lunedì 9 maggio 2011

AUTOPRODUZIONE & MECENATISMO

Nel weekend ho seguito con molto interesse una proposta/provocazione di Giuseppe Genna (autore milanese che non ha bisogno di presentazioni…) sulla sua pagina personale di Facebook:
“Perché pubblicare presso editori? In parte, purtroppo, anche per sopravvivere. E se il mio editore fossero 2.000 lettori/amici? Se faccio partire l'azionariato popolare più Miserabile che c'è? Come il Barça, ma per la scrittura? 2.000 persone, non una di più, per loro e solo per loro scrivo due libri l'anno, organizzo un incontro a giugno e ci si vede e si sta amici. E' come chiedere la carità: è il Mecenatismo 2.0. I diritti delle opere sono di quei 2000 lettori/amici. Costo: 1€ al mese per due anni. Mi sa che ci penso…”

L’idea in un certo senso è anche stuzzicante e con i risultati sperati potrebbe diventare geniale.
Ma ci sono una serie di interrogativi di non poco conto da risolvere:
1. I 2000 mecenati di Genna avranno la costanza (e la voglia) di finanziare un artista per ben due anni senza addurre diritti o pretese di sorta? Chi non è nei 2000 come potrà ottenere una copia del libro? A che prezzo?
2. Per 2000 lettori “paganti” ce ne saranno almeno il triplo (se non oltre) che non si faranno scrupoli a scaricare illegalmente i suoi libri in digitale. Come rimediare a un danno del genere? Come la prenderanno i lettori paganti?
3. L’autoproduzione finanziata da terzi è davvero il modo di far progredire il discorso “ebook” in Italia?

Una parziale risposta la possiamo trovare solo in un paese lontano come gli Usa dove il fenomeno del “Self – Publish” è già ampiamente sviluppato con risultati enormi se confrontati col mercato digitale italiano.

Joe Konrath è un autore che vive a Chicago, Illinois. Ha pubblicato tantissimi romanzi di genere (Horror, Thriller etc.) tutti in formato ebook facendo dell’autoproduzione la sua bandiera.
Official page: http://www.jakonrath.com/index.htm

Così scrive nel suo blog personale:
“Per molti anni, ho detto di no all’ auto pubblicazione. Ho avuto molte buone ragioni a sostegno di questa convinzione.
1. L’auto produzione era costosa.
2. Il prodotto finale era sottostimato e inferiore.
3. I lavori auto prodotti erano impossibili da distribuire.
4. La maggior parte dei libri auto prodotti non erano restituibili.
5. La ragione per cui si ricorreva all’auto produzione era perché la scrittura non era abbastanza buona.
6. La maggior parte delle case editrici digitali erano truffaldine
Ero convinto che solo la pubblicazione tradizionale valesse il gioco.
Poi, nel 2009, mi sono accorto del Kindle.
Anche se ho cominciato a sperimentare un certo successo nell’ auto pubblicare il mio ebook, credevo ancora nelle pubblicazioni tradizionali.
Pur con tutti i suoi difetti, firmare con una grande casa editrice era ancora il miglior modo per fare più soldi e raggiungere la maggior parte dei lettori.
Ora siamo a Dicembre 2010, e io sto vendendo 1.000 ebooks al giorno, e sono pronto a cambiare idea sulla questione.
Due amici intimi hanno presentato i loro libri a grosse case editrici aspettando un’offerta.
Sono in attesa da alcuni mesi, e probabilmente si dovrà aspettare qualche mese ancora.
Pur essendo conservatore nella mia stima, questi scrittori hanno perso migliaia di dollari, e continueranno a perdere soldi ogni giorno visto che i loro libri sono ancora da valutare, piuttosto che stare su Amazon.
Vendere 1.000 ebooks al mese equivale a 24 mila dollari l'anno. Proporre un libro porta via sei mesi e una perdita di $ 12.000. Un’ attesa di18 mesi in più per un libro che sarà pubblicato è una perdita di altri $ 36.000.”

Il resto di questo interessante articolo potete leggerlo in lingua originale a questo link:
http://jakonrath.blogspot.com/2010/12/you-should-self-publish.html

Comparando le cifre, direi astronomiche per il mercato italiano, di Kornath con la proposta/provocazione di Giuseppe Genna quali scenari potrebbero aprirsi in un futuro prossimo per l’editoria digitale in Italia? Sapremo metterci al passo col mercato americano? Gli autori nostrani si dedicheranno solo ai (pochi) lettori del Bel Paese oppure avranno la forza e la convinzione di diventare autori internazionali (opere tradotte e promozione in lingua inglese)?
Ai posteri l’ardua sentenza…

2 commenti:

Nick ha detto...

In realtà nel bel paese viaggiamo da sempre su numeri più bassi,da sempre non siamo un popolo di lettori forti,Francia; Germania;Russia; Turchia ovunque leggono più di noi.Io credo che la risposta più probabile è tentare la strada internazionale, come ha fatto ad esempio Roberto Quaglia che ha scritto racconti con Ian Watson.Non mi nascondo le difficoltà, perchè questo creerebbe altre difficoltà:un americano comprenderebbe storie con scenari napoletani; milanesi;genovesi se noi stessi non le apprezziamo( sbagliando).
Secondo problema. quanti dei duemila amici al momento decisivo darebbero anche solo un euro per il lavoro compiuto? E qui parlo con cognizione di causa,ricordo benissimo quando facevo fanzine venti anni fa,come ricordo le scuse fin troppo patetiche di alcuni conoscenti ed amici per non sostenere il lavoro mio e di altri; e si che erano 1500 lire all'epoca.

EDU ha detto...

Eccomi Nick.
Quando leggo commenti su Fb tipo " gli autori italiani per essere credibili devono ambientare i loro romanzi in Italia" mi viene da ridere. C'è una regola non scritta che l'autore nostrano non debba osare, debba stare al suo posto e possibilmente scrivere sempre le stesse identiche cose. Se prova a elevarsi dal grigiore generale viene automaticamente castigato. Io non ho di questi problemi e no soffro di "talebanismo letterario" e mi piacerebbe vedere romanzi italiani che parlano di paesi lontani di realtà differenti.
Per quanto riguarda l'auto produzione hai centrato il punto. Io non mi sentirei sicuro e tranquillo ad affidare la sorte di un mio lavoro editoriale a 2000 persona sulla fiducia. Devi avere un zoccolo duro di "fan" e appassionati per poterti permettere un salto del genere. Qui è difficile. L'esempio delle fanzine è un classico visto che provengo anch'io dall'ambiente (musicale) di inizio anni '90. Se non fai parenti e amici sono pronti a puntare il dito contro di te. Ma se ti dai da fare e poi chiedi un contributo per il tuo lavoro scappano a gambe levate.