcosa che potesse raccogliere e sintetizzare, preferibilmente in un solo termine, quello che volevamo esprimere. Grazie ai miei studi classici ho sempre apprezzato l’immaginario complesso e tremendamente realistico – nonché sempre attualizzabile - della tragedia greca. Da qui il nome “Párodos”, che indicava il primo canto del coro immediatamente dopo l’ingresso dai corridoi laterali dell’anfiteatro, col quale i coreuti si rivolgevano al pubblico, introducendo la narrazione. Perfetto parallelismo con la nostra musica, che vuole introdurre e accompagnare l’ascoltatore in questo viaggio attraverso la tragedia dell’uomo, in un percorso catartico tra i meandri della sofferenza, alla ricerca di una nuova speranza, da trovare, appunto, nella purificazione. Per questo motivo, nelle nostre esibizioni dal vivo, entriamo in scena con delle maschere teatrali, con lo sguardo rivolto verso il pubblico, per rappresentare questa connessione simbolica tra la nostra musica e il teatro tragico e svolgere la nostra funzione di coreuti.

Siete una band di recente formazione anche se la maggior parte di voi viene da esperienze musicali diverse negli anni. Per i lettori del blog vorrei che delineassi una biografia dei musicisti coinvolti e come è nato il progetto Pàrodos… 

Personalmente ho studiato pianoforte per quattro anni e mezzo, per poi continuare da autodidatta, avvicinandomi progressivamente al metal e alle sue sonorità. Con Gianpiero “Orion” Sica (basso) e Daniele “Hephaistos” Ippolito abbiamo condiviso il progetto “Your Tomorrow Alone”, dal 2009 al 2014, del quale ha poi fatto parte, solo nell’ultimo periodo, anche Marco “M.” Alfieri (voce), che dal 2001 al 2011 era stato membro degli Exxon Valdez, progressive metal band salernitana. Terminata questa esperienza, la necessità di continuare a esprimerci attraverso la nostra musica, con un sound e una concezione diversi, ci ha portato a creare l’attuale progetto, con Francesco “Oudeis” Del Vecchio alla chitarra e il recente ingresso di Alessandro “Okeanos” Martellone alla batteria, entrambi provenienti dall’esperienza coi “Throes of Perdition”.


Ho avuto moto di vedervi in uno dei vostri primi concerti in terra salernitana e ho riscontrato un impegno e soprattutto una convinzione che è raro vedere in band di nuova generazione. Da dove nasce questa ispirata coesione artistica e soprattutto questa grande voglia di fare? 

Conoscersi da molti anni, aver registrato due album e due demo in studio, seppur con progetti differenti, aiuta tantissimo. Tuttavia, senza scadere in banali ovvietà, è innegabile che ci sia grande feeling ma, soprattutto, unità di intenti. Le precedenti esperienze musicali ci hanno formato, hanno contribuito alla costante ricerca del miglioramento, a cercare di andare sempre oltre i limiti, sia i nostri che quelli dell’ambiente musicale in cui ci muoviamo. Non è, ovviamente, un lavoro facile, e richiede massimo impegno, umiltà e dedizione. Considerando poi che questo progetto è dedicato alla memoria di una persona a noi cara che, purtroppo, non è più con noi, non abbiamo intenzione di fermarci in questo nostro cammino, finché ne avremo le forze e le possibilità.

I Pàrodos sono un’autentica sorpresa nel panorama, a volte statico e citazionista (anche troppo), nazionale. Se avessi ricevuto il vostro promo dalla Norvegia o dalla Francia non mi sarei meravigliato assolutamente. La vostra vocazione come musicisti è travalicare gli angusti confini italiani per crearvi una identità internazionale? 

Innanzitutto, grazie per la considerazione iniziale, che ci riempie di orgoglio e soddisfazione. Come accennavo anche in precedenza, il nostro modo di porci nel proporre la nostra musica è dettato anche da esperienze precedenti. Per quanto possa sembrare scontato, la realtà campana, in particolare, ma quella italiana, in generale, stanno sicuramente strette a chi vuole impegnarsi per provare a portare la propria musica ad un livello successivo. Al momento, senza voler sembrare presuntuosi o pretestuosi, non ci poniamo limiti, per il semplice motivo che siamo tutti coesi e compatti. Crediamo nella validità della nostra proposta e speriamo che anche al di là dei confini italici qualcuno (o più di qualcuno, perché no!), possa accorgersene. Di sicuro, fare delle date all’estero è, per noi, un obiettivo minimo.

“Catharsis” è dedicato a una persona che ha lasciato questo mondo dopo una lunga sofferenza. Questa esperienza che vi ha segnato è il “topos” principale dell’album o ci sono anche altre visioni o interpretazioni nei testi? 

Questa triste vicenda ha accompagnato tutto il periodo di composizione dei brani del nostro album d’esordio, con tutte le conseguenze del caso e l’altalena di sentimenti contrastanti che sono stati, inevitabilmente, trasfusi nella nostra musica. Al di là del testo dell’intro, l’unico scritto di mio pugno e ispirato dal ricordo del giorno dell’ultimo saluto a Luigi, gli altri testi sono tutti opera di Marco, che ha interpretato personalmente questo cammino attraverso la sofferenza, presente nella vita di ogni individuo, in modi e forme differenti. L’ordine della tracklist, d’altronde, non è casuale: proprio per comprendere appieno il percorso, si consiglia l’ascolto del disco dall’inizio alla fine, senza salti o interruzioni, per cogliere il significato complessivo di musica e testi. Alcuni brani sono più intimi, come “Heart of Darkness”, ispirato al romanzo di Joseph Conrad, “Evocazione” è a tutti gli effetti un rituale pagano, un ritorno alle origini per favorire, appunto, la purificazione dell’animo, “Space Omega” si sofferma sulla consapevolezza della morte e della fine della materia. Insomma, mi piace dire che i testi sono tutte facce dello stesso diamante: raccontano la stessa storia, ma da punti focali differenti e con tante influenze e contaminazioni.


L’Avantgarde Black Metal è un genere da sempre foriero di coraggiosi sperimentalismi e band che hanno saputo costruirsi una propria identità e un proprio seguito. Quali sono stati i gruppi o gli artisti che vi hanno influenzato maggiormente anche al di fuori del Metal?

Premesso che le caratterizzazioni, nel metal odierno, sono diventate sempre abbastanza complicate, in quanto le contaminazioni sono ormai molteplici e presenti in tantissime band, ci definiamo avantgarde principalmente per la commistione di elementi tipici del black metal con sonorità che non lo sono affatto o che se ne discostano completamente. Questo per non addentrarci in discorsi eccessivamente filosofici sulla catalogazione di genere. Anche l’alternanza del cantato, tra l’altro, va in questa direzione, per sfruttare il contrasto tra ritornelli puliti, parti eteree e recitate, e growl/scream. Le radici della nostra musica affondano principalmente nella scena definita “post-black” più recente, ma non solo. Idealmente, potremmo tracciare una linea che unisce Fen, Les Discrets, Alcest, Lantlos, Solstafir, Arcturus, Enslaved, ma anche Katatonia, Opeth, Agalloch, Novembre. Attingiamo a piene mani dalle nostre influenze e ispirazioni, anche non legate alla musica ma all’arte e alla letteratura, cercando di miscelare il tutto in maniera originale, senza “collage” forzati.

In “Catharsis” ci sono tantissimi “Guest” e mi piacerebbe conoscere qualcosa di più sulla loro partecipazione e anche qualche gustoso retroscena… 

In verità, l’idea delle guest è nata da un suggerimento del nostro produttore, Marco Mastrobuono, che fin dai primi giorni di registrazioni si è sentito molto coinvolto dalla nostra musica. Dopo aver registrato personalmente alcune parti di basso fretless, ci ha proposto di far comporre ed eseguire l’unico assolo del disco, quello finale di “Black cross”, a Massimiliano Pagliuso dei Novembre che, per nostra grande gioia, ha accettato volentieri. Il risultato è stato eccellente, ed è stata una soddisfazione e un onore poterlo ringraziare personalmente, quando è venuto a trovarci in studio durante le registrazioni delle voci. In seguito anche Francesco Ferrini, compositore e pianista dei Fleshgod Apocalypse, ha contribuito con la composizione dell’intermezzo strumentale dell’album, “Stasima”. Si è aggiunta, poi, Elisabetta Marchetti, voce dei “Riti Occulti”, nel recitato in greco antico di “Evocazione”, estratto dall’Inno Omerico alla Dea Madre, reinterpretato e adattato con la preziosa collaborazione di Anna Rita Russo. Sono poi da citare l’attore Francesco Marzi, per la parte recitata dell’intro, la violinista Valentina Rocchi per l’assolo in “Heart of Darkness”, Alfonso Mocerino che ha registrato le parti di batteria e Riccardo Studer che ha curato gli arrangiamenti orchestrali addizionali.

Com’è stata l’esperienza ai Kick Recording Studio? Marco Mastrobuono ha saputo cogliere lo spirito complesso ed eterogeneo dei Pàrodos? 

Mi collego alla domanda (e alla risposta) precedente, da cui si denota facilmente l’applicazione e la professionalità che ci siamo trovati di fronte. Ovviamente, alcuni di noi avevano già precedenti esperienze di registrazione, ma al Kick Recording ci siamo calati in una realtà di alto livello, sotto ogni punto di vista. Questo ci ha spronato sicuramente a dare il meglio, e il nostro lavoro ne ha tratto giovamento, soprattutto grazie alle dritte e ai consigli di Marco che ci hanno aiutato molto. È stato un vero e proprio lavoro di produzione a trecentosessanta gradi, e siamo davvero soddisfatti di quello che è stato il risultato finale. A livello di sound e di resa, abbiamo ottenuto esattamente quello che volevamo e ci aspettavamo.


Qual è il brano più rappresentativo di “Catharsis”, quello che ha saputo racchiudere l’anima tragica dei Pàrodos sia nella musica che nel testo? 

Senza dubbio “Metamorphosis”, e mi collego anche – nuovamente – al discorso dell’ascolto in sequenza. Non a caso è l’ultimo brano: è stato l’ultimo ad essere composto, in ordine di tempo, e quello che maggiormente rappresenta la maturazione del nostro sound, in questa prima fase di lavoro della band, che ha coperto un arco di circa due anni. Di conseguenza, “Metamorphosis” è un po’ la chiusura del cerchio, la fine del viaggio, la rinascita, sotto nuove forme, dell’anima, dopo la sofferenza, dopo le illusioni, le gioie, le speranze. In questo brano si sublima quel percorso tragico di purificazione, sia dal punto di vista del messaggio (parole e musica) sia dal punto di vista del nostro lavoro di composizione. Questo brano è nato per ultimo, il suo testo è stato concepito per ultimo, e tutto si è incastrato alla perfezione, con naturalezza, forse con il feeling definitivo. Ecco, potremmo dire che l’orientamento futuro del nostro sound è sicuramente da ricercare in “Metamorphosis”, per cui anche e soprattutto per questo si può considerare il brano più significativo dell’album.

Siete una band dal forte spirito underground e si nota anche dalla pubblicazione di un promo di tre tracce “live” che avete distribuito ai concerti. Nel 2017 c’è ancora modo di essere una band dall’etica fortemente radicata nel passato senza perdere l’appuntamento col futuro? 

Nel momento stesso in cui si decide di inserirsi in una realtà come quella del metal, nello specifico del black metal e di tutte le sue molteplici sfumature, senza scomodare i “puristi”, credo non si possa prescindere dall’essere, in qualche misura, underground. Tuttavia, è altrettanto giusto dire che la Live Session che abbiamo deciso di pubblicare è nata per consentire al pubblico di capire, di ascoltare qualcosa di nostro al di là delle esibizioni dal vivo. È stata una necessità, da questo punto di vista: dovendo registrare il disco, di lì a poco tempo, abbiamo ritenuto più opportuno non investire tempo e denaro in una sorta di “demo” che, comunque, visti i tempi, non sarebbe stato considerato da nessuna etichetta o label. Ci siamo rivolti quindi solo e soltanto al pubblico, avendo comunque notato un certo interesse nei confronti della nostra proposta fin dalla nostra prima esibizione dal vivo. Ovviamente, con la produzione e la distribuzione (che speriamo possa partire nel più breve tempo possibile) di “Catharsis”, puntiamo a nuovi orizzonti, più ambiziosi. E crediamo che questo non sia in contrasto con l’etica undergroud che, comunque, ci apparterrà sempre. Del resto, ho sempre pensato che chiunque faccia musica è sempre animato dalla volontà di far conoscere il proprio messaggio, raggiungendo più pubblico possibile. L’importante è mantenere la propria identità e cercare sempre di trasmettere qualcosa, oltre la mera esecuzione. E questo spirito ci accompagnerà in ogni momento.

Domanda finale di rito: state già lavorando a qualcosa di nuovo? State preparando un tour in giro per l’Italia o all’estero? E soprattutto cosa riserva il futuro per i Pàrodos? 

Abbiamo già diversi nuovi riffs e nuove idee, su cui a breve inizieremo a lavorare. Ovviamente, i lavori per le registrazioni dell’album ci hanno sottratto tempo ed energie, ma ora siamo pronti per rituffarci nella composizione di nuovo materiale. Inoltre abbiamo in cantiere un paio di cover, per omaggiare band fondamentali per il nostro percorso. In tutto questo, siamo concentrati sulla promozione di “Catharsis” e dell’attività live, con diverse date da annunciare, per ora sul territorio italiano, ma la situazione è in divenire, quindi il mio consiglio è di restare sintonizzati sui nostri canali ufficiali. Per quanto riguarda il futuro, quello non può prevederlo nessuno. Di sicuro, ci impegneremo con ogni forza per renderlo denso di soddisfazioni!

sabato 19 novembre 2016

THRASH BOMBZ - IL "VECCHIO" CHE AVANZA! [INTERVISTA + RECENSIONE]


Sembra che il Thrash Metal stia vivendo una nuova giovinezza (o a seconda dei casi un ritorno significativo) e anche il Bel Paese non sembra essere immune da questa fascinazione verso le sonorità più veloci degli anni ’80 e negli ultimi anni stiamo assistendo a un fiorire di band e progetti in tal senso.
Tra i tanti segnaliamo i Thrash Bombz, quartetto agguerrito che si forma nel 2007 e arriva dalla Sicilia (precisamente da Agrigento, la culla della Mediterranean Scene di Inchiuvatu etc) e dopo aver pubblicato un demo nel 2012 e un Ep “Mission Of Blood” nel 2013, ha dato alle stampe nel 2014 l’Ep “Dawn” per la tedesca Iron Shield Records.
La band sta anche per pubblicare il suo secondo album ufficiale che dovrebbe uscire nel Febbraio del 2017 col titolo di “Master Of The Dead”.
Intanto il mini “Dawn” ci presenta (cinque brani + intro) sonorità molto varie per influenze ed atmosfere. Si passa dall’aggressiva e coinvolgente “Presence”, con delle soliste ben costruite e un flavour di vecchi Metallica e Sodom, alla seguente “Drown In Your Misery” totalmente devota alla Bay Area.
“Eternal Punishment” piacerà di sicuro ai fan dei Testament mentre il brano omonimo è uno strumentale dal sapore melanconico dova ancora le soliste la fanno da padrone prima di lasciare il passo a “Mass Obliteration”, il massacro finale dove aleggia ancora lo spettro dei vecchi Sodom.
Se siete legati alle vecchie sonorità americane ed europee ma cercate una band convinta dei propri mezzi e alla ricerca del riff Thrash definitivo allora date una chance ai siciliani Thrash Bombz e alzate il volume! Incuriositi da questa band abbiamo rivolto anche una serie di domande al chitarrista Giuseppe “Ur” Peri, musicista molto attivo in vari progetti metal e ne è venuta fuori una bella chiacchierata che ci presentiamo in esclusiva con molte anticipazioni.


Ciao Giuseppe! Allora iniziamo a delineare, per chi ancora non vi conosce, una biografia dei Thrash Bombz con tutte le tappe finora più importanti della vostra carriera… 

Ciao Edu, l’idea del gruppo nacque nella seconda metà degli anni 90 quando io e Skizzo ci conoscemmo ed iniziammo a suonare insieme in altri progetti e sin da allora pensammo di mettere su una thrash band “tout-court”. L’idea si concretizzò soltanto nel 2012 con l’uscita della nostra demotape autoprodotta “Sicilian Way of thrash” (anche se in realtà le songs furono registrate nel dicembre del 2007 ad eccezione dell’ultima traccia che venne registrata nella primavera del 2010). Il passo successivo fu l’uscita di “Mission of Blood” EP nel 2013, 100 copie limitate su green tape per la Tridroid Records (USA) e grazie a questo ep, che io stesso spedii a Thomas Kallane della Iron Shield Records di Berlino, riuscimmo ad ottenere un contratto e furono stampate le 1000 copie del nostro primo album”Mission of Blood” per il quale ri-registrammo altre 6 songs tratte dal demotape che si aggiunsero alle altre 6 dell’ep omonimo. Il disco uscì nel gennaio del 2014 ed ottenne ottimi responsi. A settembre dello stesso anno fu la volta di “Dawn” Ep con 5 nuove tracce e finalmente a Febbraio del 2017 uscirà sempre per la Iron Shield il nostro nuovo album “Master of the Dead” con 10 nuove composizioni. Finalmente perché in questi anni per diverse ragioni non abbiamo avuto formazioni stabili, ma adesso la situazione è cambiata e sono molto soddisfatto di come sta venendo fuori il nuovo disco.

Ho dato uno sguardo alla vostra formazione e tutti i membri della band sono (o sono stati) attivissimi in altri gruppi metal. Ma allora è ancora vero che in Sicilia il Metal è sempre il genere più suonato e apprezzato? 

In Sicilia ci sono sempre stati moltissimi gruppi validi e alcuni che ritengo fondamentali per la mia formazione musicale hanno fatto la storia del metal tricolore, su tutti citerei gli Incinerator , gli Schizo ed ovviamente i Nuclear Simphony. Ma purtroppo il fatto di trovarci così a sud pregiudica la possibilità di poter suonare spesso, questo è quello che manca ed è sempre mancato a questa terra. Ed è proprio questo che da una marcia in più a realtà così emarginate, pensa ovviamente con le dovute proporzioni ad esempio alla scena brasiliana degli anni 80 dove c’era veramente “fame” di musica come da noi.


Il mini cd “Dawn” è stato stampato dalla tedesca Iron Shield Records. Come vi siete trovati finora? Continuerete con questa etichetta anche per il futuro oppure siete alla ricerca di una label più importante e magari con una distribuzione più ampia? 

Si ed anche il prossimo disco”Master of the Dead” che come ti dicevo prima uscirà a Febbraio prossimo, sarà targato Iron Shield Records http://www.ironshieldrecords.de/ . Thomas è un vero amante della musica è fa un grande lavoro mosso da una passione realmente invidiabile ed è per questo motivo che siamo entrati subito in sintonia. Per ciò che riguarda la promozione non possiamo lamentarci, i nostri dischi hanno avuto una buona visibilità come recensioni ed un ottima distribuzione e posso dirti che nel tempo la label continua a crescere e ad aumentare le sue uscite annuali, quindi diciamo che ci sono ottime prospettive. Certo l’idea di poter raggiungere altri traguardi ci alletta ma stiamo con i piedi per terra e siamo consapevoli della realtà musicale dei nostri tempi dove la musica purtroppo ha fatto largo al business e la pratica del pay to play ha preso il sopravvento grazie anche a tanti coglioni che si fanno spennare per riscaldare gli ampli al big di turno. Ma queste sono cose che a noi non interessano minimamente.

I Thrash Bombz (lo dice anche il nome) sono molto legati al vecchio Thrash Metal sia di scuola americana che europea. Cosa ne pensate di tutto questo “revival” che si sta spandendo a macchia d’olio tra i nuovi gruppi? 

E secondo voi il Thrash Metal è un genere che può ancora dire qualcosa di nuovo nel 2016? Credo che ci sia un’omologazione totale, sembrano tutti gruppi fatti con lo stampino tranne qualche rara eccezione. La nostra musica come suggerisce anche il nome è un tributo al genere che più amiamo e che suoniamo con il cuore senza pensare a cosa vada per la maggiore al momento. I riff che scrivo risentono dei miei ascolti ma posso assicurarti che non c’è nulla di studiato a tavolino. “Passion not Fashion” . Ovviamente si, il Thrash metal per me è la vera essenza del metal per antonomasia, dove puoi trovare sia la furia cieca che le melodie più sublimi ed articolate ed è per questo che anche nel 2016 ed oltre avrà sempre qualcosa di nuovo da dire.


I Thrash Bombz, col loro immaginario, sembrano ancora rappresentare il vero Underground, quello delle ‘zine, flyer e copertine dei dischi. Ha senso ancora parlare di Underground nel 2016? Oppure come dicono tanti è morto e sepolto alla fine degli anni '90? 

Certo che ha ancora senso, anzi e proprio l’underground che tiene viva questa musica. Ormai non ci sono più i tape-trader ed internet ha fatto più danni che altro. Ma c’è chi crede nella musica e produce ancora ‘zine cartacee nel 2016, come l’olandese Headbangers ‘zine oppure l’italianissima Tutti Pazzi che è in giro dal 1986 ed avere tra le mani questi gioiellini è sicuramente confortante per chi come me è cresciuto con questo spirito. Chi si sbatte per organizzare un concerto magari rimettendoci anche di tasca propria solo per cercare di creare una “scena” e soprattutto per far nascere nuovi centri di aggregazione dove suonare la “nostra” musica. Personalmente posso dirti che in termini economici ci ho sempre rimesso, ma suono per divertimento non per lucro altrimenti metterei su una cover band visto che ultimamente sono quelle che vanno per la maggiore.

Siete di Agrigento, una città molto nota per la cosiddetta Mediterranean Scene degli anni ’90 di Inchiuvatu & co. Come va la scena metal oggi? C’è ancora quel bel movimento di band e artisti che aveva contraddistinto gli anni precedenti? 

Ci sono diverse band e che suonano e forse c’è più movimento che negli anni passati, ma la scena metal in città è praticamente morta se parliamo di concerti o eventi di questo tipo e poi si vive di localismi e molti pensano a fare le rockstar di provincia piuttosto che cercare di creare unità e riuscire a fare qualcosa di concreto. Cosa che invece succede in altre città della Sicilia come Palermo, Catania o Caltanissetta.


Il mini cd “Dawn” fa da apripista a un nuovo album dei Thrash Bombz previsto a breve o per ora dobbiamo accontentarci e attendere? 

“Dawn” uscì nel settembre del 2014 pochi mesi dopo il nostro primo album per presentare la formazione con quattro elementi ed il nuovo cantante. Posso dirti che il gruppo da allora si è evoluto parecchio inglobando oltre che il Thrash americano ed europeo anche una componente più propriamente metal influenzata dal miglior “Evil” del periodo, sia come immaginario che musicalmente parlando. A Febbraio 2017 uscirà il nostro secondo full lenght “Master of the Dead”, composto da 10 nuove tracce che rispetto agli album precedenti se vogliamo sono più “Heavy” ed affondano le radici oltre che ovviamente nel thrash anche nello speed metal più intransigente non disdegnando la melodia, che è stata sempre presente nella nostra musica. Si tratterà di un concept album incentrato appunto sul “Signore dei Morti” . Posso anticiparti un paio di titoli: Evil Witches, Curse of the priest, Call of death, Condemned to Kill Again, Taken By Force…

Infine i progetti personali di Giuseppe Peri? So che sei molto attivo come musicista con diversi altri progetti e band tra cui i Kratos (di cui parleremo a breve) …

Si oltre ai Kratos [https://www.facebook.com/KratosOfficial] ci sono i The Krushers [https://www.facebook.com/TheKrushersOfficial] (Hc/Thrash) che sono in vita dal 2001 e di cui a breve uscirà uno split 7 pollici con gli amici M.N.S.[https://www.facebook.com/mnspalermo] (Oi/Punk) di Palermo ovviamente autoprodotto con l’aiuto di altre etichette sempre del circuito DIY ed inoltre ci sono stati anche i Plebe Rude [https://pr-pleberudeagrigento.bandcamp.com/], progetto estemporaneo e non propriamente metal ma a cui sono particolarmente legato visto che li c’è la summa di tutte le mie influenze musicali appunto extra-metal che vanno dalla new wave al punk ed al dark anni 80’ non disdegnando puntate verso l’elettronica minimale. In conclusione che dire,ti ringrazio per l’intervista ed il supporto. MASTER OF THE DEAD, STRIKE YOU FASTER!!!!
Per info e contatti:
https://www.facebook.com/ThrashBombzOfficial/
https://www.reverbnation.com/thrashbombz

martedì 25 ottobre 2016

CLASSIX METAL 28


ANNUNCIAZIONE!
Sul nuovo numero di Classix Metal, già in edicola, troverete una mia lunga retrospettiva (ben otto pagine!) sulla epic/power metal band americana Omen.
Un articolo che racconta tutta la carriera dei nostri, dai primi passi nei lontani anni '80 ai giorni nostri.
Inoltre, come potete vedere in copertina, troverete anche Skid Row, Udo, Vardis, Vicious Rumors, Danger Zone, Vanexa e molti altri.
Affilate le spade e cercatelo in edicola!!!

venerdì 21 ottobre 2016

MASKED DEAD RECORDS SPECIAL!


La Masked Dead Records è una piccola etichetta discografica di Brescia, nata nell’Ottobre del 2015 e si occupa principalmente di produrre CD in edizione super limitata.
Il formato prediletto di questa coraggiosa label nostrana è quello del mini-cd corredato da un mini-dvd case che da al tutto un sapore quasi artigianale.
Con una mentalità del genere, ancora fieramente underground, non potevamo non parlarne in questo blog e abbiamo quindi pensato di preparare un vero e proprio speciale sulle ultime uscite più significative e interessanti.


Partiamo con una riesumazione illustre e da queste latitudini davvero molto apprezzata: parliamo degli svizzeri Trom.
Questa dark rock/gothic band ricordo che era in auge nel vetusto (e ancora affascinante) Underground black metal degli anni ’90 e un album come “Evil” riuscì a smuovere molti giudizi positivi tra le zine del settore tra cui la fondamentale Hammer Of Damnation.
La Masked Dead Records riporta alla luce il mini cd autoprodotto “Balmor” datato 1993 ed è un gran bel sentire.
I Trom presentano al meglio cinque oscurissimi brani tra Sisters Of Mercy, i vecchi Sadness del capolavoro “Danteferno” e le contaminazioni industrial gothic degli Young Gods (non a caso sono quasi tutti svizzeri) e si scopre che a distanza di oltre venti anni si tratta ancora di un’uscita attuale e di grande caratura artistica. Insomma le ragnatele in questo caso hanno fatto bene ai Trom che tornano sul mercato con una verve e una convinzione da band del 2016. Peccato si siano sciolti anni fa…
Consigliata l’opener “Nigra Opera” che riassume al meglio le peculiarità indicate più in alto ma i cinque brani di “Balmor” sono tutti di altissimo livello emozionale.
Una grande ristampa!


Passiamo all'Italia con il progetto progressive black metal Tantanù, un three pieces che fonde la territorialità di Arezzo, Toscana e Sicilia.
Da regioni così diverse non poteva che nascere un disco complesso per influenze e idee: i nostri si divertono ad assemblare vecchio prog italiano ed extreme metal e sembra di ascoltare i primi coraggiosi dischi degli anni ’90 quando il metal estremo si lasciava contaminare da tastiere mai invadenti, cori femminili e melodie epico/sinistre.
I Tantanù propongono solo tre brani (il loro album è limitato a sole 25 copie quindi fate in fretta…) dalla durata media di cinque minuti quindi chi è interessato a composizioni mai prevedibili e soprattutto ricche di idee compositive dalle più svariate sonorità troverà pane per i suoi denti.
Da segnalare la lunghissima “Anger and Pain” (ben sette minuti) che riassume al meglio la voglia di osare dei nostri tra arpeggi ancestrali e sfuriate black.
Sono molto curioso di seguire le loro prossime mosse discografiche.
Intanto promossi!


Chiudiamo questo speciale con i Secretpath di Cosenza, band nata nel 2008 e purtroppo già sciolta anche se la label bresciana ha fatto giusto in tempo a pubblicare il mini cd “I Hear The Voices”.
Anche in questo caso si parte dal porto sicuro del Black/Death Metal per esplorare sonorità differenti e i Secretpath hanno una componente avant-garde sicuramente molto particolare.
Il terzetto calabrese, inoltre, accentua nei brani un tocco teatrale che non guasta con vocalizzi puliti ed evocativi ad arricchire il tutto e il loro ibrido tra irruenza ed atmosfera rende l’ascolto mai prevedibile o noioso.
I tre brani di “I Hear The Voices” con questo incedere schizofrenico, chiaramente voluto, sono destinati a quegli ascoltatori che amano il technical death metal ma anche roba più”strana” come Arcturus o le ultime trovate soliste di Ihsahn.
Un’uscita molto interessante e per palati che non si accontentano facilmente.
Tutte le uscite Masked Dead Recors sono scaricabili gratuitamente sulla Pagina Bandcamp dei nostri mentre per quanto riguarda le uscite super limitate in mini dvd-case conviene sempre inviare una mail alla label per valutare la disponibilità e tenere d’occhio la loro Pagina di Facebook.
Bello constatare, dopo tutti anni, che attraverso un certo operato, il fiero spirito underground del Metal estremo e non per tutti sopravviva ancora…The Flame Still Burns!

venerdì 23 settembre 2016

MAKA ISNA – REFLECTIONS OF DARKNESS/MAKA ISNA IV (AUTOPRODUZIONE, 2016)


Il progetto ambient/elettronico Maka Isna nasce sul finire del 2005 per volere di Alessandro Bucci (che abbiamo già intervistato qui con l’uscita dell’album dei Donnie’s Leach 88), all'epoca vocalist e co-fondatore della avantgarde black metal band Hell Baron's Wrath.
Nel 2007 esce, sempre autoprodotto, il primo capitolo "Maka Isna - Soundtrack For Your Nightmares" mentre due anni dopo è la volta del secondo capitolo: "Maka Isna II" che continua il percorso del primo lavoro, ma con influenze maggiormente elettroniche e meno ambient.
Il progetto si interrompe nel 2010 ma viene riaperto nel Maggio 2013 con la pubblicazione di "The Next Step / Maka Isna III" dove la componente horror ha lasciato spazio ad altri tipi di contaminazioni, tra le quali, musica classica e contemporanea.
Nel 2014, in collaborazione con Lele Photography, viene realizzato il "Picture Clip Film" di "The Next Step" ed iniziano i lavori per "Reflections of Darkness", che vede la luce nell'Aprile di quest’anno.

Alessandro Bucci

Questo quarto capitolo della saga Maka Isna è ancora una volta una miscela altamente corrosiva tra Ambient ed Elettronica, che come definita dallo stesso Bucci è molto adatta come colonna sonora per film horror o thriller.
Qualche esempio? Se vi sono piaciute le elettrizzanti e adrenaliniche soundtrack di Fight Club o Saw, ma anche certe atmosfere vecchio stile create dal Maestro John Carpenter non resterete assolutamente delusi. "Reflections of Darkness" è un album molto eterogeneo per suoni ed ispirazioni e così si passa dall’elettronica dark di “Haruka, don’t miss the Chance” e “Overfly The Swamps” ai panorami notturni e metropolitani di “Lights in the night” fino all’Ambient tout court (e invero straniante) di “Lost Ambient Tapes” (che non sfigurerebbe nel catalogo Cold Meat Industry) e al classicismo malinconico (ma affascinante) di “Sofia in Faerytale”.
Chiudono il cerchio l’orrorifica “Electronic Castle” (non sfigurerebbe nel nuovo capitolo di The Ring) e la nerissima “Searching For Elisa”.
Ancora una volta il compositore Alessandro Bucci dimostra tutto il suo eclettismo e la sua voglia di sperimentare e se vi piace il genere e siete alla ricerca di un prodotto che non troverete nel discount di Feltrinelli ma nel più profondo (ma avvincente) underground allora fare vostro il nuovo capitolo dei Maka Isna.
Potete ascoltare tutti gli album dei Maka Isna sulla pagina bandcamp ufficiale.

venerdì 2 settembre 2016

ROSSOMETILE – ALCHEMICA (AUTOPRODUZIONE, 2015) [RECENSIONE]


Raggiungono il traguardo del quarto album i salernitani Rossometile e le novità sono belle ghiotte. Ai due membri storici, il chitarrista e compositore Rosario Runes Reina (ex Hidden Hate e ora anche negli estremi Oylokon) e il batterista Rino Balletta si affiancano l’ormai collaudato bassista Pasquale Pat Murino e soprattutto la nuovissima cantante Marialisa Pergolesi.
È proprio questo nuovo ispirato e talentuoso innesto a dare una marcia in più all’album insieme a una rinnovata vena stilistica che dal Prog Metal degli esordi ha inglobato inedite influenze dark, pop e elettroniche.
“Alchemica” è un tuffo nelle emozioni pure dove l’aggraziata e affascinante Marialisa ci prende per mano e ci trasporta in un mondo incantato fatto di melodie eteree e panorami sonori sempre cangianti.
Non a caso l’album consta di ben sedici brani per quasi sessanta minuti di musica, quindi un vero e proprio viaggio nell’universo musicale dei Rossometile.


E così si passa dalle intricate trame gothic metal di “Amore Nero” (praticamente il singolo del disco con un ritornello che si stamperà subito in testa per non lasciarvi più) alla più robusta “La Fenice” con un tocco oscuro e romantico che la rende un’altra possibile hit da classifica.
Più malinconiche e sognanti sono le seguenti “Il Lato Oscuro” e “Le Ali del Falco” quest’ultima una ballad tra musica leggera e vecchio pop anni ’80.
Con “Pandora” emergono nuovamente le “antiche” influenze prog dei Rossometile (chi si ricorda del loro ottimo disco ‘Terrenica’ uscito nel 2009 per My Kingdom Music?) mentre nel “Nel Solstizio d’Inverno” (Parte 1 e 2) i nostri si divertono a mischiare stili e generi diversi dando libero sfogo alla loro travolgente creatività.
A completare il quadro segnaliamo anche la struggente “Guerriero Senza Re” (invero molto metal nel suo incedere…) l’epica e travolgente “Alchemica” e dulcis in fundo la crepuscolare “Caogula” che chiude questo lungo viaggio tra i mondi sonori di “Alchemica”.
Splendido anche il packaging del cd, ispirato a elementi alchemici (e non poteva essere altrimenti!) e a una fisicità dirompente dei nostri.
I Rossometile ci consegnano il loro disco più vario, maturo e convincente, e rafforzati da questa rinnovata formazione e da una nuova consapevolezza d’intenti guardano fiduciosi al futuro, forti di un percorso già invidiabile per dischi e live, ma soprattutto ritemprati da questa nuova sfida chiamata “Alchemica”.
Il disco può essere ordinato direttamente alla band sulla loro pagina di Facebook

 

giovedì 1 settembre 2016

THE PROVIDENCE – LITANIE DALLA ZONA DEL CREPUSCOLO (RECENSIONE + INTERVISTA]


Avevo già segnalato più di un anno fa i The Providence sulla storica rubrica “Radio Virus” della rivista a fumetti “Splatter”, tornata dalla tomba grazie alla passione e alla lungimiranza di Paolo di Orazio e Paolo Altibrandi e sono contentissimo di poter recensire questo nuovo parto orrorifico dei nostri a nome “Return To Morningside”.
Il malefico duo composto da Bloody “Slasher” Hansen (Vocals, lyrics and music) e Dick Laurent (Guitars, Bass, programming) dei Cadaveria (e per i più attenti anche ex Calvary) ci consegna un album variegato, emozionante e soprattutto pregno di umori cimiteriali e crepuscolari, dando libero sfogo a tutte le loro (tante) influenze.
Fieri prosecutori dell’opera (al nero) dei Death SS (vedi l’opener Killer Klowns) i The Providence questa volta non si pongono limiti e arricchiscono il loro sound di uno svariato e avvincente spettro sonoro passando per il Gothic Doom degli anni ‘90 (Spider Baby, Witch Bitch) il Dark Rock (Il Male), allucinate ballate tra tombe diroccate (Take Me To Midian), stranianti sinfonie di morte (Hammer House Of Horror) e ispirati tributi al padre di tutti gli zombie del metal, King Diamond (Prayers, Midnight Skies).
Il bello di “Return To Morningside” è che sotto questo spesso strato di atmosfere horror si celano rimandi ad altri generi non facilmente prevedibili visto il contesto tematico e musicale dove la band si muove, ormai, da anni.
E allora ecco emergere dal calderone oscuro dei The Providence un riff grunge, una melodia presa in prestito da un vecchio album degli U2 o un ritornello vocale che non sfigurerebbe in un album pop (malato). Insomma i The Providence ci consegnano il loro album più ambizioso, mantenendo intatto il loro spirito underground e sono sicuro che chi ama davvero gli album di culto che non sono e non devono per forza essere di tutti non si farà scappare il loro comeback discografico.
Esaltati dall’ascolto di “Return To Morningside” abbiamo deciso di raggiungere Bloody Hansen nella sua Zona del Crepuscolo in provincia di Sassari.
Il resoconto di questa interessante chiacchierata potete leggerla più in basso...

Bloody "Slasher" Hansen
Allora Bloody Hansen, a che punto eravamo rimasti con i The Providence? Sono trascorsi ben tre anni dall’ultimo full length intitolato “The Bloody Horror Picture Show”. Che cosa è successo nel frattempo? 

Ciao Edu grazie tantissimo per questa intervista. Innanzitutto, in quei tre anni ho praticamente deciso che in fase di registrazione mi sarei occupato esclusivamente della voce, vuoi per motivi forzati ma soprattutto perché è il ruolo che preferisco, e così ho contattato il mio amico Dick e gli ho detto che dal prossimo album non l’avrei assunto solamente per la produzione ma lo volevo ingaggiare anche come chitarrista, che suona, compone, e arrangia i brani. Ho sempre amato le coppie del metal come King Diamond ed Andy LaRoque per dirtene una, e la mia idea è continuare come loro finchè Dick sarà disponibile. E così abbiamo composto l’album e registrato secondo questo schema.

“Return To Morningside” è un album che dalla copertina fino ai testi e alle musiche si abbevera dall’eterogeneo mondo dell’Horror (fumetti, cinema, letteratura). Mi piacerebbe conoscere i riferimenti tematici che hanno contraddistinto la creazione del disco… 

Bene, posso dirti che possiamo trovare svariate dediche, ai film slasher in generale con l’omonimo pezzo, a qualche film come mio solito e stavolta ho voluto omaggiare Amityville Possession, Spider Baby e Cabal, e poi ho voluto fare qualcosa di diverso come scrivere un paio di pezzi non propriamente horror ma pur sempre riconducibili. C’è, infatti “Prayers” che parla di un padre di famiglia che la domenica va in chiesa e vorrebbe far credere di avere una vita perfetta predicando la legge di Dio, ma nel privato le cose sono ben diverse da quelle che vorrebbe far credere, poi c’è un brano in cui mi sono immaginato Satana che tenta un cristiano cercando di trascinarlo dalla sua parte, e un pezzo che parla di un serial killer.

Tributo al cinema horror

"Return To Morningside" è praticamente un album autoprodotto. Continuerete con questa formula oppure siete alla ricerca di una label più importante e magari con una distribuzione più ampia?

Mi sono accorto di una cosa (non che non la sapessi ma provandola sulla mia pelle mi è arrivata molto meglio): è un po’ come scoprire l’acqua calda ma con un semplice link Torrent ti si apre il mondo. Per gli altri album avevo l’etichetta e sicuramente tramite qualche recensione il nome è girato, ma ora è diverso. Non so come sia successo ma l’album è finito nelle mani di un russo quando ancora non ce l’aveva praticamente nessuno. Questo tizio l’ha inserito in un sito Torrent, (al quale ne sono seguiti tantissimi altri) e da li ho notato quanta gente lo stesse scaricando e i messaggi che mi arrivavano da tutto il mondo, dalla Francia al Brasile, all’Egitto ecc. Tutti che mi scrivevano: “Good riff man! Great album!”. Io, detto francamente, questa attenzione in passato non ce l’avevo! Bastava così poco? Mi sono anche accorto che la gente che non conosco ha iniziato a fare le cose per me, senza che io lo chiedessi. È come se ti stessero dicendo “Hey amico piano, piano il mondo sta scoprendo che esisti, che ci sei anche tu!” D’ora in avanti continuerò da solo ad occuparmi di tutto, continuerò a stampare i miei album in edizione molto limitata, perché sinceramente per come vanno le cose di cd ne bastano pochi, e niente, il fatto è che non me ne frega nulla di vendere. Io spero solo che la gente apprezzi il disco. I cd fisici li stampo prima di tutto perché uno lo voglio assolutamente come ricordo per quando magari sarò vecchio e dirò ai miei nipoti: “ecco cosa faceva zio quando era giovane”. Non m’interessa più passare le giornate a mandare messaggi alle label: la metà manco ti risponde, quindi sto benissimo così. Poi ovviamente se capitasse qualcosa di importante non sono un ipocrita, è ovvio che ci penso e valuto.

Sono curioso di conoscere come è nata la collaborazione con Dick Laurent dei Cadaveria (e tra l’altro ex chitarrista degli ottimi Calvary negli anni ’90). La formazione dei The Providence rimarrà sempre questa? 

Dick è di Sassari, io abito a 30 km. Lo conoscevo di vista quando ero adolescente: lo vedevo spesso ai giardinetti pubblici quando lui suonava con i Calvary ed io frequentavo i primi anni di superiori, poi finalmente l’ho conosciuto quando mi sono trasferito per studio in città. Siamo andati subito d’accordo, e da lì l’ho sempre chiamato per qualsiasi cosa dovessi produrre, quindi quando ho creato The Providence è stato naturale prendere il cellulare e fargli uno squillo. Ora non siamo solo conoscenti per questioni musicali ma è passato del tempo e siamo amici che si rispettano e hanno una visione molto simile della musica e di tante altre cose. Ridiamo e scherziamo spesso quando siamo assieme. Avere l’approvazione di una persona come lui è un sogno che si realizza perché, come ti dicevo, lo vedevo in giro quando ero un poppante e lo guardavo con ammirazione. I Calvary a quei tempi avevano un fascino superlativo, giustamente direi, perché le loro produzioni rimarranno nella storia del metal italiano. La formazione però è sempre solista: Dick è un session, un amico session. Magari fosse fisso nella band! Spero che il progetto acquisti sempre più importanza per convincerlo un giorno. Ora non è possibile perché sarebbe solo un passo indietro per lui, in quanto ok il cd la gente lo sta apprezzando ma rimango sempre un mister nessuno e lui voglio che prima o poi suoni nel Real Madrid o nel Barcellona della musica.

I The Providence, a mio avviso, rappresentano ancora il vero Underground. Ma ha senso ancora parlare di Underground nel 2016? Oppure come dicono tanti è morto e sepolto alla fine degli anni '90? 

Ti ringrazio tantissimo per la definizione, caspita non è una domanda facile, in questo momento mi stai facendo riflettere, non so forse con il fatto che tramite internet si può arrivare proprio a tutti, la magia dell’underground si è un po’ persa, l’importante magari è sentirsi così nello spirito, io mi sento lusingato dalla tua frase perché per me underground è sinonimo di passione, e son contento che tu hai percepito questo nella mia musica. Io penso che quasi tutti siano un pochettino assillati dal farsi conoscere per forza in tempi brevissimi, questa gente non è lucida al 100% quando si occupa della propria band, e mi provocano molta tristezza perché la musica è una cosa bellissima e uno così se la rovina per la fame di successo. Quindi si forse l’underground l’hanno voluto assassinare perché non l’accettano, rifiutano di essere sconosciuti e non accettano che ci vuole del tempo in queste cose, l’underground è scomodo ai più che si credono i nuovi Metallica. Bisognerebbe solo abbassare la cresta e capire che è meglio fare 10-15-20 anni di gavetta al posto di essere famosi subito ma facendo ridere i polli.

Bloody Hansen Vs Jason

Bloody Hansen, da quanto ho capito vivi e lavori a Sassari. Come va la scena metal sarda oggi? C’è ancora quel bel movimento di band e artisti che aveva contraddistinto gli anni ’90? 

Si esatto Edu, per la precisione in provincia, a 30 km da Sassari. Qui si suona, ci sono molte bands, ci sono i miei amici Deathcrush che ogni volta che suonano dal vivo spaccano il culo a destra e a manca. Il movimento c’è sempre, poi se definirlo bello ovviamente dipende sempre dai gusti personali, e a mio gusto continuo sempre a preferire gli anni ‘90, ma proprio in generale, sono anni che non ascolto dischi memorabili italiani. Solo i Deathcrush attualmente riescono a venire incontro alle mie esigenze musicali perché suonano quel Death Metal old school che tanto mi garba…

Potresti raccontarmi qualche aneddoto curioso o significativo relativo alla tua carriera musicale finora? Qualcosa di mai rivelato? 

Purtroppo senza vita on the road non ho tantissimo da raccontare, ti potrei far divertire con le storie delle mie sbronze ma andremo fuori tema, però posso dirti che quando c’era il My Space, che a differenza di Facebook mi aiutava e anche parecchio, mi ricordo che mi contattavano molte dark ladies appassionate di film e musica horror e mi invitavano spesso e volentieri a partecipare a degli incontri molto particolari, in particolare mi aveva divertito una ragazza americana che quando le dissi che ero troppo lontano e non sarei riuscito ad andare a trovarla mi rispose “ok potremo risolvere la questione in questo modo, ti mando un teschio rubato in un ossario, ho fatto un incantesimo che ci fa stare vicini”, ora non ricordo benissimo perché è passato del tempo e io non ricordo manco cosa ho fatto ieri, ma a quanto pare se io toccavo il teschio all’ora stabilita da lei, potevamo creare una sorta di connessione delle nostre menti ecc ecc. Bei tempi quelli, ci girava gente che ti trattava come una rockstar quasi quasi, ti faceva capire a modo suo quanto gli piacesse la tua musica, anche con queste stravaganze curiosissime, erano convinte che io dormissi nelle bara come i vampiri! Il bello era che più ero sconosciuto più le attiravo! Su Facebook manco mi cagano! Bella differenza! Poi mi ricordo che stavo parecchio in contatto con il cantante degli Orange Goblin, ci chiacchieravo molto e mi aveva consigliato il film “Perché il Dio fenicio continua ad uccidere”. Chissà se si ricorda…

Chi è Bloody Hansen nella vita di tutti i giorni? Tieni distinto il tuo lato artistico da quello quotidiano? 

Mi piacerebbe tantissimo dirti che non tengo nulla distinto perché vorrebbe dire che ho una vita entusiasmante ahah invece vivo in un paesino piccolissimo, non c’è nulla, solo qualche bar, e tutti son convinti che la vita sia tutta li. È una sorta di buffalòra di Dellamorte Dellamore, anche se a volte escono sono sempre fermi in quel confine come vedi nel finale di quel film. Fisicamente sono fuori ma mentalmente no. Non concepiscono che ci siano svariate forme di espressione oltre al pettegolezzo. Se tu parli con uno di loro capisci che l’arte per loro è una cazzata! Ovviamente questo è un discorso in generale. Non si fa mai di tutta l’erba un fascio ma in questo posto mi sento parecchio come Francesco Della Morte. Io provo sempre a oltrepassare il confine, non voglio rimanere vittima delle sabbie mobili e morire lentamente senza poter muovere un dito per salvarmi. La mia salvezza è l’arte, e tramite questa posso evadere dalla monotonia e banalità che regna dove vivo, in attesa di avere l’occasione per una svolta. Quando ero ragazzino e non me ne fotteva un cazzo di nulla era anche bello, ma ora ho altre esigenze, più ambiziose.

Infine progetti futuri per i The Providence? Suonerete mai dal vivo, magari in un tour che tocchi l’intero stivale? 

In questi giorni sto provando a cercare qualche musicista che sia bravo e abbia attitudine live, ma soprattutto che sia una bella persona. Per ora ancora nulla, ho degli amici che hanno queste caratteristiche, ma hanno i loro impegni, e comunque nonostante non possono mi danno sempre la disponibilità, sono gentilissimi, persone fantastiche. Quindi come ti dicevo sono alla ricerca di qualcuno libero ma ancora niente, però non mi dispero perché so che c’è un tempo per tutto e arriverà anche il mio momento,tempo fa ho scoperto il grande potere della pazienza, ho notato che mantenendo un atteggiamento positivo e senza farmi venire il nervoso se non ho quello che desidero, poi alla fine le cose arrivano, quindi son sicuro che se non sarà quest’anno magari l’anno prossimo sarà la volta buona, se non sarà l’anno prossimo allora magari fra due anni, non lo so, l’importante è vivere serenamente cercando di migliorarmi di cd in cd per crearmi più occasioni possibili.