mercoledì 6 marzo 2013

PREVIEW: INCHIUVATU - INRI (EP - 2013)























Il Venerdì Santo, il giorno della passione di Cristo e della sua crocifissione, rappresenta una delle manifestazioni più significative e profonde della nostra spiritualità sempre in bilico tra credenza e superstizione, paura del peccato e speranza nell'aldilà.
In particolare il meridione d'Italia ha una lunga tradizione di rappresentazioni e folkloristiche interpretazioni (ne abbiamo parlato anche qui), legate ai misteri della fede e alle sue più ambigue manifestazioni, il tutto volto a superare (o meglio trascendere) il timore primordiale della morte del corpo e abbracciare la speranza in una resurrezione dell'anima.
In uno dei giorni più dolorosi e sentiti di tutta la cristianità, gli Inchiuvatu daranno in pasto (mai locuzione fu più adatta...) ai loro fedeli “INRI”, terzo EP (extra large) che completa la trilogia iniziata con “33” nel 2008 e proseguita con “ECCE HOMO” nel 2010.

“Il concept richiama le quattordici stazioni della via Crucis – spiega Agghiastru - “ma il tema vuole affrontare l'uomo e la sua natura errante. L'incapacità di noi tutti nel mantenere dritta la schiena. I più attenti noteranno qualche citazione ne 'El Cireneo' alla canzone del Banco del Mutuo Soccorso 'La conquista della posizione eretta'. Musicalmente l'ho registrato in diversi momenti e luoghi per catturare il riverbero dell'ambiente in cui mi trovavo. Aperta campagna per 'Amen', chiesa per 'Cristo Pasto', ecc. Ho cercato di slanciare il 'black metal' di Inchiuvatu verso sonorità 'folk blues', ovviamente tutto virgolettato poiché le etichette nel mio caso sono sempre doverose. Sto cercando di non ripetermi, di trovare una nuova forma di musica estrema senza per forza fossilizzarsi all'estetica trita e ritrita degli ultimo decennio”.

“Slanciare il black metal” credo che sia la frase principe per poter comprendere l'evoluzione di Inchiuvatu, progetto mai prevedibile e sempre votato a una sorta di sperimentazione sonora quantomeno ardita per gli (ahi noi!) angusti confini del genere.
“Inri” è emblematico in tal senso: se “Pontius” posta in apertura dell'ep ci riporta ancora nei binari quantomeno sicuri delle suggestioni folk/extreme metal, “Aisa” è il primo “shock sonoro” del disco; blues dolente, sofferto, atto a raccontare il (non) senso della vita di chi non crede più nella fede e nei suoi ciechi idoli di carta. Dolorosa e evocativa (quasi tutta in acustico) è anche “Matri Mea”, un crescendo di emozioni che sfocia in un giro folk a tratti ironico, quasi a voler stemperare l'angoscia del brano.
“El Cireneo” è il superamento del black metal secondo Inchiuvatu: chitarre zanzarose al servizio di un'atmosfera malsana e crepuscolare. “Veronica” è un porto sicuro dove poter far naufragare i tanti sostenitori del combo siciliano che venerano dischi come “Addisiu” o “Viogna”. Black/Folk Metal di grandissimo impatto emotivo, con un occhio rivolto alla terra natia.
Dal brano “I Fimmini” entriamo nel vivo del concept (anti o post?) religioso di “Inri” e come sempre la teatralità delle musiche la fa da padrone. “Cristo Pasto” è la summa sonora di questa ambigua rappresentazione della Passione: sognante nelle melodie, iconoclasta e pungente nelle parole.
Non mancano coraggiose divagazioni nel noise e nel post rock come in “Amen” che trova il suo efficace contro altare nelle conclusive “Salma” e “Scava” dove il folk/black primordiale degli Inchiuvatu ci ricorda che qualsiasi percorso, anche quello più ostico e ardito, ha radici ben profonde nel vissuto comune, nel substrato delle esperienze dirette e viscerali.
















Ancora una volta il prode Agghiastru si abbevera alle suggestioni (sonore e non solo) della sua terra natale per poter poi affrontare temi universali e controversi. In questo caso le sue ultime parole sembrano quasi un ammonimento sul non lasciarsi irretire da certe manifestazioni attraenti (ma anche subdole) della fede e spostare la ricerca del senso dell'esistenza non nell'apparenza ma nella sostanza del messaggio:

“La via Crucis che ho trattato in INRI non è propriamente didascalica. Ho voluto prendere lo spunto per girare attorno al concept di Inchiuvatu, ossia l'incapacità di determinare il senso della vita, e, come spesso accade, il non accettare che senso non ce n'è. Ecco del Cireneo, per esempio, vessato dalla croce perché il fato ha voluto così. Ecco Ponzio Pilato che mette davanti agli occhi dell'umanità la possibilità di redimersi, ma NOI sceglieremmo sempre la strada tortuosa (Barabba). Ecco che anche Gesù', alla destra del Padre, assiste misero al fallimento della sua venuta sulla Terra, proprio perché è insito nella natura umana errare e perseverare (in Amen 'scuru ci voli pi' lustru addisiari' - 'ci vuole il buio per desiderare la luce'). Ma questa luce il genere umano la brama veramente?"

2 commenti:

Donata Ginevra ha detto...

questa è proprio una cosa sensazionale, non ne avevo mai sentito parlare di questo "inchiuvatu", credo proprio che dovrò recuperarlo, è bello pensare che qualcuno sia riuscito a dare una simile rilettura di un argomento cos' particolare come la Passione. Grande rece, come il solito.

PS: nel mio blog c'è una sorpresina x te ;)

EDU ha detto...

Grazie Donata per il commento :)
Corro subito a vedere...