martedì 22 marzo 2011

FABRIZIO BORGIO – MASCHE (FRATELLI FRILLI EDITORE – 2011)

La figura controversa della “Strega” è da sempre uno degli elementi caratterizzanti della letteratura di genere gotico o del mistero. Da H.P. Lovecraft a Clark Ashton Smith, da Anne Rice a Jeanne Kalogridis, l’universo eterogeneo della narrativa horror si è spesso confrontato con un archetipo oscuro e mitologico che sembra legato addirittura alle prime forme di culto religioso praticate nel Neolitico: il culto della Grande Madre.
Manteniamoci su binari più consoni: se guardiamo indietro nel tempo possiamo ritrovare terribili meggere nel Libro I delle Satire di Orazio dove vengono descritte come “sinistre figure, scarmigliante e ululanti che si aggirano fra le tombe, seguite da cagne infernali” o ancora nella “Farsaglia” di Lucano (Libro VI) fino ad arrivare al Macbeth di W. Shakespeaere.
Si può dire quindi che tutto lo scibile umano ha cercato spesso di raccontare e decodificare una leggenda che, attraversando i secoli bui del Medioevo e della Santa Inquisizione, è arrivato fino ai giorni nostri.
L’autore piemontese Fabrizio Borgio (classe 1968), al suo esordio letterario, decide di indagare nel senso escatologico del termine, il mondo oscuro e metafisico delle “Masche” (termine piemontese che sta ad indicare le cosiddette fattucchiere, anche se la parola in sé ha vari significati uno più nefasto dell’altro), ingabbiandolo nel forma definita del giallo letterario. Gli elementi classici del genere ci sono tutti: un commissario tormentato e solitario, un delitto inspiegabile e sufficientemente misterioso (nonché efferato), un puzzle da comporre e che ha diversi tasselli da pescare nel passato dei personaggi coinvolti nel caso. Ma Borgio non ha intenzione di soffermarsi sui canoni definiti del genere e costruisce una mystery novel dove gli elementi soprannaturali e demoniaci sono delineati con lucida determinazione. Il patto tra l’uomo/schiavo/medium del male e le forze della notte materializzate nel archetipo della strega vecchia e deforme è un lido sicuro sul quale far naufragare “nave bianca” di lovecraftiana memoria, che poi non è altro che la fantasia dell’uomo rivolta alle cose che da sempre lo terrorizzano e lo spingono a indagare il proprio destino: la morte e il dopo.
“Masche, tra le Langhe e Monferrato Stefano Drago indaga” è una storia onesta, scritta da un autore che ha grande competenza e passione sul tema che va a sfruttare, non lasciando spazio a divagazioni scientifiche o prettamente razionali. Il commissario, sulla scia degli indagatori della letteratura pulp come Carnaki o De Grandin, crede sul serio al paranormale e cerca di contrastarlo con le sole armi che l’uomo può usare in tal senso: l’intelligenza e il buon senso.Insomma una storia tutta italiana che va a toccare quel retroterra di leggende, cunti, miti e ancestrali visioni che da sempre rendono la nostra cultura una zona d’ombra fitta e a volte impenetrabile.

2 commenti:

TIM ha detto...

Ho letto diversi libri di questa casa editrice (ma non questo) a cominciare da 4-5 lavori di Morchio, e li ho trovati ben fatti graficamente e interessanti nei contenuti. Da valorizzare, insomma, tanto per restare nell'argomento proposto poco fa da Alex.

EDU ha detto...

Ciao!
In tutta onestà questo è il primo romanzo che leggo sotto questo marchio.
Ti ringrazio per la tua segnalazione. Ne farò tesoro per le prossime recensioni.
Saluti
Edu