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sabato 11 aprile 2009

LIBERA PARTECIPAZIONE IN LIBERA RADIO

L’epopea delle radio libere raccontata attraverso le parole di chi l’ha vissuta
dal di dentro. Al confine tra Napoli e Salerno, i sogni andavano in onda con pochi mezzi e tanta passione: bastava un mixer, un giradischi e un trasmettitore artigianale.

Giovanni De Angelis e Santolo Gaito, nel 1977 erano poco più che adolescenti. Il primo viveva nella cittadina di Sarno, il secondo nel piccolo paese di Striano.A dividerli le province di riferimento (rispettivamente Salerno e Napoli) e una stradina di campagna che in pochi km univa i due comuni. Intorno a loro un fermento socio/culturale tutto nuovo chiamato Radio Libere.
Storicamente la Radio aveva iniziato ad imporsi solo un trentennio prima, esattamente allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Il suo utilizzo riguardò per lo più la propaganda del partito Fascista e il notiziario bellico: poi, finito il conflitto, le frequenze accolsero contenuti popolari e di costume, grazie anche all’invenzione dell’autoradio e del transistor. Nel 1960 sopraggiunse il monopolio di Stato della Rai che attraverso una sentenza controversa costrinse le altre Radio che trasmettevano dall’estero (come Radio Montecarlo) a cessare le loro trasmissioni sul territorio italiano.
Dopo la contestazione studentesca del ’68 e alcuni esperimenti al limite della legalità, con almeno 400 radio “pirata” su tutto lo stivale una nuova sentenza consentì l’installazione e l’esercizio di impianti di diffusione radiofonica e televisiva via etere di portata non eccedente l’ambito locale.
Fu una rivoluzione, con le radio “pirata” trasformate in “libere” ed il loro numero che passò da circa 150 nel 1975 alle 2800 del 1978.In Campania fu un boom: secondo un censimento risalente al dicembre ’75, pubblicato negli ultimi tempi anche sul web, se ne contanvao quasi un centinaio, di cui un buon numero (quasi 30) sparso tra la provincia di Salerno e l’Agro Nocerino Sarnese.
Radio Tele Monte Saro, nel 1976 trasmetteva le sue prove tecniche da Sarno.Giovanni De Angelis ci spiega in che modo: «Partimmo come Radio Tele Monte Saro, grazie ad un trasmettitore militare modificato. Fu un’esperienza che durò circa un anno e stavamo di fronte la Chiesa di S. Alfredo, nella periferia di Sarno. Dopo un’attenta riflessione, con alcuni soci decidemmo di salvare il progetto trasportandolo a Striano. La scelta fu felice perché acquistammo nuova linfa ed entusiasmo. Avevamo trovato altre persone interessate a creare una Radio Libera».
L’altro protagonista, Santolo Gaito, ricorda i momenti di quell’estate del ’77. « Erano i primi anni universitari. Trasferimmo tutto il materiale a Via Roberto Serafino a Striano. Attrezzammo uno studio alla buona con un trasmettitore Itelco di 50 Watt, poi sostituito da uno da 250 Watt costruito da un tecnico di Roma. Ci diede comunque un sacco di problemi perché si trattava pur sempre di materiale artigianale mentre quello professionale era troppo costoso».
«La prima trasmissione che mandammo in onda - ricorda Gaito - fu un notiziario. Poi man mano progredimmo con Quiz a premi e con musica a richiesta e con dedica che era la novità assoluta nel panorama delle radio libere. I dischi li compravamo noi oppure erano le stesse case discografiche a mandarceli. Molte volte le persone ce li regalavano presi dall’entusiasmo del nostro operato. Avevamo due giradischi Lenco, un registratore a cassetta, un mixer e un equalizzatore. All’epoca tra i soci fondatori, tutti di Sarno e Striano, e i collaboratori raggiungevamo il numero di 20 persone coinvolte nel progetto. Per poter utilizzare dei microfoni decenti pagavamo rate che si aggiravano intorno alle ottomila lire al mese. Gli unici finanziamenti che riuscivamo ad ottenere erano quelli delle pubblicità locali. Soprattutto commercianti . Riscuoterli era un lavoraccio. Registravamo dei radio clip con una bella voce femminile e li mandavamo poi in differita. Nel 78 facemmo un salto di qualità riuscendo a fittare un appartamentino. Consisteva in tre piccola stanze: una insonorizzata con cartoni di polistirolo per la registrazione e il broadcasting, un’ altra dove catalogavamo i dischi e infine quella dove ricevevamo gli ospiti».
Non solo musica: l’obiettivo era quello di trasformare quel luogo in uno spazio aperto di discussione e aggregazione. «Il nostro obiettivo era far venire la gente sulla radio - dice De Angelis. Volevamo che prima di tutto fosse un punto di aggregazione. Per giovani, adulti e anziani. Che tutto girasse intorno alla Radio. Questo non era riuscito nell’esperienza precedente a Sarno. Lì alcun si sentivano come in una “torre di avorio”. Non sentivano il bisogno di cercare un contatto vero con la gente. A Striano questo contatto c’è stato e fortissimo. Con il trasloco e la nuova denominazione , “Radio Diffusione Striano”, tanti ragazzi che vivevano sulla strada venivano da noi. Potevano dormire e mangiare sulla radio. Era un punto di riferimento per tutti».
Gaito ricorda come nel «mentre trasmettevamo musica in diretta dallo studio, nell’ altra stanza - che avevamo arredato con divani e poltrone - si discuteva di politica, di musica, di problemi sociali. Eravamo sempre aperti. Possiamo dire che il fenomeno sociale che abbiamo vissuto non ha avuto eguali in zona».
Subentra il periodo di maggior fulgore seguito dall’inevitabile declino. «Come “Radio Diffusioni Striano” il nostro impegno era diventato un vero e proprio lavoro, non retribuito, e molti collaboratori hanno gettato la spugna. Siamo rimasti praticamente da soli. La passione era troppo forte e abbiamo deciso di continuare. Registrammo la radio come testata giornalistica regolarizzando la nostra presenza sul territorio e dotandoci di una frequenza radio autonoma».
Il periodo da radio libera si era concluso. Non la voglia di fare: «Ogni Natale organizzavamo una tombolata in diretta (denominata “Tombolissima in FM”) attraverso la quale riuscivamo a pagare i tanti debiti accumulati da Gennaio. Stabilimmo delle rubriche fisse di grande partecipazione popolare come la trasmissione serale del sabato, ”ma che fai dormi?”, incentrata sulla musica in diretta con cantanti ed artisti locali e le richieste, oppure “Napoli canta così” dove addirittura abbiamo ospitato artisti famosi quali Ciro Perna e Franco Cipriani. Inoltre in sinergia con alcune associazioni locali organizzammo anche il “Carnevale Strianese”. E ci beccammo anche una bella multa per aver sforato con i tempi della manifestazione che doveva finire alle 11 di sera».
Dai sogni al rimpianto, però il passo è breve. «Purtroppo stavamo abbandonando gli studi intrapresi all’università e il tempo passava inesorabilmente. La politica locale non ci aiutava a far progredire anche economicamente il nostro progetto e i debiti si accumulavano giorno dopo giorno. Cercammo di affidarlo ad altre persone più giovani ma non ottenemmo risposte convincenti. Vendemmo tutto e ci dedicammo finalmente alla nostra vita».
I fatti curiosi e gli aneddoti particolari di certo non mancano in un’esperienza come questa e Giovanni e Santolo non sono avari di particolari: «Ci chiamava tutti i giorni in radio una signora di Ottaviano di nome Rosetta. Aveva una certa età ma si esprimeva benissimo. Le piaceva soprattutto cantare canzoni napoletane mentre l’orchestra l’accompagnava dallo studio. Dopo un po’ di tempo in paese iniziò a circolare la voce che questa fantomatica Rosetta fosse la sorella del noto camorrista Raffaele Cutolo. L’abbiamo anche conosciuta di persona ma non abbiamo mai appurato se fosse realmente una parente di Cutolo o fosse solo una diceria popolare. Il mistero insomma è rimasto. Un altro fatto strano fu quando si presentò in radio un mago del nord Italia. Ci disse che voleva fare un programma tutto suo ed essendo noi una radio libera accettammo sena problemi. Dopo alcune dirette, di ore e ore, capimmo con sommo dispiacere che quell’individuo si serviva del mezzo/radio per poter prendere degli appuntamenti domiciliari con alcuni ascoltatori e poter poi praticare a pagamento la sue pratiche di divinazione. Ci rimanemmo molto male».
E le emozioni e i ricordi che, anche se un po’ confusi, affiorano ancora da quell’esperienza. «Ci dicono - concludono i due protagonisti - che il tempo che abbiamo dedicato alla radio e che abbiamo sottratto alla nostre famiglie e a noi stessi non è andato assolutamente perso. Siamo molto orgogliosi e ritornando indietro rifaremmo ogni cosa. Peccato che oggi quel senso di aggregazione che cercavamo con tanto ardore si sta spegnendo lentamente. La libera partecipazione sta scomparendo troppo in fretta.
(Ringrazio per la preziosa collaborazione il collega e amico Francesco Gravetti)






venerdì 20 marzo 2009

NO RADIO, NO PARTY.

Seconda, scomoda, puntata sulla “defunta” Radio Antenna Sarno. Il senso di delusione del nostro interlocutore, Lucio Belmonte, rompe l’incantesimo del “fu” riportandoci alla dura realtà: Sarno deve tornare ad essere un faro culturale “reale”.

“Ho sempre pensato che la civiltà ed il progresso di una comunità si misura dalla sua capacità di comunicare e dagli strumenti di comunicazione che ha saputo costruire, noi sarnesi siamo un po’ amanti dello straniero ed un tantino provincialotti non guardiamo al futuro ma al caso da marciapiede.”
La disamine implacabile di Lucio Belmonte ( attuale collaboratore di Radio Kiss Kiss, quindi uno che di comunicazione se ne intende) sulla situazione culturale sarnese e sulla, ormai, cronica mancanza di strumenti atti a favorire un senso di aggregazione diverso e più significativo di una semplice manifestazione ludica in piazza, ci riporta con i piedi ben saldi per terra.
Il ricordo è un sentimento romantico,che avvince il cuore ci fa essere meno obiettivi e razionali.
Eppure, Lucio è stato chiaro. Dietro la patina dorata e luminosa dei giorni” che sono stati e mai più saranno”, si nasconde un problema antico con tutto il suo carico di insoddisfazione e sconforto.
Radio Antenna Sarno è il simbolo di un’occasione persa, di un sogno andato in frantumi per la superficialità di noi tutti e di chi ci rappresenta. Teniamolo ben a mente onde questo revival non diventi una grottesca esibizione di facce “comuni” e di “fattarelli” persi nel tempo. Il messaggio è chiaro. E le dichiarazioni, fin troppo sincere di un nostro concittadino fanno il resto:
Lucio, iniziamo dal principio. Come sei entrato nello staff di Radio Antenna Sarno? Era la tua prima esperienza in Radio? Di che cosa ti occupavi principalmente?
Caro Edu, sono entrato nel 1982 perché ho sempre amato la musica e smanettare con i brani mi piaceva montarli e smontarli allora con il registratore, appena entrai cominciai a fare le selezioni musicali e poi Nicola la Rocca mi chiese di condurre il mio primo programma si chiamava “ Stand up “.
Come era organizzata la Radio? Quali erano i programmi di successo e quelli cosiddetti di “nicchia”?
La radio di allora era completamente diversa da quella di oggi, sicuramente più legata al territorio, il programma di successo è stato sempre Self Service, spazio a dediche allora seguitissimo con tantissime persone che chiamavano, di grande successo il programma sportivo che seguiva la Sarnese e il mitico Tombolone nel periodo natalizio, programmi di nicchia penso pochi, forse di rock ma in quegli anni il rock era La Musica.
Com’era il feedback in quei giorni? Eravate apprezzati oppure c’era un timido seguito. Fin dove riuscivate a farvi sentire?
Ottima la fedeltà dei radioascoltatori, il raggio di copertura nei primi anni di radio Antenna Sarno era circoscritto all’agro nocerino sarnese e forse a qualche paese vesuviano, bisogna tenere conto che bastavano pochi watt di potenza per viaggiare nell’etere, oggi con la stessa potenza non si riuscirebbe ad uscire dal palazzo.
Perché la radio, ad un certo punto, cessò la sua attività?
La radio cessò la sua attività per incompetenza di coloro che l’hanno gestita negli ultimi anni di vita e per la mancanza assoluta di investimenti. In realtà Radio Antenna Sarno si è sempre sorretta con le proprie risorse senza molti investimenti.
Mi raccontava Gianacarlo Scoppetta in una precedente intervista, che praticamente doveva organizzarsi da solo le proprie rubriche acquistando addirittura dei dischi poi da passare in Radio. Per te era lo stesso? Ia Giunta comunale dell’epoca non fece nulla per far decollare il progetto?
Allora si era ragazzi e tutti compravamo i nostri dischi e li utilizzavamo per fare i programmi non c’erano molti fondi per l’aggiornamento, per quanto riguarda i governanti di allora assomigliano a quelli di oggi, incompetenti ed inconsapevoli del valore per una società di uno strumento di comunicazione, su questo argomento potremmo parlare per giorni, ma è fiato sprecato non esistono veri politici.
Che ne pensi oggi del panorama radiofonico? Al tempo di internet c’è ancora interesse per un mezzo tanto romantico e antico come la radio?
Penso che la radio sia molto cambiata negli ultimi anni, non è uno strumento antico e romantico perché si è evoluta moltissimo ed ahimé, ha perso il suo romanticismo, io ritengo la radio oggi più ricca della stessa televisione generalista e soprattutto non superata da internet ma casomai coadiuvata, inoltre resta in assoluto lo strumento di comunicazione più vero.
Sei ancora in contatto con gli altri collaboratori? Che cosa vi legava in quell’esperienza? Da esperto che cosa gli diresti adesso?
Si collaboro con pochi collaboratori di allora l’unico con cui lavoro oggi è mio cugino Pino Belmonte, che trasmette ancora con me ci siamo ritrovati a lavorare insieme da quando sono diventato il coordinatore artistico di Kiss Kiss Italia, lui veniva da una esperienza con RTL, la cosa che direi ai miei ex colleghi è che molti di loro hanno fatto bene a cambiare lavoro.
Secondo la tua opinione sarebbe possibile riesumare la “vecchia” Radio Antenna Sarno, magari in un progetto On Line, oppure è parentesi ormai conclusa della nostra storia?
Sarebbe bellissimo in un progetto online ma impossibile in etere, sarei il primo a lavorare a questo progetto, anzi sperimenterei anche cose nuove.
Scusami se sono un po’ cinico ma negli ultimi tempi ho notato una voglia di celebrazione e di autocompiacimento sulle ceneri spente di quel progetto. Non sarebbe meno ipocrita tentare qualcosa di nuovo senza adagiarsi sugli allori? Sarno è praticamente ferma in fatto di cultura e intrattenimento tranne alcune manifestazioni. Tu che ne pensi?
Io ho sempre pensato che la civiltà ed il progresso di una comunità si misura dalla sua capacità di comunicare e dagli strumenti di comunicazione che ha saputo costruire, noi sarnesi siamo un po’ amanti dello straniero ed un tantino provincialotti non guardiamo al futuro ma al caso da marciapiede e con Radio Antenna Sarno abbiamo perso un’occasione, la cosa che ci riesce meglio è distruggere ogni valida iniziativa.
Ora lavori per la prestigiosa Radio Kiss Kiss, penso un ambiente professionale e umano completamente diverso e in tutti i sensi, migliore, ma se ti guardi indietro ai giorni pionieristici della radio a Sarno che cosa provi?
Oggi la radio è il mio lavoro e sono fortunatissimo a fare quello che faccio, ma non è più la radio di quando ero ragazzo è sicuramente più fredda, riguardando al passato vedo una cosa che ho amato tanto e che mi ha aiutato a crescere umanamente e professionalmente.
Chiudiamo con qualcosa di meno impegnativo. Raccontaci un fatto curioso o strano accadutoti durante una tua diretta?
Una cosa curiosa durante la diretta di Radio Antenna Sarno un orgasmo di una radioascoltatrice al telefono che ho interrotto calando il cursore del mixer, una cosa recentissima il 21/12/08 durante l’intervista a Laura Pausini, appena mi ha rivisto dopo due anni mi ha detto in onda: Lucio sei dimagrito … ricordo le domande della tua ultima intervista mi hanno fatto commuovere, non farmi piangere anche oggi…
In quel momento ho pensato quanto fosse caratterialmente umile e grande un’artista di fama internazionale tanto da ricordarsi di una intervista di un semplice speaker.
Grazie di cuore Lucio. A te le ultime battute…
La radio è un mezzo di comunicazione fantastico ha un ingrediente che lo distingue dagli altri, oltre essere più vero necessita sempre di tanta fantasia e creatività.

sabato 14 marzo 2009

QUANDO RADIO ANTENNA SARNO ERA ROCK!!!

Una premessa oserei dire doverosa: questa intervista con Giancarlo Scoppetta, ( mio attuale partner radiofonico su MOSHPIT) una persona con cui condivido da anni un’amicizia legata a doppio filo con la passione per la musica, si è svolta a casa mia in una domenica mattina che ricorderò a lungo. Ascoltare dalla sua stessa voce storie e aneddoti di un periodo così magico e speciale mi ha provocato sentimenti forti e contrastanti. Prima di tutto una sana invidia per non aver fatto parte di un progetto così lungimirante e unico nel suo genere da non riuscire ad avere un seguito . E poi un misto di rabbia e malinconia poiché certe esperienze dovrebbero creare un ponte tra generazioni diverse ;una strada maestra che sia percorribile anche da quelli che verranno poi .Eppure dopo tanta fatica e tanto coraggio di intenti tutto è si è perso in un triste dimenticatoio.
Ma lasciamo che il nostro nobile interlocutore ci racconti questa bellissima storia finita, ahimè, troppo presto:
Ciao Giancarlo. Cosa ricordi dell’esperienza da rock dj a Radio Antenna Sarno?
Ovviamente è stata una bellissima esperienza, anche perchè ero molto giovane avevo all’incirca vent’anni, peccato non l’abbia più ripetuta, in quanto l’emittente dopo poco tempo chiuse i battenti. Potevo tentare altrove, ma in quel periodo pensavo allo studio come impegno primario. Fà piacere però essere stato uno dei primi nella nostra zona a fare quel “tipo” di programma, fuori dai canoni del tempo. Il rock, in tutte le sue forme era un genere di secondaria importanza, quindi il mio programma era ritenuto “alternativo”. C’erano però altri programmi, uno dei quali potrei definire “antesignano” di un tipo di conduzione che oggi va per la maggiore. Si chiamava “Tutti Al Muro”. Era condotto da Giovanni Buonaiuto e Giacomo Bello. La prerogativa era il contatto diretto con il pubblico da casa, che ignaro diventava “vittima” delle burle dei conduttori. Proprio come oggi fanno i maggiori NetWork in Italia.
Come si chiamava il tuo programma? Quale genere di musica passavi?
Il titolo del primo programma era ROCK STORY, in collaborazione con l’amico Gianluigi Ferrara. Si parlava, come si evince dal titolo, della storia del rock, (Hendrix, Zeppelin, Deep Purple etc.). Il secondo programma invece si chiamava “WILD SIDE” ideato e condotto solo dal sottoscritto. Il titolo era ispirato da una famosa canzone degli americani Motley Crue, che diventò anche la sigla ufficiale del programma. Lo scelsi perché la reputo ancora oggi, il pezzo rock duro per antonomasia.
Visto che parliamo dei “lontani anni 80” penso che non fosse facile trovare il materiale riguardante un tipo di musica tanto distante dal gusto delle masse. Come organizzavi le ricerche?
Innanzitutto prendevo spunto dalle notizie e dalle recensioni dalle riviste del settore (Rockerilla, il mitico H/M et similia). I dischi li “compravo” invece alle Messaggerie Musicali di Sarno.
Com’era il vinile? (n.b. parliamo dei 33 giri e affini) Hai malinconia dei vecchi metodi di ascoltare e reperire musica?
Il vinile era ed è ancora molto affascinante. Aprire la pellicola protettiva era come effettuare un rito magico; estrarre il disco dall’interno, e porlo sul piatto con cura maniacale (c’era sempre la paura di graffiarlo) provocava brividi di attesa. Non ti dico cos’era il fruscio della puntina sul vinile, pura poesia.
Qual’è stato il gruppo che hai fatto ascoltare di più durante la tua trasmissione radio?
Ovviamente i KISS. Avendo l’intera discografia erano quelli
che passavo più frequentemente.
Quali differenze riscontri tra la scena musicale di 25 anni fa e quella del nuovo millenio?
Non basterebbe un giornale intero per raccontarlo. Però ti posso dire che l’atmosfera che si respirava negli eighties non potrà mai più tornare, anche se, un ritorno ai “vecchi tempi” lo si riscontra nelle sonorità di alcune nuove bands. Dobbiamo fare i conti con lo scorrere del tempo ed il relativo cambiamento dei costumi. La musica di conseguenza ne rimane influenzata.
E a Sarno oppure nei dintorni c’era qualche band valida da poter far conoscere ai tuoi ascoltatori?
Voglio fare due nomi su tutti, Malicious Unconscious (Max Franco e Giovanni Orza), e i postumi Void’s Daughter (Max, Marcello ed Emilinao Franco). ( Ne riparleremo presto. Nd. Edu)
Giancarlo sei ancora interessato alla musica dopo così tanto tempo? Cosa fai adesso nella vita?
E’ scontato, ora faccio il Rock DJ con te nel nostro nuovo programma, MOSHPIT, di cui sono enormemente fiero ed entisiasta.
Nel frattempo ho messo su famiglia. Sono padre di due splendide bambine, che già dalla loro tenera età mostrano passione per la musica.
Ti consideri un “pioniere” di un genere di musica che ora ritroviamo anche in classifica (vedi Linkin Park , Iron Maiden etc.) nonchè seguita da milioni di ragazzi in tutto il mondo? Prima era lo stesso?
Gli aficionados sono per fortuna sempre in aumento rispetto agli anni ottanta, anche grazie ad internet ed altri mezzi di comunicazione molto più evoluti. Non mi considero pioniere di alcun genere, però se posso mandare un messaggio ai più giovani, dico loro di essere mentalmente quanto più aperti possibile e non limitarsi a pochi generi musicali. La musica è bella in tutte le sue forme.
Se potessi dare un consiglio ad un giovane che intraprende la
strada del rock dj, cosa gli diresti?
Sia chiaro! E’ un campo in cui non ci sono facili guadagni,
quindi è fondamentale metterci soprattutto il cuore e la passione.
Diventa molto più gratificante di qualsiasi cifra economica.
E’tutto! Ti ringrazio tanto per la tua disponibilità e per averci aperto le porte dei tuoi ricordi. Un’esperienza fantastica
A te le ultime parole…
Caro Edu, non posso che ringraziarti infinitamente per questa splendida chiacchierata.
Invitiamo tutti i tuoi lettori a seguirci nella nostra nuova avventura radiofonica chiamata MOSHPIT. Non ve ne pentirete.
Ogni Giovedì sare alle 21 su:
wwwradiobasegro.it
Rock and roll all nite, and party every day!!!