martedì 4 giugno 2013

L’AUTUNNO DI MONTEBUIO – DANILO ARONA, MICOL DES GOUGES (NERO PRESS, 2012)























Sono anni che seguo il percorso artistico di Danilo Arona, “Il Vampiro di Bassavilla”, così come l’ho definito nel box a destra del blog.
Un percorso unico che mi ha portato in luoghi distanti e paurosi quali autostrade infestate, brumose lande colme di misteri e fatti inquietanti, piccoli paesi abbarbicati su monti sconosciuti ai più e teatro di mali al di là dell'umana comprensione. Nell'ultimo caso sopra esposto parliamo nuovamente di Montebuio (di cui avevamo parlato approfonditamente qualche tempo fa) , la “Twin Peaks” dell'autore alessandrino dove paure prosaicamente terrene (la scomparsa di tre bambini; cosa c'è di più terribile al giorno d'oggi?) e visioni da una dimensione “altra” (fantasmi, visioni, apparizioni, profezie) si mescolano mirabilmente in un affresco narrativo di grande efficacia e passione viscerale.
Questa volta Arona non è solo: come a voler rendere ancora più incisive ed efficaci le descrizioni e i sentimenti di un ragazzino del 1962, si serve dello stile minimale e diretto di Micol Des Gouges, autrice al suo esordio nel mondo dell'editoria.
È un'assoluta novità per chi come il sottoscritto ha letto tanto dell'autore di Bassavilla. Su questo Arona ha avuto molto coraggio e intraprendenza: riprodurre artificialmente il diario di una decenne è un conto, affidarlo a una giovane artista, colma di passione e autentica immedesimazione è un'altra. La scelta della seconda strada è, a mio avviso, imprevedibile e assolutamente vincente!
Se “L'estate di Monetbuio” era un romanzo thriller dal forte appeal orrorifico dove lo smaliziato autore che tutti ben conosciamo era bravo a costruire una trama a incastro ricca di colpi di scena, “L'Autunno di Montebuio”, pur condividendo la medesima ambientazione (ritorna anche la spettrale colonia che tanto ci era piaciuta nel libro Gargoyle) è un lavoro visionario, onirico, sottratto a qualsiasi canovaccio letterario o scenografico conosciuto in precedenza.
Arona & Des Gouges si fondono insieme e quello che ne viene fuori è estraniante e ancora più pauroso. I pensieri di un ragazzino di fronte al grottesco, al perturbante, è un universo emozionale che lascia attoniti, spiazzati. Ed è su questo espediente che deve basarsi tutta la lettura del libro. La purezza della gioventù di fronte alla purezza dell'orrore: se ci pensiamo bene sono due forme/pensiero che vanno assolutamente a braccetto ed hanno elementi comuni facilmente identificabili.
Ma “Il Vampiro di Bassavilla” non perde il “vizietto” ed ecco quindi tornare tra le fitte pagine del romanzo gli elementi classici di quella “Rock Horror Fiction” che a queste latitudini apprezziamo parecchio.
Da una parte il 1962 è un anno ricco di simboli e di suggestioni, dove accaddero eventi epocali quali la morte di Marylin Monroe o la nascita dei Beatles; l'anno in cui Jo Meek, pioniere della musica psichedelica, pubblica “Telstar” (eseguita dai Tornados), una canzone strumentale che può essere considerata la colonna sonora ufficiale del romanzo.
Dall'altra gli elementi orrorifici della poetica “aroniana” ritornano in grande stile: pensiamo all'epilogo apocalittico e mistico, fra allucinazioni collettive, stupefacenti “apparizioni” di soldati americani e missili lanciati in direzione di Montebuio. Insomma l'apocalisse delle anime e dei corpi da sempre teorizzata dal nostro in vari scritti.
“L'Autunno di Montebuio” è l'ennesimo avvincente tassello in un mosaico ombroso che ritrae mirabilmente l'assoluta celebrazione del Male.
 In questo Arona è da sempre un indiscusso maestro.

2 commenti:

Masca Micilina ha detto...

Per me Arona rimarrà sempre il "cantore dell'Apocalisse". Con le sue parole riesce a cogliere perfettamente quel senso di mistero e "di qualcosa di sbagliato" che in certi frangenti la nostra amata terra (il Piemonte), neanche troppo avaramente, ci regala.
E' uno dei pochi autori che riesce a farmi venire i brividi, mi destabilizza e mi mette perfino a disagio (nel senso buono). Mi dispiace molto che sia ancora considerato un autore di "nicchia" quando meriterebbe molto ma molto di più.

Nick Parisi. ha detto...

Arona ha avuto coraggio, questo è vero ed ai miei occhi questo suo esperimento con una debuttante risulta ancora più interessante.