domenica 15 aprile 2012

SUB TERRA: ALTRI CONTENUTI SPECIALI


Nel 1934, Michele Castagna, un contadino di Capestrano (provincia di L'Aquila) sta lavorando al suo terreno quando si imbatte in qualcosa che in poco tempo cambierà la sua vita.
Si tratta di uno dei ritrovamenti più eclatanti e misteriosi della storia dell'Archeologia italiana.
Dalle viscere della terra appare prima una figura femminile e poi un statua di pietra raffigurante un uomo (o ancora una donna)con uno strano copricapo.
Subito la gente del posto lo ribattezza col nomignolo di “mammocce” che in dialetto abruzzese significa “bamboccio” ma le sorprese non sono finite.
Dopo essere stato analizzato da un pool di esperti a Roma, vengono lanciate varie ipotesi: quella maggiormente condivisa è che si tratti di un guerriero, in quanto la statua impugna un lungo coltello, un'ascia e indossa un cinturone di cuoio dove si nota l'elsa di una spada.
Lo strano copricapo potrebbe essere addirittura uno scudo.
La provenienza del reperto rimane ancora sconosciuta.
Sul pilastro della statua viene rinvenuta anche un'iscrizione non facilmente decifrabile. Immediatamente si pensa a una lingua “osco-peligna”, o una di quelle lingue locali delle popolazioni di origine indoeuropea stanziate in Abruzzo prima dell'arrivo dei Romani.


Dopo altri studi viene attribuita ad una lingua “sud-picena” e vine interpretato in questo modo:
"ME BELLA IMMAGINE FECE ANINIS PER IL RE NEVIO POMPULEDIO".
Insomma si tratterebbe di un re, di un sovrano dell'antichità, o addirittura di uno sciamano.
Il suo nome sarebbe Nevio Pompuledio.
Secondo il sito “Due Passi nel Mistero”:

le conoscenze degli antichi abitatori 'italici' sono ancora avvolte dalle nebbie del mistero,anche se molti progressi sono stati fatti negli ultimi decenni. Il Guerriero di Capestrano, o il re Nevio Pompuledio è, ad oggi, l'unico esempio pervenutoci di statuaria simile, perché nella stessa sala sono allestiti altri reperti, ritrovati in contesti limitrofi, ma piuttosto diversi nella tecnica di esecuzione, nella precisione dei tratti, nella espressione artistica. Si ritiene che questa sia la risultante di un'evoluzione (dai menhir all'antropomorfizzazione delle statue-stele) ma ciò non spiega perché 'il re Nevio' sia così diverso anche dalla sua vicina, la stele di Guardiagrele, da cui 'fisicamente' lo separa, nella sala, solo qualche passo e, temporalmente, forse meno di un solo secolo (stando alle datazioni ufficiali).Gli esperti hanno proposto che tra il VII e il VI secolo a.c.,popolazioni che abitavano l'area adriatica possano aver mutuatolo stile scultoreo /ritrattistico degli Etruschi: stessa gestualità, con le braccia aperte portate l'una sul petto e l'altra sull'addome,indice di alto rango,come nel caso del nostro Guerriero/re, acuito dal fatto che porti anche l'ascia dal lungo manico.

Il Guerriero di Capestrano è uno dei simboli raccontati e decodificati nel mio nuovo libro “Sub Terra, rock estremo e cultura underground in Italia (1977-1998)
Per scoprire a quale contesto musicale e/o gruppo estremo è collegato e per quale motivo vi invito caldamente a cercare il saggio in libreria, dalla fine di Aprile di quest'anno, pubblicato da Tsunami Edizioni

Altri luoghi e simboli di "Sub Terra":

Cimitero Monumentale di Staglieno
Collinuzza 1
Grotte dell'Addaura

4 commenti:

Nick ha detto...

Questa cosa interesserà molto mia moglie archeologa e che quelle zone conosce benissimo. Oltretutto quella statua l'ha potuta osservare molto da vicino.

EDU ha detto...

@Nick

Reperto interessantissimo e in un certo senso ancora misterioso e appassionante.
Non poteva non ispirare anche la musica.
Tua moglie fa un mestiere bellissimo.
Complimenti.

angie ha detto...

Veramente molto interessante, caro Edu, complimenti.
Angie

EDU ha detto...

Grazie mille, Angie.