giovedì 15 gennaio 2009

LUCIANO COMIDA: PIACERE, MICHELE CRISMANI!

Intervista al noto autore triestino di storie per ragazzi.

Luciano Comida è nato a Trieste nel 1954. I suoi romanzi per ragazzi, incentrati su un tredicenne italianissimo, Michele Crismani, sono stati tradotti in sette lingue e hanno conquistato il cuore di tanti adolescenti in Italia ma anche in tutto il mondo.
Questa la prefazione ufficiale.
Io aggiungo solo che ho conosciuto il buon Luciano durante alcuni giorni particolarissimi per entrambi a Firenze e da allora mi sono appassionato, giorno dopo giorno, ai suoi scritti, al suo seguitissimo blog e ai suoi tanti progetti.
Questa intervista è il frutto più della passione che della critica fredda e distaccata.

Salve Luciano. Mi tolgo subito una curiosità che avevo da un po’ di tempo: Michele Crismani, il bambino tredicenne, nato dalla “tua penna” è un personaggio totalmente di fantasia oppure (come penso io) una proiezione dei tuoi ricordi e dei tuoi sentimenti di quando eri adolescente?
Non diciamo a Michele che l’hai definito “bambino”: ti odierebbe per sempre. Lui vive un’età difficilissima, l’adolescenza, un’epoca in cui il suo corpo e la sua mente cambia, gli arrivano addosso idee desideri paure vergogne insicurezze che prima non conosceva. Insomma, un momentaccio: non è ancora grande e non è più piccolo. E guai a chi lo chiama “bambino”. Forse, da come parlo di Michele persona, si intuisce che lui esiste per davvero. Ma anche no. Cerco di spiegarmi. I personaggi letterari possono diventare reali e acquistare una propria vita, indipendente dalla volontà del loro autore, agire all’insaputa del “creatore” o anche contro i suoi progetti. Mi è capitato più volte di ideare sviluppi alla trama di una storia con Michele ma di doverla cambiare perché lui non la accettava e si comportava diversamente da come avrei voluto io. I personaggi vanno lasciati liberi di essere se stessi. In fondo Michele è il “figlio” di tre genitori: i lontani ma sempre vivi ricordi di me adolescente, l’osservazione che faccio costantemente degli adolescenti di adesso, il modo in cui rielaboro tutto ciò.

Sembri abbracciare una sorta di “serialità” nei tuoi romanzi con protagonista Michele. Prima o poi lo farai crescere e maturare verso l’età adulta oppure rimarrà, nelle tue storie, un eterno ragazzino con la sua vita e le sue disavventure?
All’inizio, il mio progetto era di seguire Michele romanzo dopo romanzo fino ai trenta o ai quarant’anni, inserendo nei successivi titoli le parole “tredicenne”, “quattordicenne” e così via. Ma per fortuna, dopo il discreto successo del primo libro, ho subito capito che quest’idea non andava. Per due motivi: un progetto così ambizioso era al di là della mia portata, insomma non mi ritenevo capace di realizzarlo. Il secondo motivo è che, in poco tempo, il personaggio Michele sarebbe diventato grande e così i bambini e gli adolescenti non avrebbero più letto le sue storie. E allora costringo Michele a vivere in una specie di eterna tredicennità, facendo acrobazie per portare avanti la trama e le sottotrame ma senza farlo crescere. In ogni caso, ho in mente il tema dell’ultimo…spero lontanissimo…libro della saga: lui verrà da me e pretenderà che io lo lasci finalmente libero di crescere.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi del mercato editoriale dedicato ai più piccoli (un mondo che ignoravo prima di conoscerti). Come ti ci trovi? Quali sono i suoi meccanismi? Come sei coinvolto e quali sono le tue sensazioni in proposito? Perché hai scelto questo tipo di letteratura per i tuoi libri?
Pur essendo un lettore smodato e onnivoro, leggo pochissima letteratura per bambini e per ragazzi. Non per snobismo ma per non restar paralizzato dalla continua scoperta dell’acqua calda: che Tizio ha già scritto questo, Caio ha già raccontato quest’altra scena e Sempronia ha già descritto queste esperienze. Faccio un esempio: immagino che un bacio tra adolescenti compaia già in centinaia e centinaia di libri per “piccoli”. Non avendo letta nessuna di queste storie, posso raccontare il bacio senza essere schiacciato e condizionato da tutti quegli esempi. Perciò, gli autori per bambini e per ragazzi che leggo sono tutti lontanissimi dal mio modo di scrivere: mi piacciono Walter Moers e il suo continente di Zamonia, Philip Pullman anche se è anticristiano, Lewis e il mondo di Narnia, Winnie Puh, Neil Gaiman, Roal Dahl…
Ho cominciato a scrivere per ragazzi del tutto per caso: perché me l’hanno chiesto. Era il 1997 e avevo appena finito per il piccolo editore Campanotto un libro molto provocatorio e ironico sul fastidio dell’aver figli, “Padri pentiti”. Livio Sossi, che curava la collana di libri per ragazzi, mi suggerì di scrivere un romanzo per adolescenti sul difficile rapporto tra un papà e un figlio. Io gli risposi che di scrivere per ragazzi non me ne importava nulla. Subito dopo apparve, uso questa parola un po’ medianica, Michele e in venti giorni buttai giù “Vita privata avventure e amori di Michele Crismani tredicenne”. Scoprii così che scrivere per bambini o per ragazzi mi piace molto.

Posso farti una domanda un po’ “scomoda”? Secondo il tuo parere Michele rappresenta realmente i ragazzini di oggi con le loro “fissazioni” e i loro problemi adolescenziali oppure è un personaggio nato in un mondo lontano e astratto come quello della fantasia? A volte, leggendo, ho pensato che lo dipingevi come un ragazzo di un’altra generazione?
Domandarlo a me è come chiedere a un produttore di vino se il suo rosso è buono. In tutta sincerità io potrei rispondere che lo bevo anch’io, che a me piace e che dentro non ci metto polverine strane o sostanze chimiche ma lo faccio solo con l’uva coltivata nelle mie vigne. Ma al di là delle battute vinicole, è una questione che mi sono posto molte volte, anche discutendone con mia figlia Francesca, che ha ventiquattro anni e che è una preziosa e critica consigliera. Posso dire che, in genere, nei tanti incontri pubblici che ho con i bambini e con i ragazzi nelle scuole o nelle biblioteche, mi dicono di sì, che in Michele ritrovano un sacco di frammenti di se stessi, modi di essere, espressioni verbali e mentali, confusioni esistenziali, gusti musicali e cinematografici. D’altra parte è evidente: per quanto io possa sforzarmi e aggiornarmi, resto pur sempre un uomo nato nel 1954.

Ho avuto il piacere di leggere altri tuoi scritti oltre a quelli dedicati al tuo personaggio principale. Penso a “Lesioni Lievi” , una serie di vignette gustosissime e ironiche sugli innamoramenti giovanili oppure le serie di racconti (penso inediti) denominati “ I racconti di Claudio e Marina”. In questi ho riscontrato una sorta di tuo ritorno al passato visto con ironia ma anche con disincanto. Che ne pensi? I racconti verranno pubblicati?
Devo prendermi un po’ di tempo per dar loro una revisione definitiva, anche alla luce dei consigli di amici e amiche a cui li ho fatti leggere. Con obbligo di critica spietata. Poi, una volta sistemati, li manderò a qualche editore. E vedremo cosa succede.

Continuando con “Lesioni Lievi” ho notato (con favore) il tuo coinvolgimento nel mondo dei fumetti? Ci saranno ancora futuri sviluppi in proposito? Michele Crismani lo vedo bene in una storia a strisce (soprattutto “Michele Crismani vola a Bitritto”).
Io frequento i fumetti da quando avevo pochi anni, nemmeno sapevo leggere e guardavo solo i disegni. E molti dei miei scrittori preferiti sono appunto autori di fumetti: penso a Pratt, Pazienza, Schultz, Gaiman, Barks, Altan, Watterson, Magnus, Taniguchi. Qualcosa ho scritto anch’io…un giallo ambientato a Trieste nel 1915, una ventina di brevi storie con Michele sul mensile “Konrad”…ma ho l’impressione di non essere molto bravo, come sceneggiatore. Però continuerò ancora, con i fumetti.

Visto che sei un accanito lettore e un attento cinefilo, potresti indicarmi alcuni titoli e film che ultimamente ti hanno impressionato (sia in positivo che in negativo)?
Ieri sera ho finito di leggere “2666”, l’immenso romanzo postumo di uno scrittore cileno che amo, Roberto Bolano: un giallo ma anche una riflessione sulla violenza del mondo, un libro sui libri ma anche...Inutile riassumerlo: “2666” è un’opera che guarda negli occhi ognuno di noi. Un paio di mesi fa mi ha colpito molto il saggio del magistrato Roberto Scarpinato, “Il ritorno del Principe”, un’analisi lucidissima della storia italiana e del rapporto tra classi dominanti e criminalità, un libro che andrebbe portato nelle scuole. Ho rivisto in dvd un telefilm italiano di quindici anni fa, le cinque puntate di “Voci notturne”, scritto e sceneggiato da Pupi Avati. La Rai lo trasmise a ore tarde e mai più lo ripropose. E’ un piccolo capolavoro: terrificante ritratto dell’Italia anni Novanta, tra occulto e corruzione politico-economica, misteri millenari e neonazismo. Un delitto che sia ignorato.

E invece il libro altrui che avresti voluto scrivere?
Tutti i libri che amo avrei voluto scriverli io. E per certi versi è come se li avessi partoriti proprio io, perché chi legge diventa sempre creatore al fianco dell’autore. Se però devo citare qualche titolo in particolare, direi i racconti di Julio Cortazar e di Raymond Carver, le poesie di Emily Dickinson, le storie partigiane di Beppe Fenoglio, “Horcynus Orca” del siciliano Stefano D’Arrigo, le opere di Primo Levi, “Confessioni di un italiano” di Ippolito Nievo, “Le tre stimmate di Palmer Eldritch” di Philip Dick, la “Storia della mia vita” di Casanova, “Orlando furioso” di Ariosto, i Peanuts di Charles Schultz, “La taverna del doge Loredan” di Alberto Ongaro, i gialli con Maigret di Simenon.

Parliamo di scrittura: secondo Tiziano Sclavi (autore del fumetto bonelliano, Dylan Dog) “il segreto della buona sceneggiatura è leggere diecimila libri. Vedere diecimila film. Ascoltare diecimila musiche. Visitare diecimila mostre d’arte. Giocare a diecimila videogiochi. Poi si può cominciare a fare qualche tentativo.” Per te è stato lo stesso? Un giovane autore ha degli obblighi precisi?
Spesso, alla fine degli incontri, si avvicina qualcuno, di solito una ragazzina, e mi chiede se c’è un segreto per diventare scrittori. Rispondo che ce ne sono tre: leggere molto, scrivere molto, imitare molto. Solo facendo così si impara, pian piano, a trovare la propria voce e il proprio stile. E solo attraverso il continuo confronto con gli altri autori ci si rende conto di quanto non si finisce mai di imparare.

Mi ricollego a un discorso che amo molto: quello della Musica. Che colonna sonora sceglieresti per le avventure di Michele? Musica e Letteratura sono un binomio perfetto? Ci sarà più spazio per citazioni musicali nei tuoi futuri scritti?
Io amo soprattutto il rock “classico” e chitarristico, da Roy Orbison a Ben Harper, dai Creedence ai Wilco, Springsteen, Young, Kinks, Ramones, Love, Allman Brothers, Janis Joplin, Hendrix, Clash, Tom Verlaine, Who, Tom Petty, Davide Van De Sfroos, Beach Boys. Ma anche la classica di Mozart o di Giovanni Sollima, il jazz di John Coltrane o di Keith Jarrett. Insomma, la musica è una parte fondamentale della mia vita: dischi, concerti, video…Con Michele abbiamo gusti diversi. Condividiamo solo la passioncella per il Liga, anche se io negli ultimi tempi lo seguo molto di meno perché la sua svolta sempre più pop non mi convince. Michele è molto influenzato dalle mode del momento: adesso si è già stufato dei Tokio Hotel. E gli piaciucchiano gli Snow Patrol: glieli ha fatti conoscere la compagna di classe Arundhati Nambudiripad, di origine pakistana.

Elencami una serie di dischi che hanno ispirato le tue opere letterarie vecchie e nuove e il cd che non potresti mai togliere dal lettore?
“Born to run” di Springsteen, una qualsiasi raccolta (anche se ho le loro discografie complete) dei Creedence Clearwater Revival e dei Ramones, “Sandinista” dei Clash, un Neil Young elettrico e tempestoso, “Viaggio in Italia” di Sollima, “My favorite things” di Coltrane, “Kind of blue” di Miles Davis, Battisti che fu la musica dei miei quindici anni e che resta un grande…

Ultima domanda: si dice che i poeti e gli scrittori (ma anche i musicisti) siano esploratori di “altri” mondi” che suscitano fascino e terrore allo stesso tempo. Luciano Comida ha trovato il suo mondo o lo sta ancora cercando?
I libri offrono la possibilità di esplorare tantissimi mondi. E quando sto scrivendo, entro nello stesso momento in tre dimensioni. Sono lo SCRITTORE che inventa una storia, ma sono anche il PERSONAGGIO che vive quella stessa storia e sono pure il LETTORE che sta leggendo quel testo che si viene formando. Ecco allora che il momento della creazione letteraria…scusa se uso un’espressione così pomposa…diventa quasi magico perché ci fa trascendere dalla nostra esperienza normale per varcare soglie inaspettate. E riusciamo a farlo a costo zero, standocene seduti, senza assumere nessuna sostanza allucinogena, senza effetti collaterali. E con la possibilità di trasmettere poi almeno una parte di queste esperienze ad altre persone, sotto forma di libri.

Luciano, grazie di cuore per la chiacchierata. Lasciamoci delineando i tuoi progetti futuri e qualche gustoso anticipo…
Spero di morire all’improvviso a centodue anni assieme a mia moglie Tatjana, mentre sto scrivendo qualcosa di molto comico, lei sbircia dietro le mie spalle e ridiamo tutti e due a crepapelle. Dunque i progetti sono tanti. Sto finendo l’ottavo romanzo con Michele, “Michele Crismani e altri animali”, che dovrebbe uscire nel 2009. Poi sempre Michele sarà co-protagonista di alcuni racconti scritti per l’Azienda sanitaria di Trieste: hanno per tema i vecchi delle case di riposo. E ancora: assieme alla mia amica delle Langhe Lalla abbiamo finito un libro per bambini scritto dai nostri quattro, due lei e due io, cani. Ho terminato un giallo per adulti ma alle “cavie” cui l’ho dato in lettura non è piaciuto per nulla, per cui dovrò rimetterci le mani a fondo. I racconti con i personaggi di Claudio e Marina saranno presto sistemati. Continuerò a collaborare a vari giornali…Insomma, non mi annoio.

2 commenti:

luciano ha detto...

Grazie.
Luciano (e Michele)

eddyworld ha detto...

Figurati Luciano.
Spazio meritatissimo.
I miei contatti si stanno fiondando sulla tua intervista.
Sono molto curiosi dei libri su Michele Crismani.
A Presto