venerdì 11 novembre 2011

"I VAMPIRI PEGGIORI SAREMO PROPRIO NOI...": INTERVISTA A CLAUDIO VERGNANI

Del nuovo romanzo vampirico di Claudio Vergnani, "L'Ora più buia", ne abbiamo già parlato in una apposita recensione.
A questo punto era d'obbligo approfondire il discorso con l'autore.
Di seguito una bella chiacchierata con il prode Claudio dove ci scappa anche qualche gustosa anticipazione.
Buona lettura.

L’ora più buia chiude la tua trilogia letteraria legata ai vampiri. Che cosa si prova quando un progetto narrativo volge al termine? E soprattutto ora che si è concluso quei personaggi reclameranno ancora attenzione nel tuoi scritti futuri o li senti lontani?

A dire il vero sono già alle prese con un noir con protagonista Vergy, quindi almeno lui è ancora ben presente nella mia vita. D’altro canto, per usare parole tue, è davvero un tipo che reclama attenzione. Lascerò riposare Claudio e gli altri, invece. Almeno per un po’ … Poi si vedrà. Anche perchè, come dice l’iscrizione funebre egizia che cito ne L’ora più buia : ”Credi, nessuno è mai tornato, che non se ne sia andato, almeno una volta …”

Ma Claudio Vergnani Autore crede sul serio all’esistenza dei vampiri oppure sono (o sono stati) solo un espediente letterario per raccontare ed esorcizzare demoni (interiori) più infimi e crudeli?

Mah! … prima di aver letto il bellissimo Io credo nei vampiri di Emilio de’ Rossignoli non ci credevo, dopo … non so più. No, a parte gli scherzi, il vampiro dentone non credo esista, ma se non stiamo attenti, di questi tempi i vampiri peggiori saremo proprio noi – l’uno dei confronti dell’altro . La nostra paura, la nostra rabbia, la nostra disillusione rischiano di “succhiarci via” le nostre energie migliori.

Leggendo attentamente il tuo ultimo romanzo ho avuto come l’impressione che tu abbia voluto rivelare molto più di te stesso (letture, meditazioni, riflessioni, invettive) rispetto ai tuoi romanzi precedenti. È davvero così?

Sì, è vero. Ritenevo fosse venuto il momento e l’ho fatto. Era funzionale alla narrazione e non mi sono tirato indietro. Può anche essere che inconsciamente, pensando alla fine di un ciclo, abbia sentito l’esigenza di salutare i lettori rivelando più cose per lasciare un ricordo più dettagliato e affettuoso, ma è certo che il romanzo richiedeva – e credo che ci fosse attesa in questo senso – che molte carte ancora coperte venissero messe in tavola.



Credo che le pagine più incisive di tutto il libro siano legate a quella che ho definito come “l’Oskorei vampirica”. Una marcia sfrenata e sanguinaria nel buio della notte. Da dove hai preso questa idea? C’è qualcosa di “mitico” in questa tua visione orrorifica?

Credo anche io che sia un brano suggestivo (nel quale, tra l’altro, senza anticipare nulla a chi abbia voglia di leggere il romanzo, si trova parte di quel lavoro sul testo e sul linguaggio del quale ho parlato in altre occasioni). Ritengo tra l’altro che la tua definizione sia molto azzeccata. Volevo dare a quell’episodio i contorni allucinati e difformi di cui abbisognava, e lavorando in tal senso è stato inevitabile che emergessero sfumature di una tragicità quasi epica. Conoscevo naturalmente il tema della Wild Hunt, dove – non casualmente – in queslla sorta di battuta di caccia ultraterrena, i mortali che avessero la sfortuna di assistervi vengono rapiti e trascinati nel regno dei morti.

Nel romanzo hai usato una tecnica narrativa inedita per il tuo stile. Praticamente c’è una parte del libro dove è Gabriele a narrare alcuni fatti e non il tuo alter ego Claudio. Mi piacerebbe conoscere i retroscena di questa scelta…

E’ un momento della storia in cui Claudio – per motivi che qui non vanno svelati – è in balia di sé stesso e di conseguenza non in grado di gestire la situazione, perciò chiede a Gabriele di farsi carico della responsabilità del comando. E quest’ultimo lo farà a modo suo, narrando i fatti terrificanti di cui è testimone alla sua maniera: un misto di candore, ironia e cinismo che mi pareva giusto avessero – in quest’ultimo episodio – maggior spazio.

In questi anni in cui hai pubblicato i tuoi romanzi horror c’è qualcosa che i lettori e/o in recensori non sono riusciti ancora a decifrare e/o a interpretare? Qualcosa che vorresti chiarire con questa intervista?

Il punto essenziale è emerso – anche grazie a Blogger di vaglia come te –, e cioè l’essere riuscito a rimanere fedele ad un genere e alle sue strutture più radicate (rendendo talvolta affettuoso omaggio a chi mi aveva preceduto) andando nel contempo oltre il genere stesso, con soluzioni narrative e di linguaggio innovative ma – e questo è fondamentale – divertenti e appassionanti (tu lo sai bene, perché è quello che avete fatto anche tu e Lazzati con il vostro magnifico Horror Rock). Personalmente, ho avuto molta fortuna, perché un libro è parte dell’autore solo per metà, mentre la successiva metà è affidata alla vita che vi vorranno dare (se riterranno che ne valga la pena) lettori e critici. Sono stato accolto senza pregiudizi e seguito con stima e affetto. Se merito ho avuto è stato quello di credere che tale operazione potesse essere compiuta.

Che cosa avverrà ora? Quali saranno i tuoi piani futuri? Ci sarà ancora spazio per l’Horror nella tua narrativa o ti stai evolvendo verso altri generi?

Sto lavorando su un noir abbastanza inusuale che ha Vergy come protagonista, e ancora una volta l’intento è quello di filtrare i miei vissuti e tutto ciò che ho assimilato negli anni dalla letteratura (di qualunque genere, non solo noir) e dal cinema per impiantarlo su una struttura ad un tempo classica e innovativa. Credo in questo progetto e spero di poterlo proporre. Ma d’altro canto l’horror è un genere che ho nel cuore e difficilmente lo abbandonerò. E’ un contenitore letterario dove è possibile indagare – se solo se ne ha la voglia – estremamente in profondità nell’animo umano. Il soprannaturale e l’orrore spesso ci obbligano a fare quel passo in più fuori dalla torpida empasse del nostro quotidiano, e spesso – come ho già detto in altre occasioni – quel che scopriamo di noi stessi può non piacerci. Ma d’altro canto non siamo al mondo per compiacerci di ciò che siamo e sappiamo, ma per scoprire ciò che ancora ci è ignoto, anche se quell’ignoto ci riguarda e ci spaventa. Se una cosa ci ha insegnato la storia dell’umanità è che il progresso passa necessariamente dal confronto aperto con le nostre paure. Il problema è che spesso crediamo che la paura sia una specie di marchio d’infamia e ci vergogniamo di provarla, credendo si tratti di una debolezza. E pensiamo che sia nostro dovere mostrarci “coraggiosi”. E’ un messaggio superficiale e puerile che ci da questa società di plastica e di tubi catodici. Certo, in molti hanno cercato di dare una definizione del coraggio, ma quasi sempre sconfinando nel mito e nel fumettistico, e lasciandoci di conseguenza più confusi e avviliti di prima. Credo che la cosa più onesta che possiamo dire è che non può esistere coraggio disgiunto dalla paura. Sono le due facce della stessa medaglia. Per trovare dentro di noi il primo dobbiamo necessariamente scendere a patti con la seconda. Sono una cosa sola con la nostra più profonda essenza di uomini, e in questo non v’è nulla di vergognoso. Almeno questo è ciò che credo, ed è ciò che nei miei romanzi ho cercato di spiegare.

10 commenti:

Fra Moretta ha detto...

Bella intervista,complimenti a tutti e due:D

Nick ha detto...

Ho già detto altre volte che ritengo Vergani uno dei pochi autori horror che abbiamo nel nostro paese e lo ribadisco anche adesso. L'intervista mi è piaciuta, quindi ringrazio te per averla fatta e postata.

EDU ha detto...

Grazie amici! ^__^
Vergnani rules!

angie ha detto...

Fantastica intervista, trovo stupendo oltre l'allegoria degli umani ai vampiri, che trovo molto realistica, (certi esseri forse non berranno sangue, ma la vita stessa degli altri), la precisazione che la paura è un emozione umana, e truccarla con il falso coraggio, è l'azione più deleteria in assoluto.
Chi non ha paura?, Forse solo chi non è pienamente cosciente della sua condizione umana...
Grazie e ciao
Angie

claudio ha detto...

Grazie a tutti. L'interazione con Edu è sempre piacevole e profiqua per me.

claudio ha detto...

poi, magari se scrivevo "proficua" era meglio ... Mamma mia ...

TIM ha detto...

Mi è piaciuta l'intervista. Anche se il genere vampiresco (pur se con tutte sfumature ammesse e non ammesse) non è il mio forte, trovo che l'uomo-Vergnani sia un tipo interessante e che lavora con metodo e chiarezza.

EDU ha detto...

@Angie

Claudio è uno dei pochi autori italiani che pur scrivendo di temi fantastici ha sempre un occhio critico verso la nostra società e le sue brutture oltre che all'uomo in quanto tale.
Grazie per il commento molto approfondito e interessante.

@Claudio

Cose che capitano. ^__^ Il concetto rimane ed è un vero piacere intervistarti come sempre...

EDU ha detto...

@TIM

Non sbagli sull'uomo/Vergnani!

Liber@discrivere ha detto...

ottimo lavoro Edu! Ciao! ^__^