sabato 5 dicembre 2009

MEMORIE DAL MONDO DI TIZIANO SCLAVI

Nell’Aprile del 1988 avevo quasi 14 anni.
Da pochi mesi avevo scoperto il mio piccolo/grande segreto letterario: Dylan Dog.
Segreto, perché mia madre ( seppur avida lettrice di Romanzi Gialli) non voleva che leggessi il fumetto di Sclavi.
Lo reputava violento e troppo “disturbante” per un ragazzino che aveva iniziato da poco il Liceo.
E allora lo compravo di nascosto e lo divoravo di notte ascoltando i dischi ( anch’essi poco amati dai miei) dei Metallica, dei Testament, degli Iron Maiden.
E’ stato un periodo duro, difficile, pieno di incomprensioni e contrasti ( del resto ero un adolescente complicato e anticonformista nella grigia e “morigerata” provincia salernitana) ma anche ricco di grandi scoperte che hanno cambiato notevolmente la mia percezione delle cose, delle persone, del mondo(angusto) che mi circondava.
Di questo posso solo ringraziare Tiziano Sclavi.
Senza le sue storie non sarei l’uomo che sono adesso.
Senza i suoi albi non avrei mai avuto la consapevolezza del travagliato e infelice vivere umano che i nostri simili spacciano per tutto rose e fiori. E non ne avrei tratto la forza necessaria per andare avanti.
Tiziano Sclavi era diverso.
Raccontava personaggi autentici con sentimenti reali.
Raccontava la solitudine , la rabbia, il disprezzo, l’incomunicabilità che erano propri della mia età.
Ed erano più vividi e lampanti di qualsiasi sentimento positivo potessi allora riscontrare nell’ipocrita società moderna.
“Memorie dell’Invisibile” è l’esempio supremo di quanto detto sopra, ed è ( forse) l’apice dell’ispirazione di Sclavi come autore di fumetti ( presumo ci sia tanto della sua vita in questo albo).

Ecco alcun passi:

Sono sempre stato una nullità. Da bambino, mia madre mi scambiava per mio fratello, anche se ero figlio unico. Quindi non ero neanche unico. D’altronde mia madre crede ancora oggi che sia mio fratello, il figlio unico.
A scuola, la maestra mi segnava sempre assente, anche quando ero presente. Nei giorni in cui ero davvero assente non se ne accorgeva e mi segnava assente lo stesso. Tutti gli altri ragazzi avevano degli hobby. Il mio hobby è sempre stato respirare. Quando mi guardavo allo specchio, neanch’io mi riconoscevo, e se parlavo tra me e me, mi davo del voi.
Appena potei, me ne andai da casa e venni a vivere a Londra, da solo. Anzi, meno che solo. Comunque, se non altro, come nullità non mi fu difficile trovare un lavoro all’ufficio del catasto.

Pensate alla solitudine di un ragazzo comune negli anni sgargianti e decadenti di fine anni 80 ( sarcasticamente narrati da Ellis nel suo “American Psycho” altro riferimento non evidente di questo discorso. Non lo scambiate solo per un romanzo su un “Serial Killer”. Sareste riduttvi…). Ponetelo di fronte alle tavole dal sapore autunnale ( pioggia, ancora pioggia, sempre pioggia) disegnate da Casertano.
Le parole di Sclavi saranno la sua poesia mai recitata, l’arte che respira la vita che esala la morte..
Una miscela illuminante e illuminata.
Un mondo aperto verso la comprensione del lato oscuro dell’esistenza.

"Mi alzai solo all’alba, e mi volsi intorno quasi incredulo, come se quella stanza neanche esistesse, come se il mondo fosse scomparso. Poi il mio sguardo incontrò lo specchio e vidi riflesso il corpo di Aileen. Solo che c’ero anch’io lì accanto a lei! Mi avvicinai allo specchio: niente, non rimandava la mia immagine (che comunque non avrei riconosciuto). Ci alitai sopra: lo specchio si appannò, ma della mia faccia neanche l’ombra. E allora capii che era vero: viviamo solo se qualcun altro crede in noi. Con la morte di Aileen non era scomparso il mondo, ero scomparso io. E non mi sembrò neanche tanto strano: “Signora maestra” – pensai – “mi segni assente!”.
Verso sera arrivò un’amica di Aileen e vide il cadavere. Io ero ancora lì. Poi venne la polizia. Io ero ancora lì. Mi alzai solo quando vidi che la stavano portando via. Tornai su, nella mia stanza. Beh, sono contento che non mi possiate vedere, perché piangevo. E bevevo. Più bevevo e più piangevo, e viceversa. E fumavo. Se mi avesse visto mia madre, a bere e fumare… Bah, probabilmente avrebbe rimproverato mio fratello.
Dunque, ero passato dalla nullità, al nulla. Come vedete, non servono formule nè vernici prodigiose, basta molto meno, o forse molto di più. Basta che se ne vada l’unica persona che ti abbia mai sorriso. Comunque, fatto il gran salto, non ci si sente male. Tra l’altro, non ti devi preoccupare se hai una macchia sul vestito e puoi fare pipì dove ti pare. Le foto per i documenti non vengono molto bene, ma tanto i documenti non ti servono più. Proprio: alla fine della bottiglia ero quasi allegro. E poi, pensavo, così mi sarà più facile trovarti… Assassino."

Assassino.
Parlavamo di morte.
Eccolo, l’uomo nero.
L’ombra che si mescola alle tenebre dispensando condanne o benedizioni ( perché molti personaggi di Sclavi anelano alla morte più di quanto possa fare un Poeta Sepolcrale Inglese dell’800).
Il Serial Killer.
Archetipo non ancora abusato e per il sottoscritto (allora) tematica ancora vergine ( Rai due farà uno speciale in prima serata sul Mostro di Milwaukee un paio di anni dopo mentre “Il Silenzio degli innocenti” uscirà nelle sale nel 1991).
La notte diventa luogo di perdizione e di terrore.
Giardinetti che di giorno sono un paradiso di bambini e sollazzi nelle finzione di Sclavi diventano il regno dell’innominabile.
Palazzoni decrepiti e solitari sono la case infestate del Gotico Moderno.
Ma dentro non si aggirano anime disincarnate.
Bensì anime che della carne fanno la loro dannazione.
Sangue e violenza, frustrazione e riscatto, colpa e redenzione.
Redenzione.
Per Sclavi l’assassino non è un sociopatico ( termine freddo e tecnico per catalogare quello che non è più un uomo).
L’assassino è la summa di una serie di sentimenti profondamente umani che sconfinano ( a volte per colpe altrui, a volte per sadica estrinsecazione di un potere soggettivo) nella violenza ( grossolana e paralizzante) e nell’annientamento dell’altro.
Perché specchio delle proprie sofferenze.
Perché nell’omicidio vittima e carnefice condividono un segreto:
la fine di tutto e il desiderio che essa non sia tale..

Non so se Miles Gibson abbia mai letto Sclavi.
Ne dubito.
Eppure nel suo Romanzo “L’uomo della Sabbia” ( Meridino Zero 2000) fa sue le ispirazioni e le tematiche dell’autore nostrano.
Guardate la copertina del libro e quella dell’albo di Dylan Dog.
Cosa notate?
Ragionate sul titolo: Sandman – Uomo della sabbia.
A che cosa rimanda?
Una nota canzone dei Metallica dice:
"Say your prayers, little one / Don’t forget, my son / To include everyone /Tuck you in, warm within / Keep you free from sin / Till the sandman he comes / Sleep with one eye open / Gripping your pillow tight / Exit light / Enter night / Take my hand / Off to never never land"
Di nuovo Metal e Letteratura ( anche se diversamente dall’autore italiano Gibson non gioca a carte scoperte)
Il Sandman di Gibson è “l’uomo invisibile” di Scalvi.
Una forma telepatica che si abbevera alla stessa fronte.
Trasparenza che genere rabbia.
Solitudine che genera violenza.
Incomunicabilità che nutre la repressione dell’io e infine lo annienta nell’omicidio
Sempre raccontata inesorabilmente e terribilmente in prima persona.
Una confessione di morte recitata col sorriso sulle labbra.
Questo era Sclavi negli anni 80.
Questo è Gibson nel nuovo millennio.
La narrativa dell’autore inglese è figlia ( ignara o meno) del mondo di Tiziano Sclavi.
E di quel mondo faccio parte, da tempo, anch’io.

Altri Links:
Intervista al noto disegnatore di Dylan Dog, Bruno Brindisi:
http://ilmondodiedu.blogspot.com/2009/10/disegnare-significa-creare-universi.html

Il Blog personale di Luigi Siniscalchi, altro storico disegnatore di Dylan Dog:
http://luigisinis.blogspot.com/2009_09_01_archive.html

Classifica personale dei libri che hanno caratterizzato il mio 2009:
http://ilmondodiedu.blogspot.com/2009/11/classifica-provvisoria-2009.html

2 commenti:

Marco ha detto...

Ehm... io forse girerei le frasi:
«Non so se Tiziano Sclavi abbia mai letto Gibson.
Ne dubito.
Eppure nelle storie di Dylan Dog (1986-...) fa sue le ispirazioni e le tematiche de “L’uomo della Sabbia” (Miles Gibson, 1984). »
Perche' appunto L'uomo della sabbia e' comparso in Inghilterra 2 anni prima della comparsa in edicola di Dylan Dog.
Detto con tutta la stima e con tutto il rispetto per entrambi gli autori...

eddyworld ha detto...

Ciao Marco.
Scusa il mostruoso ritardo con cui rispondo al tuo commento. Me ne sono accorto solo ora...
Hai ragionissima. ^__^
Ho preso in considerazione solo l'edizione italiana e ho completamente ( e criminalmente) ignorato quella inglese che invece ( come giustamente hai rimarcato) è antecedente al fumetto di Sclavi.
Ottimo intervento.
Lascio tutto così, anche per dare risalto al tuo azzeccato commento.
Sei sempre il benvenuto e grazie mille.
A Presto!