giovedì 17 novembre 2011

MOSHPIT SPECIALE BACK TO EXTREME METAL!

Questa sera, Giovedì 17 NOVEMBRE 2011, nuovissima puntata di MOSHPIT.
Puntata dedicata totalmente all'Extreme Metal!
Doctor Jankyll & Mister Eddie avranno l'onore e il piacere di avere come ospiti in studio ben due opinionisti ufficiali: Pier Marzano (Koza Noztra, Grind Zone, Metal Hammer etc) e l'ultimo arrivato Fabban (Aborym, Funeral Oration etc.)
Come sempre puntata da non perdere per gli amanti della musica underground e non solo.
Vi aspettiamo al solito orario ( 21:00) sempre su Radio Base:
www.radiobase.fm
104,8 FM

mercoledì 16 novembre 2011

AVOLEDO TURNS TO APOCALYPSE ZOMBIE


Ricevo e pubblico questa interessante novità per gli amanti del Survival Blog e non solo:

Come vivrebbero gli uomini se si perdesse ogni speranza nel domani e se il giorno del giudizio arrivasse per mano non divina ma umana?
"Un romanzo di ricerca delle possibili radici del futuro, della fede che non è andata persa e di un domani meno cupo di quanto ci si possa attendere"

METRO 2033 UNIVERSE: LE RADICI DEL CIELO
Di Tullio Avoledo
Prefazione di Dmitry Glukhovsky

Le radici del cielo è il primo spin off italiano ispirato al romanzo russo Metro 2033, opera prima e caso letterario del giovane scrittore Dmitry Glukhovsky.
Dopo essersi appassionato a questo universo post-apocalittico grazie alla passione per i videogiochi del figlio sedicenne, Tullio Avoledo ha scoperto il Glukhovky scrittore, che come lui ama delineare nei propri romanzi scenari immaginari attraverso trame complesse che affrontano importanti temi "umani".
Così Avoledo ci regala ancora una volta una storia appassionante ed intensa, ricca di sfaccettature diverse e dal finale inaspettato: zombie e creature immonde, fede e spiritualità, bene e male, passione e morte…

Sinossi:
20 anni dopo l’olocausto nucleare Roma è una città desolata e spoglia, fatta solo di rovine. I suoi abitanti sembrano non avere più niente di umano. Il Nuovo Vaticano si è insediato nelle gallerie delle antiche catacombe di San Callisto. È una comunità di poche centinaia di persone, governata da un incerto equilibrio di poteri tra quel che resta della Chiesa e la spietata e corrotta famiglia Mori.
Padre John Daniels, all’epoca del disastro un giovane seminarista, ed ora unico membro della Congregazione per la Dottrina della Fede, meglio nota, un tempo, con il nome di Santa Inquisizione, viene convocato a sorpresa dal capo del Nuovo Vaticano, il camerlengo Ferdinando Albani, l’ultimo cardinale della Chiesa. Il Papa è probabilmente morto, anche se nessuno può esserne certo. Da allora la sede papale è vacante. Il destino della stessa Chiesa è appeso a un filo: gli equilibri di potere all’interno delle catacombe pendono sempre più a favore della componente laica del Consiglio, l’organismo di governo locale cui appartengono uomini avidi e senza scrupoli. Con la promessa di recuperare il prezioso Tesoro della Basilica di San Marco, il porporato ottiene l’autorizzazione e i mezzi per una spedizione al Nord, nell’antica città di Venezia...Continua sulla SCHEDA
NOTA INTERESSANTE: il romanzo riceverà doppia pubblicazione. A febbraio 2012 infatti sarà tradotto in cirillico ed inserito nella collana dedicata a METRO 2033 UNIVERSE, che attualmente conta 19 romanzi.

In Metro 2033: dopo una catastrofe nucleare, i sopravvissuti si trovano a vivere nelle gallerie della metropolitana di Mosca. Ogni stazione diventa uno stato, lo sfondo perfetto per storie e viaggi avvincenti.
Nata come un’esperienza interattiva sul web nel 2002, dopo essere stato d'ispirazione ad un videogioco (THQ 2010), e dopo aver raggiunto le 300 mila copie vendute solo in Europa, tradotto in 25 lingue ora le ambientazioni post‐apocalittiche dei romanzi di fantascienza di Glukhovsky diventano un modello da internazionalizzare.
Il giovane autore russo ha esportato, infatti, il suo modello narrativo in giro per il mondo. Fino ad ora hanno aderito al progetto, contribuendo al Metro 2033 Universe: Regno Unito, Germania, Spagna, Cuba e probabilmente USA.

martedì 15 novembre 2011

lunedì 14 novembre 2011

"LINGUAGGI": COLLETTIVA D'ARTE DI ALFONSO ORZA



RICEVO E PUBBLICO QUESTO COMUNICATO STAMPA DI UN CARO AMICO:

Galleria d’arte “Michelangelo”

Di Alfonso Orza

Via G.Matteotti, 80 - Sarno (SA)

Presenta

“Linguaggi”

sez.Pittura:

Salvatore De Curtis, Roberto Mantellini, Roberto Sanchez, Lucio Statti

sez.Scultura:

Anna Crescenzi, Ugo Cordasco

Vernissage sabato 26 novembre ore 18,00

Dal 26 novembre2011 al

Titolo dell'evento: “Linguaggi”

Data vernissage: sabato 26 novembre 2011

Orario vernissage: ore 18

Orari di apertura:

Chiusura mostra:

Biglietti: ingresso libero

Testo di: Carolina Mantellini

Genere: mostra collettiva

“Linguaggi”

Proporre una mostra collettiva è sempre stata un’operazione delicata. Un tema comune, un fil rouge, costituisce in genere l’ancora di salvezza per mettere insieme le diverse personalità artistiche che si

ritrovano gomito a gomito, e con tutte le difficoltà di una ‘impaginazione’spesso problematica.

Un esercizio di alta scuola viene ad essere, invece, l’apparente assenza dell’argomento comune. Apparente soprattutto in questa collettiva promossa dalla Galleria Michelangelo di Alfonso Orza di Sarno. Infatti la cifra comune di questi sette artisti è la decisione e la professionalità con cui hanno dimostrato, negli anni, di perseguire dei percorsi originali. Diversi fra loro ma accomunati dal credere fermamente in ciò che fanno. Dunque ricerche che in questa mostra si esprimono, per la natura stessa della collettiva, con dei flash su itinerari di lavoro che meritano da parte del pubblico ulteriori approfondimenti per inquadrare delle interessantissime storie di evoluzione dei linguaggi. Roberto Mantellini scorre con abilità dal paesaggio postindustriale-simbolico ad un simbolismo nascosto nel paesaggio, solo apparentemente di genere. Salvatore De Curtis presenta sia i lavori costruttivo-informali che gli informali paesaggi della memoria. Lucio Statti, mette a servizio la sapienza tecnica rappresentando la metafora del gioco e il gioco delle prospettive carpite alla natura. Roberto Sanchez, noto per la ricerca pluriennale di una vibrante geometria astratta, mette in campo le vibrazioni coloristiche in un divertissement paesaggio-icona. Singolare è invece il lavoro di Salvatore De Angelis: un eclettico in senso classico, cioè uno sperimentatore di stili e poetiche con lo spirito di un esploratore dell’esistenza. Anna Crescenti, scultrice, lavora partendo dal concreto del dato naturale ma subito lo investe di significati concettuali, simbolici ed emozionali. Infine, ma l’ordine è casuale, Ugo Cordasco. Mi sembra che uno dei dati caratteristici di questi scultore-architetto è la sapienza con cui percorre i territori del design- poetico e della scultura di base progettuale. Una mostra quindi ricca ed interessante studiata per un territorio non sazio di incontri tra pubblico ed artisti. Carolina Mantellini

domenica 13 novembre 2011

LOU REED & METALLICA SU RAI 3! (UN BREVE RESOCONTO)


Continua la telenovela di Lou Reed & Metallica e il loro controverso album "Lulu".
I due giganti (definizione di Fazio) sono in giro da giorni in tutta Europa per promozionare il disco che sembra non sia stato baciato (finora) da vendite stratosferiche. Da qui la mossa (forse azzeccata, forse no) di apparire su diverse tv nazionali (tra le tante quella tedesca con un mini concerto).
Ma parliamo di questa ospitata a "Che tempo fa?".
Inutile dire che c'era parecchia attesa e sopratutto tanta curiosità!
Parte la trasmissione e Fazio (col CD di "Lulu" in mano, roba di altri tempi...) presenta il disco come "un'opera letteraria", non approfondendo oltre il discorso.
Giusto due battute e parte il live!
Il mirabile duo attacca con "Iced Honey", forse uno dei pochi brani "convincenti" (notare le virgolette!) di "Lulu".
A una scelta abbastanza azzeccata fa da contraltare una band che ha vistosamente due anime: i Metallica ci credono e suonano sul serio (sopratutto Hatfield che darà prova di grande coinvolgimento pur nella dimensione ovattata e fredda dell'esibizione in uno studio Tv).
Lou Reed è platealmente stonato (o platealmente svogliato) e il brano viene fuori come una "suonata" in sala prove.
Finito il brano Fazio da prova nuovamente di conoscere poco il concept di "Lulu" (una misera domanda sul personaggio a cui Reed risponde telegraficamente). Parte la "classica" domanda su questa controversa collaborazione e tra abbracci (con Ulrich) e complimenti fini a se stessi Reed lancia uno slogan vecchio come la sua età: "Il Rock 'N' Roll è amore!". Allora perché è così "amorevolmente" svogliato nel suonare i brani del suo disco?
A sorpresa, finita la breve (e inconcludente) intervista, il conduttore italiano annuncia un brano del 1968: una cover dei Velvet Undrground! Il brano è "White Light/White Heat", tratta dall'omonimo album.
La serata acquista slancio e i due giganti sembrano maggiormente coinvolti (soprattutto Reed).
Il brano scorre via come un piccolo happening ed è tutto finito!
Il paragone con il pezzo tratto da "Lulu" in precedenza è quantomeno impietoso sia come esecuzione che come coinvolgimento.
Si spengono le luci (e la mia Tv, visto che fra poco ci saranno Cremonini & Casini, altro mirabile duo della serata), e ho la netta sensazione che sia (ancora) Reed il vero problema di questo "Lulu". Percepisco tutti i limiti del grande artista americano nell'aver accettato una collaborazione troppo antitetica alle sue attuali possibilità artistiche e tecniche.
Ma questa ospitata su Rai 3 è e rimane un piccolo evento, a distanza di oltre venti anni da uno show analogo dei Nirvana.

sabato 12 novembre 2011

GLI ORRORI DI ALTROQUANDO



No, non si tratta della recensione di un vecchio speciale di Dylan Dog, sceneggiato da Sclavi (peraltro bellissimo!), ma di una citazione, spero pertinente.
L'orrore quello vero sta superando di molto la fantasia di scrittori e sceneggiatori.
Non ci credete?
Allora leggete i seguenti articoli su:
- Cannibali (i figli di Baruc!)
- Profanatori di tombe
- Diavoli e sanguinose premonizioni
Poi mi direte...
Sembra di essere in una puntata di Millennium. The End is near!

Intanto visto che siamo comunque in tema vi segnalo anche il nuovo numero (302) di Dylan Dog, sceneggiato da Mignacco e disegnato dal caro amico, Bruno Brindisi. L'albo contiene anche una nota di Tiziano Sclavi su Sergio Bonelli.

Sinossi:
Mark Question, giornalista che nei suoi articoli ha sempre definito Dylan Dog un “ciarlatano”, è stato assassinato con un colpo di pistola in fronte. A ucciderlo nel suo studio, di fronte a testimoni e senza un’apparente ragione: l’inquilino di Craven Road. Una notizia è difficile da credere, soprattutto per i membri del fan club dell’Old Boy che, per aiutare il proprio beniamino, sfruttano le proprie conoscenze per ricostruire la reale dinamica del delitto e provarne così l’innocenza. Ma è davvero innocente?

venerdì 11 novembre 2011

"I VAMPIRI PEGGIORI SAREMO PROPRIO NOI...": INTERVISTA A CLAUDIO VERGNANI

Del nuovo romanzo vampirico di Claudio Vergnani, "L'Ora più buia", ne abbiamo già parlato in una apposita recensione.
A questo punto era d'obbligo approfondire il discorso con l'autore.
Di seguito una bella chiacchierata con il prode Claudio dove ci scappa anche qualche gustosa anticipazione.
Buona lettura.

L’ora più buia chiude la tua trilogia letteraria legata ai vampiri. Che cosa si prova quando un progetto narrativo volge al termine? E soprattutto ora che si è concluso quei personaggi reclameranno ancora attenzione nel tuoi scritti futuri o li senti lontani?

A dire il vero sono già alle prese con un noir con protagonista Vergy, quindi almeno lui è ancora ben presente nella mia vita. D’altro canto, per usare parole tue, è davvero un tipo che reclama attenzione. Lascerò riposare Claudio e gli altri, invece. Almeno per un po’ … Poi si vedrà. Anche perchè, come dice l’iscrizione funebre egizia che cito ne L’ora più buia : ”Credi, nessuno è mai tornato, che non se ne sia andato, almeno una volta …”

Ma Claudio Vergnani Autore crede sul serio all’esistenza dei vampiri oppure sono (o sono stati) solo un espediente letterario per raccontare ed esorcizzare demoni (interiori) più infimi e crudeli?

Mah! … prima di aver letto il bellissimo Io credo nei vampiri di Emilio de’ Rossignoli non ci credevo, dopo … non so più. No, a parte gli scherzi, il vampiro dentone non credo esista, ma se non stiamo attenti, di questi tempi i vampiri peggiori saremo proprio noi – l’uno dei confronti dell’altro . La nostra paura, la nostra rabbia, la nostra disillusione rischiano di “succhiarci via” le nostre energie migliori.

Leggendo attentamente il tuo ultimo romanzo ho avuto come l’impressione che tu abbia voluto rivelare molto più di te stesso (letture, meditazioni, riflessioni, invettive) rispetto ai tuoi romanzi precedenti. È davvero così?

Sì, è vero. Ritenevo fosse venuto il momento e l’ho fatto. Era funzionale alla narrazione e non mi sono tirato indietro. Può anche essere che inconsciamente, pensando alla fine di un ciclo, abbia sentito l’esigenza di salutare i lettori rivelando più cose per lasciare un ricordo più dettagliato e affettuoso, ma è certo che il romanzo richiedeva – e credo che ci fosse attesa in questo senso – che molte carte ancora coperte venissero messe in tavola.



Credo che le pagine più incisive di tutto il libro siano legate a quella che ho definito come “l’Oskorei vampirica”. Una marcia sfrenata e sanguinaria nel buio della notte. Da dove hai preso questa idea? C’è qualcosa di “mitico” in questa tua visione orrorifica?

Credo anche io che sia un brano suggestivo (nel quale, tra l’altro, senza anticipare nulla a chi abbia voglia di leggere il romanzo, si trova parte di quel lavoro sul testo e sul linguaggio del quale ho parlato in altre occasioni). Ritengo tra l’altro che la tua definizione sia molto azzeccata. Volevo dare a quell’episodio i contorni allucinati e difformi di cui abbisognava, e lavorando in tal senso è stato inevitabile che emergessero sfumature di una tragicità quasi epica. Conoscevo naturalmente il tema della Wild Hunt, dove – non casualmente – in queslla sorta di battuta di caccia ultraterrena, i mortali che avessero la sfortuna di assistervi vengono rapiti e trascinati nel regno dei morti.

Nel romanzo hai usato una tecnica narrativa inedita per il tuo stile. Praticamente c’è una parte del libro dove è Gabriele a narrare alcuni fatti e non il tuo alter ego Claudio. Mi piacerebbe conoscere i retroscena di questa scelta…

E’ un momento della storia in cui Claudio – per motivi che qui non vanno svelati – è in balia di sé stesso e di conseguenza non in grado di gestire la situazione, perciò chiede a Gabriele di farsi carico della responsabilità del comando. E quest’ultimo lo farà a modo suo, narrando i fatti terrificanti di cui è testimone alla sua maniera: un misto di candore, ironia e cinismo che mi pareva giusto avessero – in quest’ultimo episodio – maggior spazio.

In questi anni in cui hai pubblicato i tuoi romanzi horror c’è qualcosa che i lettori e/o in recensori non sono riusciti ancora a decifrare e/o a interpretare? Qualcosa che vorresti chiarire con questa intervista?

Il punto essenziale è emerso – anche grazie a Blogger di vaglia come te –, e cioè l’essere riuscito a rimanere fedele ad un genere e alle sue strutture più radicate (rendendo talvolta affettuoso omaggio a chi mi aveva preceduto) andando nel contempo oltre il genere stesso, con soluzioni narrative e di linguaggio innovative ma – e questo è fondamentale – divertenti e appassionanti (tu lo sai bene, perché è quello che avete fatto anche tu e Lazzati con il vostro magnifico Horror Rock). Personalmente, ho avuto molta fortuna, perché un libro è parte dell’autore solo per metà, mentre la successiva metà è affidata alla vita che vi vorranno dare (se riterranno che ne valga la pena) lettori e critici. Sono stato accolto senza pregiudizi e seguito con stima e affetto. Se merito ho avuto è stato quello di credere che tale operazione potesse essere compiuta.

Che cosa avverrà ora? Quali saranno i tuoi piani futuri? Ci sarà ancora spazio per l’Horror nella tua narrativa o ti stai evolvendo verso altri generi?

Sto lavorando su un noir abbastanza inusuale che ha Vergy come protagonista, e ancora una volta l’intento è quello di filtrare i miei vissuti e tutto ciò che ho assimilato negli anni dalla letteratura (di qualunque genere, non solo noir) e dal cinema per impiantarlo su una struttura ad un tempo classica e innovativa. Credo in questo progetto e spero di poterlo proporre. Ma d’altro canto l’horror è un genere che ho nel cuore e difficilmente lo abbandonerò. E’ un contenitore letterario dove è possibile indagare – se solo se ne ha la voglia – estremamente in profondità nell’animo umano. Il soprannaturale e l’orrore spesso ci obbligano a fare quel passo in più fuori dalla torpida empasse del nostro quotidiano, e spesso – come ho già detto in altre occasioni – quel che scopriamo di noi stessi può non piacerci. Ma d’altro canto non siamo al mondo per compiacerci di ciò che siamo e sappiamo, ma per scoprire ciò che ancora ci è ignoto, anche se quell’ignoto ci riguarda e ci spaventa. Se una cosa ci ha insegnato la storia dell’umanità è che il progresso passa necessariamente dal confronto aperto con le nostre paure. Il problema è che spesso crediamo che la paura sia una specie di marchio d’infamia e ci vergogniamo di provarla, credendo si tratti di una debolezza. E pensiamo che sia nostro dovere mostrarci “coraggiosi”. E’ un messaggio superficiale e puerile che ci da questa società di plastica e di tubi catodici. Certo, in molti hanno cercato di dare una definizione del coraggio, ma quasi sempre sconfinando nel mito e nel fumettistico, e lasciandoci di conseguenza più confusi e avviliti di prima. Credo che la cosa più onesta che possiamo dire è che non può esistere coraggio disgiunto dalla paura. Sono le due facce della stessa medaglia. Per trovare dentro di noi il primo dobbiamo necessariamente scendere a patti con la seconda. Sono una cosa sola con la nostra più profonda essenza di uomini, e in questo non v’è nulla di vergognoso. Almeno questo è ciò che credo, ed è ciò che nei miei romanzi ho cercato di spiegare.